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Allora, il pairing di questa fic è molto insolito e raro – peccato… ç__ç – ma mi piace molto… li trovo tenerissimi insieme!!! >\\\\\< pucciiiini! Mitsui è sempre stato il mio personaggio preferito di Sd (sarà che mi ci ritrovo particolarmente… risseeeeehhhh!!! *__*) perfino dopo “Rules” di Mel (BWAAAAHH!!! Mi ha fatto piangereeee… cattiiiivaaaaaa!!! ç__ç) Ma veniamo alle cose importanti! Allora, la sorella di Mitchi è interpretata da me in quanto praticante di jujitsu – anche se non sono così forte – e l’ho chiamata Natsumi. Lucy mi spiace per il pairing… so che mi odierai per questo essendo tu una Ruhana convinta… ma ogni tanto bisogna pur variare, no?? ç__ç Poi! Najka, visto che mi sono beccata un’ambigua malattia chiamata “morbo della fanwriter impedita” che mi ha portato non solo a scrivere cose obbrobriose ma anche a interrompermi di continuo e per periodi sempre più lunghi non sono riuscita a scriverti una complefic anche se sono ormai… due anni, credo, che mi sopporti via mail (e non è da tutti… specie dopo il periodo “Ivy se n’è andato e non ritorna piùùùù” in cui il mio amico del cuore è partito per la Germania, nell’intento di sodomizzare più ragazzi tedeschi possibili per ben otto mesi…). Visto che dal 28 marzo è passato un pochiiino di tempo… tipo 4-5 mesi… questa non sarà una comple-fic ma una semplice fic che ti dedico. Farò meglio le prossime volte, occhei?? ç__çVoglio batterti anch'io di Gyh POV MITSUI Non mi è mai andato giù il fatto che fosse più alto di me. Men che meno che fosse anche più forte – e neanche di poco! certo, non me lo fa mai pesare perché mi conosce e sa che, orgoglioso come sono, di certo non lo sopporterei e mi offenderei da morire. Adorabile il mio ragazzo, senza dubbio. Comprensivo e sensibile come pochi. Lo adoro. Ma porca puxxxna, io non lo sopporto lo stesso! Non lui, certo che no, il fatto che mi superi… voglio dire… è una cosa inconscia e sono perfettamente consapevole di quanto sia stupido, però… beh, dopotutto lui è uke, no? E gli uke non dovrebbero essere tutti teneri cuccioli mansueti, superati sia in altezza che in forza dal seme? Ok, preconcetto e pure presuntuoso e stupido, ma non ci posso fare niente… mi fa sentire a disagio. Sapere che, se qualcuno volesse fare a botte sarebbe lui a proteggere me e non il contrario… non che io abbia bisogno di un difensore, sia ben chiaro e del resto neanche lui… ma, come ho già detto, la mia è una reazione inconscia che non riesco a cambiare, nonostante ci abbia provato. Quindi. Che fare? Semplice. Eliminare il problema. E come? Sempre più semplice. Diventare più forti! Diventare più alti! La seconda è una specie di tortura medievale, ma per il mio Hana questo ed altro. Beh, anche la prima è una tortura, dopotutto… voglio dire, prendere lezioni di arti marziali da mia sorella è tremendo e anche umiliante. E tutti i pesi e gli addominali e le corse e le flessioni e i dorsali e il sonno perso per gli allenamenti… logorante. Ma non posso farci niente, sono sempre stato così, presuntuoso e megalomane come nessun’altro… come sa bene la mia maledetta sorella, che si diverte a torturarmi – maledetta sadica! - Ohi, Hisa, lezione di jujitsu! – mi ricorda, dall’altra parte della casa. - Arrivo, arrivo! – rispondo, urlando. Qui non si fa molta attenzione a tenere un tono di voce normale… si urla quanto si vuole. Che si vengano a lamentare, i vicini! Mi lego la cintura del kimono (il kimono da jujitsu si chiama jute. Credo che sia lo stesso di judo, mentre quello di karate varia nella qualità della stoffa, ma credo che abbia lo stesso nome ^__^ NdGyh) e raggiungo mia sorella nella palestra. Ebbene sì, abbiamo una palestra in casa. Beh, non proprio una palestra vera, ma… diciamo che una volta avevamo una cameretta degli ospiti mediamente spaziosa e che abbiamo deciso di renderla una stanza decisamente più utile e confortevole mettendoci un bel sacco da boxe, dei pesi, dei manubri e rivestendo il pavimento di gommapiuma per evitare di farci male durante gli allenamenti. Sì, farCI. Perché nonostante mia sorella sia alta un metro e uno sputo (lei ha preso dalla mamma, mentre fortunatamente io ho l’altezza di nostro padre… mi è andata bene!) io e lei ci somigliamo davvero molto nella forza… solo che lei eccelle nella tecnica. Non mi vergogno a dire che spesso mi ha messo sotto, i primi tempi dell’allenamento senza neanche troppe difficoltà. Hana: sei patetica! Sei appena cintura bianca e ti fai passare per una grande atleta! Gyh: TU non puoi parlare! IO almeno ho la decenza di fare i miei fondamentali senza fare casino! Hana: non compararti al tensai! Gyh: col cavolo che mi comparo a TE, maledetta piaga dello Shohoku! Palla al piede della squadra! Tzè! Il mio allenatore dice che sono brava! ù_ù Hana: perché gli fai pena! Gyh: ora basta! Vuoi che tramuti la fic in una UozumiHana?! è__è Hana: b-beh, non è detto che tu non migliori, dopotutto… O__O||| Gyh: tsk. Vorrei vedere. Anzi, la prima cosa che mi ha insegnato sono proprio le cadute. Sembrerà stupido, infatti non ero molto convinto. Mi ha dovuto gettare a terra per convincermi ad imparare. Ho avuto un bernoccolo per almeno una settimana, ma almeno ho capito come fare per non farmi male in seguito. Poi mi ha insegnato i pugni. Come metterci più potenza, come sfruttarli al meglio. Quindi le parate. Non da sottovalutare, anzi. Utilissime. Quindi, le proiezioni (non ortogonali! Le proiezioni sono quelle mosse per far cadere le persone!) anche se per lei sono sempre state un problema, visto che è un tappo. Poi siamo passati alla lotta a terra, a immobilizzare le persone in modo che non si rialzino. Poi, dopo avermi fatto giurare che avrei fatto molta attenzione, ha cominciato a insegnarmi i rudimenti della difesa reale. Come fracassare una gamba in due mosse. Dove colpire per far svenire. Far scoppiare i timpani… non le userò se non in caso di estremo pericolo, queste mosse, anche per il bene di Natsumi, che andrebbe sicuramente nei casini, visto che è stata lei ad insegnarmele. Mi ha detto che l’ha fatto solo perché adora Hana e il pensiero che a qualche omofobo preso a caso potrebbe venir voglia di farcela pagare per la nostra “diversità” la fa andare in bestia. Che cara sorellina… La raggiungo in palestra e la becco mentre si lega i capelli. - Ok, una ventina di flessioni e quaranta addominali. Poi fammi vedere come cadi e un po’ di lotta. Ok? Mi preparo psicologicamente, deglutendo: sarà una serata molto dura. - Ehi, sei sicuro di sentirti bene? – mi chiede Hana. Non è strano che si preoccupi. Siamo soli sul suo letto e in casa sua non c’è nessuno e io non gli sono ancora saltato addosso, anzi, ho una voglia matta di dormire… pensandoci bene ho anche tanta voglia di lui… solo che quella pazza sadica di Natsumi ha deciso di dimostrarmi quando può essere faticoso eseguire una luuuunga serie di proiezioni… e le mie spalle vorrebbero tanto staccarsi e andare a vivere per conto loro. Cavolo, sono tre mesi che mi alleno senza sosta… dovrò pur riposarmi, no? - Sì… sono solo un po’ stanco… - lo rassicuro, con un sorriso. Lui continua a guardarmi con occhi da cucciolo ansioso. Sempre così, il mio Hana. Scatenato e vivace fuori, in casa si trasforma sotto i miei occhi in un angelo dolcissimo costantemente in cerca di coccole e rassicurazioni. E anche adesso, mi accarezza dolcemente una guancia, prima di posare le labbra sulla mia fronte, per controllare la temperatura. - Niente febbre… - constata, pensieroso – Ma è strano… sarà la vicinanza della kitsune? L’ipotesi del mio amoruccio mi fa rabbuiare. Già, Rukawa! Quel maledetto… è anche colpa sua se adesso mi sto sottoponendo a questo allenamento barbaro! Perché quel maledetto maniaco approfitta della sua fama di ghiacciolo perennemente addormentato per provarci col MIO ragazzo! Tanto per cominciare durante le risse gli si struscia addosso e ho visto una mano di quel bastardo scivolare con falsa casualità su un gluteo del mio PREZIOSISSIMO Hana! E quando facciamo la doccia gli occhi freddi di quel bastardo si spostano sempre più spesso sul cubicolo del mio rossino adorato! E lo squadrano tranquillamente, bramosi, senza neanche preoccuparsi di nascondere il proprio interesse. Non posso che ammetterlo: quel bastardo è una delle fonti principali della mia insicurezza, del mio disagio. Non solo è più basso di un solo, misero centimetro rispetto ad Hana, ma potrebbe competere tranquillamente con lui nella lotta e in quanto al basket… beh… diciamo che siamo rivali. E per la bellezza, non posso far altro che ammettere anche questo, mi supera! Quindi, visto che è un nemico non da poco… - Che hai? – mi chiede Hanamichi. Ops. Mi ero perso nei miei pensieri. Per scrutarmi meglio in viso si avvicina ancora di più. Il suo musetto da scimmia è a pochi centimetri dal mio. Chi è che mi ha definito un lupo? Beh… poco importa… adesso il lupo è ghiotto di scimmie… una qualità di scimmie rosse particolarmente… invitante… Non penso ad altro: con una mano lo agguanto dietro la nuca e premo le sue labbra sulle mie, forzandole con la lingua finchè non mi concede l’accesso. Con la mano libera scivolo languidamente sulla sua schiena fino alla vita, calcandomelo bene addosso, in modo da poter avvertire ogni parte del suo corpo. Perché questo corpo mi appartiene. - Hi… Hisa… - sussurra il mio Hana, quando mi separo da lui. È rosso come un peperone e si morde le labbra, combattuto. - Che c’è… Hana? – gli soffio direttamente nel padiglione auricolare. Gli lecco il lobo dell’orecchio e lui mugola, aggrappandosi alle mie spalle con un sussulto: il mio Hana è incredibilmente sensibile anche per quanto riguarda il corpo. Se accuratamente seviziata, non c’è parte del suo corpo che non lo faccia inarcare e gemere. E quando geme la sua voce diventa musica, per le mie orecchie da lupo: una litania d’implorazioni e lamenti così sensuali da farmi impazzire. Lui non risponde e mi sollevo, ribaltando le nostre posizioni. Già. Perché, se sul piano verticale lui mi supera in forza e in altezza… in quello orizzontale… beh… quello che comanda sono indiscutibilmente io. È quando facciamo l’amore che posso finalmente sentirmi… come dire?… superiore non è la parola che cerco… e neanche migliore. Forse, semplicemente alla sua altezza. Perché io non so cosa diavolo ho fatto per meritarmi un angelo simile… - N… non sei stanco? – chiede il mio Hana, in un sussurro timido. Lo adoro quando fa così! Mi piace da impazzire quando arrossisce, quando non trova il coraggio di guardarmi negli occhi perché sa perfettamente che troverebbe un desiderio tanto intenso da spiazzarlo, lo adoro quando il pudore allunga le sue mani su di lui e lo costringe a rannicchiarsi su sé stesso… e so che non è una cosa carina da pensare, ma… adoro averlo così. Timido, impacciato… totalmente in mio potere. - Mai stato così sveglio… - replico, scivolando con le labbra sulla sua gola ambrata. Lui geme, con voce roca, inarcandosi un poco. Dio… è come suonare un’arpa. So perfettamente quali corde devo toccare per fargli emettere i suoni che voglio. Se voglio degli ansimi piuttosto rochi, il collo. Ma se li voglio più alti, misti a sussulti allora devo scivolare sulle orecchie. Se voglio un respiro accelerato allora sfioro la sua schiena, accarezzandola con delicatezza. Se voglio sentirlo fremere in maniera incontrollata di piacere e aspettativa, faccio scendere sinuosamente una mano fino al suo inguine e accarezzare il suo interno coscia. Ha una pelle incredibilmente morbida e liscia, lì. Se poi voglio vederlo mordersi le labbra e mugolare senza ritegno, devo sfiorargli la virilità senza dargli appagamento. Aumenta il suo piacere e la mia voglia di lui… e se lo voglio sentire gridare… le mie dita dentro di lui sono sufficienti. Su, mia delicata arpa… diamo inizio al concerto… - Hi… Hisa… - sussurra il mio Hana. Le sue mani si reincontrano tra i miei capelli, mentre mi spinge contro di sé. Gli mordo il collo per fargli capire che se continua così mi soffoca e lui allenta la presa, mugolando. Adorabile… una delle mie mani – tentacoli, su di lui – striscia furtivamente sotto la sua maglia, verso l’agognata mèta dei capezzoli. Sì, li adoro. Non so come mai, non ero mai stato tanto attratto da questa particolare parte anatomica. Dei bottoncini piuttosto sexy da titillare per produrre suoni d’eccitazione. Per me non erano nulla di più, almeno fino a che non ho fatto l’amore con Hanamichi la prima volta. Da quando ho posato per la prima volta le mie labbra sulle alture del mio rossino, da quando le ho sentite ergersi e fremere per il lavoro sapiente della mia bocca… da allora ho cominciato ad adorarli, a stringerli, a torturarli. Anche quando non stiamo facendo l’amore. Basta che siamo soli ad abbracciarci e subito le mie mani accorrono al loro inconsapevole invito, strofinandoli, strizzandoli, solleticandoli. Non c’è neanche da puntualizzare che Hana è più che sensibile, sui capezzoli. Non appena li sfioro si inarca e si morde le labbra per non gemere. Adorabile… - Dimmi… - gli rispondo, leccandogli l’orecchio, delineandone i contorni. Lo vedo con la coda dell’occhio serrare una mano sulla federa del cuscino. Si morde le labbra con forza, stringendo gli occhi. La mia mano libera scivola sul suo volto saturo di piacere, accarezzandogli una guancia e le labbra, con riverenza. - Non c’è bisogno che ti trattieni… voglio sentire tutto il tuo piacere… - gli dico, con voce roca. Lo conosco, ormai: adora quando gli parlo con questa voce. Lo eccita da morire. Bassa, quasi cavernosa e maliziosa. Lo sconvolge, lo fa arrossire e fremere anche se non lo tocco. Stupefacente. Sento le sue belle labbra che si schiudono sotto le mie dita e una linguetta calda e umida correre ad accarezzarmi, con dolcezza giocosa. Ma se ne rende conto almeno lontanamente di quello che fa?! Di quanto ogni suo gesto sia tremendamente sensuale? Non c’è scampo… è troppo eccitante… Allontano la mano dal suo volto prima di perdere il controllo: prenderebbe le mie dita tra le labbra e le lubrificherebbe per farsi preparare bene, più per abitudine che per altro. In casa sua la vaselina non c’è mai, si rifiuta di comprarla e oggi mi sono dimenticato di portarla. Maledetto timidone… lo sa benissimo che potrei rischiare di fargli più male del necessario, senza lubrificanti adeguati! La mia mano scivola sulla sua, su quella contratta sulla stoffa. Sciolgo la sua presa e la stringo nella mia, alzando il viso dal suo collo per gettarmi sulle sue labbra. La sua lingua è dolce e combattiva allo stesso tempo. La sua bocca è sempre una meravigliosa scoperta, ogni volta. Baciarlo è bellissimo. E mentre lo distraggo con la mia lingua, con la mano libera scendo a slacciargli i jeans. Lui alza il bacino per aiutarmi a toglierli, mentre li faccio scendere insieme ai boxer. Quindi, passo a slacciare la mia camicia, facendomela scivolare velocemente dalle spalle e passo alla sua. I suoi capezzoli sono già eretti solo per le lusinghe di poco prima… Mi ci getto senza aspettare oltre, li succhio, li mordo quasi con violenza, fino a che non sono arrossati e umidi. Dopodichè, scendo sul suo sesso. Lo prendo completamente in bocca, facendolo urlare. Mi piace sorprenderlo. Di solito lo faccio aspettare per minuti interi prima di soddisfarlo, invece oggi mi andava di fare così. Di farlo godere di colpo, pienamente. Ma che non si aspetti che io sia diventato più buono, anzi… Sono sempre più perfido, grazie a lui. E mi separo dalla sua virilità pulsante, risalendo lungo il suo corpo, fino a che non ci ritroviamo faccia a faccia. Ha gli occhi lucidi di piacere e frustrazione e le labbra semi-aperte. Adorabile. - Hisa… - mi chiama, piano, la voce flebile e ansante. - Dimmi. – gli dico, sorridendo. - A-adesso… - mormora. - Che cosa? – lo provoco, facendo finta di niente. Lui spalanca i suoi dolcissimi occhi nocciola, arrossendo perfino più di prima. - B-beh… maledizione, Hisa! Smettila di fare il bastardo! – sbotta infine, voltando la testa di lato. Non ha ancora capito quello che voglio? Glielo renderò più comprensibile. Gli porgo le dita della mia mano da succhiare e lui apre automaticamente la bocca, accogliendole in sé e lubrificandole senza un suono. Dopo poco, le faccio uscire. Porto l’indice alla sua entrata, lo lubrifico un po’ all’esterno, poi… Entro. Solo l’indice. Tutto l’indice, lentamente, penetra nella sua carne bollente. Morbida. Cedevole. Lui s’inarca, lasciando sfuggire dalle proprie labbra un roco gemito. - Non ho capito bene, Hana… - sussurro, riprendendo il discorso di poco fa – Cos’è che vorresti? I suoi occhi si spalancano e lui gira di scatto la testa verso di me, incredulo. Non ci credi, eh?, che il tuo Hisa caro possa essere così infame, vero? Ingenuo… Voglio sentire la sua voce implorarmi. Voglio sentirlo mentre mi dice cosa vuole esattamente… - Non fare lo scemo… - ansima, smarrito. Leggo nei suoi occhi un principio di timore. - Dimmi cosa vuoi, piccolo… - gli sussurro, guardandolo fisso negli occhi. Mi hai capito, vero? certo… imbranato ma non stupido. - Oh… occavolo… smettila, Hisa, non è divertente… - dice, con voce lamentosa, cominciando a dimenarsi. Muovo il dito dentro di lui. So dove cercare, dove premere. E infatti trovo subito il suo punto magico. E… magia. Hanamichi si lascia sfuggire un grido e s’inarca con forza, spingendosi verso la mia mano. Il suo respiro, adesso, è accelerato, incontrollato. - Hi-Hisa… presto… - dice, con voce acuta. - Presto che cosa? – gli chiedo, senza un ulteriore movimento. - Smettila… maledizione… ho bisogno… bisogno… - singulta, il respiro spezzato, il petto che si solleva velocemente. - Bisogno di cosa? Di me? o che ti faccia qualcosa… qualcosa in particolare…? – gli chiedo, insinuante – Puoi chiedermi qualunque cosa, Hana e lo farò… ma devi chiedermelo… - Finiscila di fare il cretino, ecco cosa ti chiedo! – grida lui, ad un passo dalle lacrime. - Ti amo… - lo interrompo, cogliendolo di sorpresa. Lui spalanca i suoi occhioni, confuso e ne approfitto per baciarlo. E mentre lo bacio, faccio scivolare dentro di lui anche il medio. Entra facilmente, Hana non ce la fa più… Continuo a baciarlo senza sosta mentre lo preparo, con dolcezza e a lungo. È più tranquillo, quando impiego un po’ di tempo extra a rilassare i muscoli della sua apertura. Devo ammettere questa mia colpa: una delle prime volte – certo non la prima! La terza forse, o la quarta – non ho speso molto tempo nel prepararlo e neanche nei preliminari. Il risultato è stato un Hanamichi in lacrime di dolore – e paura – mentre lo penetravo. Dopo quella volta prova sempre un po’ di timore, ha sempre paura che io sia poco attento, ma non c’è proprio pericolo: ok imbarazzarlo e giocare un po’ a fare il bastardo, ma fargli provare dolore… quello no. Quando il suo ano è abbastanza rilassato, finalmente estraggo le mie dita e le porto sul suo fianco. Dopodichè, sollevo il suo bacino, lui mi allaccia le gambe attorno alla vita e… m’immergo in lui. Nel suo calore intossicante. All’inizio sente sempre un po’ di dolore e questo è inevitabile – per quanto tremendo – ma ormai sono esperto nel distrarlo. Ed è incredibile il modo in cui ci riesco: non si calma se gli massaggio il membro, se lo masturbo. La cosa che funziona di più è coccolarlo. Baciarlo dolcemente sul viso, accarezzarlo, stringerlo. - Va tutto bene? Ti ho fatto male? – gli chiedo, con tono premuroso, baciandogli le guance delicatamente. - N-no… sto bene… - ansima lui. Ma è ancora un po’ teso. Me lo stringo contro, cullandolo, quasi. È così dolce… nelle mie mani, una delicatissima statua di cristallo e miele che non voglio assolutamente rompere… Poco a poco lo sento rilassarsi, i muscoli della sua apertura si ammorbidiscono e finalmente comincio a muovermi. Piano, lentamente, dolcemente. È il suo ritmo. Il ritmo del mio Hanamichi. Lo preferisce, lo fa sentire al sicuro – me lo ha confessato lui, dopo quella volta in cui l’ho preso senza troppi riguardi – e amato. Vezzeggiato. E io adoro vezzeggiarlo. Solo nelle ultime spinte, quando ormai è aperto e bagnato a sufficienza, posso aumentare la potenza delle spinte, facendo bene attenzione ad indirizzarle tutte nello stesso punto, il suo punto magico. Ed è allora che lui viene, bagnandomi il ventre del suo umore bollente. S’inarca, con un ultimo grido di piacere e si rilassa contro il materasso, mentre io esplodo dentro di lui, marchiandolo un'altra volta col mio seme. Sono ancora dentro di lui. È un momento che adoro. La quiete dopo la tempesta. È un momento dolce. Non sto spingendo né godendo, ma io e lui abbiamo appena provato delle sensazioni meravigliose e siamo ancora uniti… di solito a questo punto Hana allunga le braccia per allacciarmele attorno al collo e cercare le mie labbra. Ma non credo che sia questo quello che ha intenzione di fare adesso… mi sta fissando con uno sguardo a dir poco furioso. Con violenza le sue mani mi spingono via, facendomi uscire da lui improvvisamente, provocandogli un gemito di dolore. Si tira a sedere di scatto, infuriato. - Ehi, non ti sei fatto male? – gli chiedo, prima di tutto. Ok, è colpa sua, ma… non voglio che provi dolore! - Ma che cavolo ti è saltato in mente?! – ruggisce il mio ragazzo, rosso di rabbia. - Eh? – mormoro io, non sapendo cosa rispondere. A che si riferisce? - Che diavolo volevi che dicessi?! Volevi che ti pregassi?! Sei un bastardo, Hisa! – continua lui, senza fermarsi. Si mette a sedere sul bordo del letto, ansimante per l’orgasmo e per la rabbia. - A-aspetta un momento… - cerco d’interromperlo. - Oh, certo! Sentiamo! Ma che cavolo volevi fare, eh?! Sai benissimo che è difficile per me sentirmi a mio agio mentre… mentre… beh, quello! Sai benissimo quanto mi costa lasciarmi andare con te! E tu cosa fai? no, dico, cosa fai?! cominci a fare dei giochetti assurdi per mettermi in imbarazzo?! Vuoi sentirti dire che sei il migliore?! Che sono un idiota impedito?! Il fiume di parole che esce dalle labbra di Hana mi lascia stordito. E vi leggo dentro le mie stesse paure. Abbasso lo sguardo e mi rendo conto di come dev’essersi sentito il mio piccolo… dopo essersi affidato alle mie mani, dopo essersi fidato tanto… gli ho fatto del male… ma io non volevo fargli del male, maledizione! - Scusami… volevo solo… stuzzicarti un po’… - balbetto, sentendomi irrimediabilmente in colpa. Lui sospira. Sento la sua rabbia che se ne va, lasciando spazio a qualcosa di ben più doloroso: la sua mortificazione. L’ho umiliato. Sono una merda. - Tu sai bene quanto io sia insicuro, Hisa. Il nostro è un rapporto impari… vinci sempre tu e non è giusto… sei più bravo a basket e non perdi occasione di farmelo notare. A letto poi sono sempre in imbarazzo anche se stiamo insieme da sei mesi… e io mi sento… mi sento… imperfetto… - mi spiega, lui. Non osa voltarsi verso di me. Se lo facesse, credo che vedrebbe solo il suo adorato, “sicuro” Hisa con una faccia da pesce lesso inedita. Dico, ma… sta scherzando?! - Perché non me l’hai mai detto? – gli chiedo, con un soffio. - Perché… beh… non lo so. È difficile parlarne, no? – dice lui. Si volta verso di me e abbozza un sorriso. Ma è triste e amareggiato e si vede benissimo. - Tesoro… - sussurro, piano. Lo raggiungo e lo abbraccio forte. Gli premo il volto nell’incavo della mia spalla. Non voglio che pensi mai di essere inferiore a me… lui! - Anch’io… anch’io mi sento come te, a volte… - ammetto – Beh, non per il sesso… e nemmeno per il basket. Molto peggio… è che tu sei più forte di me… e anche più alto… e ho visto come ti guardano Rukawa e Sendo, anche se tu sei così ingenuo da non accorgertene… - Eh? – esclama lui, confuso. - Siamo due deficienti, piccolo… siamo due deficienti insicuri… - sospiro. Gli faccio alzare il viso, mi specchio nei suoi dolcissimi, limpidi occhi da cucciolo che mi fissano curiosi e lo bacio dolcemente. - Mi perdoni? – gli chiedo, ancora attaccato alle sue labbra. - Va bene… ma davvero anche tu… cioè… ti senti…? - Inadeguato? – concludo per lui. - Sì… - Spesso. – ammetto – Sono giunto ad allenarmi come un matto per diventare più forte e a tirarmi come nei libri sulle torture medievali per diventare più alto. - Cosa?! – esclama lui, incredulo. - È la verità… sono tre mesi che combatto con mia sorella… - gli confesso, un po’ imbarazzato. - Ma… ma… - sembra quasi arrabbiato, ma poi il suo viso si raddolcisce e anche lui confessa – Beh, io da quattro mesi chiedo allenamenti supplementari al Gori e a Miyagi… - Mmh… - commento, con un sorriso malizioso – Spero che non abbia chiesto a nessuno ripetizioni di sesso… per quelle ci sono io, no? - Beh, a parte un paio di dopo-scuola col volpino e il porcospino direi di no… - scherza Hana, sorridendo divertito. Per un attimo rischio di cascarci, ma mi riprendo subito. Sono un po’ troppo geloso di questa scimmietta… - Non dirmi che c’hai creduto! Non hai un minimo di fiducia in me?! – sbotta il mio Hana, arrossendo vistosamente all’idea che io possa pensare che lui mi tradisca. - Oh, sì, ma… sai, pensavo al nuovo programma di studi per la tua educazione sessuale, sai… credo che ci vorrà una sessione di allenamenti particolarmente… intensa… - gli sussurro sulle labbra e prima che possa replicare, lo bacio con passione. Basta allenamenti, basta torture! Per tutti e due! Ci amiamo per quello che siamo e… insomma… “è giunto il momento di provare sul campo le mie nuove conoscenze, no?” penso, mentre stringo i polsi del mio piccolo per farlo stare giu e mi plasmo su di lui. FINEEE!!! ^____^ Gyh: wow, già finita? Temevo ci avrei messo settimane… o mesi… è la mia prima MitHana! È una coppia così carina! Mitsui: *__* Hana: ma… ma… O_O Gyh: oh oh oh! Che hai, Hana?? ^__^ Hana: perché alla fine Mitsui riesce a bloccarmi?! è__é Gyh: beh, si è allenato tre mesi con la sottoscritta… ^____^ Hana: e perché continuo ad essere così imbecille e imbranato nelle tue lemon?! Gyh: perché sei pucci!!! ^___^ Hana: e perché continui a farmi sodomizzare da chiunque?! >__< Ru: mi associo!!! Hana è mio!!! >.< Gyh: oh oh oh… non essere egoista, Ru… in Slam Dunk ci sono ancora taaaanti personaggi che non hanno avuto occasione di fare zumpi-zumpi con Hana… *___* (zumpi-zumpi = espressione coniata da Chikara che mi ha fatto sganasciare dal ridere!) Hana: non è che devo OBBLIGATORIAMENTE farmi tutta la serie, cribbio!!! >__< Gyh: beh, mica tutta la serie… Hana: voglio sperare! Gyh: solo i maschi! *__* Hana: AAAARGHH!!!
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