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I figli del buio
di Gyh
parte IV
Hanamichi sospirò, soddisfatto, la guancia
appoggiata sulla spalla di Kaede, che gli accarezzava distrattamente i
capelli, osservando il mondo oltre la barriera del finestrino oscurato. Il
rossino era tranquillo, rilassato, si sentiva bene, vicino alla volpe,
protetto, al sicuro... chi poteva sfiorarlo, lì, in quel bozzolo di ferro,
in quell’armatura di cristallo? Strusciò il viso contro la stoffa ruvida
della maglia della sua adorata volpe e lo sentì sospirare, quasi vibrare per
una risata e sorrise.
Il paradiso non sarebbe mai stato altrettanto
piacevole.
-
Do’aho.
Ecco, perché quella kitsune antipatica doveva
sempre rovinare ogni momento poetico dandogli dell’idiota?!
Gli morse piano la spalla, più per fargli
notare il proprio disappunto che per offesa vera e propria. Non poteva certo
offendersi sul serio! In fondo quelli erano i soprannomi con cui si erano
chiamati per mesi e mesi... Hanamichi si ricordò di aver chiamato, nei sogni
a luci rosse, Kaede col soprannome Kitsune... magari Kaede nei suoi lo
chiamava Do’aho!
Arrossì di colpo... i sogni a luci rosse di
Kaede?!
-
Do’aho, perché sei arrossito?
Gli chiese il moro.
Hanamichi boccheggiò per un attimo. Cosa gli
rispondeva???
-
Ehm... Kitsune, ma... ma tu...
li fai i sogni a luci rosse??
Silenzio assoluto.
“Do’aho...”
-
No, certo che no.
-
No??
-
No, vedi... io sono un’alga
incapace di provare attrazione sessuale per tutto ciò che non è un paguro.
-
...
-
sto scherzando, do’aho! CERTO
che ho fantasie sessuali.
-
Baka kitsune, che cavolo
centrano i paguri!
-
Ti stavo solo prendendo in giro,
Hana... ma sei troppo scemo per accorgertene... dovevo arrivarci da solo.
-
Aah, sei insopportabile!
Continuarono a litigare e a battibeccare per
qualche minuto, fino a che la macchina non si fermò in un posteggio
sotterraneo.
-
Dove siamo, volpe?
Chiese Hanamichi, scendendo dalla macchina e
chiudendosi la portiera alle spalle.
-
In un parcheggio. – rispose vago
Kaede, facendogli cenno di seguirlo, lungo un corridoio nascosto da una
tenda nera.
-
Che posto orribile... – borbottò
il rossino, seguendolo nel tunnel.
Era un posto davvero bizzarro, per una strega.
Ma in fondo Hanamichi si ricordò di non credere nemmeno all’esistenza della
magia fino alla sera prima, quindi decise di non farci molto caso. Ad ogni
modo si fidava di Kaede. Sapeva che non l’avrebbe mai portato in luoghi
pericolosi o da persone che potevano costituire una minaccia per lui, quindi
non c’era nulla di cui preoccuparsi.
Svoltarono un angolo.
Tutto cambiò completamente.
Il corridoio che si erano lasciati alle spalle
aveva i muri scrostati che lasciavano intravedere mattoni polverosi e
sporchi, tutto era invaso da una sensazione di vecchio e traballante...
Ma adesso?
I muri di pietra, le torce che fiammeggiavano
attaccate alle pareti... era tutto così diverso, gotico.
Non c’era più nulla che trasmettesse
instabilità, anzi. Tutto emanava sicurezza e stabilità.
“Sembra impossibile che questo posto possa
crollare...” si sorprese a pensare Hanamichi, mentre, rapito, si guardava
attorno, voltando la testa da un lato e dall’altro, lasciando che il proprio
sguardo vagasse senza sosta su ogni pietra, su ogni fiaccola... era tutto
così curioso lì, eppure anche tanto protettivo...
Si fermarono di botto.
Un vicolo cieco.
Un muro.
Nient’altro.
O almeno così sembrava.
Il rossino osservò con minuziosa attenzione
Kaede che appoggiava una mano sulla parete di fronte, cercando un qualche
punto, trovandolo quasi subito e premendovi sopra la punta dell’indice.
Il muro si aprì.
Un rumore, come qualcosa che raschia, poi il
rumore aumenta e diventa quasi assordante, mentre la parete si scosta di
lato, rivelando un altro corridoio.
Kaede si voltò verso Hanamichi, guardandolo
con un sopracciglio arcuato.
-
Beh? Ti muovi?
Hanamichi non ribattè nulla. Era troppo
sorpreso, troppo impegnato ad ammirare ogni singolo particolare di quel
luogo per potersi prendere la briga di rispondere a tono alla volpe!
I muri non erano più di pietra, grigi. Nemmeno
i pavimenti o i soffitti. Non erano più fiaccole ad illuminare il
lunghissimo corridoio. E non era più vuoto, anzi.
I colori che spiccavano maggiormente erano una
tonalità di blu scuro che rasentava il notturno, un delicato lilla, un
candido bianco e un nero lucido.
Le pareti candide erano tappezzate di quadri,
iscrizioni dorate, ovunque spuntavano vasi blu di rose blu (Ma non
esistono!!! NdHana) (Appunto. Ndautrice) e tutto era così lucido,
splendente...
-
Ti sei incantato, do’aho?
Rukawa, con voce ironica, lo trascinò fuori
dalle sue riflessioni. Hanamichi sbatté le palpebre più volte, prima di
puntare due occhi fiammeggianti sul moro.
-
No che non mi sono incantato,
baka kitsune!
-
E allora muoviti, siamo quasi
arrivati. – disse glaciale Kaede, voltandosi e riprendendo a camminare.
Hanamichi mugugnò una risposta
incomprensibile, ancora troppo provato dallo stupore per poter replicare
qualcosa di sensato. Almeno così sembrava. Era una possibilità. In realtà
Kaede aveva l’atroce dubbio che in Hanamichi si fosse mosso qualcosa. Forse
tutti quegli incantesimi contrastanti l’avevano indebolito e scombussolato
ed era in una condizione in cui aveva l’assoluto bisogno di una persona
davvero vicina, che in quel momento non poteva che essere lui. eppure
qualcosa stonava irrimediabilmente. Non sapeva bene cosa, era solo una
sensazione, ma Rukawa aveva imparato ormai da molto tempo che le sue
sensazioni di solito ci azzeccavano. Quindi, per non correre rischi, aveva
deciso di chiedere consiglio alla strega-dottoressa del clan, Najka.
Hana: Najka? O____O
Ru: Najka... -___-
Akira: Najka! ^___^
Autrice: ma la finite!!! >___<
Aprì una delle svariate porte, quella nera e
altissima. Cos’era? Marmo nero? No, no... ossidiana? Probabilmente. Ma cosa
importava? Ad Hanamichi pareva importare molto, da come accarezzava le ante
del gigantesco portone, ma Kaede non vi fece molto caso.
Aprì e si ritrovò catapultato in una sala
gigantesca, buia, illuminata solo da occasionali fiaccole e candele. C’erano
tavoli, sedie, letti, poltrone... chi poteva dire dove avesse fine quella
stanza? Forse era davvero infinita, come sostenevano alcuni membri del clan.
Si vociferava che fosse stata Najka stessa a rendere sconfinata il proprio
ufficio (Ufficio?! NdHana) con una magia sconosciuta. Un lavoro decisamente
ben fatto e raro, degno di una grande strega... se non fosse stato per
alcune sue fissazioni... (Fissazioni? NdSendo)
-
Kaede, non trovi che dovresti
annunciarti, quando entri nel mio ufficio? – una voce pacata e calma alle
spalle del rossino lo fece sobbalzare – Noto che non sei solo... presentare
sarebbe educato.
Come per magia – e tale era – le luci si
accesero e il buio ovattato che aveva rinchiuso tutti si tramutò in una sala
luminosa, dai lampadari di cristallo e mattonelle candide.
-
Tanto avevi già sentito la mia
presenza da quando sono entrato nel parcheggio, no? – sbadigliò Kaede,
svogliato, mettendosi la mano davanti alla bocca – Nnh... do’aho, questa è
Najka, la dottoressa che ti visiterà... Najka, questo è Hanamichi Sakuragi.
-
Piacere, caro. – sorrise
immediatamente Najka.
Sembrava una ragazza normale. Alta un metro e
settanta (Mamma-figlia Najka, non vi voglio più bene!!! vi odio!!! ç___ç
NdAutrice) (Non puoi prendertela con tutti quelli che sono più alti di te...
anche perché CHIUNQUE è più alto di te... -__- NdHana), i capelli scuri e
rossicci che le ricadevano sulle spalle. Ecco, magari il modo di vestire era
piuttosto bizzarro, ma forse nemmeno tanto. Un vestito lungo e nero, senza
fronzoli. Ma niente di poi così strano come aveva pronosticato Kaede.
-
Kitsune, perché prima hai detto
che era stra...
Stava già cominciando a chiedere il rossino,
ma s’interruppe bruscamente quando sentì una mano che non era affatto quella
di Kaede spostarsi sul suo sedere tranquillamente.
Cacciò un urlo e balzò all’indietro, mentre
Najka, la mano ancora sollevata, sorrideva tranquillamente.
-
Najka... – ringhiò il moro,
fissandola trucemente.
-
Ok, capito, è proprietà privata.
– si affrettò a sospirare la strega-dottoressa (Non è un insulto,
mamma-figlia!! È il vostro personaggio!!! >__< NdAutrice che si prostra
umilmente) (Ma non la odiavi...? NdHana) scostandosi una ciocca di capelli
dalla fronte e sbuffando – Allora, perché sei venuto qui?
-
Beh, vedi... Hana, potresti
anche toglierti da dietro le mie spalle. – disse Kaede al rossino,
appoggiato alla sua schiena – Vedi, Hanamichi ha avuto dei problemi...
Najka li fece accomodare su un comodo divano
elisabettiano e si sedette di fronte a loro su una poltrona nera, ascoltando
assorta le spiegazioni e i racconti di Kaede.
-
Capisco. – sospirò infine, dopo
aver ascoltato le parole del moro.
Si alzò in piedi e invitò il rossino con un
cenno della mano a seguirla.
-
Hanamichi, seguimi... no, Kaede,
tu rimani qui. Torneremo tra poco... non te lo rovino mica. – disse Najka,
stoppando con un cenno della mano Kaede, che già si stava alzando a sua
volta.
Gyh: Grande mamma-figlia!!! >___<
Hana: O__O|||| cosa vuole farmi?!
Aki: nulla di più di ciò che vorrei farti io
^____^
Ru: E CHE NON FARAI!!! è__é
Gyh: Hana, come puoi dubitare della grandezza
e della buona fede di Najka, che io ho partorito e che mi ha partorito a sua
volta!!! >___< e poi ti aspetti che io manchi di inserire nella fic anche la
mia bimba pucci Enlil-chan?!
Hana: AAAAAAAHH!!!
Gyh: ingrato... -__-||||
POW HANAMICHI
Che cosa ha detto Najka? Io e lei da soli?
No... non voglio lasciare Kaede... nemmeno per un attimo... la sua mano non
può, non deve mai staccarsi dalla mia, io non posso respirare se lui non è
con me...
-
Non... non può venire anche lui?
– chiedo a Najka.
-
Ci mettiamo pochissimo,
Hanamichi, stai tranquillo... – tenta di convincermi lei, ma il suo sorriso
mi sa di falso.
Mi ricorda una madre alla quale è morto il
marito, ma che ancora nasconde la verità al figlio che continua ad aspettare
il padre, ignaro.
Non voglio stare senza Kaede!
Gyh: naturalmente questi sono i pensieri di
Hana, che adesso è piuttosto... ehm... psicologicamente instabile!!! Mi
capite, vero, grande mamma-figlia??? ç____ç Bwaaah!!
-
No! – replico.
Najka mi guarda per un attimo. Sembra
sorpresa, allibita. Perché? È così strano che io non voglia, non riesca a
separarmi da Kaede? Perché?
In fondo per noi è sempre stato così.
Mh? Noi chi?
-
Va bene. Kaede, vieni. – si
arrende infine Najka, facendo un cenno a Kaede.
Il mio volpino si alza e mi viene incontro.
Allaccio una mano alla sua e insieme seguiamo Najka, che si inoltra in
questo inusuale “ufficio”. Ma quanto è grande?! (Tanto, Hana, tanto...
NdAkira) Sembra non finire mai.
Alla fine giungiamo davanti ad una porta
bianca e Najka abbassa la maniglia d’oro.
Entriamo.
C’è una specie di grande vasca rotonda, di
marmo.
-
Spogliati. – ordina con
non-chalance Najka.
-
Cosa?! – strepito io.
Io non mi spoglio davanti a una che mi ha
palpato!!!
-
Do’aho, fa come dice. – sospira
Kaede.
Ah beh, allora... beh, anche lui mi ha
palpato... però è diverso!!! >\\\\<
Eseguo, anche se con una certa riluttanza.
Abbasso lo sguardo mentre mi tolgo la maglia e sento il volto scottarmi
mentre mi slaccio i pantaloni. Tiro un profondo sospiro e me li tolgo,
velocemente, quasi inciampando. Ora viene la parte più difficile...
-
Ehm... posso... posso tenere i
boxer? – chiedo, con voce tremante.
-
Mi spiace, ma... è necessario. –
sorride Najka.
POW RUKAWA
No che non dispiace, a Najka! Tsk! Hanamichi
abbassa il volto e non posso vederlo in viso, ma le orecchie raggiungono
quasi la tonalità dei capelli, quindi... sospiro.
Mi pongo davanti a lui, nascondendolo alla
vista della mia collega, che sbuffa infastidita e gli faccio cenno di
spogliarsi pure. Lui mi sorride riconoscente ed esegue.
Bene.
Quesito da Kaede Rukawa per Kaede Rukawa.
Quanto tempo per saltargli addosso?
Due secon...
NO!!!
Maledizione... mi trattengo a stento dal
violentarlo, mentre tenta di coprirsi con le mani e mi lancia uno sguardo
confuso che io rimando a Najka, che sta fissando trasognata quel poco di
Hana che riesce a vedere...
-
Najka... – ringhio di nuovo,
minaccioso.
Maledizione! Il corpo di Hana è mio e nessuno
deve guardarlo! A parte me...
Guardare... uhm... e se facessi un filmino
mentre...?
-
Entra nella vasca, Hanamichi. –
dice suadente Najka.
Il mio rossino adorato esegue, sedendosi e
premendosi le gambe al petto per nascondere la sua nudità.
-
Adesso chiudi gli occhi e non
preoccuparti, va bene? bevi questo.
Najka gli porge una tazza fumante. Che cos’è?
Sbircio da sopra la sua spalla non solo il mio Hana nudo ma anche
l’intruglio verdastro. Però non ha un cattivo odore... mah. Spero per Hana
che sia buono.
Il mio do’aho prende la tazza e beve in pochi
sorsi tutto il liquido. Posa la tazza sul bordo della vasca e noto con
chiarezza gli occhi che si velano di qualcosa di strano... sembra
completamente assente...
Il suo corpo si rilassa e le sue gambe, le sue
braccia si distendono, la testa s’inclina sulle pareti della vasca e il mio
Hana continua a fissare il vuoto per qualche attimo, prima di puntare lo
sguardo su di me e chiudere definitivamente gli occhi.
Si è addormentato.
-
Ora puoi uscire, Kaede. – mi
dice Najka, severa.
La guardo male per qualche secondo. In un
certo senso ha ingannato sia me che lui.
Ma in fondo mi sta dando una mano, quindi non
posso far altro che eseguire.
Esco dalla stanza e mi chiudo la porta alle
spalle.
Maledizione! Maledizione! Ma quanto cavolo ci
mette, Najka?! È passata quasi un’ora, ormai e ancora non si vede nessuno!
Come sta Hana? se ci mette così tanto vuol
dire che c’è qualcosa che non va, qualcosa di serio... ma che cosa?! >___<
Sono nervoso, cavolo! Il ragazzo che amo è in
una stanza...
Con una maniaca che lo ha palpato!
Maledizione! Come ho fatto a non pensarci prima!!!
Lo starà sicuramente violentando!!!
...
sto impazzendo.
-
Vieni, Kaede.
La voce di Najka mi fa sobbalzare. Kami, non
l’avevo sentita avvicinarsi!
-
Vieni.
Ripete. Mi alzo e la seguo.
Arriviamo ad una porta rossa, la apre e mi
invita ad entrare.
Su un letto, steso sulla schiena,
sfortunatamente vestito, Hanamichi addormentato. Mi volto verso Najka.
Sembra preoccupata. Mio dio, cosa...?
-
Non è una malattia, Kaede.
Adesso siediti. Si sveglierà solo quando lo dirò io, stai tranquillo.
Annuisco, ma invece di sedermi su una delle
sedie che Najka mi indica mi siedo sul bordo del letto sul quale è steso il
mio Hana e gli prendo una mano tra le mie, accarezzandogli ogni tanto i
capelli.
-
Ho letto nella sua mente... no,
non è esatto. Nel suo DNA. No, neanche questo va bene... – esordisce Najka.
-
Muoviti! – la incito.
-
Allora... – sospira, andando a
sedersi alla scrivania – esiste una razza di elfi, Kaede, sai? Degli elfi
molto rari e particolari. Pensavo fossero estinti prima di... beh, di vedere
lui. Credo che sia l’ultimo, Kaede.
Vuoto.
Baratro.
Cosa?!
Hanamichi un... elfo?
-
Non so bene com’è accaduto,
ma... la sua vera natura è sempre stata sigillata fino ad ora. Vedi, è una
razza di elfi molto violenta, fino a che non raggiungono la pubertà... poi
incontrano una persona e se ne innamorano e... – Najka sospira, prima di
continuare – Quando due elfi come Hanamichi si mettono insieme, diciamo, si
dichiarano, allora è come se facessero un patto. Uno dei due diventa, come
dire... lo schiavo, dell’altro, ma non è esatto, come termine... diciamo che
gli sarà sempre fedele e gli darà tutto sé stesso senza riserve, senza
pretese. E l’altro si impegna a prendersi cura di lui per tutta la vita, a
proteggerlo... Kaede, questi elfi riescono ad amare una sola volta nella
vita. E Hanamichi è un elfo di questo genere... sai, è strano. Il nome del
nostro clan deriva proprio dal loro. I figli del Buio. Buffo, non trovi?
-
Ma perché è inquieto? – chiedo
ancora.
-
Per sigillarlo è stata
necessaria una magia molto potente. Ma sono stati usati su di lui degli
incantesimi contrastanti tra loro. I tuoi, ho notato e quelli di un
Dominatore della Luce, il clan opposto al nostro... e questi erano molto
potenti e l’hanno scombussolato, incrinando il sigillo. Questo l’ha
sconvolto, Kaede. È in uno stato... di panico, senza di te. Ho dovuto
ipnotizzarlo per poterlo analizzare, continuava a ripetere il tuo nome nel
sonno. Credo che sarebbe successa la stessa cosa anche senza sigillo. Tu e
l’altro... siete stati degli incoscienti...
-
Puoi guarirlo...? – chiedo, con
un filo di voce.
-
Certo. Stai parlando con Najka,
sai? – sorride lei, tranquillizzante. Meno male... – Gli preparerò una
pozione. Ma ci vorranno un paio di giorni almeno, sai? Nel frattempo è
meglio che vi assentiate da scuola. È meglio evitare crisi di panico davanti
ai professori. E soprattutto... non fargli vedere assolutamente Akira Sendo,
quello che gli ha fatto gli incantesimi sessuali e soprattutto... beh, ha
tentato di violentarlo. Hanamichi è estremamente sensibile e inquieto,
adesso, capisci? Il terrore più grande per un elfo come lui è essere
costretto a fare del sesso con qualcuno che non ama... almeno con un elfo
“dominato” come Hanamichi. Tienilo sempre stretto, mi raccomando.
-
Hai idea di chi l’abbia
sigillato? – le chiedo.
-
Lo fanno sempre, quando nascono,
per evitare che distruggano città. – risponde Najka, con leggerezza.
Sospiro, sollevato. Volgo lo sguardo sul viso
rilassato di Hanamichi, che dorme serenamente.
Gli accarezzo una guancia e i capelli morbidi.
Povero piccolo...
-
Svegliati, Hanamichi.
Ordina la voce di Najka.
Le palpebre del mio do’aho fremono per qualche
attimo, prima che si levino definitivamente, rivelandomi i suoi occhi dolci
e ancora velati dal sonno. Li apre e li chiude qualche volta, confuso,
quindi mi sorride e si mette seduto.
-
La visita è finita, Hanamichi.
Va tutto bene. Solo, sei un po’ provato da tutti gli incantesimi che ti
hanno fatto... ma non preoccuparti, ti farò una pozione e tutto tornerà a
posto.
Il mio rossino annuisce e mi prende la mano,
stringendosela al petto come se fosse un orsacchiotto.
Mi si stringe il cuore. Cosa starà provando
Hanamichi, in questo momento? E che cosa proverà quando dovrò allontanarmi
per andare in bagno? Forse è meglio se lo addormento, ogni volta che devo
fare i miei bisogni...
Ru: ma dai! Potresti evitare di mettere cose
del genere nelle fic!
Gyh: suvvia, era per allentare la tensione...
^^’’’
Hana: QUALE tensione? -.-
Akira: posso violentare Hana?
Ru e Hana: NO
Gyh: fratello mio caro... a cuccia per un
attimino???
POW SENDO
Incredibile. Chi l’avrebbe mai detto? Eppure
dalle ricerche che ho fatto condurre è proprio così...
Kaede Rukawa è uno stregone. Della setta dei
Figli del Buio. Incredibile... non ci avrei mai pensato... non l’avrei mai
immaginato... mmh... credo che sia molto probabile che il mio Hana se lo sia
rapito lui, allora. Maledetto... ma pagherà caro questo affronto...
Questa sera prenderò due piccioni con una
fava. La sconfitta di un Figlio del Buio e Hanamichi. Stai tranquillo,
Hana-chan, arriverò subito da te!
Ah, quanto sono di buon umore... pare che
Rukawa sia un membro del clan molto potente e importante... quindi
togliendolo di mezzo non solo io stesso aumenterò il mio prestigio, ma potrò
prendermi Hana.
Akira: O____O|||| Kaede... tu sai che io non
farei mai qualcosa del genere, vero???
Ru: per quel che mi frega... -__-
Hana: Akira... questo non me l’aspettavo da
te... ç_____ç
Akira: ma... io non lo faccio apposta...
davvero... ç_____ç Hanaaa... Kaedeee... è colpa di Gyh...
Gyh: ^O^ AH AH AH AH AH!!!
Ru Hana e Akira: è____é grrrr...
Dopo aver scoperto che Rukawa è un Figlio del
Buio ho subito contattato i miei sottoposti, i membri del mio clan e abbiamo
deciso di assaltare la sua casa. E mentre i miei compagni cercano Rukawa...
io mi separerò da loro e andrò a prendere Hana!
Aah, la mia genialità, la mia perfezione mi
rende così orgoglioso di me stesso... ^___^
Hana: ç___ç
Ru: -.- zzzz
Akira: ma io... io non sono così... ç___ç
Ad ogni modo cercherò di non fare uccidere
Rukawa... tanto per cominciare detesto l’idea di togliere la vita ad un bel
ragazzo, anche se non è il genere di bellezza che mi attira... è troppo
freddo. Invece Hana è così caldo e solare e ingenuo e... *ç*
Ah-ehm... e poi in questo modo potremmo
appropriarci anche di tutti i suoi incantesimi ^__^
Bene!
Andiam, andiam, andiamo a preparar...
L’attacco a, l’attacco a, l’attac-co attacco a
Rukawa...
POW NARRATRICE
Kaede e Hanamichi uscirono dall’ufficio di
Najka e tornarono nel logoro parcheggio grigiastro. Hanamichi sembrava
pensieroso e Kaede decise di non farci troppo caso. Dopotutto era normale.
Tanto per cominciare lo stato in cui si trovava era decisamente instabile e
i suoi stati d’animo potevano variare da un momento all’altro senza motivo,
come l’aveva avvertito Najka mentre il rossino era intento a mangiare i
biscotti che la strega-dottoressa gli aveva generosamente offerto (E
sottolineo generosamente!!! NdAutrice) (Ruffiana... -__- NdHana)
Salirono in macchina e tornarono a casa del
moro, immersi nel silenzio. Tuttavia non sembrava essere un silenzio pesante
o imbarazzato, solo pensieroso. Hanamichi rimase abbracciato a Kaede,
premendogli la testa contro l’incavo della spalla, strofinandoglisi contro
come un gattino e il moro non smise mai di accarezzarlo e stingerlo a sua
volta, cingendogli la schiena con le braccia.
Sempre silenziosamente salirono in camera di
Kaede, tenendosi per mano e si sedettero sul letto, dove ripresero ad
abbracciarsi.
-
Come stai? – chiese Kaede
infine, al rossino.
-
Non lo so... ho paura... –
sospirò Hanamichi – però non so perché.
-
È normale... tutti gli
incantesimi che ti hanno colpito ti hanno scombussolato. Non preoccuparti. –
lo rassicurò Kaede, baciandogli una guancia con delicatezza, spingendolo sul
letto e costringendolo a sdraiarsi, affiancandoglisi e tornando ad
abbracciarlo stretto.
-
Lo so... ma non è questo... non
lo so. è come un presentimento... – spiegò Hanamichi, scrutando negli occhi
scuri del proprio ragazzo, per trovare una risposta a ciò che sentiva,
all’inquietudine che lo stava divorando.
-
È normale. – ripeté Kaede,
accarezzandogli i capelli.
-
Ti amo, Kitsune. – sospirò
Hanamichi, abbracciandolo ancora più stretto – Ti prego... non lasciarmi
mai...
-
Non lo farò. – rispose
semplicemente il moro, posandogli un bacio tra i capelli.
-
Promesso?
Il rossino alzò lo sguardo, puntandolo
supplicante in quello di Kaede, che gli sorride dolcemente.
-
Promesso.
Lentamente le loro labbra si avvicinarono e
il rossino serrò le palpebre, mentre il moro rimase con gli occhi socchiusi
per scrutare l’espressione dell’amante.
Enlil camminava per i corridoi che Kaede e
Hanamichi avevano percorso solo poco tempo prima, verso l’ufficio di Najka.
Era una figlia del buio, ma spesso riusciva ad
avere delle soffiate sui fatti più importanti da alcune amicizie dei
Dominatori della Luce.
E quello che aveva sentito non le era piaciuto
per niente.
Volevano attaccare casa di Rukawa. E lei non
poteva permetterlo assolutamente!
-
Najka! – la chiamò, spalancando
la porta dell’ufficio.
La trovò seduta su una poltrona, che pestava
delle erbe in un contenitore di legno.
-
Non si bussa più, Enlil? –
chiese Najka all’altra.
-
Non in questi casi. I dominatori
della luce vogliono attaccare casa di Rukawa. Adesso. – l’informò
velocemente Enlil, stranamente seria.
Gyh: Pucci Enlil-chaaaaan!!! ^_____^
Hana: DOPPIAMENTE ruffiana.
Ru: io vi uccido tutti e tutte... tranne Hana...
lo porterò con me su un’isola deserta... e lì lo farò mio... centinaia,
migliaia di milioni di volte... e nessuno oserà mai più romperci le palle...
°____°
Hana: O\\\\\\\\\O è impazzito!!!
Akira: Hana, vieni da me! ^___^
Najka non perse tempo prezioso a rispondere.
Immediatamente si alzò in piedi e uscì dal proprio ufficio, seguita a ruota
da Enlil.
Dovevano salvarli e avvisarli. Immediatamente.
OWARI capitolo IV
Gyh: ^____^
Hana: ma tu... tu... tu sei UNA STRXXXA!!!
Ru: quand’è che ci lascerai scopare in pace!!!
Akira: povera sorella mia... però te lo
meriti, mi stai facendo troppo cattivo!
Gyh: ç____ç mamma-figlia Najka... Enlil-chan
pucci... sentito cosa mi dicono??? ç____ç sono cattiiiiivi...
Hana e Ru: MUORI.
Gyh: ç__ç
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