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Happy Birthday, my hentai! di Gyh
Hanamichi sorrise. Lo faceva spesso, ultimamente. Spessissimo. Perché era felice. Felicissimo. E grazie a chi? Grazie al suo ragazzo, ad Akira. Da quando avevano fatto l’amore per la prima volta ogni giorno, per loro, aveva superato l’altro in dolcezza e gioia. Ormai Hanamichi viveva praticamente da Akira. Ogni notte dormivano insieme, ogni giorno si vedevano ed ogni volta che facevano l’amore era come la prima. Solo, rifletté Hanamichi, con meno dolore. Eh già, quando l’aveva preso la prima volta gli aveva fatto davvero male! Ma adesso era diverso. Tutto perfetto, il dolore era leggero e breve. E Akira era sempre più dolce. Ed era il suo compleanno. Akira avrebbe compiuto diciotto anni. E Hanamichi gli avrebbe fatto un bel regalo. Avevano festeggiato tra loro, con una torta e una bottiglia di spumante, una cenetta in casa e tanti, tanti baci. Hanamichi aveva regalato ad Akira un orologio da polso. Beh... qualcosa che puoi portare sempre con te... lo so che è banale, però... – aveva balbettato, mentre il moro scartava il pacchetto. Quelle parole, per Akira, valevano più del regalo stesso. L’aveva indossato subito e aveva spinto indietro Hanamichi, sul pavimento, baciandolo con passione. E adesso si trovavano sul letto. Akira aveva sollevato la maglia ad Hanamichi e gli stava slacciando i pantaloni, baciandolo con passione dopo la breve sosta di suzione sul suo collo. Ma Hanamichi con un colpo di reni si portò sopra Akira, sorprendendolo, ricominciando a baciarlo. Sendo si portò di nuovo sopra Hanamichi, che di nuovo riconquistò il posto sopra Akira, prima di venire sbattuto sul letto, inchiodato sul posto dal peso dell’altro, i polsi stretti in una morsa ferrea. Vuoi startene un po’ buono lì sotto? Che ti prende, oggi? – gli chiese divertito Akira. Deficiente... lasciami immediatamente e finiscila di rompere! – sbottò Hanamichi. Prima dimmi cosa hai in mente. – replicò l’altro, posandogli un bacio sul naso. Il rossino sospirò, smettendo di agitarsi. Vedi... da quando l’abbiamo fatto la prima volta... cioè... io non faccio mai niente! Cioè... tu... tu mi dai sempre tanto piacere, prima della conclusione, ma io non te ne do mai se non... se non alla fine... – balbettò, arrossendo violentemente – E non è giusto... oggi è il tuo compleanno... voglio ricambiare... Scemotto... a me piace tanto vederti godere. – gli sorrise dolcemente Akira. Hentai... – sibilò il rossino – Per favore... io voglio ricambiare. Ribadì, con gli occhi supplicanti che fissavano quelli del suo ragazzo. Alla fine il moro lasciò andare i polsi di Hanamichi ed entrambi si tirarono seduti sul letto. Vorresti ricambiare, eh? – lo prese in giro Akira – Hai idea di dove cominciare? Il rossino arrossì violentemente, abbassando il volto. Sei un amore. – sorrise Akira, appoggiandosi ai guanciali con la schiena – Vieni qui. Gli disse, facendogli cenno di inginocchiarsi tra le sue gambe aperte. Hanamichi accorse come un cagnolino obbediente e Akira sorrise divertito. Il moro si spoglio completamente. Spogliati. – disse ad Hanamichi. Solo questa era una novità, per il rossino. Fino ad allora era sempre stato Akira a spogliarlo. Solo una settimana prima Hanamichi aveva “preso l’iniziativa”, se così si poteva chiamare, per fare l’amore. Erano sdraiati sul letto a coccolarsi, senza malizia e ad un certo punto il rossino si era stretto forte al moro, strofinandogli il viso contro il petto, senza dire niente. Cosa c’è? Hai voglia di fare l’amore? – gli aveva chiesto Akira, interpretando il rossore che si era diffuso rapidamente sulle guance di Sakuragi. Sì... – aveva pigolato flebilmente Hanamichi, nascondendo il volto nella maglia di Akira, facendolo scoppiare a ridere. Ma Hanamichi non era mai andato molto oltre. Era sempre Akira a fare tutto il lavoro.
Il rossino si tolse la maglia, esitante. Quindi cominciò a slacciarsi i pantaloni, lanciando un’occhiata al proprio ragazzo, che stava fissando le sue dita con bramosia. Ho capito. vieni qui. – sospirò divertito Akira, facendogli cenno di avvicinarsi. Il rossino gli si avvicinò carponi e Akira gli fece scivolare pantaloni e boxer dalle gambe, accarezzandogli la pelle, facendolo rabbrividire, fino a far scivolare una mano sulla punta fremente del sesso del ragazzo, che gemette di piacere. Akira! – Hanamichi lo rimproverò, fissandolo torvo. Scusa, ma sai... adoro vederti godere! E poi gemi in modo così eccitante! – gli sorrise innocentemente il moro, beandosi dell’espressione ingenua e imbarazzata del proprio ragazzo. Cosa... cosa vuoi che faccia? – gli chiese esitante Hanamichi. Ne sei sicuro? Sì... – annuì convinto il rossino. Ok... per prima cosa baciami. Il rossino non se lo fece ripetere due volte. Si baciarono per parecchi minuti e quando si staccarono erano entrambi ansimanti. Ora... succhiami i capezzoli. – lo guidò Akira, la voce roca. Hanamichi titubante avvicinò le labbra ad un capezzolo roseo del proprio ragazzo e lo strinse tra le labbra. Ahi! Non mordere così forte, tesoro! – lo rimproverò bonariamente il moro. Scusa... – pigolò dispiaciuto il rossino e, per farsi perdonare, passò la lingua sulla parte dolorante del proprio ragazzo, facendolo sospirare di piacere. Continuò ancora per qualche decina di secondi, alternandosi da un capezzolo all’altro, fino a che non sentì la pressione delle mani di Akira che gli spingevano la testa più in basso. Hai bisogno di una guida, Hana? – lo canzonò Akira. Hanamichi trasse un profondo sospiro, prima di allungare esitante la lingua fuori dalle labbra e posarla sulla punta del sesso di Akira, che ansimò forte, facendo di nuovo pressione sulla sua testa, per dirgli di dargli di più. Il rossino non se lo fece ripetere e prese in bocca il membro del proprio amante, cominciando subito a succhiare. Ahh... ahi! Tu e i tuoi... dentiihh... ahh... bravo, Hana... così... – gemeva Akira, perduto nel piacere che gli dava il suo ragazzo. Dopo un po’, però, fu costretto a farlo staccare da sé, per evitare di venirgli in bocca e lo fece risalire fino al suo viso. Tracce di sperma macchiavano le labbra gonfie del suo amore. Dio... sei così puro e innocente che mi sento un vecchio pedofilo a darti istruzioni... – commentò Akira, osservando l’espressione abbandonata del proprio ragazzo. Scemo... guarda che hai solo un anno più di me... – gli fece notare Hanamichi. Ma sei infantile come se avessi cinque anni... – lo punzecchiò l’altro. Stronzo! – replicò l’altro, offeso – allora... adesso cosa...? Beh... sai, Hana... c’è una cosa che mi piacerebbe davvero tanto provare. – disse Akira, fissandolo con uno sguardo bruciante – Ma devi promettere che non ti spaventerai. Cosa...? Chiudi gli occhi e lasciami fare. – lo interruppe Akira. Hanamichi obbedì senza replicare, leggermente preoccupato. Il moro lo fece distendere sulla schiena, facendogli posare la testa sui cuscini. Non aprire gli occhi, torno subito. – gli disse Akira. Il moro si alzò e andò a frugare nel cassetto della propria scrivania, per poi tornare a sedersi sul letto, accanto al rossino. Allunga le braccia. – gli soffiò nell’orecchio e Hanamichi, stordito, eseguì senza pensare. Si riscosse solo quando avvertì qualcosa di gelido e duro attorno ai polsi. Akira, che cosa...?! – strepitò, aprendo gli occhi di scatto e portando lo sguardo sui propri polsi. Akira li aveva immobilizzati alla testiera del letto con un paio di manette. Dove... dove cavolo le hai prese...? – mormorò, incredulo. In un sexy shop. – rispose tranquillamente Akira, scivolandogli sopra – Sei spaventato? Scemo... – gli sorrise Hanamichi – Anche se non mi sento a mio agio... – aggiunse, arrossendo. Non ti preoccupare... guarda che non comincerò a sculacciarti dicendo che sei un bambino cattivo, sai? – lo rassicurò ridacchiando Akira. Lo spero bene! – replicò Hanamichi. Anche se forse è un’idea... – lo prese in giro Akira. Scemo... – ribatté l’altro, con ben poca convinzione. Akira sorrise e fece scivolare entrambe le mani lungo la schiena di Hanamichi fino ai fianchi e alle natiche, che prese ad accarezzare dapprima delicatamente, poi sempre con più pressione, saggiandone la morbidezza. Hanamichi distolse lo sguardo dall’altro, imbarazzato dal farsi manipolare in quel modo senza avere la possibilità di opporsi. No... continua a guardarmi, Hana... guardami negli occhi. – gli disse il moro, con voce roca, premendo sull’apertura del rossino, strappandogli un ansito. Hanamichi fece come gli veniva chiesto. Dopotutto era il compleanno del suo amore... Resse con qualche difficoltà lo sguardo bruciante dell’altro, mentre questo continuava a massaggiargli i glutei, fino a quando non cominciò ad affondare l’indice dentro di lui. Il rossino chiuse gli occhi immediatamente, senza rendersene neanche conto. Subito avvertì, sulle palpebre serrate, il tocco lieve delle labbra di Akira. Hana... apri gli occhi, su... – gli soffiò Akira sulle labbra, prima di posarvi un casto bacio. Il rossino, seppur a malincuore, fece come gli veniva comandato e si ritrovò davanti allo sguardo malizioso e sensuale di Akira. Dio... – gemette questo, affondando un altro dito in quell’antro morbido, facendolo sussultare dal lieve dolore, ben presto sostituito dal piacere – Sei bellissimo... Hanamichi emise un mugolio di piacere quando il suo ragazzo cominciò a prepararlo massaggiandolo con forza e dolcezza. All’improvviso, però, le dita uscirono da lui e Hanamichi inclinò la testa di lato, non capendo il motivo di quell’interruzione. Akira si alzò dal letto e uscì dalla stanza senza dire niente, lasciando il rossino basito sul letto, che fissava la porta senza capire cosa fosse successo. Lo sguardo del rossino andò a posarsi sul proprio pene congestionato, che svettava verso il soffitto e arrossì ancora di più, affondando il viso nel cuscino. Sentì la porta che si apriva e i passi del suo amore che si avvicinavano al letto e sollevò lo sguardo. Akira aveva in mano una scatola di gelato alla cioccolata. Akira, cosa...? – fece per chiedere, quando il moro gli premette due dita sulle labbra. Ssh... lasciami fare... – lo zittì quest’ultimo, sorridendogli dolcemente. Il moro prese un cucchiaino e lo affondò nel gelato, per poi offrirlo ad Hanamichi, che non si fece pregare e socchiuse le labbra, allungando la lingua per leccare il gelato. Dopotutto era il suo gusto preferito. Akira lo fissava estasiato. Hanamichi non se ne rendeva nemmeno conto, di essere tanto eccitante, probabilmente... il rossino non pensava, in fondo, di fare qualcosa di tanto strano. Dopotutto stava solo leccando il gelato. Ma per Akira quella lingua che si muoveva, quella labbra che si schiudevano rappresentavano molto più che un semplice nutrirsi. Affondò quindi due dita nel gelato e le porse al rossino, che le prese in bocca, succhiandole proprio come aveva fatto poco prima col suo membro. Akira cominciò a spargere il gelato sul petto di Hanamichi, che si tese, per il freddo. Akira... che stai...? fermo... fermo...! – protestò il rossino, senza però far molto per interrompere il proprio ragazzo, che si chinò presto a ripulire Hanamichi, che si tese con un lamento di piacere, lasciandosi andare totalmente alle cure del suo ragazzo. Stai buono, Hana... non te ne pentirai. – gli promise malizioso il porcospino, affondando di nuovo le dita nel gelato e affondandole senza preavviso nell’apertura di Hanamichi. Il rossino, incredulo, gemette. Il contatto gelido contro le pareti della sua apertura era così strano... ma nient’affatto spiacevole. Vedo che non hai più niente da obbiettare. – ridacchiò Sendo, chinandosi a posare un bacio su una guancia del suo amore, cominciando a massaggiarlo. Akira... per... favore... – lo pregò il rossino, sollevando il bacino in un chiaro invito. Non ancora, piccolo, non ancora. – replicò il porcospino, togliendo le dita dal suo corpo e alzandosi di nuovo dal letto. Quando il rossino vide che cosa aveva in mano la sua espressione si fece confusa e anche un po’ spaventata. Adesso devi fidarti di me. – gli disse il porcospino, posando sul comodino accanto a letto la candela che aveva appena preso dal cassetto della scrivania.
Hana: ma cos’è quel cassetto, la borsa di Mary Poppins?! Akira: no, del suo fratellino maniaco! ^___^ Hana: almeno lo ammette... -__-
Ma... – tentò di protestare Hanamichi. Akira aveva preso la candela e l’aveva accesa, portandola sopra il petto del rossino. Ssh... stai calmo. – lo rassicurò Akira. Aah... mhm... – gemette il rossino quando la cera bollente cadde su un suo capezzolo, racchiudendolo, prima di spostarsi sull’altro – Brucia... Aki... Solo per poco. – gli soffiò il porcospino sulle labbra, chinandosi a baciarlo. Akira si divertì a marchiare il rossino con la cera sulle braccia e sull’addome. Quando l’aveva fatto sul polso, però, gli occhi di Hanamichi si erano riempiti di lacrime per il dolore.
Gyh: eh, già... -____- Hana: E tu come lo sai?”! O__O Gyh: eh, già... -____-
Era evidente che alcune parti erano molto più sensibili di altre. Cominciano a venirmi idee perverse... – disse Akira, minaccioso e malizioso insieme. Allora cerca di non fartele venire! – strepitò il rossino, preoccupato per quella cera bollente. Scemo... credi davvero che potrei farti del male? – lo rassicurò il moro, chinandosi a baciarlo sulle labbra. Quando Akira si rialzò spense la candela con un soffio, prima di divertirsi a staccare la cera con le dita, sempre fissando il suo amore negli occhi. Akira... – invocò Hanamichi. La sua erezione era dolorosa, non ce la faceva più ad aspettare. Il moro gli sorrise e prese dell’altro gelato, ormai sciolto. Gliene rivestì completamente il membro. Il moro dovette sedersi sulle gambe di Hanamichi per farlo stare fermo, perché si contorceva e agitava sotto il gelido tocco del gelato. Sei uno stronzo... – ringhiò il rossino – Dopo questa stai in astinenza per una settimana... Ne dubito ciecamente. – replicò tranquillamente Sendo, abbassando il viso sul membro del proprio amante e cominciando a ripulirlo minuziosamente. Hanamichi prese a gemere perdutamente, gli occhi persi, la mente che vagava per spazi incontaminati, urlando che il ragazzo che aveva la testa tra le sue gambe era un angelo e che lo amava più di chiunque altro al mondo e che dopotutto quell’astinenza di una settimana poteva anche regredire a uno o due giorni per buona condotta... Il rossino si lasciò sfuggire un urlo quando il moro chiuse completamente le labbra sulla sua erezione, cominciando a succhiare quasi voracemente. Stava per venire, lo sentiva, mancava poco. Non perse tempo ad avvertire Akira, tanto lo sapeva che avrebbe continuato. Ma questa volta fu proprio il moro ad interrompersi poco prima del punto di non ritorno. Akira... – invocò Hanamichi, supplicante, alzando il bacino. Mh-mh... non ancora. – canticchiò il moro, scotendo la testa, divertito. Stronzo! Stronzo! – urlò Hanamichi, dibattendosi – Slegami subito o queste manette te le ritrovi attorno al collo! Calmati, amore, calmati! – rideva intanto il moro, bloccando le sue gambe salendoci di nuovo sopra – Sono certo che alla fine mi ringrazierai. Sarai tu a ringraziare me se ti lascerò in vita! E sottolineo SE ti lascerò in vita! – replicò minaccioso Hanamichi. Hana... ma ti rendi conto della situazione? Tu sei legato e inerme sotto di me e io sono eccitato e sopra di te. Potrei anche violentarti... Sarebbe ora... – lo interruppe il rossino, con una punta di vergogna nella voce. Senza prepararti? O magari cominciando a spingere fortissimo prima che tu ti abitui… al punto di farti sanguinare…– aggiunse il moro. Da quando hai queste idee da maniaco? – chiese Hanamichi, incredulo, boccheggiando. Da quando ti ho visto. – rispose semplicemente Akira – Oppure potrei lasciarti così per tutto il giorno... o magari squartarti, ucciderti... o invitare qualcuno per unirsi a noi e farti prendere... credo che a Rukawa non dispiacerebbe affatto, sai? chissà, ci sono tante opzioni... – commentò Akira, con un’alzata di spalle, fingendosi pensieroso. Non osare! – tuonò Hanamichi, agitandosi ancora di più, ignorando il commento sulla volpe. Sto scherzando, scemo. – ridacchiò Akira. Lo so... – borbottò il rossino, non troppo convinto. Scemo... lo sai che ti amo. – gli disse Akira, chinandosi a sfiorargli le labbra in un tenero bacio. Akira... per favore... – pigolò Hanamichi, quando questo si risollevò. Ma ci sono ancora tante cose che voglio provare... e oggi è il mio compleanno... – gli ricordò Akira, facendosi perfino venire le lacrime agli occhi. E allora muoviti, almeno! – urlò frustrato il rossino. Una di queste è ridurti a supplicare e ritardare la tua eiaculazione il più a lungo possibile. – gli sorrise Akira. Il rossino non rispose, mordendosi le labbra per trattenere l’ira. Ma mi fa male... – mormorò il rossino, arrossendo indicibilmente, riferendosi chiaramente alla propria erezione. Stai cercando di intenerirmi? – lo prese in giro Akira. Detto questo fece scendere una mano tra le cosce dell’altro, prendendo ad accarezzare il suo membro con tocchi lievi, delicati. Hanamichi prese a gemere perdutamente, un’espressione estasiata sul viso, mentre si mordeva le labbra per trattenere i lamenti almeno in parte. Ora che ci penso... come ho potuto non pensarci prima?! Mi sono perso metà del divertimento almeno! – esclamò Akira, staccandosi da lui e alzandosi dal letto di scatto, andando a rovistare nel proprio armadio. La sequela di insulti che Hanamichi si era preparato per accoglierlo si azzerò completamente quando vide ciò che Akira aveva in mano. Una telecamera. Che... cha hai intenzione di fare? – ansimò il rossino, incredulo. Filmarti. – rispose semplicemente Akira, accendendo la telecamera. Spegni immediatamente quell’affare! – tuonò il rossino. Stai calmo... sei perfetto. E poi è il mio compleanno. Non volevi ricambiare? L’hai detto proprio tu... cos’è, il grande Tensai si rimangia la parola così facilmente? – lo canzonò il moro, ben consapevole che fossero quelle le parole che l’avrebbero fatto accettare. Infatti il rossino parve esitare per qualche attimo, prima di voltare la testa dall’altro lato. Ad Akira la sua voce giunse lontanissima. Dimmi... dimmi cosa devo fare... – bisbigliò timidamente il rossino. Akira sorrise, intenerito. Il suo ragazzo era così timido e ingenuo, eppure acconsentiva a fare persino un video, pur di farlo felice. Stai tranquillo. – lo rassicurò il moro, sedendoglisi accanto e accarezzandogli i capelli – quando ti sarai abituato all’idea non ci farai nemmeno troppo caso. Ne dubito. – gemette l’altro sconsolato. Fidati di me. – gli disse Akira, spingendo una mano tra le sue gambe – Facciamo una cosa... io ti libero... ma dopo ti fai legare di nuovo, ok? – gli disse Akira – Ricordati che giorno è oggi. Ok... – sospirò Hanamichi. Il moro gli tolse le manette e il rossino si tirò a sedere, massaggiandosi i polsi. Lanciò un’occhiata al viso sorridente del proprio ragazzo e alla telecamera e abbassò di nuovo lo sguardo. Toccati in mezzo alle gambe. – gli ordinò il moro con voce roca. Cosa?! Ma sei impazzito! Come posso...?! – tentò di protestare il rossino. Ho assaggiato il tuo sperma, Hana. Come puoi vergognarti per così poco? – lo interruppe immediatamente il moro. Hanamichi gemette sconsolato e fece scendere lentamente una mano tra le proprie gambe incrociate. Con l’altra pizzicati un capezzolo. – lo istruì il moro. Il rossino fece come gli veniva ordinato. Masturbati, Hana. – gli ordinò suadente Akira. Il rossino gli lanciò un’occhiata supplicante, ma Akira lo fissava deciso e irremovibile. Abbassando lo sguardo Hanamichi prese a masturbarsi lentamente, impacciato. Alza il viso, amore... voglio vederti godere... lo sai che mi piace. – gli ricordò il moro, sensuale. Il rossino alzò il viso, continuando a masturbarsi sempre con maggior foga, ormai perso nel proprio piacere. Sì... – commentò Akira, fissandolo estasiato – Sì, sei bellissimo. Perfetto. Dopo pochi istanti il rossino finì per venire nelle proprie mani, per poi ricadere esausto sui guanciali. Sei stato bravissimo, Hana. davvero splendido. – gli disse Akira, scostandogli una ciocca di capelli dalla fronte. Gli afferrò una mano e prese a ripulirla dello sperma, leccando con minuziosa attenzione. Quando smise il rossino era di nuovo eccitato. Allarga le gambe. – gli disse il moro. Hanamichi eseguì, come un automa. Tuttavia quando l’obbiettivo della telecamera si puntò sul suo sesso serrò di scatto le cosce. Hana... – lo rimproverò il moro. Sei un hentai... – protestò flebilmente il rossino, allargando di nuovo le gambe. Il moro allungò una mano, per posarla sul suo sesso, facendo sussultare Hanamichi. Il suo indice si spostò sulla punta del suo sesso, cominciando ad accarezzarlo lievemente. Akira... ti scongiuro... basta... – gemette il rossino. Il moro alzò il viso, trovandosi di fronte ad Hanamichi in lacrime, lacrime che gli scendevano lungo le guance paonazze. Ehi, ehi, non piangere, va bene, va bene... – lo rassicurò immediatamente il moro, posando la telecamera sul comodino e incorniciando il viso del rossino tra le proprie mani, baciandolo sulle labbra dolcemente. Io non ce la faccio a fare quelle cose! – si giustificò Hanamichi, singhiozzando. Ho capito, amore, ho capito, non piangere più... – lo tranquillizzò il moro. Akira lo abbracciò stretto, consolandolo con dolci carezze e baci appena accennati. Si rimproverò mentalmente, dandosi del cretino. Hanamichi era ancora troppo ingenuo per fare cose del genere... e lui ce l’aveva praticamente costretto. Era stato davvero uno stronzo. Aki... – gemette Hanamichi, strusciandoglisi contro in maniera eloquente – Ti prego. Ok, amore... – gli sorrise il moro – Ehm... senti... ce la fai a farti legare o...? Va bene... – sospirò il rossino, voltando il capo sul cuscino – Basta che non fai come prima... Il moro gli sorrise e gli immobilizzò i polsi di nuovo, scendendo a baciarlo sulle labbra, affondando con la lingua in quell’antro caldo. Fece scendere le dita a preparare il rossino, che si tese tra le sue braccia gemendo di piacere. Sei pronto? – gli chiese il moro. Sì... ti prego... – ansimò il rossino, spingendo in alto il bacino. Il moro gli baciò le labbra, prima di alzargli il bacino afferrandogli i glutei e penetrarlo con una spinta decisa, facendolo gridare di piacere e dolore. Prese a stimolare il suo sesso e Hanamichi venne per primo non molto tempo dopo, bagnandogli il torace col proprio calore, raggiunto immediatamente da Akira. Rimasero ansimanti ancora per qualche secondo, quindi Akira liberò il rossino e mentre lo faceva gettò un’occhiata di sfuggita alla telecamera. Se l’era dimenticata accesa! La cosa non gli dispiaceva poi molto, dopotutto. Dormiamo un po’? – gli chiese il moro. Hanamichi mugolò annuendo e il moro si sdraiò accanto a lui, mettendosi sotto le coperte. Il rossino, come al solito, gli posò la testa sul petto e dopo poco entrambi si addormentarono.
Allora, ti è piaciuto quel libro di De Sade che ti ho prestato? – chiese Mitsui a Sendo, durante un’uscita a quattro. Sì, bellissimo! Mi ha dato tanti spunti. – sorrise Akira, soddisfatto. Sono contento per te! anche se non riesco a credere che la scimmia rossa abbia accettato. – aggiunse, bisbigliando. Chi è De Sade? – chiese Hanamichi a Kogure, che arrossì violentemente. È lo scrittore dal quale prende nome il sadismo, no? – gli rispose Mitsui, ammiccando. Hanamichi rivisse le frasi di poco prima. “Un libro sadico che Mitsui ha prestato ad Akira... ad Akira ha dato tanti spunti, quindi...” ALLORA E’ TUTTA COLPA TUA!!! Urlò Hanamichi, gettandosi su Hisashi, che si affrettò a nascondersi dietro Kogure. Hana... calmati, dai... – tentò di tranquillizzarlo Akira. TU NON LE LEGGI PIU QUELLE ROBE!!! – gli ingiunse Hanamichi. Sì, aspetta e spera... – lo prese in giro Mitsui. No, no! da ora in poi io ti faccio leggere solo Biancaneve e i sette nani! Mi fa venire in mente un’orgia in otto dove Biancaneve... ovvero RossoNeve, in questo caso, è legato al letto. – sorrise Akira. Cenerentola! Cenerentolo maltrattato e stuprato dai fratelli (interpretati tutti da me). La bella e la bestia! ... un candeliere usato come vibratore. Ma sei fissato! Esatto! ^__^ Hentai... Il rossino si allontanò, andando a vedere un paio di CD insieme a Kogure. Nel frattempo Mitsui si era avvicinato a Sendo e gli stava mormorando: Allora ti presto anche le opere complete?
OWARI
Gyh: O___O ma cos’ho scritto?! Ru: maledetta!!! È già la seconda PWP Senhana che scrivi!!! Akira: *çççç* sorella cara ti ringrazio... Hana: ç____ç io non le faccio quelle cosacce... Gyh: O___O ma cos’ho scritto?!
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