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The Guardian Devil
Parte II -
Sacred Heart
di
CryForTheMoon
Il prete era giovane, poco più che ventenne,
aveva preso i voti meno di sei mesi prima e già gli era stata affidata una
parrocchia tutta sua. Era piccola e con pochi fedeli ma Padre Derek era felice
di aver ottenuto l’unica cosa che aveva desiderato fin da ragazzino. A sedici
anni era rimasto orfano, venne dato in custodia all’assistenza sociale e dopo
qualche inutile tentativo di affidarlo a una famiglia adottiva, era stato
mandato in seminario. Un nuovo mondo si aprì ai suoi occhi, fatto di pace e
preghiera, di studio e di giochi con gli altri confratelli. In poche settimane
prese la decisione di rimanere e studiare per poter diventare prete e avere
una chiesa e delle anime da accudire.
La notte era quasi terminata, ma l’oscurità dominava ancora su tutte le cose.
Padre Derek era sveglio già da un paio d’ore, ultimamente non riusciva a
dormire bene, e preferiva alzarsi molto presto piuttosto che rigirarsi nel
letto in preda agli incubi. Ne approfittava per svolgere qualche lavoretto
nella chiesina, senza essere disturbato delle vecchiette che passavano le
giornate inginocchiate sulle panche o che chiacchieravano aspettando la messa.
Molte di loro erano rimaste affascinate e allo stesso tempo interdette dal suo
aspetto. In effetti, se non avesse indossato la lunga tonaca nera, nessuno
avrebbe pensato che era un prete. Portava felpa e jeans scoloriti e scarpe da
ginnastica. I capelli corti color albicocca erano tenuti ritti da una generosa
dose di gel, il viso era ancora quello di un adolescente, senza traccia di
barba o baffi, gli occhi verdi illuminavano la carnagione chiara costellata di
efelidi.
Prese uno dei candelabri in ottone dall’altare e iniziò a lucidarlo
energicamente con un panno. Ogni tanto scoccava un’occhiata al grande Cristo
crocefisso che si ergeva sopra la tavola liturgica. Era scolpito nel legno,
forse pregiato, e dipinto con colori opachi, solo gli occhi spiccavano nel
volto sofferente. Quegli occhi azzurro scuro che parevano fissarlo in
continuazione, che lo seguivano ovunque andasse nella chiesa. Sospirò, posando
il candelabro perfettamente lucido e prese il secondo, ricominciando il
lavoro.
“Padre, ho bisogno di te.” La voce improvvisa lo fece sobbalzare dallo
spavento, facendogli cadere il candelabro che si ammaccò irrimediabilmente.
Derek si guardò alle spalle, un ragazzo vestito da motociclista stava in piedi
esattamente dietro di lui.
“Come… come hai fatto a entrare? Il portone era chiuso.” Balbettò il prete,
intimorito.
“Ti sbagli, Padre. Altrimenti come potrei essere qua?” rispose lo sconosciuto,
gentilmente.
“Ma sono sicuro di averlo chiuso personalmente.” Insistette Derek e si avviò
verso l’entrata della chiesa. “Che si sia rotta la serratura?” si domandò
mentre armeggiava con il chiavistello, perfettamente funzionante.
“Strano. Mi sarò sbagliato e l’ho lasciata aperta.” Concluse dopo avere
provato per un paio di volte ad aprire e chiudere la serratura di ferro.
Il ragazzo sconosciuto era rimasto presso l’altare e guardava pazientemente i
tentativi di Padre Derek di capire quello che era accaduto. Mentre aspettava,
raccolse il candelabro ammaccato e lo rimise a posto sull’altare, con la mano
esile accarezzò l’ottone nel punto in cui si era deformato nella caduta, al
suo tocco il metallo ritornò alla forma originaria.
“Cosa posso fare per te, figliolo?” il prete assunse l’espressione adatta alla
frase che aveva appena pronunciato, cercando di darsi un contegno.
“Prima di tutto, non chiamarmi figliolo. Fa un po’ ridere.” Mormorò il
motociclista, lanciando un’occhiata a Derek, che arrossì leggermente.
“In effetti, abbiamo più o meno la stessa età.” Convenne il prete, facendo un
buffo sorriso.
“Io sono un po’ più vecchio.” Replicò l’altro, lasciando però cadere la
questione.
“Ascoltami attentamente, Padre, perché da te dipenderà il destino di questo
piccolo essere.” Lucifer estrasse dalla giacca di pelle l’involto di lana e
consegnò il neonato al prete. Questi lo prese con mani tremanti, non aveva mai
visto un bambino nato da poche ore e ne rimase impressionato.
“E’ tuo figlio?” chiese, mentre scostava la copertina dal volto del bimbo.
“No. Devi proteggerlo perché lo stanno cercando per ucciderlo. Questo è il
Nuovo Redentore, la Fine dei Giorni è iniziata stanotte, sai di cosa parlo,
vero?” Il ragazzo si protese in avanti, toccando con un dito il viso del
neonato, in una sorta di carezza.
“La Fine dei Giorni? Sì, so a cosa ti riferisci, è un’antica profezia, ma…
questo è impossibile.” Derek sollevò lo sguardo verso il suo interlocutore,
“cioè… io non posso credere che questo sia davvero Suo figlio. Mi stai
prendendo in giro, come puoi solo pensare che io possa credere a uno
sconosciuto che si presenta nel mezzo della notte con un neonato tra le
braccia?”
“Hai ragione, ma pensavo che, essendo un suo servo, ti bastasse la fede per
credere. Invece, sei come tutti gli altri, hai bisogno di prove materiali.”
Lucifer sbuffò, corrucciato, ma in fondo si era aspettato una reazione del
genere.
“Guardami.” Disse con voce melliflua e appena ebbe la completa attenzione del
prete, lasciò che la sua natura demoniaca trasparisse attraverso la carne e il
sangue del suo corpo mortale.
Derek ebbe un sussulto, gli occhi gli si riempirono di lacrime, aveva visto
una creatura dalla bellezza incomparabile, la figura sinuosa e snella, avvolta
da due grandi ali nere e appuntite, sorrideva attraverso il velo
dell’illusione che l’avvolgeva.
“Mio Dio… mio Dio…” ripeté spaventato e incredulo il prete. Guardò il neonato
che teneva in braccio, aprì la bocca per parlare, ma non riuscì a emettere
nessun suono, l’emozione era stata troppo forte e gli aveva portato via la
lucidità.
“Smettila di nominarlo!” sibilò Lucifer riprendendo l’usuale aspetto terreno,
“non attirare la Sua attenzione su questo luogo. Ti ho detto che il piccolo
corre il rischio di essere ucciso.”
“Il Salvatore… tengo in mano il nostro Redentore…” biascicò Derek, ancora
incredulo nonostante quello che aveva appena visto.
“Si e devi proteggerlo, a qualunque costo. Loro non sanno che si trova qui, a
Hell’s Kitchen, sono riuscito a cancellare ogni traccia che porti in questo
luogo. Per qualche giorno sarete al sicuro.” Lucifer attese qualche istante,
prima di continuare, per dare tempo al prete di comprendere appieno la
situazione. “Quando sarà più grande, ci penserà Lui stesso a difendersi, ma
fino a quel momento è un bambino come gli altri, indifeso e bisognoso di
cure.”
“Ma chi è che vuole la sua morte?” chiese Derek, con un filo di voce.
Lucifer alzò la mano, l’indice puntato verso l’alto.
“No, non è possibile…”
“Questa umanità non deve essere salvata. Sono le parole che l’arcangelo
Raphael ha pronunciato questa notte, prima di stringere la gola al simulacro
che avevo preparato.” Il ragazzo fissò negli occhi il prete, sperando che
questi avesse finalmente compreso la gravità di tutta la questione.
Derek scosse il capo, cercando di scrollarsi di dosso gli ultimi dubbi. Eppure
quell’essere magnifico gli stava dicendo la verità, lo sentiva nel profondo
della sua anima, nonostante fosse anche il più improbabile protettore del
bambino.
“Va bene, ti credo.” Disse infine Derek, “terrò il neonato e lo darò in
custodia a sorella Theresè, che abita nella canonica. È anziana, ma
sicuramente, sa come tirare su un bimbo.”
“Rimarrà bimbo per poco, Padre. La sua natura lo farà crescere velocemente,
molto velocemente.”
Lucifer si avvicinò di nuovo ai due, depose un lieve bacio sulla fronte del
neonato, che continuava a dormire tranquillamente e strinse amichevolmente il
braccio di Derek.
“Tornerò, spero con qualcuno che ci possa aiutare.”
In un battito di ciglia scomparve silenziosamente come si era presentato,
lasciando il giovane prete sbigottito. Non si sarebbe mai abituato ad una cosa
del genere, a qualcosa che neppure aveva mai lontanamente immaginato. Nei suoi
studi di teologia si parlava di entità celesti e altre diaboliche, ma mai,
neppure nei suoi sogni più folli, aveva pensato di incontrare il Principe
degli Inferi e di tenere tra le mani il Bambino. Guardò timoroso verso il
Cristo di legno, gli occhi indaco lo fissavano, vivi come mai prima di allora,
quasi a dirgli “abbi cura di me, ora che sono così piccolo.”
Gabriel si sedette sul letto sfatto della camera del motel, appoggiò il mento
alla mano e attese.
Apparentemente, nella stanza non vi era nessun indizio, nulla che lo potesse
aiutare a trovare Lucifer e il prezioso Bambino. In cuor suo ne era contento,
se era in difficoltà lui, lo sarebbero stati anche gli altri e i fuggitivi
avrebbero avuto più tempo per trovare un rifugio sicuro.
Si guardò attorno, scrutando attentamente ogni angolo, assicurandosi che non
ci fosse proprio nessuno. Non era certo l’unico che utilizzava quel trucchetto
per spiare. Si alzò e andò alla finestra, scostò le tende, neppure fuori si
vedeva o sentiva la presenza di un Amesha. Relativamente sicuro di essere
solo, ritornò al mucchietto di polvere che era stato il simulacro del bambino.
Si inginocchiò sul pavimento di linoleum e mormorò sottovoce alcune parole.
Attese qualche attimo e poi pronunciò il nome di Lucifer. Non accadde nulla.
Gabriel sbuffò, indispettito.
“Avanti, Lu.” Sibilò impaziente, “sono Gabriel a me puoi dirlo.”
Guardò il mucchietto di polvere grigia, di nuovo non accadde niente.
“Lucifer, per l’inferno, come posso aiutarti se non mi dici dove sei?” Allargò
le braccia, le mani aperte in segno di impazienza, in fondo era stato proprio
il ragazzo ad inviargli un messaggio, tempo prima, mettendolo al corrente del
complotto. Sulle prime non ci aveva creduto, anzi aveva subito pensato ad una
delle solite malefatte di Lucifer, tipo gettare fango su una delle figure più
importanti e autorevoli delle schiere celesti. Poi, si era reso conto, che
Raphael si stava davvero comportando stranamente e che un insolito fermento si
stava propagando tra alcuni dei suoi confratelli. Così, aveva deciso di dare
credito al piccolo diavolo e di indagare sulla faccenda che si stava rivelando
apocalittica.
Un alito di vento, che non giungeva da nessun luogo, gli accarezzò il volto e
discese verso il pavimento scompigliando la polvere che iniziò a prendere
forma di lettere. Un dito invisibile stava scrivendo un nome, Gabriel lesse
velocemente l’indizio e lo cancellò immediatamente con la mano.
“Hell’s Kitchen Sacro Cuore del Cristo Redentore” ripeté sottovoce Gabriel, la
brezza magica gli arruffò i capelli biondi e, prima di svanire, si fermò
davanti ai suoi occhi. Il viso di Lucifer prese forma, incorporeo e
impalpabile, gli sorrise e lo baciò sulle labbra, un bacio senza consistenza
ma l’uomo sentì ugualmente il profumo fruttato e il gusto di miele della bocca
del suo nemico.
“Non perdi mai occasione, per provarci, Lucifer?” Si passò, senza troppa
convinzione, la mano sulle labbra, smarrito e lusingato allo stesso tempo.
Si rialzò in piedi, ripulendosi i jeans dalla polvere, volse ancora una volta
lo sguardo intorno, poi chiuse gli occhi e sparì in un bagliore.
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