Dediche: a mamma-figlia Naika, a Enlil-chan, a Soffio-chan (nella speranza che continui i guardiani ç___ç) e a urdina-chan

 


I figli del buio

di Gyh

parte III


 

Hanamichi si svegliò lentamente, quella mattina. Non doveva andare a scuola, quindi poteva godersi l’abbraccio della sua kitsune con comodo, crogiolarsi in quel tepore dolce senza doversi preoccupare che questo scomparisse in una bolla di sapone al suono della sveglia, come i sogno che faceva ogni notte.

Era stato grazie ai sogni che si era reso conto di amare Rukawa. Di solito sognava di batterlo a basket e che gli facesse dei complimenti. Nulla di strano, si diceva Hanamichi. Però Haruko non compariva mai, nei suoi sogni. Questo aveva leggermente turbato il rossino, che però aveva deciso di non farci troppo caso. E poi, poco a poco, qualcosa si aggiungeva a quelle fantasie infantili. Rukawa gli dava una pacca sulla spalla, o gli sorrideva impercettibilmente, lo chiamava col diminutivo di “Hana”… e poco a poco, nei sogni del rossino, lui e Rukawa erano diventati amici. Di conseguenza questa simpatia si mostrava anche in palestra, durante gli allenamenti. Hanamichi scherzava quando prendeva in giro il volpino e anche quando facevano a botte era come se giocassero. Se avessero fatto sul serio si sarebbero trovati ogni giorno pieni di lividi e con litri di sangue in meno. Invece, stavano sempre bene, un po’ ammaccati, ma intatti.

Poi, un giorno, avevano giocato un’amichevole con il Ryonan e Hanamichi era stato indirettamente il responsabile della sconfitta che si era abbattuta sulla sua squadra. Di conseguenza tutti avevano cominciato a sfotterlo e denigrarlo. Ma non era stato quello a fargli male.

Mentre tentava di districarsi da Sendo che gli era caduto addosso, Rukawa lo aveva fissato con disprezzo e freddezza, rivolgendogli un gelido “do’aho”. E lì Hanamichi aveva capito che desiderava davvero molto l’amicizia della kitsune, perché non appena aveva realizzato che questa era solo una parte dei suoi sogni si era sentito malissimo, come se gli avessero tolto il pavimento da sotto i piedi.

E avrebbe voluto che Kaede lo consolasse, lo difendesse… ma non era accaduto.

Era uscito in fretta e furia dalla palestra, scappando da quei ghigni e quelle prese in giro che parevano volerlo soffocare e quella freddezza che la kitsune sembrava volergli immettere nella pelle per congelargli il cuore e aveva cominciato a piangere sotto casa. E aveva capito. Lo amava davvero.

Da lì in poi i sogni si erano moltiplicati a dismisura. Adesso che aveva ammesso con sé stesso di amare Rukawa lo sognava, ogni notte… sognava i loro baci, le sue carezze, la sua pelle pallida. Ma non aveva mai sognato di arrivare fino in fondo. Lo aveva fatto, in sogno, con le sue mani, con la sua bocca… ma mai con…

I suoi pensieri si interruppero.

Decise di smettere di pensare.

Si strinse maggiormente al corpo caldo accanto al suo, che rispose, con una stretta alla sua vita. Eppure dormiva!

-         Mhmm… Hana… - mugugnò Kaede nel sonno.

Il rossino arrossì. Kaede lo stava sognando! Si sentiva lusingato.

La kitsune mugugnò di nuovo qualcosa di indefinito e Hanamichi sorrise, ma il suo sorriso si spense immediatamente non appena notò che la mano di Kaede era diretta verso il proprio sesso!

“Ma… ma che razza di sogni sta facendo Kaede?!” si chiese Hanamichi.

Osservò attonito la mano candida e grande di Rukawa che oltrepassava l’elastico dei pantaloni, dei boxer, per poi afferrare il proprio sesso, duro, cominciando a masturbarsi.

Il respiro di Kaede si fece pesante, cominciò ad ansimare.

-         Hana… - sussurrò un’ultima volta, prima di venire.

Quindi si calmò ed estrasse la mano dai propri pantaloni, voltando leggermente il viso dalla parte opposta e ricominciando a dormire tranquillamente.

Hanamichi si sentiva morire, soffocare dai sensi di colpa. Kaede aspettava, nonostante tutto e lui continuava a negarsi, anche se sapeva bene che la Kitsune lo amava e lo desiderava… non era giusto… si sentiva quasi crudele.

Hanamichi si alzò dal letto, scivolando lentamente fino ad uscire dall’abbraccio delle coperte calde e accoglienti, muovendosi con leggerezza e lentezza esasperanti, per non rischiare di svegliare il volpino, che si era girato su un fianco, cercandolo inconsciamente accanto a sé.

Il rossino si tese nervoso, mentre osservava Rukawa aprire lentamente gli occhi, con un mugugno infastidito, un po’ per la luce e un po’ per il fatto di non ritrovare il suo amato Hanamichi accanto a sé.

I loro occhi si incontrarono.

    -   Buongiorno, amore. – lo salutò con un sorriso dolce Kaede – non hai più sonno? Vieni a dormire ancora un po’, dai...

lo invitò, sollevando la coperta. Era evidente che non si ricordava affatto di essersi… beh, ovvio, pensò Hanamichi, stava dormendo… per lui era stato solo un sogno. Poi Kaede parve accorgersi di “qualcosa” sulla propria mano e in mezzo alle proprie gambe e tornò a posare lo sguardo sul do’aho, che lo fissava imbarazzato e rosso.

-         Non ho più sonno, volpe… - rispose il rossino, abbassando il volto, deciso a far finta di nulla.

-         Come vuoi… mhm, mi devo alzare, ormai… vieni, ti devo portare in un posto. Preferisci vestirti prima della colazione? – gli chiese Kaede, dolcemente.

-         Ho un po’ di fame. Che ore sono? – domandò Hana, recuperando la tranquillità.

-         Sono le nove… è l’alba, per me. – sbuffò Rukawa.

-         Ma se ogni mattina ti alzi presto per venire a scuola. – gli fece notare Hana.

-         Ma dormo anche lì. – commentò Rukawa, con un’alzata di spalle, alzandosi in piedi e andando ad abbracciare il rossino.

-         Ma come fai a passare ogni anno? – gli chiese Hanamichi, ricambiando la stretta.

-         Magia. – rispose il moro, con tono vago e ironico.

E il rossino capì che non scherzava affatto.

      -    Ma è sleale! – commentò.

      -    Non essere pignolo, è per una giusta causa. -  sentenziò Rukawa, staccandosi dal proprio ragazzo.

Tirò la catenella della sera prima e dopo pochi minuti fece la propria entrata una cameriera sui cinquant’anni, sorridente, con in mano un grande vassoio.

-         Buongiorno. Vi ho portato la colazione. Questa mattina mi sono alzata presto per farvi dei biscotti alla cioccolata, viste le preferenze del vostro ragazzo, sapete signorino? – disse la donna a Rukawa un tono dolce e materno.

-         Nh. – come risposta non era un granché, ma il tono stesso esprimeva gratitudine e, forse, anche un po’ di affetto.

-         Ma non doveva… - arrossì Hanamichi, balbettando.

Dopo qualche altra battuta la donna sparì oltre la soglia della stanza.

Hanamichi sorseggiò la cioccolata calda che gli era stata portata, mentre Rukawa beveva lentamente il proprio caffè macchiato.

-         Tsk! Caffè… che gusti orribili… - commentò il rossino.

-         Sai, quando cresci cominci a notare altre cose oltre ai dolci, Hana. ma tu non puoi certo saperlo, vista la tua maturità da asilo nido. – ribattè pungente e ironico il moro.

-         Baka kitsune, non osare insultare il grande tensai! – replicò Hanamichi, senza però staccare le labbra dalla tazza.

“E’ strano… è troppo docile, rispetto al solito… normalmente mi avrebbe tirato una testata…” riflettè Kaede.

-         Dove vuoi portarmi? – chiese Hanamichi.

Rukawa sospirò. Doveva dirgli la verità. Non poteva mentirgli, non aveva senso.

-         Vedi, Hana… credo che tutti gli incantesimi… che ti ho fatto… e che quel disgustoso essere spinoso ti ha fatto… ecco, credo che ti abbiano scombussolato un poco. Quindi adesso andiamo da un bravo stregone e ci facciamo dire che cos’hai, ok? – aveva usato il tono più dolce e gentile che aveva nel proprio repertorio.

-         Cosa?! Che cos’avrei io che non va?! – si era stupito Hanamichi.

-         Hana, ieri hai avuto una vera e propria crisi di panico mentre andavo in bagno… e stavi per averla quando, per andare a cena, mi sono allontanato un poco. Io voglio poterti lasciare cinque minuti da solo senza che tu debba sentirti male. – gli aveva spiegato dolcemente il moro.

-         Lasciarmi… solo…? – aveva bisbigliato piano Hanamichi, sbiancando completamente, fissando Kaede con gli occhi spalancati, terrorizzato.

-         Ma no, scemo, non intendevo quello! Dovrò pure andare in bagno, no? e poi… io non sopporto l’idea che tu possa avere paura, essere triste, stare male in qualunque modo. Capito? io non ti lascerò mai solo! – lo aveva tranquillizzato immediatamente Rukawa.

Hanamichi aveva sospirato, sollevato, ricominciato a bere il proprio cioccolato, per poi buttarsi vorace sui biscotti.

Rukawa sospirò di sollievo. Hanamichi era troppo strano… era davvero preoccupante. Aveva visto il suo viso trasfigurarsi completamente, poco prima, solo per le sue parole. E non era umanamente possibile!

Finirono in fretta di mangiare – Hanamichi spazzolò via tutti i biscotti – e si vestirono con calma e tranquillità, scambiandosi un bacio ogni tanto.

-         Da chi mi devi portare? – chiese ancora il rossino, mentre uscivano dalla camera del suo ragazzo.

-         Da una strega del mio clan… è una saggia, anche se non è anziana… anche se è piuttosto fuori di testa. Comunque non spaventarti troppo. – lo ammonì Rukawa.

Hanamichi preferì non fare domande…

 

POW HANAMICHI

 

Come sarebbe a dire che è piuttosto fuori di testa?! Mi vuol portare a far visitare da un pazzo?! Ma allora è scemo! No, non è scemo, è il mio amato dolce kitsune… ^\\\\\\^ però ciò non cambia il fatto che mi voglia far visitare da uno che lui stesso considera uno psicopatico! È un controsenso! Tanto vale che mi porti da un ginecologo! … dio mio, dopo questo pensiero avrò gli incubi, lo so… -___-||||

-         Che hai, Hana? – mi chiede Kaede, fissandomi.

-         Niente, pensavo… - sospiro io – non è certo una gran pensata farmi visitare da una che consideri pazza…

-         Non è pazza… non completamente. Solo… bah, capirai quando la vedrai. – taglia corto Kaede.

Lo fisso attentamente… spero che non sia pazzo sul serio… non sono in vena di schizofrenie varie…

Prendiamo una macchina – con l’autista – e partiamo. Questa volta è una macchina piuttosto normale, mica quella roba là lunghissima!

 

Sendo: si chiama limousine, Hana-chan…

Ru: NON osare rivolgergli la parola! è___é

Hana: limousine… secondo me è un carro funebre!

Ru: …

Hana: sì, certo! L’hanno chiamata con quel nome strano e impronunciabile per farti pagare di più! Povero e sciocco volpino, come hanno potuto farti questo!

Ru: … eclissati.

Hana: ç_____ç ma perché???

Sendo: Hana, ti consolo immediatamente in maniera del tutto disinteressata!!! °______°

Ru: implodi!!

 

Peccato, in quella roba lì (Si chiama automobile… NdAutrice) c’era anche una piccola televisione… volevo vedere Chacha!!! >_____<

 

Ru: sarebbe?

Autrice: io lo so! è un cartone animato in cui un bambino di tre anni e la sua macchina gialla mezza cane e parlante giocano e…

Ru: non voglio sentire altro. -___-|||

Sendo: Ru, che stai facendo?

Ru: nh. Vado a comprare una cosa…

Autrice: che cosa?

Ru: un completo giallo da macchina-cane.

Autrice: non indaghiamo…

Hana: dov’è Ru?

Sendo: non saprei… vieni a vedere la tv con me???

 

Uffi… vabbè, per un giorno posso anche saltare chacha… l’importante è che Kaede non mi costringa a saltare la puntata dei pokemon o di hamtaro!

-         Dove stiamo andando? – chiedo a Kacchan, stringendogli una mano tra le mie. Lui ricambia leggermente la stretta.

Sono felice.

-         Lo saprai presto. – sospira la mia kitsune.

Perché sembra così preoccupato?! Comincio a preoccuparmi anch’io… mi sento in ansia!

-         così mi fai preoccupare davvero… - gli faccio notare.

-         Do’aho… non ti sto portando da una psicopatica… solo… potresti sentirti a disagio… - replicò Rukawa, fissandolo offeso.

-         Nh…

-         Non imitarmi.

Il mio volpino! Sempre il solito…

Mi appoggio alla sua spalla, cerco di dormire… ma non riesco a prendere sonno… ho dormito troppo. credo.

No, no, io non dormo mai troppo! non sono mica la kitsune! Io dormo il necessario! Ecco!

-         A che stai pensando? – mi chiede Kaede.

-         Eh?

-         Stai facendo una faccia ebete… - commenta ironico.

-         Baka kitsune! La mia faccia è perfetta! – ribatto, dandogli un pizzicotto sulla spalla.

Lui ribatte con una pacca dietro la nuca.

E io replico con un morso sulla spalla.

Alla fine, chissà come, il tutto degenera e ci ritroviamo a rotolarci sui sedili dell’auto.

Non ci stiamo picchiando, certo che no.

I nostri pugni sono quasi carezze, alla fine è tutta una scusa per strusciarsi e abbracciarsi!

Sembriamo una coppietta di sposini in luna di miele! ^\\\\\\\^

Ridacchio a questo pensiero, non posso farne a meno e Kaede, sopra di me, lo nota.

-         Cosa ridi, do’aho?

-         Eh? Niente… - eludo il discorso, guardando da un’altra parte.

-         Dimmelo…

Mi volto di nuovo verso di lui.

Gli occhi gli scintillano, le labbra sono tirate in una smorfia che può quasi sembrare un sorriso di sfida.

-         Dimmelo. – ripete.

-         No. – ridacchio io.

-         Dimmelo.

-         No, dai, non è niente di importante…

-         Dimmelo, altrimenti… - il suo tono di voce è scherzoso, ma anche palesemente minaccioso.

C’è una sola cosa che un tensai come me può fare in questi casi!

Allungo il viso e lo bacio.

Dopo qualche attimo di smarrimento Kaede risponde al bacio e in un modo o nell’altro ci ritroviamo avvinghiati, io con le braccia al suo collo, lui che mi cinge la vita e credo che potremmo vincere senza problemi le olimpiadi di apnea… respirare… che bisogno c’è di respirare???

 

POW RUKAWA

 

Mi stacco da lui, controvoglia. Devo assolutamente sapere a cosa stava pensando!

-         Dimmelo. – ripeto, anche se il mio respiro è pesante. Tsk! Maledetto do’aho, è riuscito a distrarmi|!

-         No, davvero, credimi… pensavo a… a Chacha… chissà cosa succede nella puntata di ‘sta mattina… - balbetta il mio adorabile deficiente.

Non è mai stato bravo a mentire.

Ma da lì a dire cavolate del genere!

-         Do’aho… come puoi pretendere che ti creda? – gli chiedo, sorridendo irrisorio.

-         Baka kitsune… - borbotta lui, spostando il capo di lato, sotto di me. arrossisce di brutto, poi sospira e butta fuori, tutto di colpo – pensavochesembravamounacoppiettainlunadimielecontentoadesso!

Rimango a fissarlo per un po’, facendo scorrere nella mia mente quella frase al rallentatore, lasciando che ogni parola assuma il proprio senso, staccandosi dalle altre.

Quando capisco non posso trattenermi dal sorridere lievemente.

Il mio do’aho!

-         Do’aho… - lo chiamo, piano, sussurrando, chinandomi su di lui.

-         Nh?

-         Ai shiteru.

 

NARRATORE

 

I due ragazzi rimasero a chiacchierare per un po’ di argomenti comuni e banali, appoggiati l’uno all’altro sui sedili posteriori dell’auto.

Rukawa, però, non poteva impedirsi di lasciar vagare la mente altrove, preoccupato.

Quello che gli aveva detto prima Hanamichi… certo, molto dolce, tanto carino, ma decisamente poco Hana! il rossino di solito non gli avrebbe mai detto niente del genere, tantomeno si sarebbe arreso e me lo avrebbe detto!

“Normalmente sarebbe rimasto fermo e deciso nella sua posizione di idiota con dei segreti e non mi avrebbe detto nulla almeno fino a che non l’avessi minacciato di fare cose sporcacciose o gli avessi offerto del cibo in cambio della sua risposta! So che è così!

Hanamichi ha sul serio qualcosa che non va… anche se però è così carino, così, mi dice taaante cose dolciose… e dire che dette da qualcun altro mi fanno semplicemente vomitare…” pensava il moretto, corrucciato, mentre assaporava il tocco delle mani di Hanamichi tra i propri capelli.

-         Sai che hanno dei riflessi blu? – commentò il rossino, beandosi di quei fili di seta tra le dita.

-         Nh… certo che lo so… sai, sono perennemente sulla mia testa. – lo prese in giro Kaede, stringendolo però a sé.

-         Deficiente. – ringhiò Hanamichi, mollandogli un leggero pizzicotto, quasi una carezza, su un fianco.

-         Allora ci siamo proprio trovati. – ribattè Rukawa.

-         Stronzo!

-         Questo lo ammetto. Tu sei troppo scemo per essere stronzo. – ghignò Kaede.

-         Che bastardo! E comunque per essere stronzi non c’è bisogno di intelligenza! Semmai per essere cattivi. Ma tu sei solo una volpe surgelata! – replicò Hanamichi, appoggiandosi però alla sua spalla.

-         Devi aver caldo se ti appiccichi tanto a una volpe surgelata… - lo punzecchiò Kaede, passandogli una mano tra i capelli carminio, soffici.

-         Sì, fa caldo… ti sto solo sfruttando come condizionatore! – rispose Hanamichi, affondando il capo nella spalla dell’altro.

-         E allora non fai prima a toglierti la giacca o ad aprire il finestrino?

-         … stronzo.

-         Anch’io ti amo.

-         Baka.

-         E?

-         Ti amo.

 

Autrice: GWAAH che schifo mi state facendo cariare i denti, smettetela subitolo!!!! >____<

Ru: guarda che sei tu che scrivi! Fosse per me Hana sarebbe già incatenato al letto a quattro zampe!

Akira: confermo. ^__^

Hana: fosse per me ci sarebbe una TV nella limousine, così mi vedrei Chaccha! E non esisterebbero letti occidentali ove potermi legare, né catene, né manette, né arrapamenti eccessivi e… °___°

Ru: see, la dimensione alternativa.

Autrice: Hana ^_______^ non sperarci! Preparati, perché sta diventando troppo dolce questa parte…

Akira: sorella, chi stai chiamando al telefono??

Autrice: beh… la mia mamma-figlia ^___^ che collaborerà insieme all’altra figlia-mamma alla fic come personaggio… ^____^

Hana: sarebbe? è_é

Autrice: non vuoi saperlo Hana.

Hana: ç_____ç aiuuutooo…



 

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