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Per Najka, per Lucy, per Enlil e tutte le bravissime scrittrici che sogno in superdeformed!!!
Video Boy Hana parte II di Gyh
Hanamichi rabbrividì. Aveva addosso solo una semplice maglia a maniche lunghe. Si era dimenticato di chiedere una giacca per uscire e adesso aveva decisamente freddo. - Hai freddo, piccolo? – gli chiese Akira, dolcemente, mettendogli un braccio attorno alle spalle. - Un po’... – ammise il rossino, riconoscente, stringendosi all’altro. - Do’aho... – commentò Kaede. - Baka kitsune. – replicò Hanamichi, guardandolo torvo – Quando arriviamo? - È lì, svoltato l’angolo. – lo rassicurò Akira, indicandogli un punto di svolta davanti a loro con un cenno del capo. Il rossino annuì, sollevato. Faceva davvero freddo. Entrarono nel video noleggio e, poco a poco, si separarono e andarono ognuno alla ricerca di qualcosa che fosse interessante dal proprio punto di vista. Hanamichi non poté trattenere uno sbuffo esasperato vedendo Akira che si dirigeva saltellante verso la sezione dei filmini porno. Pochi minuti dopo sia Kaede che Akira avevano terminato la loro ricerca e andarono a cercare Hanamichi, che fissava assorto due videocassette diverse, spostando lo sguardo dall’una all’altra, in preda ad un dilemma. - Do’aho. – commentò Kaede, leggendo i titoli sulle custodie. Alla ricerca di Nemo e La città incantata. (Che sono due film fantastici!!! >_<) Almeno non erano i puffi, però... - Secondo me è più bello la città incantata. – disse Akira. Hanamichi rifletté ancora per qualche secondo, prima di riporre con un sospiro tremulo Alla ricerca di Nemo al posto sullo scaffale. Andarono a pagare alle casse ed uscirono nella notte fredda. Akira non aveva mostrato nemmeno il titolo della videocassetta che aveva preso, mentre Kaede aveva scelto The Blair Witch Project. - Ma allora lo fai apposta... – aveva ringhiato Hanamichi, quando Kaede gli aveva mostrato il titolo della cassetta. - Nh... tu hai scelto un cartone. – replicò tranquillamente Kaede, intimamente divertito – e poi non fa molta paura. Dicono che non è niente di che. - Sì, certo... dicevi la stessa cosa di The ring... – ribatté Hanamichi, fissandolo torvo. - Vorrà dire che dormiremo insieme anche ‘sta notte, no? – aveva detto Akira, abbracciandolo di slancio. Hanamichi non replicò, anzi, gli si appoggiò contro sospirando quasi impercettibilmente di sollievo. - Ehi, ma allora ti va bene? – gli aveva chiesto stupito Akira. Lui l’aveva detto per scherzare! - Come ieri, no? – aveva detto Hanamichi, inclinando la testa di lato, non capendo bene lo stupore dell’altro. - Magari ci scappa pure una bel gioco a tre. – ridacchiò Akira. - Hentai. – sibilarono il rossino e Kaede in coro, guardandolo male.
Gyh: ora, non c’entra niente, ma io ho visto sia the ring che the blair witch project... allora, col primo ho ancora gli incubi e l’ho visto praticamente addossata alla mia amica (che non era messa molto meglio), l’altro eravamo in tre a guardarlo di notte sempre a casa della mia amica e per andare a prendere il gelato nel congelatore abbiamo fatto a morra cinese per decidere chi fosse il primo della fila e chi l’ultimo e chi facesse una corsa ad accendere tutte le luci della casa. Vi lascio alle vostre amare considerazioni. Hana: sì, che sei una deficiente. Ru: confermo. Akira: perché??? ^______^ Gyh: NO! Che sono film brutti e antipatici.
Tornarono a casa e salirono nella camera degli ospiti in cui avrebbero dormito tutti e tre insieme. Kaede andò a prendere tre pigiami e il gelato che avevano preso quel pomeriggio per mangiarlo tutti insieme e per farsi perdonare dal rossino. Tornò su e guardarono La città incantata.
Gyh: quello sì che è un bel film! Approvo pienamente la scelta di Hana! >___<
Mano a mano che il cartone andava avanti sia Kaede che Akira si avvicinavano sempre di più al rossino, che fissava il televisore assorto, mordicchiandosi il polpastrello del pollice. I due mori arrivarono così ad appoggiarglisi, a stringerlo a sé. Era un bel film, davvero, stranamente il rossino aveva visto giusto. Ma il viso incantato del video boy era uno spettacolo decisamente migliore. Alla fine si stiracchiarono e Akira scese in cucina a prendere dei foglietti per decidere quale fosse il prossimo film che avrebbero visto. - Visto che era bello? – chiese gongolante il rossino a Kaede, con un sorrisone orgoglioso. - Carino. Ma niente di che. - Antipatico! - Ragazzi, ecco a voi i foglietti! Stai molto attento, Hana... stai per decidere la tua sorte per questa notte... in uno di questi due foglietti c’è il nome di Kaede e nell’altro il mio... horror o porno? Quale dei due è meglio, dal punto di vista della tua mente innocente? – proclamò ironico Akira porgendo al rossino la mano sulla quale stavano i due foglietti ripiegati. Il video boy lo guardò male per qualche attimo, prima di allungare la mano e scegliere uno dei due foglietti. Lo aprì velocemente, ansioso, quasi strappandolo. E quando lo ebbe aperto sentì con chiarezza il mondo che gli crollava addosso. - Evvai! Il pornazzo! – esultò saltando Akira, contento e giubilante. Il ragazzo dai capelli dritti cominciò a saltellare gioioso e gaudio per la stanza, mentre Hanamichi fissava sconvolto il foglietto aperto che gli era scivolato dalle mani sul copriletto. Forse era meglio l’horror... in fondo avrebbe avuto sia Kaede che Akira vicini, quella notte, quindi non c’era mostro che avrebbe potuto fargli paura... ma col pornazzo? Rabbrividì, pensando alla reazione di Akira se questo si fosse eccitato e preferì evitare di pensare ad una simile possibilità. Ancora saltellante Akira prese la cassetta porno e, con una piroetta, si avvicinò al videoregistratore, estrasse La città incantata e vi infilò l’altra cassetta. Quindi si voltò, sorridente, verso Hanamichi, che lo fissava con gli occhi spalancati e supplicanti. Non aveva nessuna voglia di vedere una di quelle cassette da pervertiti! - Akira... non si potrebbe cambiare cassetta? – implorò, cercando di dare alla propria voce il tono più umile e disperato che conosceva e fissandolo come aveva visto fare ad un cagnolino abbandonato sulla strada, dentro uno scatolone. - Niente da fare, piccolo. – sorrise tranquillo l’altro, chinandosi per sfiorargli la fronte con un bacio, premendogli il polpastrello dell’indice sulle labbra. - Bastardo... – sibilò il rossino, fissandolo torvo. - Do’aho. – commentò Kaede. - Come osi, baka kitsune! – sbraitò Hanamichi. - Hana, fai il bravo... sdraiati e... “goditi” il film. – gli consigliò Akira, accarezzandogli una guancia. Il video boy lo fissò furioso, prima di fare come gli aveva detto Akira, mettendosi, già che c’era, sotto le coperte e attendendo l’inizio del film come un condannato a morte che aspetta l’esecuzione. Akira schiacciò “play”, mentre Kaede spegneva la luce. A quanto pareva Akira aveva scelto con attenzione la cassetta: parlava di un ménage a trois. C’erano all’inizio due ragazzi che entravano in una libreria – c’era una trama?! – e vedevano un commesso decisamente carino. Facevano quindi in modo di portarlo nel magazzino – no, non c’era alcuna trama – e lì lo legavano, lo seducevano e infine... “Aaah... di più...”(nel caso non si capisse queste sono parole del film... che testi impegnativi!) Hanamichi strabuzzò gli occhi, incredulo. Quei due ragazzi stavano... le loro dita... e le loro bocche! Akira spostò lo sguardo su Hanamichi e ridacchiò, divertito. Era davvero uno spasso vedere il rossino con quell’espressione sbigottita e imbarazzata. - Perché quella faccia, Hana? è così che funziona, sai? – gli sussurrò suadente Akira all’orecchio, facendolo rabbrividire palesemente e involontariamente. Hanamichi non rispose. Era troppo imbarazzato e vergognoso per poter rispondere qualsiasi cosa e si limitò ad abbassare lo sguardo, puntandolo sulle proprie mani contratte sulla coperta. - Magari... vuoi una dimostrazione nella realtà? – gli propose Akira con voce sensuale all’orecchio, prima di affondarvi la punta della lingua. - Mmh... – non poté trattenersi dal mugolare Hanamichi, prima di tapparsi la bocca con una mano, sorpreso. I due mori non riuscivano a staccargli gli occhi di dosso. Dalle labbra del video boy era uscito un suono così sensuale, un lamento così eccitante... e adesso teneva gli occhi aperti, spalancati, incredulo. - Hana... – sussurrò Kaede, con voce roca, avvicinandosi a lui e posandogli una mano sull’addome, accarezzandolo da sopra la coperta e la maglia. Nonostante la doppia barriera di tessuti Kaede poteva avvertire il calore della pelle del video boy e intuire le forme perfette che celava sotto la maglia. - Piccolo... – mormorò Akira. Sendo avvicinò il viso alla guancia del video boy e vi posò un casto bacio. Quindi cambiò direzione e portò le labbra sul collo del ragazzo, cominciando a lambirlo con la lingua, facendo sussultare il rossino e mugolare di piacere, incontrollato, mentre Kaede gli dava simili sensazioni leccandogli il padiglione auricolare. Hanamichi aveva perso completamente la bussola. Che gli stavano facendo? Avrebbe dovuto scostarsi, scacciarli, ma... non riusciva a farlo. Era come se l’avessero incatenato con un incantesimo, un incantesimo fatto di sensi ed emozioni del tutto nuove e sconosciute. Nel frattempo due mani diverse, una di Kaede e l’altra di Akira, si erano fatte strada sotto la sua maglia. La mano del volpino era salita ad accarezzargli il petto, sfiorando spesso i capezzoli, fino a stringerne dolcemente uno, stimolandolo, mentre la mano di Akira gli percorreva l’addome e i fianchi con le punte leggere dei polpastrelli, facendolo rabbrividire. Una mano di Sendo scese, improvvisamente. Scostò velocemente la stoffa dei pantaloni del pigiama e si infilò furtiva nei boxer che il rossino indossava, facendolo sobbalzare e ritrarre, saltando indietro, sfuggendo alle sensazioni che quei due ragazzi gli trasmettevano. - No! – ansimò, indietreggiando, tentando di allontanarsi ancora di più dai due mori, premendosi contro i cuscini. Non poteva non notare la rigidezza in mezzo alle sue stesse gambe, ma poteva decidere di ignorarla. Chiuse istintivamente le gambe, serrandole e si rimise immediatamente a posto la maglia, che le carezze dei due mori avevano portato a scoprire il petto e i capezzoli eretti. Il rossino abbassò lo sguardo, incapace di sostenere gli occhi bramosi e incendiari dei due ragazzi che lo stavano praticamente divorando con lo sguardo. Passarono secondi di interminabile silenzio, inframmezzato dagli ansimi e dalle grida che provenivano dal televisore e alla fine Akira si alzò dal letto e accese la luce. Spense il registratore e la televisione, sempre in silenzio, sotto lo sguardo degli altri due ragazzi. Kaede stava imprecando mentalmente, lapidandosi. Era stato davvero un cretino! Fortuna che Hanamichi si era ritratto subito, altrimenti, molto probabilmente, non sarebbero riusciti a trattenersi dal violentarlo. E Akira pensava esattamente le stesse cose. Il rossino abbassò lo sguardo, confuso. - Guardiamo... l’altro film? – chiese Hanamichi, riprendendo un po’ di lucidità. - No... è meglio se andiamo a dormire... e in stanze diverse. – rispose Akira, scotendo la testa. - Ma... – tentò di protestare Hanamichi. - Hana, io non so come dirtelo... dopo un certo punto né io né Kaede sapremmo fermarci... magari se restiamo qui finisce che durante la notte scappa ancora qualche carezza... e se tu gemi, se tu ci lasci fare come poco fa... – tentava di spiegargli l’asso del Ryonan. Era la prima volta che Kaede lo vedeva così serio. Faceva quasi impressione... Kaede ringraziò mentalmente Sendo per il suo autocontrollo e la sua decisione. Probabilmente lui non ce l’avrebbe mai fatta a lasciare da solo Hanamichi. Ad ogni modo il rossino decise di adattarsi. Meglio la solitudine che... che quelle cose. - Nh. – mugugnò, con gli occhi bassi. - Buonanotte. – lo salutò Kaede, alzandosi dal letto e fermandosi sulla soglia della porta, per aspettare Akira che, dopo uno sbrigativo “Notte” lo seguì fuori dalla stanza. Hanamichi era confuso. Confuso ed irritato. Non era mica colpa sua se quei due gli facevano provare certe sensazioni! E poi si lamentavano perché gemeva! E soprattutto nessuno dei due lo aveva né abbracciato né gli aveva dato una carezza o un bacio sulla fronte prima di salutarlo! Brutti antipatici... Hanamichi sospirò, sconsolato, ma la sua attenzione fu presto attirata verso il proprio inguine: la sua eccitazione non si era ancora placata e il membro cominciava a fargli male. Forse doveva... ma se sporcava? E se poi gli altri due sentivano? Sapeva di essere piuttosto rumoroso, in quei momenti ed era meglio non destare la fantasia altrui... D’altro canto... Sospirando premette il viso contro il cuscino e infilò entrambe le mani dentro i propri boxer. Con una mano controllava che niente si sporcasse, tenendola proprio sopra la punta, con l’altra si masturbava velocemente. Non sentiva il piacere. Sentiva una vaga forma di godimento, ma non era niente in confronto a quello che aveva provato solo pochi attimi prima tra le braccia di Kaede e Akira. Con un lamento soffocato dal cuscino venne nella propria mano. Si alzò in piedi con uno sforzo non indifferente, cercando qualcosa su cui pulirsi. Fortunatamente trovò un pacchetto di fazzolettini e si pulì le mani e tra le gambe. Facendolo imprecò mentalmente. Si era un po’ sporcato i boxer. Ma era uguale, in fondo, tanto chi lo doveva vedere proprio lì? Sbadigliando si rimise sotto le coperte, stanco. Si sentiva stranamente inquieto. Continuava a pensare prima ad Akira e poi a Kaede, alla dolcezza che entrambi sapevano dimostrare e alla loro terribile hentaiaggine. Non sapeva dirsi perché, però gli mancavano. Sapeva che erano a pochi metri di distanza da lui e che la mattina dopo sarebbero stati di nuovo tutti insieme a fare colazione, però... era strano. Provava un insopprimibile desiderio di dormire tra loro, sul petto di Akira e la schiena appoggiata contro quello di Kaede, o viceversa. Cullato da dubbi e inquietudini ci mise qualche ora ad addormentarsi e quando lo fece fu solo perché, sui cuscini, aveva trovato il familiare odore dei due ragazzi che dormivano a pochi metri da lui.
- Dorme? – chiese Kaede ad Akira, quando lo vide uscire dalla camera di Hanamichi. Era mattina e il sole era già alto. Entrambi erano già pronti per uscire. Volevano portare con loro Hanamichi, portarlo a fare un giro a divertirsi, ma quando avevano provato a svegliarlo lui aveva mugugnato e si era voltato dall’altra parte. Avevano provato a destarlo più volte, ma non c’era stato verso. Hanamichi dormiva della grossa. Evidentemente aveva faticato ad addormentarsi, la notte prima. E il motivo non era difficile da immaginare. - E’ meglio se lo lasciamo dormire... nel frattempo andiamo a fare un giro? – propose Akira. Kaede scosse la testa. Aveva bisogno di pensare. Si stava avvicinando troppo a quel video boy. Dopotutto era uscito da una cassetta e lo conosceva da due giorni! E poi... se ne sarebbe andato. E poi Kaede amava Fujima! Non poteva dimenticarlo. E un rossino dai modi infantili non poteva certo distrarlo dal suo amore! - Peccato. Dove vai? – gli chiese Akira, leggermente deluso. - Shoyo. – rispose Kaede. Akira lo fissò per qualche secondo, tornando serio. - Kaede... - Non dire niente. – lo zittì subito il volpino, con un gesto imperioso. - Ti sta usando! – continuò Akira. - Silenzio! – saltò su Kaede. - Kaede, ti ho visto come guardi Hana, sai?! Tu non ami Fujima, è solo attrazione sessuale! Tu ami Hanamichi, apri gli occhi! – continuò imperterrito l’altro. - Non dire stronzate! Perché dovrei amare Hanamichi?! È solo un video boy! Un do’aho casinista! Non me ne frega niente di lui! Frasi non vere, lo sapeva anche lui, dopotutto. Erano solo menzogne. Ma non poteva vedere la verità. Nel frattempo i due ragazzi non si erano accorti che la porta si era aperta e che il rossino li fissava entrambi con gli occhi spalancati, attonito.
“Non me ne frega niente di lui!” “E’ solo un video boy!”
- Hana... – mormorò Akira, quando scorse la figura di Hanamichi. Il rossino si affrettò a chiudere la porta, rientrando nella stanza, rifiutando di vedere, parlare con quei due! - Cazzo... – imprecò Kaede, passandosi una mano tra i capelli. - Non te ne frega niente, eh? – gli chiese Akira, in un sibilo – Allora non ti dispiace se me lo prendo io. Un lungo silenzio calò tra i due. Se ne accorse dopo averlo detto, Akira, di essere sincero. Lui voleva Hanamichi. In tutti i sensi. Non era solo attrazione sessuale. Le parole che aveva detto a Kaede erano rivolte anche a sé stesso. Lui... amava Hanamichi. - Stai scherzando? – domandò diffidente Kaede. - No. Apri gli occhi, Kaede. Chissà, magari riuscirai a capire cosa provi. – replicò serio Akira, volgendogli le spalle e allontanandosi. Kaede lo fissò per qualche attimo, prima di scendere le scale correndo. Akira sentì il portone di casa sbattere, ma non se ne curò. Adesso tutta la sua attenzione era per il ragazzo dai capelli rossi che di certo stava soffrendo oltre quella porta. - Hana... – lo chiamò, bussando – Hana, posso entrare? Nessuna risposta. - Hana, sto entrando. - No! – un singhiozzo. Stava piangendo. - Per favore... lasciami solo. – lo implorò Hanamichi. - Sto entrando. – ripeté Akira, abbassando la maniglia della porta. Hanamichi era seduto sul bordo del letto e il suo volto presentava angoscia, abbandono... perché era così che si sentiva. Kaede non si era mai dimostrato affettuoso quanto Akira, però sembrava che, dopotutto, qualcosa di lui gli importasse. Lo abbracciava, lo accarezzava, lo baciava. Si era anche scusato con lui. Lo aveva curato la sera prima. E adesso...
“Non me ne frega niente di lui!”
- Non diceva sul serio... – cominciò Akira, sedendoglisi accanto e mettendogli un braccio attorno alle spalle. - Sì invece... dopotutto sono un video boy, no? e non servo a niente... solo a combinare casini. – ribatté il rossino, con un sorriso amaro. - No... sta cercando di rinnegare i suoi sentimenti per te. – replicò Akira, serio, asciugandogli una guancia con le nocche. - Sì, come no... – commentò Hanamichi, ironico – Una dichiarazione davvero ortodossa, non c’è che dire... - Hana... – tentò di interromperlo Akira. - No, niente “Hana”, Aki! Sono stanco di farmi trattare come un giocattolo! Maledizione! – gemette sconsolato, cominciando a singhiozzare, prendendosi il volto tra le mani. Akira lo abbracciò stretto e gli accompagno il viso contro il proprio petto, in modo da confortarlo. - Ssh... mi dispiace, piccolo... ma non è vero quello che ha detto. Credimi... non è vero. – gli sussurrava dolcemente, cullandolo tra le sue braccia – ti va se andiamo da qualche parte? Andiamo a prenderci un bel gelato? - No... dopo, forse... ora... – scosse la testa Hanamichi, staccandosi dal moro e tirando su col naso. - Non fare lo scemo. Se resti a casa ti senti peggio, sai? Se usciamo ti distrai un pochino... – tentò di convincerlo Akira, accarezzandogli i capelli. - Aki... io non me la sento di uscire... non me la sento per niente. Se vuoi fare un giro vai pure, non preoccuparti... – disse Hanamichi, tirando su col naso e asciugandosi le guance bagnate. - Credi che ti lascerei davvero da solo così, scemotto? – replicò Akira, asciugandogli le guance coi pollici – Ti lascio cinque minuti per vestirti poi andiamo a fare un giro. E guarda che ti trascino fuori a forza. Hanamichi sospirò, rassegnato. Dopotutto forse era meglio uscire un po’ invece che stare in casa a fare niente, deprimendosi e basta. Annuì, con lo sguardo basso e Akira gli sorrise incoraggiante. - Vuoi una mano a vestirti? – gli chiese malizioso Akira, alzandosi per uscire dalla stanza. - Hentai. – ribatté Hanamichi. Si alzò anche lui e notò, con imbarazzo, che lo sguardo del moro si era puntato sul fazzoletto accartocciato che aveva usato la sera prima per pulirsi dal proprio sperma la sera prima. Il rosso decise di non farci caso, voltandosi per raccogliere i vestiti che aveva lasciato ammucchiati sul fondo del letto. - Aspetta, ti do altri vestiti. – lo fermò il moro, poi malizioso – e anche un altro paio di boxer, porcellino. Hanamichi fece per voltarsi e protestare per quell’appellativo, ma Akira era già uscito dalla stanza, lasciandosi dietro la scia di una risata. Il rossino sbuffò irritato, sedendosi di nuovo sul letto. Accidenti a lui e a quel porcospino maniaco! Almeno però era riuscito a rinfrancarlo. Era proprio un tesoro. Dopo pochi minuti il moro tornò, portandogli dei vestiti e, dopo essersi offerto nuovamente di aiutarlo a vestirsi, uscì dalla stanza, anche se sarebbe rimasto volentieri ad osservare. Ridacchiò, pensando all’espressione sgomenta e imbarazzata del rossino quando lo aveva chiamato porcellino, dandogli a intendere che aveva capito che cosa aveva combinato quando lui e Kaede erano andati a dormire in stanze differenti. - Che hai da ridere? – gli chiese Hanamichi, dietro di lui. L’asso del Ryonan sobbalzò, voltandosi di scatto ad osservarlo. Sorrise, compiaciuto. Per Hanamichi aveva scelto una maglia nera moooolto aderente e jeans scuri che gli stavano praticamente incollati addosso e con alcuni strappi, uno dei quali proprio sotto una natica. - Sei più bello del solito, oggi! Ti spiace tanto se ti violento? – gli chiese con un sorriso Akira. - Deficiente... – ringhiò il rossino, arrossendo. - Dove vuoi andare? Cinema? Sala giochi? Luna park? Centro commerciale? Fumetteria? Chiedi, piccolo, e ti sarà dato! - Mi fai paura così euforico... comunque... uhm... allora... quante tra queste alternative posso scegliere? – chiese Hanamichi, con un sorriso innocente e volontariamente disarmante. - Hana... sorridimi ancora così e ti ritrovi sul tappeto con me sopra e senza vestiti, chiaro? ad ogni modo... puoi scegliere tutte le alternative che vuoi, se ci rimane tempo. – gli sorrise a sua volta Akira. - Bene! allora... prima di tutto... ehm... andiamo al centro commerciale! – decise il rossino, con un sorriso solare. Akira sorrise, soddisfatto. Era riuscito a distrarlo. Uscirono di casa, prendendo la metropolitana per arrivare al centro commerciale. Quando riemersero dal treno sotterraneo dal sottopassaggio si trovarono proprio di fronte al più grande centro commerciale del Giappone. - Ma è grandissimo! – boccheggiò Hanamichi. - … - - So a cosa stai pensando… e muoviti! – lo incitò il rossino, tirandolo per una manica. Stavano per cominciare a correre verso il centro commerciale, quando Hanamichi si fermò di scatto, arrossendo di colpo. Osservò la mano di Akira. Lo stava tirando per la manica. Non poteva essere stata la sua. Eppure qualcuno gli aveva palpato il sedere. - CHE CAVOLO!!! – urlò, afferrando per una spalla il presunto colpevole. Un omone gigantesco pieno di cicatrici sul volto. Akira sbiancò, non capendo cosa fosse successo. - Ma che è ‘sta storia di palpare la gente, qua nel mondo di fuori! – continuava imperterrito il rossino. - Che stai dicendo, moccioso? – ringhiò l’omone – chi ti ha toccato? Il rossino sbiancò di colpo. Allora aveva accusato uno che non aveva fatto niente? - VA ALL’INFERNO, CRETINO!!! – urlò l’omone, caricando un pugno verso Hanamichi. Il rossino si abbassò velocemente, evitando il colpo e, rialzandosi, caricò un fantastico uppercut che andò a segno contro la mascella dell’avversario, che cadde all’indietro. Akira rimase a fissare la scena esterrefatto. Meno male che Hana non poteva picchiare lui e Kaede, altrimenti…! Non fece in tempo a riflettere oltre che il rossino aveva cominciato a tirarlo per una manica verso il centro commerciale, incitandolo a muoversi. Corsero fino a che le porte automatiche del centro commerciale non si chiusero dietro di loro, lasciandolo ansanti a ridere nell’atrio. - Non credevo fossi così forte. – si complimentò Akira. Hanamichi sorrise, soddisfatto. - Andiamo nel reparto di…? – chiese Hanamichi. - Non so… vorrei guardare un attimo i CD. - Allora andiamo. Concluse il rossino, afferrando l’altro per un polso e trascinandoselo dietro fino alle scale mobili.
Uscirono dal centro commerciale pieni di pacchi e pacchetti. Passarono a depositarli in uno degli armadietti a pagamento della stazione, perché di certo non potevano trascinarseli dietro tutto il giorno, tanto meno al Luna Park, visto che era lì che stavano dirigendosi. - Hana, ti senti bene? – gli chiese Akira. Il video boy era un po’ pallido e sembrava perso nei propri pensieri. Quando sentì la domanda, però, si riscosse e gli sorrise, rassicurante, con un “Sto bene”. Ma non era esattamente così. Era da quella mattina che si sentiva strano. Fiacco, stanco, anche se aveva dormito fin troppo e ogni tintogli venivano dei brividi di freddo e ogni tanto delle vampate. Ma non aveva nessuna intenzione di rovinare la giornata facendo preoccupare Akira. Ce la stava mettendo tutta per farlo sorridere, per distogliere la sua mente dal pensiero di quello che aveva detto Kaede. Al pensiero assunse per un attimo un’espressione triste, ma presto si riscosse e afferrò di nuovo il polso di Sendo, ricominciando a trascinarlo fuori dalla stazione, diretti verso il Luna Park.
- Ne sei sicuro? – chiese Akira ad Hana, deglutendo il terrore. - Sì, ti prego! Sono anni che voglio farlo! – rispose sorridendo entusiasta Hanamichi. - Ma… ci sono altre cose da fare… - tentò di nuovo il moro, cinereo in volto. - Senti, se non vuoi vado da solo, mi aspetti qui… - tentò di convincerlo il rossino. - No, vengo anch’io… - sospirò sconfitto Akira Sendo. E insieme andarono a comprare due biglietti per le montagne russe.
Akira Sendo era esausto e ad un passo dalla nausea. - Potevi dirmelo, che ti faceva così paura… - gli mormorò dolcemente Hanamichi, passandogli un fazzoletto bagnato di acqua fresca sul volto pallido. Il moro era stato costretto a sdraiarsi su una panchina, per evitare di cadere svenuto per terra. Detestava le montagne russe! Detestava i luoghi troppo alti! Detestava l’alta velocità! E il giro della morte… rabbrividì al solo pensiero. - Va meglio? – pigolò Hanamichi, preoccupato. - Qualche minuto… ancora qualche minuto e sono a posto. – lo rassicurò Akira.
- Allora sei venuto. – sorrise malizioso Fujima, nel vedere Rukawa fuori dagli spogliatoi ad aspettarlo. - Nh… - mugugnò Rukawa. - Quella scimmia rossa… come sta? – chiese malignamente, posandogli le mani sui fianchi e stringendoglisi addosso. Gli aveva mandato addosso tutto lo Shojo. Non era rimasto ad assistere mentre Hanagata e gli altri lo fracassavano di colpi, ma poteva ben immaginarsi come fosse ridotto. Rukawa sentì una fitta di rabbia e disgusto verso Fujima. Aveva fatto del male ad Hanamichi… e ne era contento… soddisfatto… - Sono qui per dirti di non avvicinarti più a me. – parve riflettere per qualche secondo, prima di aggiungere – Né a lui. Le parole gli uscirono automaticamente dalla bocca, senza che se ne rendesse conto. L’altro lo fissò per qualche attimo senza capire, prima di contrarre le labbra in una smorfia di disgusto. - Oh, certo! Va da quella scimmia! Fate tanti ben figliolini, mi raccomando! – commentò, ironico e sprezzante, prima di entrare nello spogliatoio, sbattendosi la porta alle spalle. Rukawa era attonito. Che diavolo aveva fatto?! Che aveva detto?! Senza sapere che altro fare si mise a correre. Era tutto ciò che poteva fare. Correre. Ma da chi?
- Sei sicuro di sentirti bene? – chiese Akira ad Hanamichi. Il rossino sembrava esausto. Eppure aveva dormito a lungo e si stavano riposando ormai da almeno un quarto d’ora. Eppure il video boy appariva sempre più stanco. Sudava, eppure diceva di non avere affatto caldo. E a volte rabbrividiva. Aveva forse la febbre? Il moro allungò una mano e la posò sulla fronte del rossino, che si godette quella fronte di refrigerio sulla propria pelle, appoggiandovisi. - Kami, Hana, scotti! Si stupì Akira. - Andiamo a casa, scemo. Perché non me l’hai detto, si può sapere?! – sbuffò, aiutandolo ad alzarsi dal tavolo della caffetteria nella quale si erano seduti per riposarsi dopo essere stati nella fumetteria più grande del Giappone. - Mmhm… - mugugnò il rossino, contrariato per i modi poco gentili del moro – Non mi sento tanto male… e poi non siamo andati al cinema. - Noleggiamo una cassetta stasera, ok? Al cinema ci andiamo un altro giorno. E non voglio sentire storie! – lo interruppe Akira – Dev’essere stato quando ieri sei uscito senza giacca per andare a prendere la cassetta. Hanamichi non commentò. - Dev’essere per la febbre che ti sei lasciato toccare ieri notte… - sussurrò malizioso al suo orecchio il moro. - Akira! Uscirono dalla caffetteria, presero tutti i sacchetti che avevano lasciato nell’armadietto della stazione e presero il treno verso casa.
Akira: Autrice, ma… io non avrei dovuto abbandonarlo nella neve come in Video Girl Ai? Hana: ehi! >_< Autrice: non si adattava al tuo personaggio. Sei troppo puccioso e gentile per farlo! Anche se la tua gentilezza è solo una tattica per portarti a letto Hana… e poi non c’è neve.
Appena arrivati a casa Akira aiutò il rossino a salire le scale e lo portò nella stanza che gli era riservata, stendendolo sul letto, aiutandolo a togliersi le scarpe. Poi si riscosse. Maledizione, non poteva spogliarlo! Con la febbre le guance gli si erano arrossate e gli occhi gli erano diventati lucidi. E adesso lo osservava, seduto mollemente sul letto, indifeso. Era troppo eccitante perché Akira corresse il rischio piacevole di vederlo nudo. - Mettiti il pigiama, Hana. Vado a prenderti le medicine. – borbottò quindi l’asso del Ryonan, uscendo dalla stanza. Mentre cercava un’aspirina nell’armadietto delle medicine sentì il rumore del portone che si apriva e si chiudeva. Rukawa era già tornato? - Akira, senti, ti devo parlare… - lo assalì immediatamente Kaede, confuso e agitato. Aveva corso e si vedeva. - Lo so, ti sei reso conto che avevo ragione, vuoi scusarti con Hana eccetera… ma adesso Hana ha la febbre, quindi dimmi dove sono le aspirine. – lo interruppe immediatamente Sendo. - La febbre? Dovrebbero essere nel cassetto lì dietro. – rispose sbrigativamente, prima di salire velocemente le scale e piombare in camera di Hanamichi. Come la sera prima lo trovò intento a spogliarsi, mezzo nudo. Si stava infilando la maglia del pigiama. Senza perdere tempo, intenerito da quella visione, Rukawa corse ad abbracciarlo, gettandosi sopra di lui sul letto. Lo strinse con forza, confondendolo. Non voleva lasciarlo andare. Non voleva perderlo. L’aveva trovato. Era lui. - Kae…? – mormorò confuso Hanamichi. - Scusami, Hana. Non pensavo davvero quello che ho detto, te lo giuro… - gli disse, direttamente nell’orecchio. - Nh… - fece il rossino, rilassandosi nel suo abbraccio. Kaede, però, si alzò. Non poteva rischiare di cadere in tentazione, col rossino mezzo nudo tra le braccia! - Finisci di cambiarti… - gli disse, facendo poi per uscire. Poi, mentre stava per chiudersi la porta alle spalle, ebbe un ripensamento, tornò indietro, posò un bacio fugace sulla fronte del video boy e uscì dalla stanza, lasciando il rossino solo e ancora più confuso e rosso di prima.
- Ti sei scusato? – gli chiese Akira, intento ancora a cercare nel cassetto. Il volpino annuì e si sedette accanto a lui. - Akira, quello che hai detto oggi… - cominciò. - Sì, lo so, ho pienamente ragione in tutto… - cantilenò Akira. - No. La parte dopo. Quella in cui dicevi che Hana te lo saresti preso tu. – gli ricordò Rukawa. Akira si fermò per qualche attimo, gelato. - Ho detto proprio così? – chiese. - Aha. Il porcospino sospirò e chiuse il cassetto, voltandosi finalmente verso l’amico. - Vedo che siamo tutti e due nella stessa situazione. – osservò. - Che vinca il migliore. – commentò Rukawa, regalando all’amico uno dei suoi rari sorrisi. - Tranquillo… non ho dubbi sul fatto di esserlo. – commentò ironico Akira, con un ghigno. - Non sperarci.
Erano amici da anni. Si erano conosciuti alle elementari. Amici… amici non era esatto. In realtà erano stati insieme. Per un anno, quando Kaede era in seconda media e Sendo in terza. I primi tempi erano stati bene, insieme, anche se sul piano fisico avevano qualche problema. Detestavano entrambi fare gli uke, quindi spesso non riuscivano nemmeno a fare sesso senza litigare. Era stato Akira ad avere l’idea di stabilire dei turni. Una volta uno, quella dopo l’altro. Ma la situazione era già fin troppo compromessa. Akira era troppo appiccicoso, secondo Kaede e adorava fare e ricevere coccole, mentre Rukawa non era certo un gran dispensatore di affetto. Alla fine nessuno dei due aveva più retto la situazione ed erano tornati ad essere amici Non perché non si volessero bene, anzi. Ma il loro rapporto era… incompleto. Mancava sempre qualcosa. Poi erano arrivate le superiori per Akira e i due si erano separati. Si erano rincontrati due anni dopo, su un campo da basket. E da allora erano tornati amici. Anche se erano andati a letto insieme una volta, da quel giorno. Rukawa aveva mentito ad Hanamichi. Ma lo aveva fatto perché a questo non venissero in mente idee malsane come rimetterli insieme. Akira era suo amico. Il suo migliore amico. Era stato anche il suo ragazzo. Ma non lo era più ed entrambi sapevano che non poteva funzionare.
- Non ci sono, le aspirine. – borbottò Akira, ancora intento a cercare. - Fai cercare me. – sbuffò l’altro. - Ok. – annuì Sendo, prima di sfoderare un ghigno malizioso – Allora vado a controllare che Hana stia bene… sai, mettergli una pezza bagnata sulla fronte, tenergli la mano, dargli tanti bacini per rassicurarlo. - VAI A FARE DEL RISO INVECE DI DIRE CAVOLATE!!! Hana deve mangiare qualcosa di leggero, hai capito?! – esplose rabbioso il volpino. Sendo ridacchiò e andò in cucina. Kaede continuò a cercare a lungo. Ma tutto ciò che trovò fu… il nulla. - Kuso… - mormorò. - Fine come al solito. – commentò Akira, sulla porta del bagno – Trovato niente? Kaede sospirò, scotendo la testa, prima di afferrare un termometro e uscire dalla stanza, salendo le scale. Entrò. Il rossino era seduto con la schiena contro i guanciali, sotto le coperte. - Ti ho portato il termometro. – gli disse, porgendoglielo. Hanamichi mugugnò un “grazie” e se lo mise sotto un braccio. Il moro si abbassò a poggiargli le labbra contro la fronte. Il contatto fu protratto a lungo. - Ka… Kae…? - Sei bollente. Vado a prenderti un po’ d’acqua. Hanamichi si rese conto di aver frainteso l’atteggiamento tenuto dall’altro nei suoi confronti e si sorprese, nonostante la febbre, di provare una nota di rammarico. Abbassò lo sguardo e mugugnò un assenso, alzando furtivamente la testa per osservare la schiena del ragazzo che si allontanava. - Come sta? – chiese Akira a Kaede, quando lo vide scendere le scale. - È bollente. – sentenziò il volpino, andando subito in cucina a riempire una bacinella d’acqua. Quindi tornò nella camera del video boy e non si stupì nel trovarlo nella stessa identica posizione in cui lo aveva lasciato, che fissava intensamente la porta, in attesa di veder comparire qualcuno. - Sdraiati meglio, do’aho. Devi dormire. – lo rimproverò bonariamente Rukawa, coprendolo meglio con le coperte. Immerse un fazzoletto di stoffa nella bacinella d’acqua fredda e lo piego, prima di posarlo sulla fronte incandescente del video boy, che rabbrividì. - Hai freddo? Vuoi un’altra coperta? – gli chiese Kaede, premuroso. Era così strano vederlo così. Quella mattina gli aveva detto che per lui non contava niente, il giorno prima gli aveva tirato un pugno e la sera prima ancora lo aveva trattato freddamente. Ma tra l’uno e l’altro di questi episodi Kaede si era comportato in modo dolce e anche un po’ possessivo. L’aveva baciato, accarezzato con dolcezza, si era preso cura di lui, lo aveva tranquillizzato quando il film gli aveva fatto paura… Era un ragazzo davvero enigmatico e indefinibile. Era palese quanto detestasse esprimere i propri sentimenti, eppure faceva di tutto per gli altri. Bastava vedere con quanta premura gli aveva rimboccato le coperte. Hanamichi sorrise, intenerito. Kaede faceva tanto il duro, ma sotto sotto era davvero un ragazzo d’oro. - Beh? La vuoi o no, la coperta? – gli chiese Kaede, reso inquieto da quel sorriso apparentemente senza motivo e dal silenzio dell’altro. - Mh… se c’è… - mormorò il rossino, riscotendosi. Il volpino mugugnò un ennesimo “Nh”, prima di uscire nuovamente dalla stanza e rientrare con un piumino che stese sopra al corpo accaldato del rossino. - Grazie. – sussurrò flebilmente il rosso. - Do’aho. Non devi ringraziarmi. – ringhiò l’altro, guardandolo storto. Hanamichi non poté trattenersi dal sorridere, quando notò come l’altro fosse impercettibilmente arrossito. - Perché no? - Perché è ovvio che ti dia una mano. Hai la febbre. - Sì, ma tu lo fai in maniera… come dire… non lo so… - mormorò il rossino, esitando a spiegarsi. - Beh? – fece Kaede, irritato dalla titubanza dell’altro e soprattutto dall’argomento. - Sei dolce. – concluse infine Hanamichi, in un pigolio indistinto. E allora successe una cosa incredibile. Il volpino non arrossì semplicemente. Avvampò proprio! - Kitsune, sembri un peperone! – cominciò a ridere Hanamichi, prima di essere colto da un attacco di tosse che gli fece cadere il fazzoletto bagnato dalla fronte e che lo fece piegare in due dallo sforzo. Il volpino si affrettò a battergli dietro la schiena. - Vedi cosa succede a prendere in giro le volpi… - sogghignò, ironico. Ma il suo ghigno si spense quando Hanamichi rialzò il viso. Il volto arrossato Gli occhi lucidi Le labbra invitanti e piene a pochi centimetri dalle sue. Nemmeno un attimo di riflessione. Il volpino posò le proprie labbra su quelle dell’altro. Hanamichi non si mosse, non si ritrasse. Non fece niente. Non riusciva a pensare a niente, da quando quelle labbra fresche si erano posate sulle sue, dolci e delicate. Si riscosse quando sentì la punta della lingua dell’altro fare capolino e cominciare ad accarezzare le sue labbra, cercando di crearsi un varco tra esse, per poter entrare nella sua bocca. Il volpino prese tra i denti il labbro superiore del rossino e cominciò a succhiarlo piano e Hanamichi gemette, lasciando che l’altro lo sospingesse all’indietro, fino a fargli poggiare la schiena sui guanciali. Quando la lingua del moro invase la sua bocca Hanamichi ansimò, lasciandosi esplorare senza opporre resistenza. Sentì le mani del moro che gli accarezzavano il petto da sopra la maglia del pigiama e senza riflettere vi posò sopra le proprie, stringendole, accarezzandole. Amandole. Rispose al bacio con dolcezza, impacciato. Non sapeva quello che stava facendo, ma non gli importava. Era ciò che aveva sempre aspettato, agognato, desiderato, anche senza saperlo. Quelle labbra, quella lingua, quelle mani tra le sue. Quel profumo di pino che gli invadeva le narici, annebbiandogli i sensi. Eppure c’era ancora qualcosa che non quadrava. Uno strano senso di colpa che gli serpeggiava dentro… che gli impediva di godersi appieno quel bacio, quell’esperienza… Nel suo cuore c’era Kaede. Non poteva più ignorarlo. Ma… c’era anche un altro… La sua mente gli presentò un’immagine del viso sorridente di Akira e Hanamichi spalancò gli occhi. Kaede lo stava baciando con gli occhi chiusi. Lo osservò per qualche istante, prima di serrare nuovamente le palpebre. C’erano sia Kaede che Akira nel suo cuore. Ma non era possibile! Come si potevano amare due persone contemporaneamente?! E poi lui era un video boy! Non doveva innamorarsi, non poteva assolutamente! Dopo interminabili minuti i due ragazzi si separarono e si guardarono negli occhi a lungo. Le loro mani erano ancora unite. - Hana… Era il momento giusto per dichiararsi. E Kaede doveva farlo, prima che Akira lo bruciasse sul tempo. Ma proprio in quel momento la porta si aprì e i due fecero appena in tempo a staccare le mani le une dalle altre, sentendosi immensamente colpevoli, di fronte al sorriso genuino dell’altro. - Beh? Che avete? – chiese Akira – Ho portato il riso. Nessuno dei due aprì bocca, entrambi soffocati dai sensi di colpa. “Perché dovrei sentirmi in colpa?! In fondo Akira avrebbe fatto lo stesso!” pensò Rukawa, irritato.
Hana: stai scrivendo peggio del solito… --_-- Moi: beh… sarà che sto ascoltando una canzone che nn c’entra un piffero?? ^^’’’ Ru: sarebbe? Moi: BEVI. BEVI CON NOI!!! OI OI OI!!! CON NOI!!! YAAAAAAAAHH!!! Hana: i miei timpani… >_<||| Moi: ç__ç ma è così caruccia…
- Beh? C’è il riso. Kaede, lo vuoi anche tu? Non c’è altro di pronto… e poi non sarebbe giusto mangiare dell’altro davanti a chi non può… - continuò a sorridere Akira, ignorando ciò che era accaduto. Kaede annuì, ricomponendo la propria indifferenza. - Sai che Kaede è arrossito quando l’ho ringraziato per la coperta? – saltò su immediatamente Hanamichi, tentando di riacquistare una parvenza di normalità. - Davvero? Che scemo! – rise di gusto Akira, alzando una mano a scompigliare i capelli di Rukawa, che era di nuovo leggermente arrossito. - Do’aho… - ringhiò il volpino, fissando trucemente il video boy, che si limitò a sorridere crudelmente. - Chi lo dice lo è… - cantilenò il rossino.
Passarono il resto della serata a guardare un’altra cassetta e a chiacchierare, giocare a carte… senza confermarlo a parole avevano deciso entrambi i mori di restare a dormire insieme al rossino. Durante la notte poteva aver bisogno di qualcosa, vista la febbre, o sentirsi male e poi quando si ha la febbre si è sempre più instabili psicologicamente e si può rischiare di avere crisi esistenziali ogni due secondi.
Autrice: ho visto The ring 2… quello giapponese… io la mia vicina la ammazzo… O__O|||| sono quattro o cinque horror che mi dice che non c’è niente di pauroso e io ci casco come una deficiente e poi non riesco a dormire per mesi… prima entrambi i blair witch project… poi the ring e the ring 2… e quella roba degli zombie nel laboratorio, resident evil… con tutti quei cadaveri fatti a pezzettini… Ru: speriamo capiti anche a te. Autrice: ç___ç pauraaaaaaa…
Dormirono abbracciati, Hanamichi in mezzo, tranquillo, la spalla appoggiata sulla testa di Akira e un volpino steso sul suo petto. Si sentiva così bene. Si sentiva anche in colpa per entrambi, però. Ma preferiva non pensare a niente. Non in quel momento, gli faceva male la testa. Decise di rimandare tutte le preoccupazioni al giorno dopo e si addormentò.
Il giorno seguente si sentiva decisamente meglio. La testa non gli doleva più, gli girava solo un po’. Quando aprì gli occhi non potè fare a meno di sorridere. Era sempre stato un tipo decisamente freddoloso. Anche in autunno appena iniziato dormiva col piumone e aveva sempre freddo. Invece quella notte aveva dormito benissimo. Neanche un minimo di freddo. E non era per le coperte che il volpino gli aveva premurosamente messo addosso. Non solo, almeno. Aveva una coperta umana che gli ronfava inerte sul petto e i suoi capelli setosi e lisci sparsi addosso, le sue mani che lo stringevano dolcemente, come immaginava che da piccolo avesse stretto il proprio orsacchiotto.
Gyh: ooohh Ru come saresti carino stringendo un orsacchiotto… mi viene voglia di farti fare l’uke per una volta… *__* Ru: non pensarci neanche!!! >___< Hana: beh, è giusto… Akira: giustissimo!!! *___* Moi: beh… naturalmente stavo scherzando! Mamma Najka ha già detto che mi disconosce! ^^ Ru: --_-- ufff… Akira: ç__ç Hana: non è giusto! >.<
Hanamichi sorrise dolcemente. Quella volpe artica era capace di intenerirlo davvero. Era forte e freddo, eppure a volte lasciava trasparire un lato nascosto tenero che non ci si potrebbe mai immaginare vedendolo normalmente. Il rossino gli passò una mano tra i capelli delicatamente, per non svegliarlo – il ricordo della ginocchiata era ancora molto, molto vivido, nella sua memoria – e poco dopo spostò lo sguardo sull’altro ragazzo, sulla quale spalla stava appoggiando la testa. Akira dormiva tranquillo, il volto girato verso di lui. Il rossino arrossì al pensiero che questa posizione del viso potesse dipendere dal fatto che forse lo aveva osservato mentre dormiva. Ma subito dovette sospirare tristemente. Chi dei due gli piaceva di più? Il volpino o il riccio?
Gyh: diciamocelo… un porcospino non è dolcioso e puccioso come un riccio. Per cui ho cambiato animale. Ru: e soprattutto è pieno di ricci che finiscono sotto le macchine. Akira: ç__ç
Forse era vero che Kaede lo ricambiava. Forse era vero. Ma il comportamento di Akira nei suoi confronti? Forse anche lui lo… Si sentì il volto in fiamme. Da quando era così pieno di sé? Come poteva pensare che due ragazzi bellissimi potessero amarlo? Una cosa era volergli bene, provare affetto nei suoi confronti… ma amarlo…? Sospirò di nuovo, sconsolato. - Buongiorno… - sentì bisbigliare al proprio orecchio. Si voltò di scatto, sorpreso. Akira lo guardava con un sorriso dolce. - Buongiorno. – gli sorrise. Era bello svegliarsi in quel modo. Tra i due ragazzi che amava. Circondato dal loro calore. - Come stai? – gli chiese Akira, sempre bisbigliando piano. - Bene. – rispose Hanamichi – E tu? Non vorrei averti attaccato la febbre. Il moro scosse la testa. - Io l’ho presa da poco… - lo rassicurò – resti a letto o vieni a fare colazione? - Vengo. – rispose il rossino. Lentamente, con delicatezza, si spostò dal volpino, che mugugnò infastidito, sentendo che Hanamichi se ne stava andando. Il rossino lo osservò con un sorriso, accarezzandogli un’ultima volta i capelli e rimboccandogli per bene le coperte, prima di seguire l’altro fuori dalla stanza. Akira non era uno stupido. Aveva visto la dolcezza di Hanamichi nel coprire bene il volpino e nell’accarezzargli i capelli. Ma poteva ancora sperare di avere una qualche speranza. Voleva avere speranze. Kaede era il suo migliore amico e non sopportava l’idea di farlo soffrire. Ma Hanamichi era la prima persona che riusciva ad amare dopo la sua fallimentare relazione con Kaede. Non poteva lasciare che glielo portassero via. Nessuno poteva. - Che hai? – gli chiese il rossino, osservandolo preoccupato. Era da qualche minuto che il moro non apriva bocca. Se fosse stato il volpino sarebbe stato più che normale, anzi, sarebbe stato strano il contrario. Ma Akira che restava in silenzio?! - Niente. Vado in bagno. – si riscosse l’altro, congedandosi con un sorriso. Hanamichi lo osservò mentre si allontanava. Era davvero strano… Finì di mangiare – Akira non aveva quasi toccato cibo – prima di controllare l’orologio. Kaede si era alzato? Sarebbe già dovuto scendere a fare colazione, invece ancora non si vedeva! Salì le scale verso la stanza in cui l’aveva lasciato e quando aprì la porta lo trovò seduto sul letto. Immobile. Inerte. Le guance arrossate e gli occhi lucidi, lo sguardo assente. - Kitsune, mi sa che ti ho attaccato la febbre… - constatò Hanamichi, correndogli appresso. Gli posò una mano sulla fronte. Scottava! - Mettiti sotto le coperte, ora ti porto la colazione. – gli disse il rossino, spingendolo di nuovo sul materasso. Il moro tentò di opporsi, mugugnando un “Allenamenti…”, prima di lasciarsi coprire. - Per oggi salti, ok? – ridacchiò il rossino, prima di uscire dalla stanza. Tuttavia non poté evitarsi di barcollare non appena si girò. Maledizione, gli stava salendo la febbre! - Do’aho… hai la febbre anche tu… torna a letto… - gli disse il moro, alzandosi di nuovo a sedere. - Mi sento meglio di te… - lo contraddisse Hanamichi, reggendosi la testa con una mano, barcollando verso la porta. Doveva controllare se c’erano delle medicine… no, probabilmente non ce n’erano, visto che a lui non erano state date. Ma cosa poteva fare? Lui stava male, Kaede stava anche peggio! Se lui l’avesse curato avrebbe finito per peggiorare e alla fine sarebbero stati due morti viventi… non c’era altra soluzione. - Akira… - lo chiamò, con voce roca. Stava cominciando a fargli male la gola. - Sì? – chiese l’altro, dal bagno. - Kaede ha la febbre alta. – lo informò il rossino. Dopo pochi secondi Hanamichi sentì un’imprecazione e la porta del bagno davanti a lui si aprì, rivelando un Akira con solo un accappatoio addosso. Arrossì violentemente, abbassando lo sguardo. - Ce la fate a restare da soli per pochi minuti? Corro a casa mia a prendere qualche medicina e torno subito. – gli chiese il moro, serio. - E la scuola? – gli chiese Hanamichi. Si sentiva in colpa. Aveva attaccato la febbre al volpino e adesso Akira doveva anche saltare un giorno di scuola! - Non dire assurdità – lo redarguì il moro – Adesso torna a letto. Non alzarti per nessun motivo, va bene? - Ma… - Niente “Ma”, Hana. Vai a letto. Vi porto io da bere e da mangiare per Kaede. - Però… - Hana, se ti si alza la febbre non farai che peggiorare le cose. – lo interruppe deciso Akira – Vai a letto. Il rossino annuì docilmente. Era troppo debole per ribattere. Si trascinò stancamente su per le scale, fino a che non sopraggiunse Akira ad aiutarlo. Effettivamente barcollava un po’ troppo… Quando rientrò in camera trovò il volpino seduto sul letto ad aspettarlo, fissando la porta. - Adesso arriva Akira con la tua colazione. Poi va a prendere le medicine. – lo informò Hanamichi. - Ti si è alzata la febbre. – constatò Kaede – vieni qui. Hanamichi obbedì e si sdraiò accanto a lui. Il moretto lo abbracciò stretto, trascinandolo sotto le coperte con lui. Il rossino sospirò, abbandonandosi alla sua stretta. Il moro lo stringeva con dolcezza, più per riscaldarlo che per altro. Appoggiando la testa sul suo braccio Hanamichi chiuse gli occhi. Dopo pochi secondi li riaprì, per sbirciare il moretto e lo trovò sveglio, con gli occhi aperti che lo fissavano attenti. - Beh? – gli chiese, arrossendo. - Ti guardo. – disse il volpino, semplicemente. - Ma…? - Mi piace guardarti. – sussurrò il moro, accarezzandogli i capelli. Il rossino mugugnò, chiudendo di nuovo gli occhi. Ma non poteva dormire, sapendo di avere gli occhi della volpe puntati addosso! Riaprì gli occhi. Kaede lo stava ancora guardando. - Ti da fastidio? – gli chiese il moro. - Non mi dà fastidio. – rispose il rossino – Ma non riesco a dormire. - Perché? - Non lo so. - Do’aho… - sussurrò Kaede, divertito. E Hanamichi capì che Rukawa doveva avere davvero la febbre altissima, perché aveva sorriso! Le labbra della volpe si erano mosse, gli angoli della bocca si erano alzati leggermente, gli occhi si erano raddolciti… aveva sorriso! - Kitsune, hai la febbre più alta di quanto credessi… - constatò Hanamichi, sorpreso. - Nh? - Hai sorriso… - mormorò. - Do’aho… - ripeté il moro, scotendo la testa. - La smetti di chiamarmi do’aho? – sbottò il rossino, infastidito. - No. – rispose Kaede. Posò meglio la testa sul cuscino e chiuse gli occhi. Hanamichi si sistemò meglio sul suo braccio, strofinandosi nell’incavo del suo gomito e sospirò soddisfatto, prima di abbassare le palpebre. Quando Akira entrò, pochi minuti dopo, li trovò in quella posizione, vicini, profondamente addormentati. Provò una fitta dolorosa al petto.
Akira: non mi farai venire un infarto?! O_o Gyh: cretino!!! >.< Ru: magari.
Era finita, allora? Era stato messo da parte? Kaede l’aveva superato e gli aveva rubato il rossino? Gliel’aveva strappato dalle braccia senza nemmeno lasciargli il tempo di stringerlo? Sospirò tristemente. No, non era ancora finita. Li osservò per qualche attimo. Da quando era arrivato Hanamichi Akira si era reso conto di un gigantesco cambiamento di Kaede. Quando stavano insieme e dormivano nello stesso letto, il giorno dopo era sempre pieno di lividi. Sì, perché Kaede non faceva che muoversi nel sonno! E non è che si rigirasse. Saltava proprio. Tirava calci. Pugni. Ogni tanto mugugnava qualcosa, poi saltava per girarsi sull’altro fianco.
Gyh: una specie di Mondaini… solo più giovane. Ru: e anche maschio, mi sento in dovere di aggiungere… è.é Gyh: dettagli.
Adesso, invece, restava tranquillamente sdraiato tutta la notte senza muoversi. Era un miracolo. Sospirò di nuovo, scotendo la testa. Prese una penna e un foglietto e lasciò scritto ai due ragazzi malati dove andava e che sarebbe tornato presto. Appoggiò il vassoio della colazione sul comodino accanto a Kaede e uscì dalla stanza.
Hanamichi aprì gli occhi poco dopo. Si guardò intorno e si alzò lentamente, per non svegliare il moretto che dormiva accanto a lui. Trovò il biglietto lasciatogli da Akira e sospirò tristemente. Doveva decidere chi dei due amava di più… Triste e sconsolato si alzò dal letto, si infilò una giacca che Akira aveva posato su una sedia lì vicino – che amore che era! – e scese in salotto per accendere la televisione. Doveva distrarsi un po’. Gli venne in mente un’idea assurda: scrivere i nomi di Akira e di Kaede su due biglietti e lasciare che fosse il caso a decidere. Ma dopo pochi secondi si schiaffeggiò una mano sulla fronte. Come poteva essere così deficiente da pensare ad una cosa del genere? Lasciare al caso i propri sentimenti non era affatto una soluzione! - Il caso non si pone, Hana… - si disse, lasciandosi ricadere sul divano – i video boy non si innamorano. - Chi è che non si innamora? – gli chiese Akira, appena tornato. Hanamichi sobbalzò sul divano, non l’aveva proprio sentito arrivare. Tentò di racimolare un poco di autocontrollo e si voltò a salutare l’amico, che lo guardava con un’espressione curiosa. - Nessuno, parlavo tra me e me. Kaede sta ancora dormendo. – disse il rossino, sorridendo, alzandosi in piedi per salutarlo meglio. - Stai seduto. – lo fermò Akira – quando si ha la febbre si deve riposare. - Davvero? – si stupì il video boy. L’asso del Ryonan lo fissò stupito, prima di ricordarsi che il suo adorato rossino veniva da un altro mondo con regole differenti. - Non avete la febbre, voi video boy? – gli chiese quindi, posando sul tavolino la borsa con le medicine. - No… cioè, sappiamo che esiste tra gli umani, ma non la prendiamo mai… da noi non ci sono virus di questo tipo. – spiegò il rossino, lasciandosi ricadere sul divano. - Ecco perché l’hai presa subito. Il tuo organismo non è abituato. – rifletté Akira. Il moro lanciò un’occhiata alle scale e quindi al rosso, con un’espressione indecisa. - Dovremmo svegliarlo, il volpino? Per dargli le medicine… - domandò al rosso. - Tanto si riaddormenta subito. – commentò questo, con un’alzata di spalle. - Hai ragione. – fu d’accordo il moro. Si tolse la giacca, abbandonandola sul divano accanto ad Hanamichi e si diresse su per le scale per dare la medicina al volpino. Lo trovò addormentato nel letto e lo svegliò delicatamente. Sapeva che quando aveva la febbre non era troppo aggressivo una volta svegliato, l’aveva già curato una volta, quando stavano ancora insieme, anni prima. Sorrise, mentre lo osservava aprire gli occhi contrariato. - Che c’è? – domandò il volpino, tirandosi a sedere. - Le medicine. – sorrise Sendo, porgendogli un pacchetto di compresse – mangia la colazione, non puoi prenderla a stomaco vuoto. Il volpino mormorò qualcosa in assenso, prima di sbadigliare stancamente e prendere qualche biscotto dal vassoio sul comodino. Quando aveva la febbre non riusciva mai a mangiare niente, gli si chiudeva ermeticamente lo stomaco. - Hana…? – chiese il volpino. - È giù. Non so se dargli la medicina, il suo organismo non è abituato. Sai che nel mondo dei video boy non esiste la febbre? – gli disse. - Nh. - Beh, se ha la febbre, la medicina deve funzionare, no? Vado a dargliela. – lanciò un’occhiata al volto di Kaede, che lo fissava minaccioso – Non gli faccio niente. Armistizio per malattia, ok? - Ieri sera… ci siamo baciati. – gli rivelò l’altro, tutto d’un fiato. Sendo sorrise. - Sì, avevo notato qualcosa. Ma non ti aspetterai mica che mi arrenda per così poco, vero? - Tsk… porcospino cocciuto. – sbuffò il volpino, prendendo un altro biscotto dal vassoio. - Bevi il tè, devi idratarti. – gli consigliò il porcospino, con un ghigno divertito, prima di alzarsi e uscire dalla camera. Scese le scale e tornò nel salotto, dove Hanamichi fissava assorto la televisione. - Non sapevo che ti piacesse Pollon. – commentò Akira, sedendoglisi accanto – misurati la febbre, se si è abbassata non c’è bisogno dell’aspirina. - Me la sto misurando. – annuì il rossino, indicandosi il braccio, sotto la quale ascella giaceva imprigionato il termometro.
Hana: giaceva imprigionato il termometro… ma che hai bevuto?! Gyh: niennnnteeeehhh… un po’ di… bealeys… @.@ Hana: capisco…
- Mi dispiace che hai dovuto saltare la scuola… - mormorò il rossino, appoggiando la testa alla sua spalla. - Non preoccuparti… avevo verifica di giapponese e non avevo studiato. – sorrise Akira, alzando una mano ad accarezzargli i capelli. Restarono così a lungo, abbracciati, a guardare Pollon, godendo l’uno del calore emanato dal corpo dell’altro. Si stava bene, così. Vicini, attaccati. Eppure nessuno dei due era sereno. Hanamichi doveva decidersi. Akira doveva combattere col suo migliore amico per averlo.
E Rukawa li osservava dalle scale. Li stava raggiungendo per vedere come stava Hana, ma… a quanto pareva non avevano nessun bisogno di lui. In silenzio tornò nella propria camera, infilandosi sotto le coperte.
Quel giorno fu una dormita globale. Hanamichi andò a letto verso le dieci del mattino e si svegliò verso le sei, con Akira accanto, che l’aveva raggiunto intorno alle tre del pomeriggio. - Ben svegliato… - sussurrò Akira, con voce roca e impastata dal sonno – che ore sono? Il rossino lesse nella sveglia sul comodino. - Sei e cinque… - mormorò, incredulo. Aveva dormito così tanto?! - Cavolo… - commentò l’altro, stupito. Lui non dormiva mai, di giorno! – Come ti senti? - Bene… credo che mi sia passata, la febbre. - Dici? – il moro gli posò una mano sulla fronte – forse hai ragione… se vado a prendere qualcosa alla trattoria cinese non c’è problema, allora. Non ho nessuna voglia di cucinare… tu e Kaede dovete avere una fame terribile. Il gorgoglio rumoroso proveniente dallo stomaco di Hanamichi fu una risposta veemente. - Vado. – disse il moro – sveglia il volpino e mettete tavola, se si sente meglio. Si alzò in piedi e uscì dalla stanza. Si sentiva decisamente meglio. A quanto pareva il video boy non stava affatto con Kaede e forse nemmeno lo amava, altrimenti avrebbe certamente dormito con lui o si sarebbe arrabbiato, svegliandosi trovandosi il porcospino accanto. Quindi c’erano ancora taaante carte in tavola.
- Ben svegliato, kitsune! Ti senti meglio? – lo accolse Hanamichi, mentre apparecchiava per tre. - Nh… - il volpino si limitò ad un mugugno, andandosi a sedere al tavolo. Presto il rossino gli fu accanto e gli posò una mano sulla fronte. - Sei caldo… come stai? – gli chiese, dolcemente, preoccupato. - Meglio. – farfugliò il moro. - Bene. Akira è andato a prendere da mangiare. – lo avvisò Hanamichi. Il volpino rispose con un altro mugugno. Incrociando le braccia sul tavolo e affondandovi il volto. - Kitsune, forse è meglio se ti portiamo la cena a letto… - commentò Hanamichi, vedendolo così stanco e fiacco. Dopotutto aveva dormito per quasi ventiquattro ore! Il volpino si sentì ribollire di rabbia per quelle parole. Oh, bene! Allora, nonostante quello che c’era stato tra loro la sera prima, Hanamichi voleva stare da solo con Akira?! E Akira? Cosa gli aveva detto? “Armistizio per la febbre”? armistizio un corno! - Resto qui. – replicò, glaciale. - Vuoi una giacca? Una coperta? Alzo i riscaldamenti? – gli domandò il rossino, premuroso, passandogli una mano tra le ciocche corvine. Il moro scosse le testa con forza, allontanando da sé quella mano traditrice e puntandogli in volto due occhi che fiammeggiavano. - Kitsune, che cosa…? – tentò di chiedere Hanamichi, prima che il portone d’entrata si aprisse, facendo entrare Akira e con lui una folata di vento gelido. - Ehilà! Cavolo, è freddissimo, fuori… ci saranno due gradi al massimo… - sbuffò, strofinandosi le braccia e correndo davanti ad un termosifone – Temevo di morire congelato. - Ti prendo un maglione? – gli chiese Hanamichi. - Tu siediti. Non è detto che la febbre ti sia passata del tutto. – lo rimbrottò bonariamente Akira – Kaede, come stai? - Nnhh… - mugugnò il volpino, senza alzare la testa. - Meglio di stamattina, ma non bene. – tradusse il rossino. - Nhh… cibo… - ebbe la forza di mormorare Kaede, allungando una mano verso il sacchetto che Akira aveva mollato sul tavolo. - È da stamattina che non mangi? – gli chiese Akira, passandogli il sacchetto. Il volpino annuì. - Scemo… mangia, prima di morire di fame! – commentò Hanamichi. Il volpino lo fulminò con lo sguardo, sgranocchiando qualche nuvoletta di gamberi. - Sei nervoso? – gli chiese Akira, stupito dalla quantità di rabbia contenuta nell’occhiata che il volpino aveva rivolto al video boy. Kaede rinnovò lo sguardo gelido e minaccioso per puntarlo sull’amico, continuando a sgranocchiare. Akira e Hanamichi si scambiarono un’occhiata confusa e alzarono le spalle. Mangiarono quasi in silenzio. Non sapevano cosa fare. Guardare una cassetta? Forse era meglio. Giocare a carte era fin troppo faticoso per il volpino. Akira lo sapeva bene: Kaede poteva passare anche due o tre anni senza avere febbre né influenza. Ma quando la prendeva stava malissimo. A 37 e mezzo già faceva fatica ad alzarsi dal letto e a parlare. Fu così che Akira prese dagli scaffali pieni di videocassette “Due come noi”, una serie comica giapponese.
Gyh: Io ADORO due come noi! Specialmente la sigla! ^_^ tattatarattaratattaratata…
Una volta Rukawa aveva commentato che, se si fosse fatto crescere ancora un po’ i capelli, avrebbe potuto somigliare a Ito. - Ce la fate a salire le scale? – chiese Akira ai due malati. Entrambi annuirono, Hanamichi facendo il segno di vittoria. Il rossino prese il volpino per un braccio, per aiutarlo a salire le scale, ma venne malamente respinto, mentre Rukawa gli riservava un’occhiata gelida e cominciava a salire le scale, reggendosi al corrimano. Di nuovo il rossino cercò una spiegazione negli occhi di Sendo, ma anche questo si limitò ad alzare le spalle. Proprio non capiva quella volpe scema! E dire che quando aveva la febbre diventava tranquillo e dolce… mah! - E’ da quando si è alzato che si comporta così… - disse Hanamichi. - Come mai? – si stupì Akira. - Non lo so… stamattina era normale! Per quanto può essere normale lui… - aggiunse a bassa voce il rossino. - Non so cosa pensare… - sospirò Akira. Salirono insieme le scale, dirigendosi verso la stanza di Hanamichi, quella con video e televisione. La trovarono vuota. Eppure Rukawa non era salito poco fa? Forse era andato in bagno… ma non arrivava! Alla fine Hanamichi andò a controllare nella stanza del volpino, trovandolo disteso sul letto intento a sfogliare una rivista di basket. - Non vieni a vedere la cassetta? – gli chiese Hanamichi, avvicinandosi al letto. - No. – replicò Rukawa, fulminandolo con lo sguardo. - Non dirmi che hai ancora sonno… hai dormito quasi ventiquattro ore! – replicò Hanamichi. - Non voglio stare insieme ad una scimmia idiota e un riccio ritardato. Ora che ne diresti di lasciarmi in pace? Le parole crudeli e il tono freddo di Rukawa ruppero qualcosa dentro Hanamichi. - Perché? – sussurrò il rossino. - Sei fastidioso. Sei appiccicoso. E fai troppo casino. Esci. – rispose il moro, riportando lo sguardo indifferente sulla rivista. Il rossino lo fissò, incredulo. Ma la sera prima l’aveva baciato, l’aveva curato, era stato dolce e gentile! Anche quella mattina avevano dormito abbracciati… perché adesso si comportava in quel modo? Era lui che si era illuso. Come sempre, ovvio. Perché Rukawa avrebbe dovuto amare un ragazzo fastidioso, appiccicoso e casinista come lui? Qualcosa s’incrinò dentro di lui. Gli faceva male. Deglutì un paio di volte, prima di riuscire a voltarsi e uscire dalla stanza. Rimase appoggiato contro la porta, incredulo. Com’era possibile? Allora era davvero un semplice oggetto per lui… ricacciò indietro le lacrime. Non avrebbe pianto per lui. Non di nuovo. Si passò una mano tra i capelli, tirando un lungo sospiro. Tornò nella camera in cui Akira lo stava aspettando per guardare la cassetta.
Fine capitolo 2!
Gyh: finalmente! Beh…? Che avete voi? Hana: ç__ç perché… perché devi sempre rovinare tutto… andava tutto così bene… Ru: tu mi odi, vero? è__è Gyh: cooosa?! Ma no, ti adoro, Ru! Sei così puccioso! ^__^ Ru: è___é* grrr Akira: ooh perché li hai fatti litigare, sorellina??? ç__ç Hana: ecco, diglielo anche tu! >.< Ru: non rivolgergli la parola, Hana! Akira: e perché non c’è ancora la lemoooon… ç___ç Gyh: ah, ecco… maledetti… mai un minimo di soddisfazione! >.< ho deciso, Ru si mette con Fujima che lo riempirà di corna, Akira con Hiro che si arrabbierà non appena lo vedrà parlare con qualcun altro e Hana torna nel mondo dei video boy, dove coronerà finalmente il suo sogno d’amore con Anzai! Hana Ru e Aki: questa fic è meravigliosa!!! O__O|||| Gyh: visto? Basta poco per far felice la gente! ^__^
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