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Dediche: a mamma Naika-chan che ha superato quota 50, a Enlil-chan che al pride di Roma ha subito uno shock da fruste falliche, a me stessa perché scrivo da schifo e a tutti quelli che mi dimenticheranno. Gyh: il mio computer! Il mio amato computer è resuscitato! *__* Hana e Ru: maledizione!
I figli del buio parte VI di Gyh
POW HANA
Che giorno è? Quante ore sono passate da quando sono stato portato qui? Non lo so… forse dovrei alzarmi… sono sudato, ho pianto troppo e devo andare in bagno. Ci sarà, un bagno, qui? Credo di sì, dopotutto. Devo solo alzarmi e cercarlo. Non è difficile, no? Eppure le mie gambe si rifiutano di muoversi come dovrebbero. Devo alzarmi, voglio alzarmi. Che qualcuno lo spieghi ai miei piedi. Io non ce la faccio. C’è solo una persona che può portarmi via. Solo una persona che può salvarmi, che può ridarmi vita, che può resuscitarmi. Ma questa persona non è qui, non c’è, non c’è! E allora a che scopo essere ancora in vita, in grado di pensare, di rendersi conto che c’è ancora una speranza? No, devo avere fiducia. Kaede mi ha mandato un sogno in cui diceva che sarebbe venuto a prendermi e io avrò fiducia in lui, perché se lo merita, perché mi ama e io amo lui. È semplice avere fiducia. Ce la farò.
POW NARRATRICE
Dopo tanti sforzi Hanamichi riuscì a trovare la forza necessaria per alzarsi dal letto. Si sentiva stranissimo. Uno strano torpore si era impossessato di lui, cullandolo dolcemente. Si sentiva debole, inquieto, eppure immerso in uno stato di dolcezza e calore incomprensibile. Perché? La testa era pesante, le sue spalle a malapena riuscivano a sopportarne il peso. Ma non poteva continuare così. Per Kaede e ciò che li legava doveva farsi forza e non pensare già adesso che il mondo fosse già giunto alla fine. Si alzò, i piedi scalzi sulle mattonelle gelide lo facevano rabbrividire, si guardò intorno. C’erano due porte. Ne provò una. Chiusa. Provò l’altra. Aveva trovato il bagno. Una grande vasca idromassaggio bianca, candida, una doccia, il water, un grande specchio e vasi colmi di rose rosse. Rose rosse. Hanamichi le fissò per qualche attimo, stupito, prima di distogliere lo sguardo, disgustato, andando ad aprire il rubinetto dell’acqua calda nella vasca. S’immerse, rilassandosi, dopo essersi concesso una meritata sosta sul water.
Hana: questa potevi evitartela, infame! >\\\\\<
Sospirò, beandosi della carezza dell’acqua bollente sulla propria pelle e cercò con lo sguardo lo shampoo. Lo aveva sempre rilassato il lavarsi i capelli. La schiuma candida che lo avrebbe avvolto, il profumo dolce che ne sarebbe scaturito… era come un rito purificatore, come se con la schiuma fosse sciacquato via anche il malumore e tutte le cose brutte che gli erano capitate. Finalmente trovò un flaconcino, ma sospirò malinconico e rassegnato, quando si rese conto che aveva il profumo di rosa e non di albicocca, come era solito usarlo. Si bagnò i capelli immergendosi nell’acqua più che poteva, fissando il soffitto candido. Non pensava a niente. Si rilassava e basta. Era tutto ciò di cui aveva bisogno in quel momento. Ascoltava i battiti regolari del proprio cuore e il suo respiro ritmico. Avvertiva i movimenti dell’acqua, le sue carezze intime e ne traeva un’insolita tranquillità, una sorta di sicurezza che derivava, forse, dalla continuità di quei suoni ovattati e di quei tocchi lievi e delicati. L’acqua non poteva fargli male. Dopo diversi minuti si alzò a sedere e si versò sulle mani un’abbondante dose di shampoo, spargendoselo poi sui capelli, cominciando a massaggiare vigorosamente la cute. Dopotutto erano i capelli che piacevano a Kaede, quindi doveva tenerli bene per quando sarebbe venuto a prenderlo. Il pensiero di Kaede lo rese malinconico per qualche attimo, ma lo rianimò anche. Kaede sarebbe arrivato, certamente, e lo avrebbe portato via, lontano dalle grinfie di quel porcospino poliposo, come lo chiamava il volpino, lontano da quella stanza inquietante, da quel luogo sconosciuto. Lo avrebbe condotto di nuovo in quella stanza con i muri di pietra e la luce soffusa e il camino, nella stanza di Kaede, dove il letto era grande e morbido e dove avevano dormito insieme, abbracciati.
Autrice: mi scuso per l’interruzione… ah-ehm… io so benissimo che Hana è schifosamente, maledettamente ooc… ma non ci posso fare niente! Ho provato taaaanto a renderlo più conforme alla realtà, ma proprio non ci sono riuscita. Spero di fare di meglio con l’esperienza… ç___ç Ru: see, aspetta e spera… --__-- Hana: io non sono così effeminato e piagnucoloso! >__< Autrice: lo so… ç___ç ma giusto per quest’insulsa fic tenterò di giustificare la cosa col fatto che sei sotto incantesimi… Ru: a proposito… dì un po’… è dal primo capitolo che mi dici che massimo al secondo o terzo io e Hana avremmo… copulato. Siamo al sesto… DOV’E’ LA MIA LEMON!!! Hana: --\\\\\\\\-- Autrice: mah… pensavo di metterla alla fine… ^^’’’ Ru: e muoviti a finirla! Autrice: e chi pensava di farla così lunga… ç__ç
Sì, sarebbe stato di nuovo così. Sicuramente. Certamente. Presto, molto presto. Doveva solo avere fede e sperare. Sperare. E magari nel frattempo uscire dalla vasca e asciugarsi, visto che i polpastrelli delle sue dita erano ormai pallidi e grinzosi e l’acqua era appena tiepida.
Kaede, nel frattempo, camminava avanti e indietro per la propria stanza. Per più di mezz’ora era rimasto con la testa affondata nel cuscino sul quale avevano dormito lui e il do’aho, beandosi del lieve profumo rimasto della chioma fiammante di Hana. Ma alla fine aveva dovuto alzarsi per forza, per non impazzire del tutto. L’assenza di Hanamichi era terribile. E sapere che da un momento all’altro quel pazzo di Sendo poteva violentarlo, se non peggio – ma c’era davvero qualcosa di peggio? – era a dir poco esasperante. Gli faceva male la testa e dalle viscere al petto sentiva un bruciore interno che non gli dava tregua. Continuava costantemente a rivivere ogni singolo istante passato col rossino negli ultimi due giorni. Voleva bere le sue lacrime per farle scomparire, pulire le sue ferite e cancellare i suoi dolori, eliminare i suoi dubbi… Ma come poteva? Non sapeva nemmeno dov’era, il do’aho. La sua scimmia rossa. - Rukawa? – una voce che gli giunse ovattata, da un mondo parallelo, dietro la pesante porta di legno. Enlil. - Stai bene? Non vuoi mangiare? – la stessa voce, una domanda. Un tono preoccupato, comprensivo. Ma Enlil non poteva comprendere, non poteva capire. Per questo non aveva alcun senso rispondere. Lasciò che la ragazza bussasse ancora un paio di volte, prima di sospirare e lasciarlo solo.
Akira Sendo camminava per i corridoi limpidi e lunghi del palazzo. Sorrideva, soddisfatto. Aveva Hanamichi. Lo teneva nelle sue mani e poteva farne quello che voleva quando preferiva. Si chiese per un attimo perché non l’avesse ancora fatto. Forse perché avrebbe preferito che il rossino fosse un po’ più docile e tranquillo. In fondo cosa pretendeva, quella scimmietta? Che Akira Sendo si piegasse ai suoi voleri? No, certo che no, figuriamoci. Akira Sendo non si piega ai voleri di nessuno, perché è il migliore. Il migliore. Il migliore. E nessuno poteva impedirgli niente. Quello che voleva lo otteneva. E voleva Hanamichi. Fine. Non era stato poi difficile ottenere la simpatia del rossino. Ingenuo e credulone com’era era bastato dargli un paio di lezioni al campetto per ottenere la sua totale fiducia. Poi gli aveva offerto qualche gelato, qualche partita al Game Center e quell’infantile tesoro l’aveva preso per un fratello maggiore. Scosse la testa, ripensando al modo in cui Hanamichi gli sorrideva fino a qualche tempo fa. Strano. Per un attimo aveva avvertito come una strana fitta di dolore, come un morso allo stomaco quando aveva pensato che probabilmente il rossino non gli avrebbe mai più sorriso così. Mai più.
Autrice: It’s only forever… it’s not long, at all… lost and lonely… that’s underground. Underground! Daddy, daddy, get me out of here! -o- Akira: ç___ç
Entrò nella stanza che aveva riservato al rossino e rimase a bocca aperta per lo spettacolo che gli si presentava davanti. Hanamichi. In piedi. Di schiena. Davanti alla finestra. Le mani alzate, appoggiate sul vetro. Indossava solo un accappatoio candido, di seta. Gli ricadeva languido fino alla piega del gomito, lasciandogli scoperta una buona parte della schiena. Splendido. Etereo. - Hana… - mormorò, riuscendo a malapena a capacitarsi della visione. Il rossino si voltò. Che strana espressione. Da bambino. Ma di un bambino inespressivo e indifferente. Una bambola. Ecco cosa sembrava, una bambola. Akira rimase leggermente interdetto, nel vederlo così. Se lo ricordava la prima volta che l’aveva visto. Vitale, allegro, sempre intento ad urlare e far casino. E adesso? Dov’era finito Hana? Senza emettere un suono Hanamichi si voltò di nuovo, riportando lo sguardo oltre il vetro della finestra, a scrutare un orizzonte piovoso. Akira si avvicinò lentamente e silenziosamente a lui, fino a stargli perfettamente dietro. Allora mosse le mani, alzandole, portandole sui fianchi del rossino, accarezzando lievemente la seta dell’accappatoio che questo indossava. Il rossino sussultò lievemente, prima di irrigidirsi. - Lasciami. – mormorò semplicemente. Il moro sospirò e tolse le mani dal corpo del rossino. - Come stai? – gli chiese, gentilmente. Silenzio. - Rispondimi, Hana. Vuoi qualcosa? Qualsiasi cosa tu possa chiedermi l’avrai. Ma io voglio che tu stia bene, quindi rispondimi. – lo implorò Akira, facendolo voltare gentilmente. - Se vuoi che stia bene ridammi Kaede. – disse solamente Hanamichi, senza cambiare espressione. Per un attimo il viso di Sendo fu trasfigurato dall’ira, ma si ricompose velocemente. - Hana, ascoltami. Rukawa ti ha fatto un incantesimo per farti innamorare di lui. Non lo ami davvero. – tentò di convincerlo. Il rossino non rispose, limitandosi a fissare un punto oltre Akira. - Ti farò portare subito la cena. Che cosa vuoi? – gli domandò il moro. Hanamichi restò avvolto nel proprio mutismo e il moro sospirò, prima di uscire dalla stanza.
Vere conversazioni tra hentai Enlil: non puoi farmi demenziale, nella fic! Gyh: tu SEI demenziale! Enlil: non è vero! E poi nella fic devi farmi bellissima, fortissima, intelligentissima… Gyh: En-chan… non sperarci. Enlil: perché devi ricattarmi?! >_< Gyh: En-chan, ma questi non sono ricatti. Enlil: ah, no?! è_é Gyh: sono avvertimenti. ^__^ Enlil: ç__ç
Fine conversazioni tra tentai
Erano passati due giorni. Il filtro da dare ai Dominatori della Luce catturati era quasi pronto. Rukawa era stremato. Da quella sera non aveva chiuso occhio. Non riusciva a dormire, pensando che forse, in quel momento, Sendo stava seviziando il suo ragazzo. Non riusciva a pensare ad altro. Al su Hana. Era riuscito ad assaporare solo un poco della sua reale dolcezza, della bellezza dello stare con lui, prima che glielo portassero via. Perché le persone a cui teniamo devono sempre scivolarci via dalle mani, come sabbia tra le dita? E non serve a niente, tentare di trattenerle. Se ne vanno sempre. - Ru, come stai? Posso entrare? – chiese la voce di Enlil dietro la porta. Rukawa non rispose, tanto ormai sapeva che la giovin scrittrice (ah-ehm… vero ke non mi picchi, En-chan?? ^_^’’’ ricordati che abito vicino a tua zia!!!) sarebbe entrata nella stanza comunque. Difatti la porta si aprì scricchiolando, lasciando che Enlil facesse il suo ingresso nella stanza. La ragazza (ragazza! Ah ah ah! Pucchu, semmai!) si sedette sul letto, accanto a Kaede, che continuava imperterrito a fissare il soffitto, con le braccia incrociate dietro la testa. Enlil lo osservò, sconsolata. - sai… Naika è stata investita un’altra volta, ‘sta mattina… da un camion… adesso sta bene, ma dovevi vedere come si infuriava prima… - tentò di animarlo Enlil, con un sorriso sadico e divertito. Nulla. - Per non parlare di quello in bicicletta di ieri… credo che abbia una particolare predisposizione per gli incidenti stradali… Niente. - Ma lo sai che anche negli autoscontri, da piccola… - Non vedo perché dovresti cercare di consolarlo usandomi come clown… - ringhiò la voce fredda e glaciale di Naika, appena entrata nella stanza. - Naika, ti prego… toglimela di qui… - gemette frustrato Kaede. - Come sarebbe a dire! Io tento di distrarti da brava amica…! – cominciava già a strepitare Enlil. - Suvvia, sorellina En-chan! Lo sai che quel coso lì sul letto è scortese… - sospirò il lemure di casa, Gyh.
Ru: ma tu ti cambi di animale ogni volta?! Gyh: sono intercambiabile… come le pile! ^__^ Hana: -_-||| Gyh: pensa che riesco a passare da gatto a koala a coccodrillo a panda in pochi minuti! °_° Ru: eclissati. Akira: ^_^’’’
- Uffi… - borbottò Enlil. - Kaede, capiamo tutti che ti manca e che sei preoccupato per lui… ma… - tentò un approccio diplomatico Naika.
Gyh: ecco! Voi sì che siete geniale!
- … ma non essere scortese, o potrei metterci mooolto di più a terminare il filtro. – sibilò mamma pucci tessora Nai-chan, con un sorrisetto sadico dipinto sul volto. Kaede trasalì. L’avrebbe fatto davvero?! Si affrettò ad annuire, piegato dalla mamma-figlia Naika, che essendo geniale sa come trattare con le baka kitsune. Sospirò tristemente, senza sapere cosa dire. Perché parlare? Non riusciva proprio a reagire. Sapeva che il suo Hana era nelle mani di uno psicopatico che lo voleva stuprare. Come biasimarlo? - Allora, non vuoi mangiare? – chiese Enlil a Rukawa, con voce carezzevole, passandogli una mano tra i capelli con fare rassicurante e dolce.
Rukawa si ricordò di quando erano altre mani ad accarezzargli la testa, le mani di qualcuno che gli sorrideva e lo baciava e lo stringeva, di qualcuno che non bramava nulla se non la sua presenza, qualcuno che lo amava e che lo chiamava dolcemente Kitsune. - Kaede… - sussurrò stupita Najka, riportandolo alla realtà. Il tono stupefatto della strega strappò il volpino dalle trame dei suoi ricordi, dalla voce carezzevole di Hanamichi nella sua testa, dal calore delle sue mani, dalla dolcezza delle sue labbra… E Kaede si accorse, stranito, di come le lacrime scendessero copiose dai suoi occhi. - Cosa…? – mormorò, incredulo. Si passò una mano sulle guance. Erano bagnate. Altre lacrime sgorgarono dai suoi occhi. Non riusciva a smettere. - Tornerà, Kaede. Prometto che te lo riporteremo sano e salvo. – gli giura Enlil, stringendogli una mano. - Devi fidarti di noi, Kaede. – rincara Najka, seria. - Ricordati che siamo le streghe migliori del Giappone. – gli fa notare Gyh. - Anche se per qualcuno non si direbbe. – sorride Enlil, lanciando un’occhiata significativa a Gyh. - Sì, proprio così. – replica Gyh, ricambiando l’occhiata dell’altra. Il Pucchu e il lemure continuarono a battagliare con gli sguardi, fissandosi in cagnesco ancora per qualche secondo, fino a che Najka non si alzò di scatto dal letto di Kaede, con uno sguardo determinato.
Gyh: YOOOO!!! VAI, FIGLIA MIA!!! >o<
- Te lo riporteremo, Kaede. Non temere. E senza aggiungere altro uscì dalla stanza, presto seguita dalle altre due streghe, lasciando libero sfogo al moro.
Owari cap 6
Ok, questo è stato il capitolo più orrendo e obbrobrioso che io abbia scritto… --.-- vado a flagellarmi… è anche corto… aiuto… mah… sigh… ç_ç come se non bastasse ho dipinto male mamma Najka… invece Enlil-chan è proprio venuta uguale… uh uh… ma TORNERO’!!! AH AH AH AH!!! Hana: BRIVID |