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Video Boy Hana parte I di Gyh
Rukawa camminava sconsolato per le vie di Kanagawa. Fissava il vuoto, lo sguardo fisso sull’asfalto scuro e duro sotto i propri piedi. Era finita. Era… semplicemente impossibile. Fujima non l’amava e non l’avrebbe mai amato. L’aveva capito alla fine della partita di allenamento contro la sua squadra di basket. Lo Shohoku aveva perso e Fujima gli aveva rivolto uno sguardo carico di disprezzo, nonostante lo vedesse così abbattuto. E come se non bastasse… stangata finale, aveva beccato Fujima e Hanagata a baciarsi negli spogliatoi. Non aveva potuto far altro che correre via, senza farsi scoprire. Che altro poteva fare? Il ragazzo che gli piaceva da mesi stava con un altro. Forse lo disprezzava… Dopo quello che c’era stato tra loro… No, decise di non pensarci più! Come se fosse facile… Sospirò tristemente. Almeno quella sera si sarebbe fatto consolare dal proprio amico del cuore, Akira Sendo. Avrebbero scherzato, giocato un po’ al computer o alla playstation – Kaede era convinto che Akira avrebbe fatto di tutto per convincerlo a navigare su un sito porno – o magari una partitina a basket… no, non era proprio il caso. Kaede alzò lo sguardo, sconsolato. Un video noleggio. Non l’aveva mai visto, non sapeva che ce ne fosse uno da quelle parti. Beh, meglio così. magari avrebbe potuto guardarsi una bella cassetta insieme ad Akira, quella sera. Entrò. Tanto non c’era niente di meglio da fare! Si rese conto subito che quello non era un video noleggio normale. C’erano solo copertine con ragazzi e ragazze! Era ovvio che erano porno… ma Kaede, chissà perché, non riusciva a girare i tacchi e andarsene… doveva restare. Se lo sentiva dentro, c’era qualcosa che lo attirava incredibilmente… ma che cosa? Continuò a camminare velocemente tra gli scaffali, cercando qualcosa, qualcosa che sembrava chiamarlo a gran voce, qualcosa come… Quei capelli rossi. Un ragazzo sorridente, dal viso dolce, lo fissava con due occhi da cucciolo color cioccolata, dalla copertina di una cassetta. Era fantastico. Non vedeva il corpo, solo le spalle e parte del petto. Era vestito con una maglia aderente e nera, scollata, che lasciava intravedere una grande parte di quella pelle dorata… Magnifico. “Hanamichi Sakuragi, ti aiuterò!” stava scritto sulla copertina. Hanamichi. Hanamichi Sakuragi. Era un bel nome. Senza nemmeno pensarci, Rukawa afferrò la video cassetta dallo scaffale con un gesto repentino, guardandosi intorno alla ricerca del bancone, quando una voce lo riportò alla realtà. E così hai preso Hanamichi, eh? Un caro ragazzo, non c’è che dire. Kaede si voltò di scatto. Dietro di lui un giovane dallo sguardo calmo, gli occhiali, non doveva avere molti anni più di lui. Kiminobu Kogure. – si presentò il ragazzo – il primo noleggio è gratis, quindi vai pure. Grazie. Ringraziò velocemente Rukawa, salutando e voltandosi per andarsene. Si sentiva un po’ in imbarazzo a prendere a noleggio una simile cassetta… Uscì dal videonoleggio. Sentiva qualcosa nelle tasche e vi guardò dentro: la tessera del video noleggio! Ma quando l’aveva presa? Forse gliel’aveva infilata in tasca quel ragazzo… decise di non pensarci e di dedicare la propria attenzione alla cassetta che aveva tra le mani. Guardò il retro e cominciò a leggere. “Hanamichi Sakuragi, diciassette anni. Altezza, un metro e ottantotto. Carattere dolce ed esuberante, saprà consolare e aiutare chi ne avrà più bisogno, sorreggendolo nei momenti di sconforto e dandogli tutto l’appoggio possibile fino al raggiungimento dell’amore.” Rukawa non ci aveva capito niente. Ma che voleva dire? Un metro e ottantotto? Però, lo superava di ben un centimetro! Kaede voltò di nuovo la cassetta e si perse in quei begli occhi color cioccolato. Affrettò il passo, diretto a casa. Non poteva aspettare un solo minuto! Doveva assolutamente guardare quella cassetta! Ma doveva saperlo che qualcosa sarebbe andato storto… c’è sempre qualcosa che non va (Specialmente nelle mie fic ^___^ Ndautrice) (Mostro! NdHana e Ru) Infatti una strana figura si ergeva davanti alla porta della sua abitazione. Una strana figura con i capelli a punta stile porcospino e un sorriso a cinquecento denti. Ehilà, Kae! Ho saputo che avete perso… ma non fartene un dramma, magari stavate giocando un po’ sottotono… ehi, che hai? – gli chiese subito dopo, notando l’espressione afflitta dell’amico. Grazie alle parole di Akira, Rukawa si era ricordato di Fujima. E dire che era riuscito a dimenticarsene, grazie ad Hanamichi… Hanamichi? Perché lo chiamava per nome? Era solo una videocassetta… Nulla di che, Akira. Solo che Fujima si stava baciando con Hanagata negli spogliatoi. – rispose sbrigativamente. Kae… dai, vieni, ho ordinato un paio di pizze per le otto… che hai, lì? – gli chiese, rivolto alla videocassetta, tentando di sviare il discorso. Notando l’espressione spiazzata di Kaede, però, Sendo capì che c’era qualcosa di strano e gli strappò l’oggetto di mano, repentinamente, per poi urlare la propria sorpresa. Ma che bella idea, Kae! E soprattutto, che bel pezzo di… - commentò, osservando con un sorriso malizioso prima l’amico poi la foto sulla custodia. AKIRA!!! – urlò Kaede, imbarazzato – non so perché l’ho presa, quindi stai zitto. – gli disse, prendendo le chiavi di casa dalle proprie tasche. Stare zitto? E perché mai? Trovo che i tuoi gusti siano notevolmente migliorati… - si interruppe bruscamente, quando si rese conto di ciò che aveva detto. Kaede lo fulminò con lo sguardo, mentre apriva la porta di casa. Però Kaede non poteva che ammettere che era proprio così. Hanamichi era decisamente meglio di Fujima. Era più… era impossibile da spiegare. Era sensuale e bello da impazzire, però da lui si sprigionava anche un alone di dolcezza e innocenza che si potevano scorgere solo nei bambini… Mhm, sarebbe davvero… educativo avere questo… Hanamichi tra le mani per una notte, eh? Con questo bel faccino da cucciolo… dì la verità, te lo vorresti legare al letto e frustare, eh? Se vuoi ti presto un paio di libri sul sadomasochismo che potresti trovare interess… - stava già cominciando a divagare Sendo. FINISCILA SUBITO, PORCOSPINO IN CALORE!!! Dio, ma da quant’è che non ti fai una bella sega?! – esplose Rukawa, le sue urla seguite dallo sbattere della porta che si chiudeva e dalla risata di Sendo. Che ore sono? – chiese Akira con un sorriso soddisfatto. Mio dio, non avvicinarti e soprattutto NON toccarmi con quelle mani… - lo mise in guardia Rukawa, fissandolo disgustato. Guarda che di solito mi lavo le mani… e poi non me la sono fatta io! Doppiamente NON avvicinarti. – ribadì Kaede, buttando la sacca con la divisa da basket sul divano. Andò in cucina a preparare un po’ di pop-corn, quando sentì l’inconfondibile rumore del video che si azionava. Corse subito in salotto, dove Akira aveva appena schiacciato play. Sullo schermo comparve un’immagine sfocata stile “The ring” e il ragazzo. Dio, era bellissimo... Gli occhi chiusi, le ciocche rosse che gli ricadevano sulla fronte, le labbra leggermente aperte… Aprì lentamente gli occhi, disegnandosi sulle belle labbra un sorriso dolce. Poi, cominciò a parlare. Aveva una voce fantastica… Rukawa non riusciva a strappare il telecomando di mano all’amico per spegnere… Buongiorno… o buonasera… beh, direi buona sera, ormai sono le sette e mezza… Rukawa fissò il ragazzo, stupito. Che strano, erano proprio le sette e mezza… Io mi chiamo Hanamichi Sakuragi, spero che diventeremo amici… anche se tu qui davanti mi stai fissando con uno sguardo ebete e tu laggiù non fai nemmeno un’espressione! Sembri una volpe surgelata! – cominciò a ridere. Akira e Kaede si scambiarono uno sguardo sbigottito. Bene, non c’è problema, vi spiegherò tutto non appena sarò uscito. Eccomi… Accadde una cosa stranissima. Kaede non aveva mai sognato un’eventualità del genere. Una cosa del genere l’aveva tranquillamente messa sotto l’elenco delle cose impossibili e impensabili. Lo stesso non si poteva dire di Akira, che aveva spesso fantasticato su una simile possibilità, ma di certo non si aspettava nemmeno lui che ciò potesse accadere! Il ragazzo stava uscendo dal video. Prima le mani, poi le braccia, la testa, le spalle, il torace, la vita, il… Le gambe, i piedi… Sembrava volare vicino al soffitto, sembrava davvero un angelo, gli occhi chiusi, serrati, prima di ricadere pesantemente sul “povero” Kaede. Era… impossibile! Kaede era caduto a terra per il violento impatto e sopra di lui stava quel rossino di fuoco… appena uscito da una videocassetta! Ahio… potevi cercare di aiutarmi, sai? – si lamentò Hanamichi, senza però tentare di alzarsi, troppo intontito dal colpo. Guarda che sei tu che mi sei piombato addosso. – gli fece notare, gelido, Rukawa. Ehm… prima che cominciate a litigare… Hanamichi… potrei chiederti cosa è successo? – chiese Akira, dietro di loro, mentre li fissava sbalordito, ma senza mai rinunciare all’immancabile sorriso – Kaede, so che sei sotto ad un angelo, ma mi raccomando, non ti eccitare. Hentai. – ribattè Rukawa, liberandosi in fretta del corpo caldo sopra il suo. Per quanto gli dispiacesse toglierselo di dosso, e soprattutto dare ragione a Sendo, era davvero meglio se si separavano, visto che c’era davvero il pericolo che si eccitasse. Ehi, che maniere! – commentò il rossino, fissandolo offeso. Tesoro, ti spiacerebbe evitare di cambiare discorso e spiegarci chi sei? – gli chiese Sendo. Nel frattempo il porcospino si era avvicinato e lo aveva preso sotto le ascelle, aiutandolo ad alzarsi e, nel frattempo, gli aveva fatto scivolare le mani sul petto, cominciando a strofinargli i capezzoli e a toccare più pelle che poteva. Oi, porcospino, guarda che sono in piedi! – si era staccato subito Hanamichi, arrossendo, anche per il “tesoro”. Sì, l’avevo… notato… - rispose Akira, mentre faceva vagare lo sguardo sul corpo del rossino. Indossava una semplice maglietta nera aderente, che però aveva degli strani disegni sopra e un paio di pantaloni di pelle nera che non lasciavano poi molto all’immaginazione. Akira, calma gli ormoni. – ordinò la fredda voce di Rukawa – Come hai fatto ad uscire dal video, scimmia rossa? Cosa?! Come osi, kitsune surgelata! – era saltato su il rossino, incavolato nero. Rispondi, da bravo, viso d’angelo, poi passiamo ad altro… - aveva sussurrato la voce di Akira, con tono allusivo, a pochi millimetri dall’orecchio di Hanamichi che si scostò immediatamente, arrossendo. Senti, tu! Non so quanto afrodisiaco devi avere in corpo per provarci con me, ma sappi che non svolgo quel genere di prestazioni! Hai capito?! – si era schernito immediatamente il rossino, puntando l’indice contro Akira, che adesso lo fissava, confuso e deluso. Cosa? Non puoi dire di no… non può scendere un angelo simile dal cielo e negarmi una bella scopata… - si lamentò Akira, dall’espressione sembrava ad un passo dalle lacrime. Hentai! – commentarono in coro gli altri due, fissandosi poi cagnesco. Io sono un video boy. Il mio compito è di aiutare chi mi ha noleggiato a conquistare il suo amore! – aveva spiegato sorridendo Hanamichi – sei tu che mi hai preso, vero? – aveva poi chiesto, voltandosi verso Rukawa. Vorrei tanto prenderti io… - aveva mormorato Sendo, fissando il fondoschiena invitante del rossino. La finisci?! Spero che l’effetto del viagra svanisca in fretta! – aveva sibilato Hanamichi, arrossendo di brutto. Oh, come sei carino quando arrossisci! Dimmi, sei mai stato a letto con un ragazzo? – gli chiese Akira, con un sorriso conciliante. Ma… che cavolo di domande sono, maledetto maniaco! Ho già detto che non faccio quelle cose! – aveva ribattuto urlando il rossino. Peccato… - aveva mugugnato Rukawa. Anche tu?! Ma che cavolo avete mangiato?! – aveva strepitato Hanamichi, allontanandosi da entrambi, completamente rosso per la vergogna. Dai, non fare così… sei vergine? – gli chiese Sendo, avvicinandoglisi velocemente. Ma che… che t’importa! Non sono affari tuoi! – sbraitò il rossino. Se non me lo dici tu controllerò personalmente… - aveva bisbigliato il porcospino al suo orecchio, con tono altamente malizioso e insinuante. Aah!!! Allontanati! Va bene, sono vergine, e allora?! Problemi?! avvicinati e ti meno! – strepitava il rossino. Mhm, come sei carino, quando arrossisci! Mi viene voglia di legarti e… - stava già cominciando Akira, prima che un pugno in testa lo riportasse alla realtà – eddai, Ru, come sei violento… La finisci, animale? – aveva ribattuto la volpe con tono minaccioso, il braccio ancora alzato. Ecco! – aveva concordato Hanamichi, ormai con le lacrime agli occhi. Quindi tu… dovresti farmi conquistare il mio amore? – aveva chiesto Kaede al rossino, un sopracciglio ironicamente alzato – non farmi ridere, Hana. Perché? Io sono il genio dei video boy! – era saltato su Hanamichi. Ah sì? quanti ragazzi hai aiutato, finora? – gli chiese la volpe gelida. Beh… veramente questo è il mio primo incarico… ma ti assicuro che saprò aiutarti! – era arrossito Hanamichi. Suonò il campanello, ripetutamente. Dovevano essere arrivate le pizze… erano in anticipo… Kaede andò ad aprire la porta, prese le due pizze, pagò il conto e tornò. Lo sguardo del rossino era eloquente. E per me? – chiese Hanamichi, sfiorandosi le labbra con l’indice, in un gesto inconsapevolmente sensuale. Se avvertivi prima di venire… - commentò ironicamente Rukawa. Questa frase potrebbe essere fraintesa… - mugugnò Akira, la mente persa per pensieri ben poco pudici. Eh? Perché? – aveva chiesto Hanamichi, guadagnandosi due paia di occhi puntati addosso. Te lo spiego stanotte, va bene, tesoro? – aveva sorriso maliziosamente Akira – per la pizza non ti preoccupare, facciamo un po’ per uno. Mhm… Ah, volpe, i tuoi genitori dove sono? – chiese Hanamichi. Non ci sono. Perché? – aveva risposto gelidamente Rukawa – inoltre ho un nome, Kaede Rukawa. Beh, bisognerà trovare una scusa, no? fino a che non avrai conquistato il tuo amore non puoi mica buttarmi sotto un ponte! – aveva risposto il rossino. Rukawa si gelò sul posto… quel ragazzo… a casa sua?! E chissà per quanto tempo! Akira non perse tempo. Subito esplose in un: Resto qui anch’io! Scordatelo! – avevano risposto gli altri due in coro. Akira, però, aveva oltrepassato Hanamichi e messo un braccio attorno alle spalle di Rukawa. Senti, Ru, io ti conosco… se non c’è qualcuno a controllarti finisci per violentarlo ‘stanotte… Aveva bisbigliato Akira all’orecchio dell’amico. Kaede non poteva fare a meno di pensare che l’altro non avesse tutti i torti. si voltò a sbirciare il rossino, che si guardava attorno mordicchiandosi la punta dell’indice… E va bene, resta qui. – sospirò infine. Cosa?! – era saltato su il povero rossino – ma…! Niente ma, do’aho, accontentati. Altrimenti, vai sotto un ponte. – l’aveva prontamente interrotto Rukawa, con uno sguardo gelido. Hanamichi l’aveva fissato con astio, rosso in volto, prima di abbassare lo sguardo sulle pizze che giacevano sul tavolo. Ho fame. – disse subito, fissando le pizze fumanti – dai mangiamo e nel frattempo tu mi racconti del ragazzo che ti piace! Ok? Hana… hai la delicatezza di un trattore… - aveva commentato Sendo, fissandolo con uno sguardo carico di rimprovero. Ehm… è successo qualcosa di brutto? – chiese imbarazzato il rossino, vergognandosi per la gaffe. Niente di cui preoccuparsi e, soprattutto, NIENTE di cui parlare. – aveva ribattuto freddamente Rukawa, sedendosi al tavolo e cominciando a sbocconcellare un po’ di pizza. Eppure, gli seccava ammetterlo, quel video boy era riuscito a fargli dimenticare di nuovo Fujima per qualche minuto. Era decisamente attraente, ma Kaede non poteva permettere che quel rossino lo distraesse dal suo vero amore! Vero amore… gli venne da ridere… l’aveva gettato via come un fazzoletto usato, si era approfittato bassamente dei suoi sentimenti solo perché aveva voglia di una scopata, se ne era fregato del suo amore, l’aveva calpestato… e adesso l’aveva anche beccato che baciava un altro. si poteva essere più sfigati? E va bene. – aveva sospirato il rossino, sedendosi di fronte alla volpe e cominciando a mangiare una fetta di pizza – allora, i vostri nomi? Io sono Akira Sendo, chiamami Akira o Aki-chan, come preferisci tu. – si era presentato immediatamente il ragazzo più alto, prendendo posto accanto a lui. molto accanto a lui – e quello è Kaede Rukawa, puoi chiamarlo… Volpe surgelata. – aveva concluso Hanamichi fissando Kaede, di fronte a lui. Cavolo, era il suo primo lavoro, potevano almeno facilitargli il compito! Invece era capitato tra un pezzo di ghiaccio e un maniaco sessuale, non sapeva come fare! Non si era mai trovato in una situazione del genere. Gli avevano insegnato che i video boy aiutano i ragazzi a superare le loro tristezze con ogni mezzo e che i ragazzi che aiutavano sarebbero stati riconoscenti… ma né Akira né Kaede dimostravano riconoscenza! Uno peggio dell’altro… Do’aho. – aveva sibilato Rukawa. Baka kitsune. – ribattè Hanamichi. E se ti buttassi davvero sotto un ponte? – l’aveva minacciato Rukawa – oppure potrei fare di peggio… spedirti a casa di quest’istrice! Non oserai… - era sbiancato il rossino. Questo lo credi tu. – l’aveva disilluso Akira, mettendogli un braccio attorno alle spalle e tirandoselo contro – Kaede è freddo è crudele, io invece sono gentile e caldo… non fare caso a quello che dice di me, io non sono affatto come mi si definisce… Allora togli quella mano! – aveva strepitato il povero video boy, mentre una mano dell’istrice gli accarezzava una coscia – maniaco! Non c’è bisogno di essere maniaci per volere uno come te nel letto… di notte… nudi… - aveva cominciato a sussurrare suadentemente Akira all’orecchio di Hanamichi, che non riusciva a togliersi di dosso quella zecca maniaca, che adesso gli accarezzava la schiena e le gambe. Finalmente il rossino riuscì a liberarsi dalla stretta di quel porcospino maniaco… ma a che prezzo… Rukawa aveva lanciato una brocca di acqua gelida in testa ad Akira e l’acqua aveva beccato anche il rossino. Baka kitsune, è fredda! – si lamentò il video boy, stringendosi tra le braccia. Non c’è problema, ti riscaldo io! – si offrì immediatamente Sendo, con i capelli che gli ricadevano in tante ciocche disordinate sul volto – eddai, Ru, lo sai quanto ci metto per pettinarmi così… E allora finiscila di violentare ragazzi sotto il mio tetto. – aveva sibilato freddamente Rukawa, fissandolo gelido. Ehi, kitsune, mi dai una maglia asciutta? – chiese tremante il rossino. Oh, come sei freddoloso, tesoro! – aveva gongolato Akira – vado a prenderti un asciugamano e la maglia… Kae, per ovvi motivi la prendo anche per me. E si era alzato, andando a prendere quanto occorreva. Sugli altri due era calato un silenzio imbarazzante. Hanamichi aveva incrociato le braccia sul tavolo e vi aveva poggiato la testa, prendendo a fissare il moro attento ad ogni sua mossa. Era un ragazzo bellissimo, la carnagione chiara, gli occhi blu notte, penetranti, i capelli neri e scuri, come non li aveva mai visti, alto… che problemi di cuore poteva mai avere, quel ragazzo? Chi poteva essere lo stolto che l’aveva rifiutato. Era un po’ scontroso, certo, ma non sembrava cattivo, anche se il carattere che si ritrovava era a dir poco irritante, per Hanamichi, abituato a conversare a ruota libera. Nh? – fece Rukawa, quando si accorse dello sguardo del rossino puntato su di sé. Senti, kitsune… io voglio e posso aiutarti… - cominciò Hanamichi, serio e rassicurante, con tono dolce – però tu devi fidarti di me. Capito? Non ho voglia di parlarne. – aveva ribattuto immediatamente Rukawa, sibilando poi – “Carattere dolce ed esuberante”, stava scritto sulla copertina… a me sembri un do’aho casinista. Non credo che tu possa aiutarmi, bel faccino… - stava per continuare, quando si rese conto di quello che aveva fatto. Alzò lo sguardo, preoccupato. Hanamichi era rosso il volto, afflitto, vergognoso. Poverino, stava solo cercando di dargli una mano… e lui l’aveva trattato in quel modo… alla fine si era solo sfogato su di lui per Fujima e per la sconfitta contro l’altra squadra, aveva usato quel ragazzo come valvola di sfogo… ed era stato crudele, volutamente crudele, l’aveva ferito. Se non ti serve il mio aiuto puoi anche riportarmi al videonoleggio… - aveva sussurrato il rossino, abbassando il volto, tentando di nascondere le lacrime che già si stavano formando nei suo occhi – non mi offendo. Rukawa non sapeva che cosa dire, né cosa fare. Chiedere scusa era l’unica cosa logica, ma era così difficile… Mi dispiace… - mormorò Rukawa, sinceramente dispiaciuto – io… Non importa, non importa! – aveva sorriso il rossino, alzando il viso, cercando di mostrarsi tranquillo e sicuro – non fa niente se… se vuoi puoi riportarmi al video noleggio anche subito… non farti problemi… No. – l’aveva interrotto Kaede, bruscamente – resti qui. Nh. – aveva mugugnato il rossino, abbassando di nuovo lo sguardo. cosa poteva fare? Che brutta atmosfera! E dire che sulla videocassetta c’era scritto “esuberante”, Hana! – aveva fatto irruzione Akira nella stanza, gettando in testa al rossino un asciugamano candido. Solo che non poteva sapere quanto avrebbero fatto quelle parole. Va bene, sono inutile, sono un idiota e so fare solo casino! – aveva urlato Hanamichi, alzandosi in piedi di scatto – vado in bagno. Ma che ho detto…? – mormorò stupito Akira, fissando il ragazzo che si allontanava correndo, verso il bagno. Almeno l’aveva trovato subito – o meglio… che gli hai detto, Ru? Ero nervoso… - aveva tentato di giustificarsi immediatamente. Scusati con lui, Kaede. Altrimenti poi starete male tutti e due. Nh.
Hanamichi stava seduto sul water – aveva abbassato la tavoletta! – e si stringeva le ginocchia al petto, tentando di soffocare i propri singhiozzi. Andava già così male al primo incarico… Kaede, il ragazzo che doveva aiutare, probabilmente lo detestava, mentre Akira approfittava di ogni momento per provarci. E lui, che aveva cominciato a urlare istericamente, poco prima… doveva resistere, doveva tentare di superare la barriera di ghiaccio della volpe e alla fine Kaede si sarebbe lasciato andare e si sarebbe confidato con lui! invece il rossino aveva cominciato a sbraitare. Era proprio un do’aho. E poi non sapeva come fare! Aveva freddo perché da bravo idiota non aveva preso la maglia che Akira gli porgeva, era a petto nudo perché la maglia fradicia peggiorava la situazione e stava piangendo come un bambino… peggio di così! Tirò su col naso e si asciugò le lacrime, soffiandosi poi il naso. Si alzò in piedi e andò a controllare la situazione allo specchio… disastrosa. Le guance e il naso e gli occhi rossi per il pianto, le ciocche rosse bagnate che gli ricadevano disordinatamente sul volto… era perfino peggio del solito. Sospirando, cominciò a chiedersi come potevano quei due ragazzi trovarlo bello. Akira era piuttosto palese che fosse un maniaco. Probabilmente ci provava con ogni essere in grado di respirare che gli passasse accanto… Ma la volpe?! Il suo commento quando Hanamichi aveva specificato di non svolgere prestazioni sessuali, quel “Peccato” deluso e irritato… Hanamichi avvampò. Probabilmente era perché aveva avuto una delusione col ragazzo che gli piaceva e aveva bisogno di sfogarsi facendo sesso. Ma il rossino si tranquillizzò: no, era troppo brutto perché sia il porcospino che la volpe potessero fare sul serio… no, poteva anche evitare di pensarci. Si sciacquò il viso, tentando di cancellare le tracce di lacrime, per poi tornare a guardarsi allo specchio. Avrebbero notato di sicuro che aveva pianto, ma dopotutto non poteva certo restare lì dentro ancora per molto… Si sforzò di sorridere come al suo solito e aprì la porta, tornando nel soggiorno, dove Akira e Kaede stavano continuando a mangiare la pizza. Tutto bene? se tardavi ancora un po’ saremmo venuti a cercarti… cominciavo a preoccuparmi. – lo accolse Akira, con un sorriso conciliante. “Almeno non ce l’ha con me perché ho urlato” si rasserenò Hanamichi. Ehm… la… la maglia? – chiese Hanamichi, titubante e imbarazzato. Non poteva certo leggere nei pensieri dei due ragazzi mori, altrimenti sarebbe certamente scappato. “Dio che faccino da cucciolo… mhm, si vede che ha pianto, povero piccolo! Lo consolo io… wah, no, non metterti la maglia… che voglia di mordicchiargli quei capezzoli… no, non coprirli, tesoro… ma stanotte, giuro che lo lego al letto, lo metto a pecorina e…” pensava Sendo, senza abbandonare nemmeno per un attimo l’eterno sorriso. Kaede invece non riusciva neanche a pensare. Il freddo dell’acqua aveva indurito e fatto ergere i capezzoli del rossino, che adesso lo fissava imbarazzato, come per chiedere scusa di una mancanza, come un bambino fissa un genitore per paura di essere punito. “Ci sono tanti bei modi per punirlo… dovrei avere un paio di manette in cantina… e qualche candela…” cominciò a riflettere Rukawa, lasciandosi sfuggire un grugnito di disappunto quando Hanamichi si mise la maglia. Nh? – fece Hanamichi, voltandosi verso di lui, confuso. Nulla, Hana caro, nulla. Kaede stava solo esprimendo il suo più vivo disappunto per il fatto che tu ti stessi rivestendo. – gli spiegò Akira, guadagnandosi un’occhiataccia dal volpino. Hentai! Ho dei seri dubbi. – aveva borbottato Hanamichi, in risposta, sedendosi al tavolo e finendo la propria parte di pizza. Che facciamo, dopo? Ci guardiamo una cassetta? C’è un altro video di sopra, nella camera degli ospiti, no? – propose Sendo – e io ho noleggiato “The Ring”
Autrice: un film che ho odiato con tutta me stessa… -___-|||| Hanamichi si gelò sul posto… non era quel film dell’orrore in cui…? Ehm… ma… ma non è più divertente giocare a carte? – tentò, fingendosi a proprio agio. Cos’è, hai paura di un film? E comunque io voglio vedere la videocassetta. – aveva stabilito Rukawa. Ma… - cominciò Hanamichi, subito zittito da uno sguardo di Rukawa e dalle sue parole. Sotto il ponte. – sibilò Rukawa, senza fare una piega. O nel mio letto… - sussurrò Akira nell’orecchio del rossino, che non aggiunse altro.
Autrice: Ru non sembra un po’ Muraki nel numero 3 di yami no matsuei , quando minaccia Tsuzuki? Hana: per essere maniaco lo è abbastanza… Ru: … Sendo; ^_____^ Autrice: sono ancora persi nei loro pensieri hentai… come biasimarli… Hana: ç________ç ma perché…
Dopo cena Akira e Hanamichi andarono subito nella camera, mentre Rukawa aveva mugugnato un “Bagno”, prima di dirigersi verso il bagno. Piccolo inconveniente. C’era solo un letto matrimoniale, decisamente grande, in tre ci stavano più che comodamente, ma… Sendo afferrò immediatamente Hanamichi e lo gettò sul letto sdraiato sull’addome, stendendoglisi poi sopra, bloccandogli le mani sopra la testa con una mano, mentre con l’altra esplorava il suo petto, la sua schiena, i suoi fianchi. Fi… finiscila, maniaco! Lasciami! Lasciami! – strepitava il rossino, agitandosi sotto l’altro. Eddai, stai buono, voglio solo darti una toccatina… - tentò di tranquillizzarlo Akira, cominciando ad alzargli i lembi della maglietta, per toccare quella pelle calda e vellutata a cui non aveva mai smesso di pensare per un solo momento. Quella mano grande finì ad afferrargli un capezzolo, stringendoglielo piano e con dolcezza, giocandovi. Lasciami, Akira, lasciami! – urlava Hanamichi. Era andato nel panico, sentendo il sesso eretto dell’altro contro le natiche. Che diavolo stava facendo quel maniaco! Rilassati, Hana, lasciami fare per un po’… - sussurrò Akira al suo orecchio, prima di leccarglielo con veemenza, facendolo rabbrividire palesemente. Nooo! – si lamentava il rossino. La mano dell’istrice che prima gli bloccava i polsi era scesa fino a palpargli il sedere, morbido e sodo… Che diavolo stai facendo! – tuonò la voce della volpe. Rukawa artigliò subito Sendo per i capelli, spingendolo indietro, liberando un rossino spaventato e ansimante. Stai bene, Hana? – chiese dolcemente Kaede al video boy, che lo fissava con gli occhi spalancati, impaurito. S… sì, sto bene… - mormorò, abbassando lo sguardo, arrossendo di brutto. Poi rialzò la testa e puntò due occhi accusatori verso il porcospino – E tu non provarci mai più! Uffa, per una toccatina… - sbuffò Akira, senza preoccuparsi di nascondere l’evidente stato d’eccitazione in cui si trovava. Senti, porcospino hentai, vedi questo ragazzo? Non si tocca! È chiaro?! – tuonò Kaede, per poi interrompersi, stupito. Che stava dicendo? Sembrava quasi un innamorato geloso… ma lui amava Fujima! Ma Ru! Dovresti sentire che sederino fantastico che ha! – implorò Akira, mimando con le mani una palpata grossolana. Animale… - borbottò Kaede – metti su la cassetta, invece di stare a dire cavolate… Sendo si ricordò di aver lasciato la cassetta in soggiorno e tornò a prenderla lasciando Hanamichi e Kaede di nuovo soli, in un silenzio carico di imbarazzo. Scusa per prima. – sospirò infine la volpe – non dovevo dirti quelle cose. Volevo solo… sfogarmi, ecco. Tu non c’entri, non hai fatto niente di male. Non… non fa niente, non devi scusarti. – lo tranquillizzò immediatamente Hanamichi – ma dimmi… ehm… tu hai già visto questo film? Solo il trailer, perché? Ehm… fa… fa paura? Kaede si voltò a guardare il rossino. Erano mezzi sdraiati sul letto, la schiena appoggiata sui cuscini e Hanamichi lo fissava incerto, spaventato, sul collo un succhiotto. “Maledetto Akira!” pensò Rukawa, prima di rendersi conto che lui non desiderava fare altro che riprendere da dove aveva interrotto l’amico. Non direi. Non ci sono molte scene violente, comunque. – sospirò, sforzandosi di portare il proprio sguardo sulla parete di fronte a sé. C’è molto sangue? – chiese di nuovo il rossino. No, non tanto… qualche persona deformata… - rispose Kaede, scrollando le spalle. Non è che posso aspettare in un’altra stanza la fine del film? – implorò Hanamichi, supplicante. Hai paura? E poi guarda che se te ne stai in una stanza da solo Akira ne approfitta subito… e non sperare che ti aiuti, io voglio guardare il film. – commentò lapidario Rukawa. In realtà, chissà perché, moriva dalla voglia di guardare il film insieme al ragazzo. Più che altro voleva assolutamente vedere che facce avrebbe fatto il video boy nei momenti clou del film… Il rossino infatti sospirò e si sistemò meglio contro i cuscini. Era nel bel mezzo di un dilemma. Se fosse stato da uno dei lati del letto e Rukawa al centro non avrebbe dovuto stare vicino a quel maniaco di un porcospino. Ma se non fosse stato in mezzo sapeva benissimo che sarebbe morto di paura! Detesto stare al centro del letto, quindi è inutile che ci rifletti tanto. – lo avvisò Rukawa, intuendo chissà come i suoi pensieri. Hanamichi mugugnò qualcosa in risposta e proprio in quel momento entrò Sendo, il volto rilassato in un sorriso sornione, mentre metteva la cassetta dentro il video. Non farti scrupoli, Hana. Se hai paura di qualcosa puoi anche aggrapparti a me. – sorrise Sendo al rossino, che si allontanò da lui, avvicinandosi inconsapevolmente ad un gongolante Rukawa. Sei tu che mi fai paura. – sibilò il video boy, guardandolo storto. Su, Hana, prima o poi dovrai provare le gioie del sesso, no? tanto vale che sia con me! – tentò di convincerlo Akira, sdraiandosi su un fianco e allungando una mano a sfiorargli delicatamente un fianco. Il rossino si ritrasse bruscamente, finendo appiccicato a Rukawa. Scusa… - mormorò il rossino, staccandosi dall’altro, che lo fissava. Però… non sembrava infastidito. Hanamichi non potè che interrompere le proprie riflessioni non appena sentì la mano del porcospino infilarsi morbidamente tra le sue ginocchia, cominciando a salire pericolosamente verso l’attaccatura invitante delle gambe. Finiscila immediatamente! – urlò il rossino, senza poter far altro che avvicinarsi ancora di più alla volpe per allontanarsi da Sendo. Rukawa stava seriamente ponderando l’idea di uccidere Akira, eppure, nello stesso momento, sentiva quasi di dovergli essere riconoscente, visto che solo grazie a lui e alla sua perversione poteva godersi la vicinanza del rossino, che gli si era praticamente aggrappato al braccio, implorandolo con gli occhi per essere aiutato. Hentai, piantala. – ordinò secco Rukawa. Se me lo dici così è come se mi invitassi a continuare. – commentò Akira, avvicinandosi di nuovo ad Hanamichi, prendendo ad accarezzargli la schiena con entrambe le mani. Non mi toccare, maniaco! – gridò Hanamichi, rannicchiandosi in sé stesso, in posizione fetale, per proteggersi da quell’istrice che non smetteva di toccarlo. Akira, smettila immediatamente! – tuonò deciso Rukawa, alzandosi a sedere. Poi fece qualcosa di totalmente inaspettato. Con uno strattone liberò il rossino dalle mani di Sendo e se lo tirò contro, abbracciandolo possessivamente. Hanamichi non riusciva a capire cosa fosse successo e, soprattutto, perché. Però… non riusciva a staccarsi dalla volpe, a liberarsi da quell’abbraccio… si sentiva bene tra quelle braccia, protetto, al sicuro… Akira fissava i due, costernato, prima di sorridere dolcemente, tornando al proprio posto ad un lato del letto e schiacciare play sul telecomando. Rukawa non accennava a lasciare andare Hanamichi né ad allentare la presa. Se Akira lo toccava di nuovo l’avrebbe ucciso! Però non poteva mandarlo via… aveva ragione il porcospino, se lui se ne fosse andato, se Rukawa e Hanamichi fossero rimasti da soli, il moro avrebbe finito per violentarlo… ma anche così non è che la situazione migliorasse molto! Era piuttosto palese che Sendo non avesse intenzioni migliori nei confronti del video boy. Ma come biasimarlo, dopotutto? Con quel suo carattere dolce e ingenuo ispirava proprio a usargli violenza! Non c’era niente da fare… Quel rossino aveva in sé un qualcosa che era decisamente più efficace di ogni afrodisiaco esistente al mondo… solo a vederlo veniva voglia si stenderlo sotto di sé e farlo gridare, di piacere o di dolore, e poi… quello strano istinto di proteggerlo, di coccolarlo… Rukawa non aveva mai provato nulla di simile… eppure era proprio quello che doveva provare un innamorato! Interruppe improvvisamente il corso dei propri pensieri. Lui era innamorato. Lui era innamorato di Fujima… vero? Le immagini che scorrevano sullo schermo e la stretta delle mani di Hanamichi sulla maglia, mentre il rossino nascondeva il volto nel petto della kitsune lo riportarono alla realtà. Si stese di nuovo sulla schiena, ma non si separò da Hanamichi, anzi. Lo abbracciò teneramente con entrambe le braccia e gli fece appoggiare la testa sulla propria spalla. Era così tenero, il rossino, mentre si stringeva a lui, strofinando la guancia contro la sua spalla per mettersi comodo… Quell’abbraccio era incredibilmente confortante per entrambi. Hanamichi si sentiva così bene, come se niente potesse fargli del male in quel bozzolo sicuro, mentre Rukawa si sentiva sereno, tranquillo. Naturalmente provava anche una discreta eccitazione per il fatto di avere il video boy così vicino, però… Kaede stava cominciando ad appassionarsi al film. Era piuttosto ben girato… Ma qualcuno gli impedì di godersi appieno il viso putrefatto dei primi minuti. Oddio! – gemette Hanamichi, nascondendo il viso nel collo di Rukawa. Do’aho, guarda che è un film… - commentò Rukawa. Tesoro, io saprei rassicurarti meglio della volpe… se tu venissi qui, tra le mie braccia… - ridacchiò suadente Sendo. Il rossino mugugnò qualcosa d’indistinto, accoccolandosi meglio tra le braccia di Kaede. Il film continuò così, per tutta la sua durata. Ad ogni scena vagamente violenta o sanguinosa Hanamichi si stringeva di più alla volpe, che aveva scoperto un modo di calmare e rassicurare l’altro: passargli le mani tra i capelli. Ogni tanto Akira ridacchiava o faceva qualche commento piccante, ma nulla di che, almeno fino a quando, quasi alla fine, mentre la bambina avanzava minacciosa verso il malcapitato, il porcospino non pensò bene di allungare una mano ad accarezzare il rossino lungo la spina dorsale. Hanamichi, che non se l’aspettava ed era totalmente preso dal film, sobbalzò e lanciò un urlo spaventoso, assordando il volpino. Cazzo, Hana! – imprecò Rukawa. Scusa… ma… quest’essere… - mormorò Hanamichi, rosso per la vergogna, lanciando occhiate astiose al porcospino. Akira! Una carezza innocente lungo la schiena! – si difese immediatamente Sendo. Ma adesso arrivava la parte peggiore. Il film era finito. E Hanamichi tremava ancora, senza accennare a staccarsi dall’abbraccio rassicurante della volpe. Ti ha fatto tanta paura, eh, Hana? beh… pensa che… io e Kaede dormiremo in due stanze diverse… chissà… magari farai dei sogni strani con la bambina che ti uccide… e sarai solo… - lo punzecchiava sadicamente Sendo. Stronzo! – ribattè Hanamichi, ad un passo dalle lacrime, staccandosi finalmente dalla volpe e mettendosi seduto Ma se vuoi… io sarei più che felice di rimanere qua a farti compagnia… - sussurrò Akira, suadente, avvicinandosi al rossino ed accarezzandogli la guancia morbida con una mano. Non dire cavolate! – ringhiò Hanamichi. Non imbarazzarti, Hana. Sei così carino… - mormorò Akira, dolcemente, avvicinando il volto a quello del rossino. Fermo lì! – saltò su Rukawa, fermando immediatamente Sendo e tirando Hanamichi verso di sé, allacciandogli le mani alla vita. Uffa, Kae! Lasciamelo spupazzare un pochino! – sbuffò Akira. No. – s’impuntò la volpe, stringendo possessivamente Hanamichi a sé, che non riusciva a staccarsi né a dire niente. Perché?! Sei crudele! – si lamentò Akira. Rukawa stava per dire “Perché è mio”, ma si interruppe bruscamente. Che cosa stava per dire?! Si stava comportando davvero come un innamorato geloso… e lui amava Fujima! Punto e basta! Si separò immediatamente dal rossino, andandosi sedere sul bordo del letto. Andò ad estrarre la cassetta dal video e rimase impassibile nell’ascoltare le urla di Hanamichi e le frasi piccanti di Sendo. Si sforzò di non voltarsi. Non erano affari suoi chi importunava Akira! Però… però…. Alla fine non riuscì a resistere e voltò la testa verso il letto. Sendo, tanto per cambiare, aveva steso Hanamichi supino e gli teneva ferme le braccia sopra la testa con una mano, mentre con l’altra gli accarezzava il collo, dolcemente, mentre gli posava piccoli baci sulla fronte e sulle guance. Gli aveva sollevato la maglia fin sotto le ascelle, scoprendo il petto tornito, la pelle levigata, abbronzata e adesso le labbra di quel porcospino si stavano spostando pericolosamente verso il basso, leccando e assaggiando quella pelle dolce e profumata. Hanamichi scoteva il capo con forza da una parte e dall’altra, urlando. Non poteva fargli quella cosa, non poteva, lui non voleva! Sentiva le sue labbra, la sua lingua su di sé… continuava ad urlare e a minacciare, a implorare… non si fermava… ma c’era qualcosa che gli faceva ancora più male. La volpe non lo aiutava. E quando se ne rese conto puntò gli occhi verso Kaede, che ricambiava lo sguardo con fermezza. La volpe si trovava di fronte ad una scelta. Come poteva rifiutare un aiuto a quel ragazzo così dolce e innocente, che lo stava fissando con gli occhi lucidi e supplicanti? Non poteva lasciarlo in balia di quell’istrice… ma sarebbe stato come dire che lui era geloso e non poteva esserlo, perché amava Fujima! Alla fine, il volpino prese la sua decisione. Avanzò velocemente verso il letto e spinse bruscamente Sendo, facendolo cadere all’indietro, sedere sul pavimento e aiutò Hanamichi ad alzarsi, afferrandolo sotto le ascelle. Fottutissimo hentai… - ringhiò rivolto ad Akira, stringendo a sé Hanamichi. Rukawa aveva abbracciato il rossino con forza, ma senza fargli male. In compenso l’altro non poteva muoversi né sottrarsi. Come se ne potesse aver voglia! Si stava così bene tra le braccia di quella volpe, che lo stringeva con decisione, premendo il viso del video boy contro il proprio petto. Ahi… Kae, mi hai fatto male… sei il solito esagerato… - si lamentava Sendo, massaggiandosi la parte offesa. Meriteresti la morte per decapitazione, altroché! Ti ho detto di non toccare Hana! – ribattè con rabbia Rukawa, aumentando la stretta sul rossino. Uffa… - sbuffò Sendo, alzandosi in piedi e spolverandosi i pantaloni – buonanotte, io vado a letto… ma Hana… Si voltò verso il ragazzo, fissandolo negli occhi mentre apriva la porta. Se hai la minima intenzione di chiedere a Ru di dormire con te per via del film… credimi, è molto più sicuro che resti io. io mi fermo a darti qualche palpatina, una leccatina, magari, ma non credere che Kaede si fermi, perché se comincia… Stai zitto, hentai! – ringhiò Rukawa. Ok, si voleva fare Hanamichi, se lo sarebbe volentieri stuprato, ma non l’avrebbe fatto! E soprattutto non voleva che il video boy lo temesse. Sendo sorrise loro un’ultima volta, prima di uscire dalla stanza, fischiettando. Hanamichi e Kaede rimasero soli. Il video boy non sapeva cosa dire né cosa fare. L’altro non accennava ad allentare la presa. E se avesse fatto ciò che minacciava Sendo?! Ma no, era quel porcospino che ingigantiva tutto! E poi aveva paura… Vado a letto, buonanotte. – disse infine Kaede, alzandosi dal letto. Hanamichi stava per chiedergli di restare, stava cercando le parole adatte per chiederglielo, quando Rukawa glielo lesse negli occhi e gli disse, serio. Non posso dormire con te, Hana. finirebbe come ha detto Akira… e non voglio farti male. A domani. Non appena la porta si chiuse alle sue spalle Kaede cominciò a chiedersi che cosa l’avesse portato a usare quel tono dolce e quelle parole col rossino. Dopotutto lui amava Fujima! Si riscosse dai propri pensieri. Un tuono fortissimo riempì la città intera del suo frastuono e la pioggia prese a scendere, improvvisa. Un temporale degno di questo nome… Rukawa si ricordò del video… cavolo, non poteva staccarlo! C’era dentro la cassetta di Hana! Si tranquillizzò subito: andava anche a pile. Meno male. Staccò computer e televisioni appena in tempo: la luce mancò d’improvviso. “Poco male.” Si disse, dirigendosi verso la propria camera. Si mise a letto e si addormentò praticamente subito. Ma c’era qualcosa che non andava, nel suo sonno, nei suoi sogni. Specialmente nei suoi sogni. Non sognava di andare a letto con Fujima. No. sognava Hanamichi. Hanamichi che gli sorrideva e, arrossendo, gli chiedeva di baciarlo e si lasciava invadere dalla sua lingua, Hanamichi che si stendeva allargando la gambe come per invitarlo, Hanamichi che… Si svegliò di soprassalto, un tuono era stato decisamente più forte degli altri. Guardò l’orologio, stropicciandosi un occhio con le nocche della mano. Non dormiva nemmeno da un’ora e già si era svegliato. Poi si chiese, preoccupato, se Akira non fosse andato a fare visita al rossino… possibile? Decisamente possibile! Scese dal letto e s’infilò un paio di pantaloni – faceva freddo, molto più di prima… doveva essere saltato il riscaldamento! – le ciabatte e andò a cercare Hanamichi, portandosi dietro una piccola torcia a pile. Il corridoio era buio, fu un miracolo non sbattere contro ad… Akira. Anche lui stava andando da Hanamichi. Hentai… che diavolo stai andando a fare? – gli ringhiò contro. Non pensare male… ho solo pensato che… beh, col film horror… e poi col temporale Hana potesse avere paura. Dopotutto è un video boy. La sua esistenza qui è legata al video… non credo che lui sappia che va anche a pile. Rukawa lo fissò per un momento, attonito… Merda! Spalancò di colpo la porta della camera di Hanamichi, chiamandolo piano, con dolcezza. Hana? Hana, stai bene? il video va a pile, stai tranquillo… - disse, nel buio, facendo vagare la luce della torcia per la stanza. Non era nel letto. Hana? – sussurrò di nuovo, piano. Gli rispose un singhiozzo soffocato. Puntò la torcia nel punto in cui l’aveva sentito. Hana era… lì. In un angolo della stanza, rannicchiato su sé stesso, che si stringeva le ginocchia al petto e piangeva, soffocando i singhiozzi contro le proprie braccia. Hana, va tutto bene… il video va a pile. – mormorò piano, tranquillizzante a quella figura indifesa, che stringeva il cuore perfino a lui. Gli si inginocchiò di fronte e gli passò una mano tra i morbidi capelli. Hanamichi gli gettò le braccia al collo e lo abbracciò, continuando a piangere e a singhiozzare senza freni, stringendolo spasmodicamente. Rukawa si maledisse. Non poteva pensarci prima?! Era così ovvio! Daijobu, Hana… - bisbigliò Akira, passando una mano sulle spalle del rossino, delicatamente. Hanamichi tirò su col naso, una, due volte, prima di staccarsi lentamente dalla volpe. Scusa… scusate… è che… il film e poi io… io odio i temporali… - balbettò, asciugandosi le guance. Stai tranquillo, Hana, siamo qui… - lo tranquillizzò Rukawa, passandogli una mano sul volto bagnato. Il video boy annuì velocemente. Kaede fece il punto della situazione. Se Hanamichi fosse rimasto da solo… non c’era neanche da pensarci! Se fosse rimasto con uno dei due… neanche a chiederlo, altro che temporale e Sadako! Quindi… Non ti preoccupare, Hana, stiamo qui con te. – rassicurò il rossino, che sospirò sollevato. Non avrebbe potuto sopportare di rimanere di nuovo solo. E io non ti faccio niente. – aggiunse scherzoso Akira, passando una mano tra i capelli rossi. Hanamichi non si scostò. Si sentiva bene. Quei due ragazzi, un po’ hentai (solo un po’?? Ndautrice) e un po’ strani riuscivano chissà come a farlo sentire protetto, al sicuro… anche Akira, quando non faceva il maniaco sembrava un bravo ragazzo. Anche se il maniaco lo faceva quasi sempre… (Io toglierei il quasi… NdRu) Alzati, dai. – disse Akira, prendendo Hanamichi per le spalle e aiutandolo a mettersi in piedi. Barcollava ancora un po’, gli tremavano le gambe. Hanamichi annuì, lasciando docilmente che l’altro lo sostenesse. Tanto aveva detto che non gli avrebbe fatto niente… perché non fidarsi? Akira e Kaede lo condussero lentamente fino al letto, aiutandolo a sdraiarsi e rimboccandogli le coperte fino al mento, stendendosi entrambi accanto a lui. Buonanotte, tesoro. – sussurrò Akira, dandogli un leggero bacio sulla fronte. Notte, Hana. – lo salutò Kaede, accarezzandogli semplicemente i capelli. Hanamichi sospirò soddisfatto. Si sentiva al sicuro, così. Akira e Kaede, nel frattempo, si erano dovuti girare entrambi su un fianco, volgendo la schiena al rossino. Va bene che erano in tre e non in due, ma non si poteva mai sapere… Ad un certo punto, però, risuonò nella notte un tuono fortissimo, che parve scuotere l’intera casa e i due mori avvertirono con chiarezza il sussulto di Hanamichi e la sua foga nel affondare il volto nel cuscino, mettendosi a pancia in giù di scatto. Rukawa e Sendo sospirarono. Giammai avrebbero lasciato il video boy con la paura addosso! Si avvicinarono entrambi al rossino, facendolo girare piano a pancia in su. Doveva essere la paura a renderlo così docile e fiducioso, perché non protestò nemmeno un po’, nonostante i precedenti di Sendo. Doveva essere davvero terrorizzato per dare tanta fiducia a due ragazzi che conosceva solo da poche ore… ma che altro poteva fare? Akira lo fece girare su un fianco, facendogli poggiare la testa sul proprio petto, stringendogli la vita con un braccio. Hanamichi arrossì furiosamente. Quello lì aveva tentato di… e per ben due volte! Però in quel momento sembrava non avere cattive intenzioni… e poi quell’abbraccio era così dolce… Si riscosse dai propri pensieri quando sentì il corpo di Kaede aderire al suo, posandogli una mano sul fianco, schiena contro petto. Notte. – biascicò il volpino, posandogli la testa su una spalla. Sogni d’oro, tesoro. – sussurrò Sendo, posandogli un altro bacio tra i capelli. ‘notte… - mormorò Hanamichi, chiudendo gli occhi, sentendosi finalmente al sicuro e protetto. Un altro tuono, più forte perfino dei precedenti, fendette il silenzio perfetto della notte. Ma ad Hana non fece paura. Lui aveva Akira e Kaede vicini. Quindi non doveva temere niente. L’avrebbero protetto, gli sarebbero stati vicino. Con questi pensieri nella testa si addormentò soddisfatto e tranquillo. Al mattino un raggio di sole entrò malvagiamente dalla finestra, oltrepassando la barriera sottile delle tende bianche e andando ad infastidire e interrompere il sonno di due dei tre ragazzi addormentati nel grande letto matrimoniale. Con un tremito di palpebre Akira aprì gli occhi, abbassando lo sguardo per capire quale fosse la fonte di quel calore tanto dolce e confortante. E quello che vide lo fece sorridere. Il viso del rossino rilassato dal sonno. Adorabile. La bocca socchiusa, gli occhi chiusi, l’espressione più dolce che Akira avesse mai visto. I capelli infuocati ricadevano sul petto di Sendo, accarezzandolo e vicino alle labbra del video boy una mano stretta a pugno, posata sul torace caldo e muscoloso di Akira. Quella visione paradisiaca non era altro che la personificazione dell’innocenza, della purezza. Ed era così bello, così perfetto… Akira tentò di muovere la mano che aveva lasciato per tutta la notte sulla vita del rossino, ma non vi riuscì: era bloccata dall’addome di Kaede, ancora perso nei meandri insondabili del sonno. Akira si mosse piano, con delicatezza, cercando di non svegliare il rossino e portò la mano libera sul viso di Hanamichi. Accarezzò con dolcezza le guance, il naso, le labbra, le palpebre, le sopracciglia… gli posò un bacio tra i capelli, portando la mano ad accarezzarli e inspirò il loro dolce profumo di albicocca – ok, questo è un plagio! Il profumo di albicocca l’ho preso da Enlil-chan! ^^ però ci sta così bene! – stringendolo di più a sé. Era la prima volta che si sentiva così. Aveva ancora voglia di fare sesso con il video boy, ma… quella voglia che sembrava soffocarlo appena poche ore prima adesso era passata in secondo piano, lasciando dietro di sé la scia di una tenerezza infinita, che lo spingeva forzatamente a coccolare quel ragazzo, un istinto mai provato prima di poterlo semplicemente abbracciare ed accarezzare. Strano. Che cosa poteva essere? Probabilmente era semplicemente quella sua innocenza, quella dolcezza… le sue lacrime disperate di terrore della sera prima. Nient’altro. Vero? Un mugolio lo distolse dalle sue riflessioni ed un movimento sul suo petto confermò la sua ipotesi: il rossino si stava svegliando. Lo osservò attentamente mentre sbatteva le palpebre varie volte, guardandosi intorno, alzando la testa e puntare su di lui un’espressione assonnata e confusa. Giorno… - biascicò il rossino, tentando di alzarsi, quando si accorse di non potersi muovere: Rukawa lo teneva stretto e non sembrava avere la minima intenzione di lasciarlo andare. Ben svegliato, tesoro! Dormito bene? – lo salutò sorridendo il porcospino, allungando il capo a sfiorargli la fronte con un bacio, facendo arrossire deliziosamente il rossino. Mh. – mugugnò Hanamichi, fissandolo attentamente. Evidentemente, ora che il temporale era passato e non aveva più niente da temere, si era ricordato di tutto ciò che era accaduto la notte prima… e la sua fiducia vacillava, anche se Akira non l’aveva sfiorato quella notte, proprio come aveva promesso. Però… Sarà meglio svegliare il bell’addormentato, non credi? – commentò ironicamente Sendo, alludendo alla volpe ancora aggrappata al rossino. Hanamichi annuì, voltandosi a fatica nell’abbraccio del ragazzo e prendendolo per le spalle, scuotendolo dolcemente e chiamandolo piano. Ehi, volpe… sveglia… volpe? Di certo non poteva sapere a che cosa sarebbe andato incontro. Una ginocchiata poderosa lo colpì allo stomaco – fortunatamente la volpe era ancora mezza addormentata, quindi non aveva ancora recuperato tutte le forze – prima che una voce profonda dicesse: Io non perdono chi disturba il… nh? Rukawa si svegliò completamente quando vide il rossino che si teneva lo stomaco, gli occhi sbarrati e le labbra serrate in una palese smorfia di dolore. De… deficiente… - ringhiò Hanamichi, fissando con astio Rukawa. Hana, stai bene? – gli chiese Sendo, preoccupato – me n’ero dimenticato… Stavo meglio prima… - commentò Hanamichi, mettendosi seduto. Nh? – Rukawa inclinò la testa di lato, mettendosi a sedere anche lui, non capendo che cosa fosse successo. “Nh” una bella seppia! Mi hai fatto male, volpe deficiente! – sibilò il rossino, massaggiandosi lo stomaco. Mi hai svegliato? – chiese Kaede, cominciando a comprendere. Esatto. – annuì Hanamichi. Allora te lo meritavi. – concluse Kaede, stendendosi di nuovo, voltando la schiena al video boy e ricominciando a dormire. È un caso disperato… - sospirò Akira. Io direi un caso perso… - aggiunse Hanamichi, fissando attonito la volpe che si era già addormentata. E dire che abbiamo scuola, stamattina… bah, tra dieci minuti gli suonerà la sveglia. – sbuffò svogliatamente Sendo, alzandosi dal letto – facciamo colazione, intanto? O vuoi farti una doccia? Nhn, prima la colazione… - rispose il rossino, sorridendo felice alla prospettiva di poter finalmente fagocitare qualcosa… aveva così fame! La sera prima aveva mangiato pochissimo… Capito. Andiamo, dai, che se lo svegliamo ci disintegra. – disse il moro, alludendo a Rukawa. Hanamichi annuì e si alzò dal letto. Solo che si era dimenticato di un piccolo particolare. La sera prima nessuno gli aveva detto dove stavano i pigiami, perciò… aveva dormito in boxer! Si ritrovò due occhi famelici puntati addosso. Akira non poteva certo perdere l’occasione di guardarlo nudo! Ehm… Akira? – lo chiamò Hanamichi, rosso come i propri capelli. Sì? – sussurrò Sendo, senza staccare gli occhi dalle gambe del video boy, facendo poi risalire uno sguardo luminoso sul petto del ragazzo. Ti spiacerebbe distogliere lo sguardo? – la voce di Hanamichi era palesemente ironica, ma era evidente che era piuttosto imbarazzato. Uffi… comunque questa volta non puoi dirmi che sono un maniaco! Sei tu ad essere in boxer! E io non ti ho sfiorato! – si difese Akira, con voce supplichevole e occhi lucidi. Che spirito di sacrificio… - borbottò sarcastico Hanamichi. Puoi ben dirlo! – annuì Akira, sorridendo felice. Con cosa mi vesto? – chiese Hanamichi. Uhm… che ne diresti di venire a scuola da me? ti presta Ru una divisa… dai, dai! – lo pregò Akira. Moriva dalla voglia di vedere le facce sconvolte – e anche allupate – dei compagni quando l’avessero visto… così, se ci avessero provato con Hanamichi, questo si sarebbe spaventato e magari si sarebbe attaccato al suo braccio come una ventosa e la sua fiducia in lui sarebbe cresciuta… sperava solo per il video boy che non ci provasse anche Uozumi… sarebbe stata un’esperienza troppo traumatica, per lui… non si sarebbe più ripreso. Poi si ricordò dell’incontro di allenamento che ci sarebbe stato quel giorno. Shohoku, Kainan e Shoyo sarebbero arrivati al Ryonan per un torneo di basket! Fantastico… ma certo, infatti le lezioni del pomeriggio sarebbero saltate per quello! Lo Shoyo?? Akira sbiancò… nello Shoyo c’era Fujima… che piaceva a Kaede! Anche se Akira non era del tutto certo che i sentimenti di quest’ultimo fossero davvero amore… mah, in fondo che cosa ne sapeva lui? Che facce fai?! – gli chiese divertito e corrucciato Hanamichi, fissandolo in volto – comunque a scuola ci vengo! Dev’essere un posto divertente se ci vanno in tanti! – esultò contento. A quel punto Sendo sapeva che avrebbe fatto meglio a ritrattare l’offerta. Però Hanamichi sembrava così entusiasta… Bene. vieni che ti prendo una divisa nella camera di Ru. Lo guidò per il corridoio, camminando davanti a lui, precedendolo, anche per evitare la visione paradisiaca di quel corpo fasciato da una sottile stoffa aderente che copriva il minimo indispensabile. Hanamichi stava cominciando a fidarsi di lui, non poteva deluderlo così, perdendo tutte le speranze di sedurlo! Arrivarono in camera di Rukawa e il rossino passò avanti a Sendo, cominciando ad esplorare la stanza, curioso, guardandosi intorno. Mhm… non mi pare che pensi a molto, basket a parte… - commentò il video boy, notando diversi poster di giocatori – uhm… scommetto che quello che gli piace gioca a basket! Ma allora sai anche fare il tuo lavoro! – si stupì Akira. Certo che sì! cosa credi, che mi mandino così alla cieca?! C’è tutto un addestramento, dietro. – ribattè offeso il rossino – allora, ‘sta divisa? Akira andò a prendergliela, aprendo l’armadio e trovandovene diverse, tutte uguali. Ne prese una a caso e la lanciò ad Hanamichi. Carina. Vi mettete tutti questa roba, quando andate a scuola? – chiese Hanamichi, interessato ed affascinato. Dipende dalla scuola, ma generalmente sì. Ora mettiti una maglia, io ti aspetto in cucina, poi ci si fa la doccia. – lo salutò Akira, dopo avergli scompigliato i capelli. Hanamichi fissò per qualche attimo la porta che l’altro si era appena chiuso alle spalle. Dopotutto non era neanche antipatico, quando evitava di fare il maniaco! Magari era tutta una posa per prenderlo in giro, la sera prima, uno scherzetto… Ma il ricordo della virilità eretta dell’altro contro di sé si fece di nuovo vivo nella memoria di Hanamichi, facendolo arrossire furiosamente. Che cambiamento… afferrò in fretta una maglia dentro l’armadio e andò a raggiungere il porcospino in cucina. Seduto al tavolo trovò Rukawa, che sonnecchiava, appoggiato allo schienale della sedia, mentre Sendo cercava qualcosa nella dispensa. Alla fine trovò ciò che cercava, un pacco di biscotti e lo portò in tavola. Ah, sai Kae, oggi porto Hana a scuola con me. – lo informò Akira, sedendosi al tavolo e invitando il rossino a fare altrettanto. Nh… - mugugnò Rukawa. Ma in realtà dentro di sé si era svegliato completamente. Che cosa?! In quella scuola?! E se Uozumi ci avesse provato?! E se lo avessero preso in giro o infastidito o seviziato?! Dopotutto chiunque, non appena lo vedeva, cominciava a fare pensieri sconci su di lui… si rasserenò pensando che almeno Akira l’avrebbe protetto. E se invece avesse tentato di stuprarlo proprio Akira?! Buoni… - commentò Hanamichi, mangiucchiando i biscotti al cioccolato. Ti piacciono le cose dolci? Beh, ovvio… tu stesso sei così dolce! – commentò Sendo, sorridendogli teneramente – però sei tutto pieno di briciole. Detto questo allungò una mano a pulire le guance e le labbra del rossino, accarezzandole piano. Il video boy era rimasto attonito e decisamente imbarazzato dalle parole del ragazzo e non aveva potuto far altro che abbassare lo sguardo riprendendo a mangiare. Ru, vai tu a farti la doccia per primo? – chiese Sendo. Nnh… Vado prima io? Nh. Ok. Akira si alzò da tavola e andò in bagno fischiettando, lasciando Hanamichi e Kaede soli. Volpe… Nh? Senti… ma che differenza c’è tra la tua scuola e quella di Akira? Il nome. E allora perché non andate nella stessa? Nnh… Ti faccio il caffè? Mhm. Finalmente da Rukawa parve provenire un mugugno affermativo, quindi Hanamichi si alzò in piedi e andò a realizzare ciò che aveva proposto. Tanto la caffettiera era sulla credenza! Fece il caffè, lo mise sul fuoco e attese pazientemente che la moka cominciasse a strillare. Rukawa non dava segni di vita. Ehi, volpe… non ti riaddormentare. – gli disse, senza però osare avvicinarsi per paura di un’altra ginocchiata. Gli rispose un’occhiata gelida. Non sto dormendo. – ribattè glaciale Rukawa. Giusto, non mi sono ancora arrivate ginocchiate. – commentò ridacchiando Hanamichi. Kaede non rispose. Si voltò a guardare il rossino che gli dava le spalle, osservando il mondo al di fuori di una finestra. Quella scimmia! Indossava solo la maglia e i boxer e la maglia non era neanche molto lunga… gli arrivava ai fianchi. Rukawa si godette a fondo quella vista, indisturbato, fino a che la caffettiera non annunciò fischiando che il caffè era pronto. Osservò con la coda nell’occhio il video boy che correva a spegnere il fuoco e prendeva una tazza dalla credenza. Latte? Poco. Quanto zucchero? Tre. Non hai mai parlato tanto in vita tua, eh? – ironizzò Hanamichi, mettendogli davanti la tazza di caffè macchiato. Do’aho logorroico. Logo che? Do’aho. La finisci di insultarmi, volpe?! – si offese Hanamichi, sedendosi di fronte all’altro. Nh. Era un sì? Do’aho. … sei insopportabile. – sospirò il rossino, tornando a guardare fuori della finestra. Ehilà, giovani! In bagno ho finito. Chi va? – annunciò Akira, in accappatoio, facendo rumorosamente irruzione nella stanza. Nhn. – rispose il volpino, bevendo l’ultima sorsata di caffè e alzandosi per andare a farsi la doccia. Akira e Hanamichi rimasero di nuovo soli. Però non c’era nessun imbarazzo, nessun disagio. Ormai il rossino si era abituato alla presenza dell’altro, non lo considerava più una minaccia. Dopotutto non l’aveva più neanche sfiorato, a parte qualche gesto affettuoso come la carezza di poco prima. Lascia, faccio io. – disse Hanamichi, fermando Akira che già stava cominciando a mettere i pochi piatti sporchi nella lavastoviglie – se non faccio niente Kaede mi manda davvero sotto un ponte! Scemotto. – commentò ridacchiando Akira, scompigliandogli i capelli carminio. Cominci con gli insulti anche tu? – ribattè divertito Hanamichi. I miei non sono insulti, sono appellativi affettuosi! – si schernì Akira – io vado a vestirmi, tesoro. Non appena esce Kaede vai tu a farti la doccia, ok? Il rossino annuì. Poco dopo la volpe annunciò con un mugugno di aver finito la doccia e il video boy si fiondò in bagno. L’acqua era calda e confortante sulla sua pelle. Si sentiva bene, lì. Però era strano. Come poteva Akira dimostrargli tanto palesemente di trovarlo bello? Lui? bello? Un bel ragazzo? Ma se lo avevano sempre preso in giro, al corso di preparazione per video boy! Per i capelli rossi, per la sua goffaggine… non che lo maltrattassero, probabilmente non si rendevano nemmeno conto di offenderlo, però… ogni occasione era buona per ribadire il concetto: lui era brutto. Non che glielo dicessero apertamente… però era evidente che lo pensassero. Hanamichi sospirò. Non doveva pensare a quella cavolate! Lui aveva una missione da compiere! Hana: sì, salvare il mondo da fanwriters scadenti, impedite e schifide come te! Autrice: ç_____ç Sendo: povera sorella mia… Ru: nnnhhh… zzzzzzzz
Uscì dalla doccia con un sospiro soddisfatto. Si sentiva proprio bene! Solo che… e l’accappatoio? Akira! Kaede! – cominciò a chiamare ad alta voce. Niente, non rispondeva nessuno. Non lo sentivano. Sbuffò, imbarazzato e aprì l’anta di un mobile. Asciugamani! Niente, erano tutti da mani… Sospirò, rassegnato e, dopo essersene passato uno sul corpo per asciugarsi almeno un po’, se lo legò in vita e pregò di passare inosservato fino a che non fosse arrivato in camera sano e salvo, dove aveva lasciato la divisa prima di scendere a far colazione. Deglutì la vergogna, aprendo la porta di scatto e immettendosi nel corridoio. Ma per arrivare alla stanza doveva arrivare al piano di sopra. Per il piano di sopra le scale. per le scale, davanti al soggiorno e alla cucina, che non avevano porte e quindi… Hana… - lo chiamò con voce seria e profonda Akira dietro di lui. Ehm… sì?? – chiese Hanamichi, facendo finta di niente, voltandosi verso di lui. Senti… credo che tu abbia ormai recepito il mio assurdo desiderio di… beh, diciamo di avere un rapporto carnale con te, tanto per essere fini, che altrimenti ti spaventi. Ma diamine, se tu mi corri in giro per casa completamente nudo allora mi rendi le cose difficili e dolorose! – l’ultima frase la disse con voce strozzata, sofferente. Ah… vado a vestirmi! – urlò Hanamichi, fiondandosi su per le scale e percorrendo in pochi secondi tutto il corridoio. Stava per raggiungere la propria camera quando… Ironia del destino, sbattè contro la volpe. Rukawa lo fissò per qualche attimo, sbigottito. Era… nudo. Il rossino, il video boy… era nudo, di fronte a lui, ancora gocciolante per la doccia. Ah… salve… - mormorò Hanamichi, rosso come un peperone, prima di riprendere a correre ancora più velocemente di prima, fino a sbattersi violentemente la porta alle spalle, con un sospiro di sollievo. Nudo… - mormorò Kaede, camminando come un’automa per il corridoio, scendendo le scale – nudo… Sbaglio o hai incrociato Hana? – chiese ironico Akira, quando lo vide. Nudo… Già. Nel frattempo Hanamichi si era vestito in fretta, imprecando contro sé stesso e contro gli asciugamani troppo piccoli. “Maledizione! Maledizione! Non solo sono capitato con due ragazzi con gusti davvero orribili, ma gli asciugamani sono minuscoli! Che figura!” si diceva, rimproverandosi mentalmente, mentre finiva di abbottonarsi alla bell’e meglio la giacca dell’uniforme. Sospirando ancora in imbarazzo apri la porta e percorse il corridoio, scese le scale con passi lenti e silenziosi e arrivò nel salotto, dove Kaede stava preparandosi ad uscire. Ehi, si saluta! – lo rimbeccò il rossino, offeso. Nh… - mugugnò Kaede, distogliendo lo sguardo, poiché l’immagine del video boy nudo era ancora troppo fresca nella sua testa. Rassegnati, Hana, Kaede non saluta nessuno di mattina! – ridacchiò Akira, osservando la scena divertito. Fai silenzio, porcospino hentai. – replicò Kaede, fissandolo gelidamente. Antipatico… comunque buona scuola. – lo salutò sorridendo Hanamichi. A dopo. – sospirò Rukawa, uscendo. Ormai dobbiamo partire anche noi, tesoro. – lo informò Sendo. Potresti smettere di chiamarmi tesoro? Va bene. zuccherino? Dolcezza? – propose Akira. Nessuno dei sopraccitati… - ringhiò Hanamichi, guardando offeso Akira. Allora tesoro. – sorrise il porcospino. Il moro alzò la mano e la portò sulla testa del rossino, scompigliandogli i capelli, ma Hanamichi, contrariamente al solito, si scostò, senza abbandonare lo sguardo accusatorio e furente. Akira sospirò. E va bene… dimmi tu come vuoi essere chiamato. – sospirò Sendo. Tensai! – rispose con un sorriso a trecento denti Hanamichi – non è un soprannome adatto a me?! Il porcospino lo fissò per qualche attimo, stranito. Quel ragazzo era dolcissimo. Carinissimo. Un vero amore. Tenero. Un bel ragazzo. Splendido. Bellissimo. Ma era davvero un do’aho! Scegli, Hana. “Tesoro” o “Piccolo”. – ribattè serio e tranquillo Sendo, incrociando le braccia al petto. Che cosa?! Piccolo un kispios! Guarda che mi superi di solo due centimetri! – s’infuriò Hanamichi. E allora? Sei così carino! – replicò Akira. Carino? Carino?! Ma mi hai preso per un animaletto da compagnia?! – protestò il video boy. No, affatto. – sussurrò Sendo. Allacciò le braccia alla vita del rossino e se lo tirò contro, appoggiando la propria fronte a quella dell’altro, che lo fissava con gli occhi sbarrati dalla sorpresa. Ti ho preso per un angelo… - bisbigliò. Hanamichi era confuso. Che cos’era quello che stava provando? Il respiro caldo dell’altro sulle proprie labbra, quel calore strano che lo accoglieva, quel languore che gli impediva di scostarsi e che lo indeboliva… Cosa…? – farfugliò, confuso. Per un angelo… molto sensuale… - mormorò Sendo, abbassandosi leggermente. Sfiorò la guancia di Hanamichi con le labbra, prima di allungare il volto a lambire con la lingua il lobo dell’orecchio del video boy. Lo sentì sussultare e trasalire tra le sue braccia e le sua mani aggrapparsi alla giacca della sua divisa e sorrise. Sei sensibile, sai, piccolo? – sussurrò piano al suo orecchio, soffiandovi leggermente facendolo gemere sommessamente, prima di prendere il lobo dell’orecchio tra le labbra e succhiarlo con delicatezza, mordicchiandolo dolcemente. Nh… Akira… che stai…? – balbettò il rossino, cercando di scostarsi. Non riusciva a capire, non riusciva a pensare. Che cos’erano quelle sensazioni strane, del tutto nuove? Non aveva mai provato niente del genere prima di allora! Non gli avevano insegnato, al corso, che cosa fare in una situazione del genere! Ti sto facendo provare piacere, tesoro. – rispose Akira in un sussurro – non l’hai mai provato? Allungò la lingua e prese a percorrere i contorni dell’orecchio del rossino. No… - mormorò Hanamichi, sorpreso. Non capiva. E si sentiva inquieto, in soggezione. Non sapeva cosa fare, cosa dire… Ma non riusciva a staccarsi da Akira. Devo rimediare subito, allora. – rispose Akira. Era piuttosto sorpreso, comunque. Possibile che Hanamichi non avesse mai provato nulla del genere? Possibile che, ovunque stesse prima, nessuno avesse mai tentato di portarselo a letto o di sedurlo? Era così… così… Candido, eccitante… Docile, tra le sue braccia, non si muoveva. Forse non era giusto approfittarsi così di lui. Dopotutto non sapeva nemmeno cosa stesse facendo Akira! Akira fece scendere le mani, lentamente, dalla vita sino al fondoschiena del rossino. Con una lieve pressione portò il corpo di Hanamichi a premere sul proprio. Quel sedere era perfetto, proprio come il proprietario! Sodo, ma non duro, morbido, ma non troppo. E la forma, tondo come due mele da mordere… le mele del peccato. Ma Hanamichi tornò in sé. Il rossino si risvegliò da quel piacevole stato di trance, non appena sentì il membro duro ed eretto di Akira contro il proprio inguine. Con un singulto, si ritrasse improvvisamente, saltando indietro di almeno un metro. Akira non sapeva ancora come avrebbe fatto a trattenersi oltre. Il video boy lo fissava ansimante, con gli occhi spalancati e confusi, impauriti, le labbra socchiuse che tentavano di porre una domanda indefinita. Che… che cosa hai…? – tartagliava il rossino, con voce stridula. Te l’ho detto, Hana. ti ho fatto godere. E ti è piaciuto, non negarlo. Quindi… non vorresti provare qualcosa di più? Potrei darti tanto piacere, Hana, se solo tu me lo lasciassi fare… non potresti più farne a meno, mi imploreresti di continuare… - gli spiegò, suadente, tentando di riavvicinarsi a lui, allungando una mano a sfiorargli un braccio. No… no! – urlò il rossino, ritraendosi di scatto. Sendo lo fissò per qualche istante… aveva perso di nuovo il controllo. Era inevitabile, dopotutto… Muoviti, Hana… altrimenti arriviamo in ritardo a scuola. Gli disse, allontanandosi e arrivando alla porta, aprendola e facendogli cenno di seguirlo. Hanamichi, titubante, lo raggiunse e i due uscirono in strada, camminando affiancati. Ehi, Akira, com’è che sei silenzioso? – chiese Hana al moro. Era ovvio che si sentisse in imbarazzo, ma a maggior ragione restare in silenzio non era certo la soluzione più indicata! Oggi mi interrogano di matematica… - mentì il porcospino, vago. Se vuoi ti aiuto io. – si offrì magnanimo il rossino. Tu…? Guarda che nella mia scuola il programma di matematica è decisamente più avanzato rispetto alle altre scuole. – disse il moro, scettico. Akira… sono uscito da una televisione e trovi impossibile che io sappia la matematica?! – s’infuriò Hanamichi, indignato. Era un tensai, lui! Beh… Guarda che Heinstein a me mi fa una sega! – s’infervorò il rossino, gesticolando. Beato lui. – commentò il moro. Hentai, non in quel senso! Hanamichi era diventato rosso come un peperone. Akira sapeva anche essere tanto simpatico e affettuoso, ma era decisamente un maniaco! Uff… lasciamo stare. – sospirò infine Hanamichi – piuttosto… guarda che sono un genio, in matematica! Va bene, va bene… E non usare quel tono con me, sai! – lo rimbeccò il rossino – non sto scherzando! Ah sì? e dimmi, di biologia come te la cavi? E chimica? – domandò Akira – che voti hai? Beh… cioè, in voti… ehm… beh, noi video boy studiamo la matematica in maniera molto avanzata e… beh, ciò che fate voi noi lo facciamo alle medie, ma… beh… - cominciò a tartagliare Hanamichi, arrossendo di brutto. Hana… hai dei brutti voti, eh? – sorrise Akira, accarezzandogli la nuca lentamente, facendosi passare tra le dita quei capelli morbidi. Il rossino annuì. Comunque quello che fai te dovrei saperlo risolvere facilmente. – aggiunse il rossino, rialzando il capo. Come dici tu… e dimmi… in educazione sessuale come te la cavi?? – chiese Akira, spostandogli un braccio attorno alle spalle e stringendolo un poco. Almeno lo avrebbe distratto! Beh… sono l’ultimo della classe. – sospirò affranto Hanamichi, rosso come un peperone. Cosa?! Ma allora studiate davvero educazione sessuale! – si stupì Akira. Certo! Sono un video boy! E… beh, diciamo che… ehm… alcuni di noi hanno dei modi molto… mhm… poco ortodossi di… consolare. – spiegò Hanamichi con uno sguardo eloquente. E sfortunatamente tu non sei tra quelli. – sospirò tristemente il moro. Io non faccio quelle cose! – ringhiò Hanamichi, fulminandolo con lo sguardo, senza però scostarsi. Peccato. – mugugnò apparentemente seccato Akira, ridendo poi dell’imbarazzo misto a rabbia del rossino. Ma non era del tutto vero quel “peccato”. Altrimenti Hanamichi sarebbe andato a letto anche con altri ragazzi… e questo era impossibile! Semplicemente inconcepibile. Nessuno doveva toccarlo, nessuno poteva sfiorarlo! Solo lui o Kaede, tanto erano amici! Ma nessun altro. Akira si riscosse dalle proprie riflessioni, sbattendo le palpebre confuso. Che cosa stava pensando? Sembrava… geloso? No… impossibile! Hai tanti amici a scuola? – gli chiese Hanamichi. Akira annuì, ancora immerso nelle proprie riflessioni. Possibile che…? Ehi, Aki! Ti spiacerebbe evitare di ignorarmi tanto palesemente?! tsk! La volpe artica dev’essere contagiosa… - sbuffò irritato Hanamichi, incrociando le braccia al petto. Sì, scusa. stavo pensando. Dicevi? – chiese l’altro, sorridendo divertito. Ti ho chiesto se hai tanti amici a scuola. – ripetè seccato Hanamichi. Mhm, diciamo di sì… - rispose vago Akira. Aveva veri e propri amici? Non sapeva se poteva dire di sì. tutt’al più conoscenze simpatiche, con le quali si trovava bene. ma amici… non si era mai confidato con nessuno di loro. Non riusciva a fidarsi veramente di qualcuno, a meno che non si trattasse di Kaede, allora era tutto a posto. Poteva rivelargli i suoi timori, le sue paure, le sue emozioni, anche quelle più nascoste, poteva sfogarsi, con lui senza sentirsi patetico o inferiore. Di Kaede poteva fidarsi, anche se a prima vista sembrava davvero una volpe surgelata. In realtà era un tanto caro ragazzo. E quello stronzo di Fujima l’aveva ferito. Finalmente Kaede era riuscito ad esternare i propri sentimenti, a lasciarsi travolgere dalle proprie emozioni… e Fujima l’aveva calpestato, usato e gettato via! Per lui era stata una semplice scopata, certo… ma per Kaede? Ecco, ti sei distratto di nuovo! Ma che parlo a fare, io?! – sbuffò il rossino accanto a lui. Akira tornò coi piedi per terra e sorrise al video boy, scusandosi. Mi dispiace, tesoro, ma sai… stavo pensando a quello che piace a Ka… cioè, volevo dire…! – si riscosse immediatamente. Cosa stava per dire! Si era perso completamente in quegli occhi dolci e arrabbiati, in quelle labbra imbronciate, in quell’espressione tenera che non aveva capito più niente! Eh no, adesso finisci la frase! – era saltato su Hanamichi. Akira stava per negare, ma il rossino lo interruppe subito. Senti un po’, Aki! Kaede è tuo amico e gli vuoi bene, no? non lo vorresti vedere felice? Io posso renderlo felice, fargli conquistare il suo amore eccetera! Se solo almeno uno di voi due si fidasse di me…! Ok, ok, ho capito! non è che non mi fidi di te… solo che… - sospirò Akira – vedi, Kaede amava un ragazzo. Dopo tanti tentennamenti si è dichiarato e quello ha finto di esserne felice, ha finto di ricambiare, anche se non l’ha detto apertamente, poi l’ha usato e gettato via. Quello stronzetto voleva solo farselo mettere un po’ dentro, non gli interessava se Kaede avesse un cuore, una dignità, un minimo di sentimenti! E ieri Kaede l’ha visto baciarsi con un altro. capisci? Hanamichi lo fissava attonito. Cosa?! Non è che non ci fidiamo di te… ma sinceramente, io preferirei che Kaede si cercasse un altro, perché con Fujima va proprio a parare male… Ma io lo distruggo… - sussurrò Hanamichi incredulo, prima che nei suoi occhi cominciassero a risplendere rabbia e disgusto – io lo uccido! Ma come si fa a fare cose del genere! Lo so. appunto per questo preferirei che… beh, che Kaede portasse lo sguardo su qualcun altro. – concordò Akira, con un’alzata di spalle. Fujima, hai detto… bene! oggi stesso vado a beccarlo all’uscita della sua scuola e…! – stava già sbraitando il rossino. Hana, non ti facevo così violento… - ridacchiò Akira – e dire che a me e a Kaede non hai mai dato nemmeno uno schiaffetto… Beh, è la regola. Non posso picchiare le persone davanti alle quali esco dalla televisione. È la legge dei video boy. – sospirò il rossino, sconsolato. Quindi se io ti picchiassi tu non potresti difenderti? – si stupì Akira. Tecnicamente no. potrei scappare, ripararmi dietro qualcosa, ma non picchiare a mia volta. Non è una gran fregatura? – commentò infastidito Hanamichi. E se io ti palpassi? – chiese ancora Akira, mettendo un braccio attorno alla vita del rossino. Scemo! – sbraitò Hanamichi, diventando rosso come un peperone – se non posso non posso! Meraviglioso… - commentò il moro, con sguardo sognante. Non pensarci neanche, chiaro?! – ringhiò Hanamichi, guardandolo torvo. Dai, scherzavo. – sorrise Akira – e comunque, anche se ammetto che qualche palpatina non posso trattenermi dal darla, non ti picchierei mai! Lo spero bene! Come sei scontroso… hai voglia di fare a botte? – chiese Akira. Hanamichi lo fissò irritato per qualche attimo, prima di assumere un’espressione assorta e annuire. Effettivamente… è strano non fare risse. – commentò, incrociando le braccia al petto. Da dove vieni, tu? – chiese Akira di nuovo. Diciamo che è una specie di dimensione alternativa… cioè, non esattamente… allora, i video boy… ecco, ci sono stati ricamati sopra i miti di macchine, di adolescenti creati come tali… ma non è così. in realtà noi… beh, nasciamo. Normalmente. E mentre cresciamo ci addestrano. Giochiamo, studiamo… poi frequentiamo l’istituto di specializzazione per video boy ed eccoci qua. Non so come facciamo ad uscire dalla televisione. Non ne ho idea… - confessò il rossino – quando ero nel mio mondo facevo a botte almeno una volta ogni due giorni. È strano non poterlo fare… dimmi, c’è qualcuno che ti sta antipatico e che vorresti uccidere??? – chiese Hanamichi supplicante. Non credo proprio… - rispose Akira – interessante, però… una dimensione alternativa… e dimmi, dove stai tu sono tutti belli come te? Ma scherzi? Sono decisamente più belli, ci mancherebbe altro! – rispose ridendo Hanamichi. Perché? Ma mi hai visto? Se mi somigliassero credo che non sarebbero molti a fare ricorso ai video boy! – continuava a ridere il rossino. Continuo a non capire. – ribadì il moro, serio. Aki, sono quello che verrebbe comunemente definito un cesso. Se mi somigliassero… Akira non gli permise di finire quella frase, di pronunciare una simile blasfemità! Ma sei impazzito? – lo interruppe immediatamente, brusco – se tu fossi brutto di certo non ti salterei addosso! E comunque non con tanto entusiasmo! Cazzo, Hana, ma te ne rendi conto che è da ieri sera che io e Kaede dobbiamo trattenerci a stento dal violentarti?! Sei il ragazzo più bello che io abbia mai visto! E decisamente il più eccitante… perché credi che Kaede abbia scelto te, al video noleggio?! Non dire assurdità! – saltò su il rossino, furente – senti, non credo di averti fatto niente di male, quindi non vedo perché tu debba continuare a prendermi in giro! Non ti sto prendendo in giro, Hana! sei fantastico, sei bellissimo! – continuò il moretto. Finiscila! Non credo che…! Vuoi che ti dimostri quando ti trovi eccitante, Hana? – lo interruppe Akira, cambiando repentinamente tono di voce, ora diventata bassa e roca – vuoi che ti mostri ciò che sento quando vedo il tuo corpo, quando sfioro la tua pelle? Ma che stai…?! – balbettò Hanamichi, rosso come un peperone. Il moro gli si era avvicinato e l’aveva afferrato con forza per un braccio, prima di trascinarlo lontano dalla strada, in un boschetto, al riparo da occhi indiscreti. Che stai facendo?! – strepitò Hanamichi. L’hai voluto tu, Hana. La parola d’ordine per farmi smettere è “Io, Hanamichi Sakuragi, sono il ragazzo più bello ed eccitante del mondo”. Tu dillo e io smetto. – rispose sbrigativamente Akira, spingendolo con la schiena contro il tronco di un albero. Smettila, scemo! Lasciami! – urlò Hanamichi, tentando di spingerlo via. Akira aveva cominciato a slacciargli la giacca e la camicia, mordicchiando la pelle che si scopriva e lasciandogli segni rossi sull’epidermide. Il moro alzò il volto, sorridendogli. Parola d’ordine? – chiese, soffiandogli sulle labbra. Piantala di scherzare, deficiente! Risposta sbagliata. – gli soffiò Akira sulle labbra, prima di chiudergliele prepotentemente con un bacio. Hanamichi non poteva crederci! Non stava succedendo a lui, era impossibile, era impossibile! Quella lingua, calda, umida, si era infilata tra le sue labbra e adesso stava giocando con la sua, forzandola… E quelle mani, grandi, candide, gli stavano slacciando la camicia, accarezzando la sua pelle… erano fredde quelle dita, lo facevano rabbrividire… ma era solo per il freddo? Mugolò una protesta quando Akira afferrò un capezzolo tra le dita cominciando a giocarvi e l’altra mano scendeva ad accarezzargli un fianco, poi si spostava sulla schiena, prima di abbassarsi di nuovo, stringendogli una natica. Oddio, Aki… no… finiscila, ti prego… - balbettò, quando le labbra del moro lasciarono libere le sue, spostandosi sul collo, prendendo un pezzetto di pelle tra i denti e cominciando a succhiarlo con forza. Sai quello che devi dire per farmi fermare. – rispose Akira, soffiando sul suo orecchio, facendolo sussultare e fremere. Il moro allungò la punta della lingua a tracciare i contorni di quell’orecchio delicato, prima di infilarla nel padiglione, facendo gemere sommessamente il rossino. Akira, no! – tartagliava Hanamichi. Il video boy già sentiva premere le lacrime contro le palpebre serrate. Devi dirmi qualcosa, Hana? – chiese Akira, il suo fiato bollente sul collo. Hanamichi rabbrividì. Dai, Aki… smettila… per favore… - mormorò, incerto, aprendo gli occhi lucidi. Per tutta risposta il moro premette il proprio inguine contro quello dell’altro, facendolo sussultare. Basta, Akira! Smettila! – gridò, nel panico. E allora dimmelo. – gli soffiò Akira sulle labbra. Io sono il ragazzo più bello ed eccitante del mondo! Contento?! Lasciami, ora! – urlò Hanamichi, disperato. Akira lo fissò per qualche attimo. Si era lasciato di nuovo andare… ops. Sospirando si staccò da Hanamichi, che, tremante, si accascio lungo il tronco, fissando il terreno con gli occhi lucidi spalancati. Ehm… Hana… no, vedi… era per farti capire che sei un bel ragazzo… non ti volevo violentare sul serio… cioè, lo volevo e lo vorrei anche adesso, però non lo faccio… ehi… Hana? – balbettava Akira. Il moro si inginocchiò di fronte all’altro, che continuava a tremare come una foglia, le guance paonazze e il volto basso. Scusami, piccolo. – sospirò infine Akira. Allungò le braccia a cingere la schiena di Hanamichi, che non fece resistenza e lo abbracciò strettamente, premendogli il viso contro il proprio petto. Hanamichi si aggrappò alla sua giacca, ancora tremante. Scusami, piccolo. – ripetè dispiaciuto Akira. Il rossino si strinse di più a lui e il moro prese ad accarezzargli i capelli e a posarvi teneri baci, nel tentativo di calmarlo. Ma era possibile che non appena sfiorasse quel ragazzo ogni sua singola cellula cominciasse ad urlare “Di più! Ancora di più!” e tentasse di violentarlo?! Voleva possederlo, voleva consolarlo, voleva il suo sorriso dolce e la sua anima candida, voleva il suo corpo e cavolo, voleva anche il suo… Cuore? “Ma che cavolo sto pensando?!” si chiese, infastidito, stringendo Hanamichi ancora di più. Alla fine fu il rossino a staccarsi lentamente dall’altro. aveva smesso di tremare, si sentiva meglio, ora. Ma perché Akira continuava a fargli quelle cose? Lui era brutto! No. giusto… per Akira lui era bello. Hanamichi emise un sospiro tremulo, passandosi una mano tra i capelli. Come va? – gli chiese dolcemente Akira, guardandolo preoccupato. Nh. – mugugnò il rossino, alzandosi in piedi e spolverandosi i pantaloni – andiamo a scuola… Akira ci mise qualche istante per comprendere appieno quelle parole. LA SCUOLA!!! Afferrò immediatamente Hanamichi per un braccio e cominciò a correre velocemente, senza mai fermarsi. L’interrogazione! Che cavolo…! Akira, rallenta un attimo! Fermo! – strepitava il rossino. Non c’è tempo, Hana! altrimenti arriviamo in ritardo! Corsero e corsero, fino ad arrivare, stremati ed ansimanti, al cancello della scuola, facendo ingresso in classe giusto poco prima che suonasse la campana. Buongiorno, prof! Questo è Hanamichi Sakuragi, un mio amico e starà da me per qualche tempo… non le dispiace se lo porto a scuola, vero? – disse Akira sorridente al professore, che squadrò il video boy per qualche secondo, soffermandosi sui capelli carminio – non si preoccupi, è mansueto come un agnellino! Non farà casino, glielo prometto! Mh… va bene, può restare… a posto, ora, però! – grugnì il professore. Hanamichi avrebbe voluto davvero tanto poter dare un sonoro pugno in testa ad Akira, per averlo definito mansueto come un agnellino, ma disgraziatamente, per colpa di una stupida regola, non poteva! Che rabbia… Si sedettero vicini nei banchi in fondo alla classe, mentre il moro estraeva un libro dalla cartella e cominciava a fissare assorto la lavagna e a mordicchiare la punta della penna. Chissà perché, Hanamichi non potè trattenersi dall’arrossire a quel gesto. Fortunatamente nessuno lo notò, erano tutti completamente presi dalla lezione. Doveva essere davvero difficile, per loro… e dire che lui quelle cose le aveva fatte alle medie! Ah, la matematica umana… Sakuragi, ti chiami, giusto? – lo riscosse dai suoi pensieri il professore – dimmi, sai risolvere quest’equazione? Prof, guardi che Hanamichi ha un anno meno di noi… - disse subito Akira, ma il rossino lo interruppe immediatamente. Certo, sicuro. È semplicissima. – rispose Hanamichi, con un sorriso gelido. Allora vieni a farci vedere. – lo invitò l’insegnante. Akira fissò stupito il video boy che si alzava dal banco e attraversava l’aula con sicurezza, prendendo poi il gessetto dalla mano callosa del professore. In pochi istanti aveva già risolto l’equazione. E dire che perfino lui aveva avuto delle difficoltà! Complimenti… - commentò il professore, sinceramente ammirato. Grazie. – sorrise gongolante Hanamichi, prima di tornare al proprio posto e sussurrare ad Akira un soddisfatto – che ti dicevo? Roba da scuole medie. Non me l’aspettavo. – ammise Akira, con un sorriso.
Il resto delle lezioni le passarono allo stesso modo. Secondo la media delle scuole superiori giapponesi Hanamichi sarebbe stato un vero secchione con tanto di borsa di studio, senza dubbio! A parte in letteratura e in giapponese antico. Per il resto era un vero genio. Sei proprio un tensai! – lo lodò Akira, durante la pausa pranzo, scompigliandogli affettuosamente i capelli. Guarda che eri tu che non mi credevi! Tsè! Io te l’avevo detto che ero un mito. – ribattè Hanamichi, gonfiandosi il petto e battendovi una mano, con un sorrisone soddisfatto. Il mio tensai preferito! – rise Akira, abbracciandolo di slancio, stringendolo forte. Hanamichi lo lasciò fare. Quell’abbraccio gli piaceva. Era dolce, amichevole, affettuoso. Non c’erano mani che lo toccavano intimamente o labbra che lo forzavano. Solo… dolcezza. Sendo! – sentirono una voce che urlava, dal cortile – Sendo, Taoka ti sta aspettando in palestra! Cosa?! Di già?! – gemette questo, sconsolato, staccandosi da Hanamichi e andando ad affacciarsi dalla ringhiera – DIGLI CHE ARRIVO SUBITO!!! Porcospino deficiente, avverti prima di urlare! Mi hai rotto i timpani! – si lamentò Hanamichi, tappandosi le orecchie. Scusa, Hana. vieni, andiamo in palestra. Ah, prima mi hai detto che fate una partita, vero? Aha… viene anche Kaede con la sua squadra… solo che vedi… ci sarà anche Fujima, ma… prometti che non dirai niente, ok? No, Hana. niente. Uffa… ma non è giusto, Aki… l’ha usato, l’ha ferito… non è giusto che rimanga impunito. Lo so che non è giusto. Ma è così che va. Se dovessimo dire qualcosa a Fujima lui si andrebbe subito a lamentare da Kaede, quindi… - sospirò Sendo, aprendo la porta della terrazza e immettendosi nel corridoio gremito di studenti. Non basterebbe minacciarlo in modo che stia zitto? – propose Hanamichi. Hana, credimi, Fujima è un vero stronzetto quando vuole. – dopo che ci sono andato a letto è andato a dire ad Hanagata, il suo ragazzo, che l’avevo forzato. Mi sono risparmiato un sacco di botte grazie a Kaede e ai miei compagni di squadra, visto che Hanagata per menarmi si era portato dietro mezzo Shoyo. Sei andato a letto con Fujima?! Ma piace a Kaede! – si stupì Hanamichi, la voce stridula. Lo so, lo so! guarda che era prima che gli piacesse! – ribattè prontamente Akira, offeso – io non faccio niente che possa far soffrire i miei amici! Se lo dici tu… - commentò il rossino. Arrivarono in palestra dopo pochi minuti. L’allenatore cominciò immediatamente a sgridare Sendo, orinandogli di andarsi a cambiare subito negli spogliatoi e Hanamichi andò a sedersi sui materassini agli angoli della palestra (Qualche volta mi è capitato di addormentarmici… Ndautrice), scrutando il luogo attorno a sé, alla ricerca di Kaede. Com’è che si chiamava la sua scuola? Do’aho. Una voce profonda e conosciuta dietro di sé lo fece trasalire. Si voltò di scatto. C’era Kaede! Ma prima non c’era! Da dove spunti?! – chiese il video boy allibito. Nh… - mugugnò Kaede, indicandogli lo spazio tra due materassini uniti… c’era sprofondato dentro! Complimenti, Kitsune! O forse dovrei chiamarti ghiro… - rise di gusto Hanamichi. Do’aho… - sibilò Kaede, fissandolo con occhi di fuoco – hai mai giocato a basket? Basket? No, mai. – rispose Hanamichi. Nh. Infinitamente do’aho. – commentò sprezzante l’altro, con uno sguardo di scherno. Ma sentilo! Guarda che io sono un genio! – saltò su Hanamichi, imbufalito. Kae, guarda che è vero che è un genio. Il mio prof di matematica per poco non aveva un infarto. Ha risolto tutti gli esercizi in due minuti. – lo informò la voce di Akira. Ecco! – aggiunse Hanamichi, fiero di sé. Tsk… - commentò Rukawa, con un’indifferente alzata di spalle. Beh? Non sai cosa rispondere, eh? – gongolò Hanamichi, dondolandosi sui materassini. Do’aho… - sbadigliò la volpe, grattandosi la nuca, assonnato. Hanamichi piegò la testa di lato, osservandolo. Era incredibilmente tenero, Kaede, in quella posa, mentre lo fissava con gli occhi inespressivi e socchiusi. Gli sarebbe piaciuto abbracciarlo come quella notte, ma non poteva certo farlo! Tanto per cominciare forse lui l’avrebbe respinto o picchiato, come minimo! E poi c’era troppa gente. Hai sonno? – gli chiese il rossino, nonostante la risposta fosse piuttosto palese – sicuro di non sentirti male? Ma no, Kaede è sempre così! – lo rassicurò Akira, ridendo. Ancora più preoccupante. – commentò semplicemente il rossino. Finitela. – ribattè Rukawa, fissandoli gelidamente entrambi. Sei di cattivo umore, volpe? – gli domandò Hanamichi, senza scomporsi troppo. Kaede si limitò a fulminarlo con lo sguardo. Sendo capì immediatamente… era vero! Certo, c’era Fujima! Akira cercò il capitano della Shoyo con lo sguardo, fino a trovarlo, all’angolo opposto del campo: era mezzo abbracciato con Hanagata. Ru, che ne diresti di andarci a prendere qualcosa da bere alle macchinette?? – propose Akira, fingendo entusiasmo. Nh… - mugugnò Kaede, prima di tentare di alzarsi. Kaede, Akira e Hanamichi uscirono dalla palestra. La prima partita si sarebbe svolta tra Kainan e Shoyo, quindi non c’era alcuna ragione di restare. Nel corridoio si fermarono di fronte al distributore di bevande e presero tre lattine di coca cola. Cazzo, ma è gelida! – imprecò Hanamichi, quando Akira gliela premette sul collo, facendolo rabbrividire. Do’aho. – rispose semplicemente Rukawa, aprendo la propria. Baka kitsune. – ringhiò Hanamichi. Vuoi fare a botte? – ribattè Kaede, fissandolo minacciosamente. Tu non hai idea di quanto vorrei! – sibilò Hanamichi, lo sguardo quasi spiritato – ma non posso! Nh? La legge dei video boy dice che non si possono picchiare le persone davanti alle quali si è usciti dallo schermo. – spiegò Akira, con un sorriso contento. … ho come la vaga impressione che i tuoi pensieri coincidano con i miei, Kaede… - commentò Sendo, notando l’espressione piuttosto luccicante e pensierosa dell’amico. … prova anche solo a pensare di darmi un pugno e giuro che te ne faccio pentire. – minacciò Hanamichi. Ehm… Hana, i pensieri di Kaede non sono di natura esattamente… ehm… rissosa, diciamo. – spiegò Akira al rossino. Nh? – fece quest’ultimo, in attesa di ulteriori spiegazioni. Do’aho. – commentò semplicemente Kaede, bevendo la propria coca.
Hana: no!! Kaede è un drogato!!! Gyh: deficiente! Ho detto bere non sniffare! Ma ti pare che io vi faccio drog…? Beh… è un’idea… ___ grazie, Hana! Hana: NNOOOO!!!! Ç_____ Ç Ru: do’aho, visto cos’hai fatto?! Gyh: uh uh uh… Akira: … sorella mia… Gyh:zìììììì?????^________^ Ru: scordatelo! Il mio do’aho non di droga! E di certo non paga nessuno in natura… tranne me. Gyh: suvvia, Ru, non puoi tenerti l’esclusiva… ^___^’’’’ Ru: sì che posso. è__é Hana: ehm… un’altra cosa, autrice… Gyh: zì??? ^____^ Hana: perché continuano a violentarmi/mezzo violentarmi nelle tue fic?? È stressante… Gyh: ma sei così kawaii!!! ç____ç Ru: va bene, ma almeno fallo violentare da me! Hana: ehi!!!
Hanamichi sospirò. Era teso. Aveva tanta voglia di fare a botte. Di solito non ne sentiva quel gran bisogno impellente... ma dopo quello che era successo con Akira, in quel boschetto, dopo quello che gli aveva detto di Fujima e di come quest’ultimo aveva trattato Kaede... doveva assolutamente menare le mani! Sei stanco? – chiese Akira ad Hanamichi, scostandogli una ciocca di capelli dalla fronte. No... sto bene. – rispose il rossino. Akira, tanto per sapere... quante volte hai tentato di violentarlo, oggi? – domandò ironicamente Kaede. Una sola! Ah... no, contando quella di stamattina presto forse due... – rispose pensieroso Sendo, grattandosi il mento. Hanamichi arrossì violentemente, in tinta con i propri capelli mentre a Kaede andava di traverso la coca. Lui scherzava, non poteva certo sapere che quel maniaco l’aveva fatto davvero! Hentai! – commentò, tossicchiando ancora. Su, su... – ridacchiò Akira – non gli ho mica fatto niente di male... Tentare di stuprare le persone E’ fare qualcosa di male... – lo informò gelido Kaede. Ah... davvero?? – si stupì Sendo – oggi ho imparato una cosa nuova... Hana, tu lo sapevi? Hanamichi non rispose, troppo preso dallo sforzo di tentare di autoseppellirsi col pensiero. “Terra inghiottimi, terra inghiottimi...” continuava a ripetersi mentalmente, ma le sue richieste restavano inascoltate. (E te ne stupisci? NdRu) (Pignolo! >___< NdHana) Ooh, sei arrossito! – esclamò Akira, con gli occhi che gli luccicavano – Posso abbracciarti? Hentai. – sibilò freddamente Kaede, frapponendosi tra i due. Inaspettatamente perfino per sé allacciò le mani attorno ai fianchi del video boy, tirandoselo contro e fissando Akira con sguardo rabbioso, come a sfidarlo a separarli, a sfiorare il SUO rossino... Suo rossino? Perché avrebbe dovuto essere suo?! Lui amava Fujima... no??? Ti sei già trovato un nuovo giocattolo, vedo. Una voce canzonatoria dietro di loro. Chi era? Si voltarono tutti insieme. Ah, era Fujima. Un momento... ma non avrebbe dovuto riconoscerlo dal suono della voce? Sorvoliamo... Beh, nulla di cui stupirsi... anche se non è un granchè. – continuò il ragazzo. Ma tu chi sei, tappetto? – chiese Hanamichi, inclinando la testa di lato. Ed è anche un idiota, vedo. – ridacchiò l’altro – Io sono Kenji Fujima, testa rossa... TU non chiamarmi in nessun modo. Kaede tu se vuoi... puoi anche farlo. Si allontanò ancheggiando, ridacchiando. Sembrava la donna cattiva dei vecchi film. Posso picchiarlo? – chiese implorante Hanamichi. Do’aho. – ribattè Kaede. Una nota quasi dolorosa nella voce. Era stato rifiutato... calpestato, preso in giro... sospirò, appoggiando il mento alla spalla di Hanamichi, che ancora teneva abbracciato. Non è un granché... e poi è antipatico. Kitsune, mi spieghi come fa a piacerti uno simile? – la voce di Hanamichi era colma di rabbia e disprezzo. Kaede sentì una stilettata al cuore. Perfino il rossino, il video boy lo derideva? Se fosse stato più attento avrebbe notato quella nota quasi impercettibile di sofferenza nella voce di Hanamichi. Ma era arrabbiato e non aveva visto niente. Aveva dato una spinta ad Hanamichi, facendolo quasi cadere e aveva caricato un pugno. Un pugno sulla guancia. Hanamichi gemette di dolore, ricadendo con la schiena su Akira, pronto a sorreggerlo. Un filo di sangue scese da quelle labbra perfette. Ma sei impazzito?! – strepitò immediatamente Hanamichi, staccandosi da Akira, che lo trattenne per un braccio. Kaede si voltò, tornando in palestra, senza neanche chiedere scusa, senza guardarlo, nemmeno un mugugno, una spiegazione... Hanamichi si sentiva male. Voleva sprofondare. Che cavolo aveva detto?! E Kaede aveva esagerato, comunque! Non poteva colpirlo così, a tradimento, lui non poteva neanche ricambiare! Lascialo stare, Hana... ha esagerato, però... beh, ogni tanto dovresti riflettere prima di parlare. E adesso? perché Akira non lo consolava, non lo difendeva? Non era giusto! Non aveva fatto niente di male, lui, era stato quel tappetto di Fujima a provocarlo, a dirgli che era un idiota! Si liberò dalla stretta di Sendo e gli voltò le spalle. Dove vai? – gli chiese questo, una nota di preoccupazione nella voce Ma il rossino non la notò, quella preoccupazione. Nervoso com’era, accecato dalla vergogna e dalla rabbia, l’aveva scambiata per ironia e derisione... deriso da Akira? Anche da lui? “Il mio tensai preferito!” gli aveva detto, abbracciandolo, sul terrazzo... e adesso non lo difendeva neppure! Non gli chiedeva neanche se stava bene, se gli faceva male... e gli faceva male! In bagno. La voce gli uscì fredda, distaccata. Vuoi che ti accompagni? No. Freddo, gelido, ghiacciato. Ma così falso... Avrebbe voluto davvero tanto che Akira lo costringesse a seguirlo in bagno, che fosse lui a tamponargli la ferita al labbro, che lo guardasse con gli occhi preoccupati, che andasse da Kaede e gli dicesse che non era giusto quello che aveva fatto... Ma Akira non lo seguì, lo salutò e tornò in palestra. E dire che anche lui avrebbe voluto tanto seguire Hanamichi... Era preoccupato, seriamente preoccupato. I pugni di Kaede sapevano fare male, lo sapeva. Quanti se n’era presi, lui! ma il video boy non poteva difendersi e orgoglioso com’era questo doveva costargli caro. Sospirando tornò in palestra e si sedette su un materassino, vicino a Kaede, che fissava il campo furente, senza vederlo. Perché l’hai picchiato? – chiese Akira. Aveva un tono dolce, dopotutto. Hai sentito quello che ha detto, no? cazzo, sono stanco di farmi prendere in giro da chiunque... – ringhiò Kaede. Non pensava quelle cose, non le pensava affatto. Le diceva solo per autoconvincersene, per eludere il senso di colpa... Hanamichi si era fidato, si era lasciato abbracciare... e lui l’aveva picchiato, respinto. Si poteva essere più idioti? Era strano, però... Molto strano. Fujima gli aveva proposto un’altra scopata, l’aveva preso in giro, provocato... E lui pensava ad Hana?!
Merda... – mormorò Hanamichi, fissando la propria immagine riflessa nello specchio. Era un cretino! Ok, ok! Non avrebbe dovuto dire quelle cose a Kaede, ma Kaede avrebbe potuto ribattere a parole, senza dargli un pugno, specialmente adesso che sapeva che lui non poteva difendersi! Stronzo... – mormorò Hanamichi. Si sciacquò il volto un’ultima volta. Il sangue aveva smesso di scendere, almeno, anche se il labbro era gonfio. E Akira non gli aveva nemmeno chiesto se gli faceva male. Sospirò tristemente. Non aveva voglia di rivederli. Se ne sarebbe andato e li avrebbe aspettati a casa. Lentamente uscì dalla scuola e cominciò a percorrere la strada per la casa di Kaede.
Dove si è cacciato quel cretino! – esplose Kaede, tirando un pugno al muro della cucina. Akira non l’aveva mai visto tanto arrabbiato. Ma era ovvio. Hanamichi era scappato dalla palestra e non si era fatto più vedere. Non una telefonata, un biglietto... niente. Era semplicemente scomparso. Calmati, Kae... e soprattutto, quando torna, non picchiarlo e non urlare. – si raccomandò Akira. Come cavolo faccio a stare calmo, maledizione! Kaede si accasciò sul divano, la testa tra le mani. Disperazione, preoccupazione, apprensione. Dai, tornerà presto... – tentò di consolarlo Akira. Ma come poteva lui consolarlo? Era così preoccupato anche lui. Suonarono al campanello. Akira e Kaede corsero alla porta, velocemente, aprendo di scatto. Era tornato. Con un labbro sanguinante, un livido sulla guancia e la camicia strappata... Ma era tornato. E non era solo. Ehilà, Rukawa! Sendo, anche tu qui? Come va? Vi ho riportato il cucciolo, si era perso! La voce allegra di Mitsui, il senso di quelle parole. Hana, che hai fatto? La voce di Sendo, preoccupata. Gli prese il viso tra le mani, esaminando le ferite. Questo scemotto si è picchiato con Hanagata dello Shoyo... niente di che, ma si sono aggiunti anche tutti gli altri giocatori. Se non ci fossimo stati noi... Spiegò Mitsui. Hanamichi si ritrasse, abbassando il volto, rifiutandosi di aprire bocca, di parlare. Picchiato? Ripetè Akira. Sì, questo cretino è andato negli spogliatoi a parlare con Fujima e Hanagata si è incazzato... non so cosa si sono detti ma sono subito venuti alle mani! Però picchia bene, questo cucciolone! Mitsui alzò una mano e la portò a scompigliare i capelli di Hanamichi. Akira e Kaede avevano tanta voglia di staccargliela, quella mano! A nessuno dei due era sfuggito lo sguardo con cui scrutava il corpo di Hanamichi... maledizione! Grazie, Mitsui. ti devo un favore. – ringraziò comunque Akira. Afferrò Hanamichi per un braccio e lo trascinò nel pianerottolo, con forza, facendoselo quasi cadere addosso. Il rossino si divincolò, fissandolo astioso e si allontanò, correndo su per le scale. Gli altri tre sentirono con fin troppa chiarezza il rumore con cui aveva sbattuto la porta della sua camera. E’ un peperino, eh? – ridacchiò Mitsui – beh, ci vediamo. Akira e Kaede salutarono velocemente, prima di lanciarsi su per le scale. Maledizione! Li aveva fatti stare male, preoccupare in quel modo per ore e ore e adesso non si scusava neanche?! No! faceva pure l’offeso! Spalancarono la porta della sua stanza. Hanamichi era sdraiato sul letto. Non si era neanche cambiato. Sembrava esausto. Si era addormentato in posizione fetale, stringendo a sé un cuscino. do’aho... – mormorò Kaede. Ma nemmeno lui ignorò quella nota di tenerezza nella sua stessa voce. Hanamichi aprì gli occhi, lentamente. Dapprima si guardò attorno confuso, poi aveva spostato lo sguardo sui due ragazzi che lo fissavano e i suoi occhi avevano cominciato a fare scintille. Hana, perché te ne sei andato, oggi? Ci hai fatto preoccupare da morire... La voce dolce, carezzevole di Akira. Ma Hana non poteva rispondere! Era offeso e arrabbiato, quel giorno l’avevano trattato male, come se fosse un oggetto! Prima lo coccolavano e lo accarezzavano e poi lo picchiavano! Non era giusto... aveva anche lui dei sentimenti! Perché hai litigato con Hanagata? – gli chiese Kaede. Silenzio. Hanamichi affondò il volto nel cuscino. Ha cominciato lui. Do’aho. – sembrava una carezza, quella parola, detta con quel tono. I due ragazzi mori si sedettero sul letto, uno da un lato di Hanamichi, uno dall’altro. Akira scostò il cuscino con decisione, ma con gentilezza, scoprendo il viso paonazzo di Hanamichi. Non fare mai più qualcosa del genere, Hana... ci hai fatto prendere un bello spavento, sai? Non sapevamo dov’eri, dove cercarti... se ti fosse successo qualcosa... Akira era dolce, adesso, mentre gli accarezzava la fronte, una guancia, con quella mano grande e delicata. Ma perché lo era solo adesso e non quando Hanamichi ne aveva avuto più bisogno? Perché non lo aveva accarezzato in quel modo quando Kaede gli aveva dato un pugno? Perché non si era mostrato preoccupato quel pomeriggio? Hanamichi abbassò lo sguardo. Non sapeva cosa dire. Ormai era chiaro, si era comportato da idiota, però... però quel pomeriggio... Do’aho... Era così dolce e carezzevole la voce di Kaede al suo orecchio. Lo fece rabbrividire suo malgrado. Le labbra della volpe gli baciarono piano una tempia. Ti ho fatto male, oggi? Preoccupazione, senso di colpa, in quella voce. E’ che ero nervoso. – sospirò Kaede, sull’orecchio di Hana, facendolo rabbrividire di nuovo. Anche io... oggi... non dovevo dire quelle cose. – mormorò Hanamichi, stringendo di più a sé il cuscino. Silenzio. Akira tolse il cuscino dalle braccia di Hanamichi e lo strinse a sua volta. Il rossino si lasciò avvolgere da quell’abbraccio, sprofondando il viso nel petto dell’altro, mentre la volpe gli aveva allacciato le mani alla vita e si stringeva a lui. Si sentiva bene, Hana, adesso. Protetto, al sicuro... Hana... bisogna medicarti quelle ferite, adesso... – la voce calda di Akira. Il rossino annuì, staccandosi di malavoglia dai due mori. Ogni tristezza, ogni senso di colpa o di inadeguatezza... era stato dimenticato. Akira e Kaede erano con lui, insieme a lui, vicino a lui... Gli infondevano calore e sicurezza... Era una bella sensazione. Non l’aveva mai provata, prima. Si alzò dal letto e si diresse verso il bagno, davanti a lui Akira, dietro Kaede. Aveva una voglia matta di allacciare le braccia al collo di almeno uno dei due, voleva un abbraccio, agognava calore... Eppure non riusciva a farlo, non riusciva ad allungare semplicemente una mano e... No, non ce la faceva. Chissà perché. Aveva sempre abbracciato e stritolato senza problemi i suoi amici, gli altri video boy. Eppure con Kaede e Akira non riusciva a fare lo stesso. Ed era strano, perché con loro si sentiva così unito, così... non lo capiva nemmeno lui. Ma li sentiva così vicini, quasi indispensabili, anche se li conosceva da un giorno soltanto... Akira prese una boccetta di plastica. Acqua ossigenata. Cotone. Cerotti. Fece sedere Hanamichi sul water e si inginocchiò davanti a lui, i visi alla stessa altezza. Imbevette il cotone con un po’ di acqua ossigenata e lo passò con delicatezza sul taglio sul labbro di Hanamichi, mentre il volto del rossino si trasfigurava in una leggera smorfia di dolore. Akira non tolse la mano dalla ferita, ma fece meno pressione e il viso del video boy si distese di nuovo, mentre chiudeva gli occhi, eludendo il dolore e tentando di concentrarsi sulla dolcezza di quelle carezze sul viso. Fa male? – chiese Akira, piano. Hanamichi scosse la testa, lentamente, senza aprire gli occhi. Spogliati. – gli ordinò Akira. Il rossino spalancò gli occhi, incredulo. Cosa?! Do’aho, se non ti spogli non possiamo vedere se hai altre ferite. – gli spiegò gelidamente Kaede. Sto benissimo! – annunciò Hanamichi, facendo per alzarsi in piedi, ma proprio in quel momento avvertì una forte fitta al fianco, che lo costrinse a sedersi di nuovo, gemendo dal dolore. Do’aho... – sospirò Kaede, avvicinandosi – fa vedere. Gli sollevò la camicia e la giacca e strabuzzò gli occhi, allibito. Come avevano fatto a non accorgersene prima?! Va bene che la giacca era scura e il sangue non si vedeva, ma... quel taglio... era profondo, almeno in apparenza e sanguinava, percorreva tutto il fianco... Kaede e Akira si sentirono gelare. Deficiente, perché non l’hai detto! – non potè trattenersi dall’esclamare Kaede, sfilandogli ciò che indossava di sopra e lasciandolo a petto nudo. Baka kitsune... – ribattè flebilmente Hanamichi, lasciando docilmente che l’altro lo spogliasse. La verità era che si vergognava. Quel giorno si era comportato da idiota, in maniera assurda, li aveva fatti preoccupare e poi anche quella ferita! Quando si era disteso sul letto aveva provato un dolore atroce e anche mentre andava verso il bagno le fitte si erano fatte sentire, anche se non erano poi molto forti. Ma non appena aveva tentato di alzarsi una miriade di lame acuminate gli aveva trapassato la carne del fianco. E adesso che avevano visto il taglio era inutile fare finta di niente. Aveva intenzione di curarsi da solo poco dopo, ma adesso che era stato scoperto non poteva far altro che abbandonarsi alle cure dei due ragazzi mori. Acqua ossigenata. – richiese Kaede, allungando la mano verso Akira, che, previdente, aveva già imbevuto un batuffolo di cotone, che gli porse. Kaede non perse tempo a ringraziare, cominciando a tamponare non proprio delicatamente la ferita del rossino, che si tese trattenendo il fiato per il dolore. Kami, kitsune, fai piano! – sibilò a denti stretti. Per tutta risposta Kaede premette apposta sul taglio, facendo gemere Hanamichi, che si morse una mano per impedirsi di gridare e allontanare malo modo la kitsune, che si stava dimostrando davvero odiosa! non poteva fare più piano, quella volpe malefica?! Rukawa passò più volte il batuffolo di cotone sul taglio, sospirando impercettibilmente di sollievo: si era sbagliato, prima, la ferita non era profonda, aveva smesso di sanguinare da sola poco prima. Imbevette un altro batuffolo di cotone di acqua ossigenata, per evitare infiammazioni, quindi improvvisò una fasciatura. Ecco fatto. – sospirò infine, alzandosi in piedi. Wow, Kae, complimenti... – commentò Akira, senza potersi trattenere dall’ammirare la destrezza con cui Kaede aveva medicato il video boy. Nh. – mugugnò l’altro, con una scrollata di spalle. Oi, Kitsune! – lo chiamò Hanamichi, mentre si alzava in piedi – Grazie, eh. Nh. – ripetè Kaede, uscendo dal bagno e scendendo le scale, verso la cucina. Fa ancora male? – chiese Akira al rossino. No, sto bene. – sorrise questo. Akira seguì Kaede, per cucinare un minimo di cena, mentre Hanamichi andava in camera della volpe per prendere una maglietta pulita. Si vestì lentamente e per qualche istante indugiò di fronte allo specchio sulla scrivania di Kaede, accarezzandosi con i polpastrelli la fasciatura che gli aveva fatto Kaede. Era stato davvero bravo... veloce ma attento. Sospirò, passandosi una mano sul labbro, dove Akira gli aveva posato il batuffolo di cotone, sfiorandolo a volte con le dita, distrattamente. Ogni volta il cuore aveva saltato un battito. Ma perché? Aveva provato la stessa cosa mentre le mani svelte e decise di Kaede si muovevano lungo il suo torace e il suo addome, mentre lo medicava. Ma perché? Sbuffò. Era stufo di pensarci. S’infilò una maglietta a maniche corte e scese, raggiungendo i due che lo attendevano seduti sul divano nel salotto, davanti alla televisione. E la cena? – chiese Hanamichi. Abbiamo ordinato al cinese... – rispose Akira, facendogli spazio tra lui e Kaede, che si scostò un poco a sua volta. Hanamichi si sedette tra loro e prese anche lui ad osservare la televisione e il cartone animato che vi si svolgeva. La maturità questa sconosciuta... – commentò ridacchiando Akira – non so se ve ne siete accorti, ma state fissando la tele come se ci fosse un porno... Nh... – mugugnò Kaede, riportando la propria attenzione sul coniglio che fuggiva dal cacciatore. Scusami se non sono un maniaco... – replicò Hanamichi, fissandolo truce. Fai bene a scusarti! Se tu lo fossi sai che divertimento... – commentò Akira, sognante. Hentai. – commentarono insieme Kaede e Hanamichi. Esagerati... – ridacchiò Akira – ‘stasera ci guardiamo un altro film? NO. – esclamò immediatamente Hanamichi. Tesoro, non tutti i film sono horror... – ridacchiò Akira, portando una mano ad accarezzare i capelli del rossino che, quasi come un cucciolo affettuoso, appoggiò la testa alla sua spalla, abbandonandosi contro di lui – potremmo prendere un cartone animato... o un pornazzo! Hentai... – mormorò Kaede, stiracchiandosi. Il cartone era finito. E se ce la giocassimo a morra cinese? Oppure possiamo tirare su dei bigliettini coi nostri nomi scritti... si tira su e chi vince sceglie il film. – propose ragionevolmente Hanamichi, strofinando la guancia sulla spalla di Akira, che ridacchiò. Sendo era intimamente soddisfatto. Hanamichi aveva fiducia in lui e gli si strusciava contro tranquillamente, come un gattino che desidera le coccole. Distolse la mano dai capelli carminio del video boy e gli accarezzò il collo e una guancia, facendolo sospirare. Hanamichi non capiva bene. Perché si comportava in quel modo? Era strano... quella voglia particolare e pressante di sentire le mani di Akira tra i suoi capelli e il suo corpo vicino, bisogno di sentire affetto e dolcezza... che cos’era? Prendo i biglietti. – annunciò Kaede, scocciato, alzandosi dal divano e uscendo dalla stanza. Ma che ha? – chiese Hanamichi, stupito dal cambiamento d’umore repentino di Kaede. Chissà... – sospirò con un sorriso ironico Akira. Era palese. Kaede si stava innamorando del video boy! Allora Akira aveva avuto ragione su Fujima: quella di Kaede non era che una sciocca cottarella, forse anche meno, semplicemente una pulsione sessuale. Ma con Hana... già, tutto sarebbe potuto andare diversamente. Lui non era uno stronzetto, non era una troia, era dolce, carino, sensibile, tenero... già... c’erano moltissime probabilità che la volpe artica finisse per innamorarsi sul serio del video boy. Akira sospirò. Era strano. Avrebbe dovuto rallegrarsi per Kaede... la sua cotta per quello stronzo era scomparsa. Hana l’avrebbe corrisposto? Mistero. Dopotutto sembravano fatti l’uno per l’altro... ghiaccio e fuoco. Sospirò tristemente. Tristemente? Perché avrebbe dovuto sospirare tristemente?, si chiese, cercando di fare mente locale. Ricominci a fare facce strane... le facevi anche oggi a scuola, sai? – osservò Hanamichi, avvicinando il viso al suo. Akira si riscosse immediatamente, sentendo il fiato del rossino vicino alle sue labbra. Già, gli capitava spesso di fare facce strane mentre pensava intensamente. Quel giorno aveva pensato molto intensamente all’ipotetico proseguimento di ciò che era accaduto nel bosco, con un rossino arrendevole e gemente... no, era meglio evitare di pensarci, quel giorno aveva dovuto concentrarsi intensamente su ogni singola cifra di quell’esercizio di matematica per calmare la propria eccitazione! Maledizione... quel ragazzo riusciva a fargli perdere il controllo! Certo, era un hentai! Come negarlo? Sarebbe stato come andare in giro proclamando di essere alto un metro e cinquanta (T___T zigh... Ndautrice), negare l’evidenza! Ma non aveva mai tentato di forzare un ragazzo, mai! Eppure il rossino riusciva a fargli fare cose impensate... Ehi, ci sei? – gli chiese Hanamichi, stringendogli una mano sul braccio. Aha... stavo solo pensando. – annuì, allungando una mano ad accarezzare la guancia morbida del rossino, che gli sorrise dolcemente, soddisfatto. Non pensavo ne fossi capace. – commentò Kaede, entrando nel salotto con tre foglietti piegati tra le mani – chi tira su? Direi la voce dell’innocenza. – rispose Akira, dando una pacca sulla schiena di Hanamichi – Dai, Hana, tira su... Hanamichi fissò concentrato i tre foglietti. Che film vorresti scegliere, Kaede? – chiese il porcospino all’amico, che scosse le spalle, con indifferenza. Non so... azione o qualcosa del genere. – rispose, rimanendo sul vago – Non c’è bisogno che ti chieda cosa vorresti noleggiare tu, immagino. Hanamichi sentì il sangue gelarglisi nelle vene. Cosa vorresti noleggiare, Aki? – chiese sospettoso il rossino, la mano ferma sospesa a mezz’aria sopra i tre foglietti ripiegati. Beh, un porno, è ovvio! – rispose candidamente Sendo, sorridendo innocentemente. Ma... tu non sei un hentai, sei molto ma molto peggio! – esclamò Hanamichi. Suvvia, Hana, muoviti. C’è solo una possibilità su tre che venga su il mio nome, no? e poi meglio un porno che un cartone animato... – osservò ironico. Hanamichi non replicò, riportando ogni singolo briciolo della propria attenzione sui tre pezzetti di carta. Trattene il respiro e ne prese uno tra indice e pollice, con delicatezza, pregando... non poteva essere Akira... non poteva essere Akira. Lo aprì lentamente. Evvai! – esultò Hanamichi, saltando in piedi per la gioia: c’era il suo nome, su quel foglietto! Uffa... – sbuffò sconsolato Akira, incrociando le braccia al petto. Che hai intenzione di prendere? – gli chiese Kaede, tetro. Non so... pensavo... uhm... La città incantata... alla ricerca di Nemo... oppure Shrek... o magari... – cominciò a riflettere Hanamichi, con gli occhi che luccicavano per l’emozione. Basta così, ho sentito abbastanza. – lo interruppe gelido la volpe alzandosi e avviandosi verso l’uscita del soggiorno, fino a scomparire alla vista dei due ragazzi che erano rimasti sul divano ad osservarlo allontanarsi. Antipatico... – commentò Hanamichi, irritato – se vinceva lui mica facevo ‘sto casino... Lascia stare, è capriccioso. – lo rassicurò Akira – Mi aiuti a mettere tavola, tesoro? Tu e i tuoi soprannomi... – sospirò esasperato il rossino, alzandosi però dal divano e tendendo una mano ad Akira per aiutarlo. Akira, sorpreso da quel gesto, sorrise dolcemente, afferrando saldamente la mano dell’altro con la sua e spingendolo verso il basso mentre si alzava, facendolo cadere tra le sue braccia. Lo strinse per qualche secondo, pago di quel contatto tenero e casto e del corpo del rossino premuto contro il proprio, prima di separarsi da lui con un sorriso innocente, dirigendosi in cucina, seguito da un paonazzo video boy. Apparecchiarono la tavola velocemente, chiacchierando tranquillamente, mentre, al suono del campanello, Kaede era andato ad aprire la porta. Doveva essere arrivato il cibo cinese. Kaede andò ad aprire la porta sbadigliando. Gli stava venendo sonno. Grattandosi la testa aprì, ma davanti a lui non c’era affatto il cibo cinese... Dove hai nascosto Akira, maledetto ghiacciolo! Una voce rabbiosa e acuta si levò dal pianerottolo. Akira gemette, sconsolato. Non poteva crederci... perfino lì! Akira, che cavolo ci fai qui, si può sapere?! Una valanga di rabbia e gelosia si riversò in corridoio, scartando e ignorando palesemente sia Hanamichi che Kaede e finendo tra le braccia immobili di Sendo, pietrificato per lo stupore. Senza offesa, Koshino... ma che ci fai tu qui...? – ribatté Akira, ad un passo dalle lacrime. L’aveva trovato... era una persecuzione!
Gyh: sia chiaro… a me piace Koshino! Solo che ogni tanto adoro fargli fare un po’ la checca isterica… basta vedere come ho ridotto Hana… ç___ç mi vengono tutti così ooc… ç____ç mi dispiaceeee… e anche Fujima, povero caro! L’ho fatto diventare una puttana! Ma io gli voglio bene… ç___ç Fujima e Koshino: E ALLORA FINISCILA DI RENDERCI TANTO PATETICI!!! Sono venuto a controllare che nessuno ti faccia niente di sconcio, in questa casa di maniaci! – sibilò Koshino, stringendo con forza Sendo a sé, puntando due occhi accusatori sul rossino – L’ho visto, come ti guardava quel Sakuragi, sai? Scommetto che ha intenzione di infilarsi nel tuo letto mentre dormi e di sedurti... Magari... – mormorò Akira, sciogliendosi a fatica da quell’abbraccio non molto gradito – Senti, Koshino, mi dispiace, ma... io e te non stiamo insieme. Capito? ok? Per me sei solo un amico... E allora?! Non conta, per me! Io ti amo! – ribatté sicuro Koshino, senza un attimo di esitazione. Non lo metto in dubbio, Koshino... ma devi capire che per me può essere... ehm... seccante che tu irrompa a casa di un mio amico e accusi chiunque di... – tentò di spiegargli ragionevolmente Akira. Guarda che tu con questo “amico” ci sei anche finito a letto! Credi che non lo sappia?! – esplose allora Koshino, livido di rabbia. Cosa?! – saltò su Hanamichi, incredulo. Gli occhi dei due litiganti si puntarono su di lui, stupiti... si erano dimenticati della sua presenza... ovvio, era decisamente fuori luogo che lui stesse lì ad ascoltare. Il rossino arrossì, conscio della figuraccia e balbettò un “Io vado di là!”, prima di fondarsi fuori dalla porta, sbattendo quasi contro Kaede, che aveva la palese intenzione di entrare. Kaede, non puoi entrare, stanno litigando! – lo informò. Se è per questo sono stato portato in ballo... e comunque questa è casa mia! – ribatté Kaede, fulminandolo con lo sguardo. Hanamichi rimase pietrificato. Allora era vero? Non aveva sentito male... Cioè... vuoi dire che tu... tu e Akira avete...? – balbettò, incredulo. Una volta. – rispose vagamente Kaede, tentando di oltrepassare il rossino per andare in cucina e tentare di far ragionare quei due deficienti. Ma... Sono affari miei, do’aho... e se non ti dispiace vorrei andare in cucina! – lo interruppe gelido Kaede, spingendolo da parte. Hanamichi non seppe cosa rispondere. “Sono affari miei” era giusto. Non erano fatti suoi se Akira e Kaede avevano... “Sono affari miei” dopotutto non era poi così strano, erano entrambi dei bei ragazzi e si volevano molto bene, anche se non in quel senso, a quanto aveva capito... “Sono affari miei” però quel tono freddo, distaccato, gelido, come se non lo volesse intorno, come se fosse una vera e propria seccatura... “Sono affari miei, do’aho” Perché doveva sempre andare a finire così, con quella volpe? Ogni volta che sembravano aver fatto la pace succedeva sempre qualcosa di brutto e Kaede gli rispondeva male e lui... lui si sentiva così vuoto e inutile. Trasse un respiro profondo, imponendosi di non piangere. Da quando era così debole? serrò le palpebre, concentrandosi e quando riaprì gli occhi sospirò profondamente, di nuovo. Era tutto a posto. Non avrebbe pianto. Perché avrebbe dovuto? Perché gli faceva male sapere che Kaede e Akira avevano fatto quello? Oppure perché Kaede gli aveva risposto male? Non lo sapeva esattamente, ma entrambe le cose parevano squarciargli il petto. Lentamente andò a sedersi sul divano. La cosa più stupida che poteva fare era andare in cucina pure lui. Riaccese la televisione. C’era un quiz. Tentò di concentrarsi su questo, cercando di non fare caso alle urla provenienti da quella stanza. Adesso basta, Akira! – aveva urlato Koshino, in lacrime, fiondandosi verso il pianerottolo per andarsene, ma prima aveva lanciato un’occhiata torva ad Hanamichi – Sei solo una puttana! – gli aveva sibilato, prima di chiudersi violentemente la porta alle spalle. Kaede e Akira lo raggiunsero in salotto. Ma chi era? – domandò attonito Hanamichi, fissando la porta chiusa. Un mio compagno di scuola... ricordi? L’hai visto oggi. – gli rispose Akira, sospirando – Dio, che fatica... E ha anche rovesciato il riso. – aggiunse irritato Kaede, sedendosi sul divano accanto ad Hanamichi. Ti ha detto qualcosa, Hana? – chiese Akira al rossino, sedendoglisi accanto e mettendogli un braccio attorno alle spalle. Strano. Hanamichi non gli si era appoggiato o strusciato contro, sorridendo affettuosamente, anzi. Era rimasto gelato sul posto, senza muoversi, come se gli desse fastidio quel contatto. Niente. – mentì il video boy, freddo, prima di alzarsi in piedi – Vado in bagno. Salì velocemente le scale, sfuggendo agli sguardi dei due mori. Ma che gli ha preso? – mormorò sorpreso Akira. Nh... credo che sia shockato perché Koshino ha detto che siamo stati a letto insieme. – rispose vago Kaede. È vero... ma non dovrebbe stupirlo più di tanto... dopotutto siamo due hentai. – osservò Sendo, grattandosi il mento. Nh. – mugugnò Kaede, appoggiandosi con la schiena sui cuscini del divano – Io ho sonno, svegliatemi quando arriva da mangiare... Sempre il solito. – ridacchiò Sendo, alzandosi e andando in cucina per finire di apparecchiare. Ma nonostante di norma a quell’ora sonnecchiasse placidamente, Kaede non riusciva proprio a prendere sonno. Lui che si addormentava in bicicletta, sui banchi, in piedi... non riusciva a dormire steso su un comodo divano?! “Al diavolo, do’aho! Ma perché cavolo si comporta così?!” si chiese, stringendo con forza il cuscino. Ripensò alla conversazione che aveva avuto col rossino. “Non sono affari tuoi, do’aho” Era stato troppo brusco? Ma quelli erano affari suoi! Non gli piaceva parlare delle sue scopate. Però... beh, forse era stato irascibile... forse un pochino. Hanamichi si era offeso per quello? Maledizione! – sibilò, alzandosi dal divano e salendo di corsa le scale, raggiungendo in pochi secondi la porta del bagno, dal quale si udiva lo scrosciare dell’acqua. Do’aho! – urlò, spalancando la porta. Si interruppe immediatamente. Davanti a lui c’era Hana che lo fissava con gli occhi spalancati, sorpreso. E con indosso solo i boxer. Kaede sapeva che doveva uscire e lasciare solo Hanamichi, nella sua intimità, anche perché era evidente che questo fosse piuttosto imbarazzato dalla sua intrusione, a giudicare dall’alone rosso che si era posato sulle guance del ragazzo, facendolo arrossire deliziosamente. Ka... Kaede... non potresti uscire? – balbettò il rossino, distogliendo lo sguardo da quello del moro, che sembrava volerlo ustionare, tanto era intenso. No. – ribatté l’altro, chiudendosi la porta alle spalle e girando la chiave nella toppa. Kaede, voglio farmi la doccia! – protestò il video boy, gettando a terra la maglia che si era appena tolto – Si può sapere cosa vuoi?! Che hai? Sono stato troppo freddo, prima? Oppure sei shockato perché io e Akira abbiamo fatto un po’ di sesso? – gli chiese, serio, fissandolo con sguardo penetrante. Hanamichi si tappò le orecchie con entrambe le mani, serrando gli occhi di riflesso, per poi socchiuderli, confuso. Perché si stava comportando così? perché quelle parole gli sferzavano la carne con tanta forza, spingendolo, costringendolo a tentare di ignorarle, pateticamente, disperatamente? Perché gli faceva tanto male? Hana, ascoltami. – disse Kaede, con voce bassa, quasi minacciosa. Eliminò la poca distanza che lo divideva dal rossino e gli afferrò con forza i polsi, per spingerlo ad ascoltarlo. Lo spinse con forza fino alla parete, sbattendogli con forza la schiena contro il muro freddo, gelido. Hanamichi tremava, le lacrime premevano per riuscire a liberarsi dai suoi occhi, che lo fissavano, terrorizzati. Ascoltami, do’aho. Io e Akira abbiamo fatto sesso. Va bene? non vedo perché la cosa debba colpirti tanto. Scusa per come te l’ho detto prima, non... non avrei dovuto usare quel tono. – gli disse, lentamente, scandendo ogni sillaba con attenzione. Tuttavia il suo tono era urgente. Doveva sbrigarsi a chiedergli scusa, non poteva rimanere a lungo col corpo nudo del rossino attaccato al suo, altrimenti rischiava di perdere il controllo. Nh... ma... se tu e Aki l’avete fatto... voi vi... – balbettò Hanamichi. Se avevano fatto quelle cose voleva dire qualcosa, no? non potevano provare semplici amicizia! Io e Akira siamo semplici amici, Hana. Semplicemente una sera eravamo tutti e due eccitati, vicini... ed è successo. Hai capito? – lo rassicurò Kaede, con voce dolce e carezzevole. Hanamichi annuì, rilassandosi tra le sue braccia, lasciando che le proprie labbra si distendessero in un timido sorriso. Quella visione colpì Kaede. I capelli che gli ricadevano sul volto, umidi, da quando aveva aperto l’acqua, gocce che gli ricoprivano il petto, andando a bagnare la fasciatura – “Do’aho, dovrò rifasciarlo!” – e quel sorriso su quelle labbra apparentemente così morbide... Se lo chiese, quel pensiero, quella curiosità bruciante, intensa... non riusciva a pensare, riusciva solo a chiedersi se quelle labbra erano davvero così morbide come sembravano, se al tatto sarebbero state tenere e dolci come il proprietario... Allungò il volto e premette con dolcezza la propria bocca su quelle labbra morbide. Aveva ragione. Erano proprio morbide. Si staccò quasi immediatamente. Non poteva andare oltre. Non era giusto approfittare così del rossino, visto che non si poteva opporre, o comunque non molto. Do’aho... dovrò rifarti la fasciatura... – soffiò sulle sue labbra, abbassando le mani a sciogliere la fasciatura. Hanamichi non rispose, era shockato. Kaede l’aveva baciato! Una carezza dolce, appena accennata, ma... era proprio un bacio... Ma a Kaede non piaceva Fujima?! Beh, dopotutto era andato a letto con Akira, anche se erano solo amici... “Solo amici...” si ripeté Hanamichi, ogni sillaba una stilettata al cuore. Ma perché? Kaede esaminò minuziosamente il taglio. Si stava già rimarginando. Se stai attento e non fai movimenti bruschi non c’è bisogno della fasciatura. – lo informò, baciandogli una gota con delicatezza – Fatti la doccia... ma non fare tardi, tra poco arriva da mangiare. Detto questo si voltò e si allontanò, uscendo dalla porta e lasciando il rossino ad accasciarsi sul pavimento, stroncato da un’emozione che non era capace di spiegare, ma che gli aveva fatto battere il cuore tanto da fargli temere un infarto. “Ma che diavolo mi sta succedendo?” si chiese il rossino, tastandosi il petto, prima di alzarsi e fare finalmente la doccia. Stavi cercando di spiare Hana? porcellino! – commentò Akira, quando lo vide entrare in cucina. Nh... hentai deficiente. – borbottò Kaede, andandosi a sedere al tavolo. Non puoi darmi dell’hentai proprio tu... anche perché ti tirano i pantaloni. – lo informò, indicando la patta dei pantaloni, tesi. Kaede abbassò gli occhi di scatto. Maledizione, non se n’era neanche accorto! Kaede, come fai ad essere così addormentato da non rendertene conto? – sospirò fintamente esasperato Akira – L’hai visto nudo? Aveva i boxer. – rispose l’altro, appoggiando la testa tra le braccia, sul tavolo. Ed è ancora vergine? – lo canzonò Akira. Nh... sfortunatamente sì. – sospirò tristemente Kaede. Quando stava con Akira sembrava davvero un altro. Riusciva a parlare tranquillamente di qualunque cosa, senza mai vergognarsi. Era stato Akira l’unico a cui aveva detto della cotta per Fujima... cotta? Perché aveva pensato “cotta”? Lui ne era innamorato! No?? Suonarono alla porta e Akira andò a prendere il cibo cinese, pur temendo intimamente che si ripresentasse Koshino per saltargli al collo. Fortunatamente era davvero arrivato il cibo cinese e Akira salì a chiamare Hanamichi. Bussò alla porta, senza osare aprirla, per evitare di violentare il rossino, chiamandolo a gran voce. Arrivo! – urlò di rimando il video boy – Akira, mi porti un accappatoio? Qui non ce ne sono! Akira imprecò. Ok, poteva vedere Hanamichi nudo e gocciolante... ma a quella visione sarebbe riuscito a trattenersi? Ne dubitava sul serio. Te lo lascio davanti alla porta. – rispose. Così fece, anche se, quando scendeva le scale, già si stava dannando per l’occasione persa di vederlo nudo. Si sedette al tavolo, di fronte a Kaede, che già stava sbocconcellando alcune nuvolette di gamberi ( BBBuoooone *ççç* Ndautrice) e avvertì che Hana stava per arrivare. Dopo pochi minuti il rossino fece il suo ingresso e si sedette accanto ad Akira, sorridendo. Andiamo a noleggiare il film, più tardi? – chiese Hanamichi, sorridendo. Mhm. Il tempo di finire di mangiare. – annuì il volpino, masticando lentamente la propria cena. Hai deciso cosa prendere? – chiese Akira ad Hanamichi. Nel frattempo il porcospino alzò una mano, posandola tra i capelli morbidi e puliti di Hanamichi. Tuttavia il moro era titubante. Sembrava che al rossino avesse dato fastidio la carezza di poco prima. Ma contrariamente a ciò che temeva il video boy si strofinò contro la sua mano, avvicinando la sedia alla sua e appoggiando la guancia sulla sua spalla. Era perfino più affettuoso. Forse perché voleva farsi perdonare per prima. Non lo so... guarderò lì. – rispose Hanamichi, con un’alzata di spalle. Hana... apri la bocca. – disse Akira al rossino, malizioso. Prese una delle nuvolette di gamberi rimaste e la intinse nella salsa agrodolce, prima di portarla alle labbra del rossino, che le aprì quasi subito, facendosi imboccare tranquillamente dall’altro, che ridacchiò divertito. Passò un braccio attorno alle spalle del rossino, stringendolo forte a sé. Hanamichi non pensò neanche per un attimo di opporre resistenza. Dopotutto Akira era un suo amico, no? e voleva solo dimostrargli il suo affetto con la sua vicinanza. E il rossino aveva così tanto bisogno d’affetto... l’agognava, lo bramava, anche se non sapeva nemmeno perché si sentisse in quel modo. Ho un’idea – disse Kaede, sorseggiando lentamente un bicchiere d’acqua – domani non c’è scuola. Prendiamo altri due film, uno lo sceglie Akira e uno io e tiriamo a sorte. Dopo il film di Hana guardiamo l’altro. Wow, Kae, sei un mito! – approvò immediatamente Sendo. Basta che non si prendono porno. – mugugnò Hanamichi. Mi dispiace per te, ma è proprio ciò che ho intenzione di prendere. – replicò Akira, accarezzando con le labbra la tempia di Hanamichi, prima di sussurrargli piano – A parte te. Aki! – strepitò il rossino, arrossendo e staccandosi di scatto dall’altro, che ridacchiava – Ma che cavolo! Akira... – la voce bassa e minacciosa di Kaede si fece sentire e gelò sia il rossino che il porcospino, che si voltarono a guardarlo, stupiti. Quello che videro li fece rabbrividire. Gli occhi del volpino si erano fatti di ghiaccio, lame acuminate. Lentamente la matricola dello Shohoku si alzò dalla sedia e raggiunse Hanamichi, afferrando la sedia di quest’ultimo e scostandola bruscamente, tirandola verso di sé, facendo quasi cadere il video boy, che protestò un “Kaede!” prima che questo lo abbracciasse, premendogli le spalle contro il proprio petto, forte, possessivo. Hanamichi non voleva né poteva staccarsi né protestare. Il respiro gli mancò, il suo cuore perse un battito, mentre le mani di Kaede gli stringevano il petto. Andiamo? – propose Akira, alzandosi dalla sedia, tranquillo. Kaede mugugnò un assenso e le sue braccia abbandonarono lentamente Hanamichi. Il rossino si sentì freddo, vuoto, infinitamente vulnerabile, senza quelle braccia che lo stringevano. Ma perché? Si alzò anche lui e, insieme, in silenzio, i tre uscirono di casa, immettendosi nelle strade buie, notturne. OWARI CAPITOLO UNO Gyh: ^__^ Akira: ^_______^ Hana: -\\\\\\\\\- Ru: -______- Gyh: beh? Akira: grazie, sorella mia! Hana: perché? Perché tutto ciò... ç___ç Ru: Hana è solo mio... uffa...
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