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Moi: Per il terribile obbrobrio che mi accingo a scrivere mi scuso con le lettrici. Hana: perché, pensi che ce ne siano?? Moi: silenzio!!! >.< dicevo, questa cosa orrenda mi è venuta in mente pensando alla mia prof di italiano, una donna molto ambigua a capo di un’associazione segreta – A.S.M.M (non estendo perché potrebbe denunciarmi…) – che brama alla conquista del mondo. Inoltre questa turpe figura è fissata con la poesia cortese e provenzale e il dolce stilnovo. Ora… mi scuso con tutte quelle che amano la poesia di tal genere, ma io personalmente… NON LI SOPPORTO PIU!!! DUE MESI CHE AVREMMO DOVUTO COMINCIARE DANTE E INVECE ECCOCI CON QUELLA MANICA DI SEGAIOLI!!! Ho anche preso cinque nel saggio… ç__ç mondo crudele… ebbene, dicevo, mi spiace per ciò che sto per farvi leggere. Se volete uccidere qualcuno, prendetevela con la mia prof! È peggio della Delilah, l’A.S.M.M!!! Ah, naturalmente è ambientata in età provenzale ma di un’altra dimensione o qualcosa del genere… è molto, MOLTO AU. Comunque è dedicata alla mia nuova mogliettina, nonché nipote e figlia Lucy! Miao miao!
Amor cortese di Gyh
Kaede Rukawa sbuffò frustrato, appallottolando l’ennesimo foglio di carta. Era ingiusto! Era una tortura! Da quando aveva visto quel rossino, lui che aveva sempre disprezzato le sdolcinatezze e tutto ciò che aveva a che fare con coccole e sentimenti, aveva provato l’impulso irrefrenabile di stringerlo tra le braccia, di baciargli la mano e decantare le sue lodi. Per i primi tempi – due giorni – aveva tentato di frenare i propri impulsi. Non poteva certo mettersi a scrivere versi d’amore! Per Hanamichi Sakuragi, poi! La prima volta che l’aveva visto avevano entrambi sei anni e si erano picchiati di santa ragione. Non si potevano vedere! E così era stato per tutte le altre volte che si erano visti. L’ultima volta avevano dieci anni… e anche lì si erano presi a botte fino allo sfinimento! Poi non si erano più rivisti per sette anni… cosa poteva saperne Rukawa di quanto una persona potesse cambiare in un simile lasso di tempo?! Quelle labbra sempre tese in una smorfia strafottente si erano addolcite ed erano diventate piene e rosse… Quel corpo si era allungato e le sue forme si erano fatte aggraziate e sensuali… Quella voce petulante era diventata un morbido suono che faceva fremere i suoi timpani… Quella pelle sempre sporca di terra e polvere adesso era linda e dorata… E quegli occhi color cioccolato… così grandi e dolci… Ma proprio non riusciva ad esprimersi a dovere! Appallottolò con rabbia l’ennesimo foglio con la sua ultima, orribile poesia e sospirò, tamburellando sulla propria scrivania con le dita lunghe e affusolate. Come poteva fare? Non era mai stato un gran poeta… poteva forse chiedere aiuto a qualcuno? Al solo pensiero sbiancò. Tanto per cominciare se l’avesse chiesto a qualcuno, avrebbe poi dovuto ucciderlo. E questo non andava bene… forse. E poi sarebbe stato preso in giro, se si fosse venuto a sapere che il grande Kaede Rukawa, principe di Kanagawa, non era nemmeno in grado di scrivere una semplice poesia! - Cugino, com’è che sei così sconsolato? – gli chiese Akira, avvicinandosi furtivamente a lui. Rukawa sobbalzò, sorpreso. Era così concentrato che non l’aveva udito entrare nella propria stanza! - Ehi, ma sono… ehm… poesie? – chiese, incerto e titubante, leggendo le parole scarabocchiate sopra uno dei fogli appallottolati che ricoprivano il pavimento dell’intera stanza. Un basso ringhio minaccioso fece posare a terra il foglio spiegazzato al ragazzo dai capelli a punta, che assunse un colorito pallido, mentre osservava il volto del silenzioso cugino farsi sempre più inquietante e rabbioso. - Non disperarti, Kaede! Ti aiuterò io! – si affrettò a dirgli, per evitare una morte ingiusta (forse) e dolorosa (di sicuro). - Mi aiuterai? – ripeté dubbioso il principe, fissandolo con diffidenza. - Ma certo! Dopotutto siamo cugini, no? – ribadì Akira, pieno di sollievo per non essere incorso nelle ire del cugino. Rukawa rifletté ancora per qualche attimo, prima di annuire, pieno di speranza e fiducia. Avrebbe scritto, con l’aiuto del cugino, la migliore poesia d’amore mai esistita!
- Hana, ti è arrivata una lettera! – lo avvertì il fratello maggiore Kogure, porgendogli una busta sulla quale capeggiava un sigillo a forma di cuore. - Chi sarà mai? – si chiese il rossino, ad alta voce. - Chissà… - sorrise l’altro, con un sorrisetto malizioso, prima di lasciarlo nella sua intimità uscendo dalla stanza. Il rossino, incuriosito, si sedette sul proprio letto, prima di aprire la busta, estraendone un foglio. Ne lesse il contenuto più volte, ad ogni riga i suoi occhi diventavano più grandi e il suo colorito più scarlatto. - Ma chi è questo pazzo!!! – tuonò infine, lasciando cadere la lettera sul copriletto, senza avere il coraggio di toccarla.
“Bellissimo Hanamichi, è a te che dedico questi versi, che nascono nel mio bassoventre per propagarsi lungo tutto il mio corpo ed uscire allo scoperto nell’inchiostro della mia penna. Dalla prima volta che ho scorto le tue forme perfette non ho desiderato altro che baciarti con passione e assaggiare le tue splendide labbra, per poi scendere ad assaporare la tua pelle dorata. Nei miei sogni sei sempre presente, e questi sono in molti luoghi ambientati. Sul mio letto, sul tuo, in uno dei corridoi della reggia, nei giardini, nel bosco, nel fiume… ma ciò che facciamo è sempre lo stesso. Mio dolce angelo dai capelli scarlatti Non sai quanto agogno passare le mani sul tuo corpo Ti bramo ogni notte E ogni notte bramo di affondare nel tuo corpo, Nell’apertura stretta che celi tra quei glutei perfetti, Facendoti urlare al mondo il piacere che ti dono. Nella speranza che tu sia mio, un Ammiratore Misterioso”
boccheggiando il rossino lesse di nuovo, a distanza, quelle righe che straripavano di… di… non sapeva neanche di che cosa straripassero, ma di certo non gli piaceva! Per qualche attimo si crogiolò nell’illusione che quella… cosa… fosse indirizzata a qualcun altro, ma il destinatario aveva il suo nome… e poi c’era solo lui con i capelli rossi in tutta la reggia! Si passò una mano sul volto, per farsi coraggio e prese quella “poesia” tra l’indice e il pollice, alzandosi in piedi – sempre tenendola a distanza di sicurezza, manco potesse morderlo – e ficcandola senza gentilezza nel cassetto della propria scrivania. - Ma chi diavolo è questo… psicopatico… - sussurrò di nuovo, incredulo. Di certo era qualcuno che lo conosceva… e se conosceva la reggia così bene – il bosco, il giardino, i fiumi… persino il suo letto! – e soprattutto contando che sapeva scrivere correttamente e avesse una carta da lettere tanto pregiata… allora era un nobile… e forse anche lui lo conosceva! No, se ne sarebbe accorto… Sospirò, pieno di dubbi. Chi era quel pazzo?
- Non credo che gli sia piaciuta… - sospirò Rukawa, seduto sul proprio letto, lanciando uno sguardo sconsolato al cugino. - Beh… forse è il mio stile che non gli aggrada… forse dovremmo chiedere a qualcun altro di aiutarci. – propose Akira. Però si era un po’ offeso. Da quando il rossino aveva letto la lettera era sempre più scostante e diffidente verso chiunque e ogni tanto lo si sentiva borbottare contro uno psicopatico maniaco che gli mandava lettere terribili. Evidentemente era solo lo stile che non andava bene… quindi bisognava semplicemente mandargli un’altra poesia, scritta da qualcun altro! Semplice. - Chi? – chiese semplicemente Kaede, tristemente. - Beh… cosa ne diresti di Mitsui? – propose Akira, illuminandosi per la geniale idea. - Scordatelo! – ringhiò Rukawa. - Rifletti… caratterialmente si somigliano molto, no?? Sbruffoni, maneschi… Mitsui saprà che cosa può piacere ad Hanamichi, no? – tentò di convincerlo Sendo. Rukawa rifletté ancora per qualche istante, soppesando le parole. Tralasciando il fatto che avesse osato dare al suo adorabile rossino del manesco e dello sbruffone… sì, aveva ragione. Annuì e Akira si fiondò immediatamente fuori dalla stanza, per andare a cercare il ragazzo “sbruffone e manesco” dalla cicatrice sul mento.
- Cosa?! Una poesia d’amore?! – si stupì Mitsui, incredulo. Non riusciva a credere che il gelido Kaede Rukawa gli stesse chiedendo una cosa simile… era… fantascienza! Ma lo sguardo minaccioso del principe gli fece cambiare idea e gli fece anche scordare tutte le prese in giro che gli erano venute in mente in quei pochi secondi. Deglutì la paura e annuì con vigore. - Ma certo che ti aiuto… siamo amici, no??
- Fratellino, ti è arrivata un’altra lettera. – gli comunicò Kogure. Il fratello maggiore osservò con curiosità e stupore il salto che il rossino aveva fatto sul letto, al sentire quelle parole. Rosso come un peperone Hanamichi annuì e bisbigliò un “Dammela”. Attese che il fratello lo lasciasse solo, prima di fare a pezzi la busta e cominciare a leggere velocemente la “poesia” che vi stava scritta.
“Senti un po’! Hai un bel sedere e un bel viso, mi piacerebbe portarti a letto. Se osi rifiutarmi ti gonfio di botte, hai capito?! Non scherzo! Uno che vuole scoparti.”
Il rossino osservò boccheggiando la lettera. Ma era peggio della prima! Anche se in fondo il contenuto era sempre quello… osservò il sigillo di ceralacca sulla busta: era lo stesso. Possibile che l’Ammiratore segreto fosse diventato uno che voleva… voleva… Arrossì fino alla punta delle orecchie e corse a gettare quella maledetta lettera nel cassetto, sopra la sorella, prima di richiuderlo con rabbia. Ma chi si credeva di essere, quello, per arrivare a minacciarlo?!
- Gli è piaciuta meno dell’altra… - osservò triste e deluso Rukawa, chinando il capo. Lui e il cugino stavano passeggiando per il giardino, studiando un’altra possibile lettera da inviare al rossino che tanto faceva sospirare il principe. Dopo quella seconda poesia il rossino aveva cominciato ad urlare e a sbraitare che avrebbe ucciso quel maledetto pazzo maniaco. Aveva gridato la propria rabbia così forte che anche Rukawa l’aveva sentito e il suo cuore pieno di speranza si era sgonfiato velocemente, riempiendosi di amara delusione. - Beh… possiamo chiedere a qualcun altro di scrivere una lettera, no? – propose Akira. Lui l’aveva detto che gli sembrava un po’ troppo “cruda” quella di Mitsui! - Chi? – chiese di nuovo l’altro, sospirando. - Beh… non so… che ne diresti di Miyagi? Lui non fa altro che scrivere versi per Ayako… e sono molto belli… - propose. Rukawa annuì. Valeva la pena di tentare, si disse, scorgendo la scarlatta capigliatura del suo angelico amore… - E tu che hai da guardare, maledetta volpe?! – sbraitò il rossino, accorgendosi di essere osservato. - Nh… - si limitò a sbuffare “la volpe”, ostentando indifferenza e voltando il viso. Il rossino gli saltò addosso e i due cominciarono a menarsi di santa ragione. Sendo sospirò. Certo il cugino non faceva del suo meglio per conquistare Hanamichi… a meno che quest’ultimo non fosse masochista. Ma visto il modo in cui si era adirato dopo le lettere aveva di che dubitarne.
- Ad Hanamichi?! – si stupì Ryota, quando i due mori gli chiesero di scrivere la tanto sospirata poesia. Sendo annuì. Miyagi sospirò, riflettendo. Dopotutto il cuore di Rukawa batteva innamorato proprio come il suo… e tra innamorati bisogna sempre aiutarsi, no? - Ok! Ti aiuterò! – rispose infine, con un sorriso sicuro.
- Ehm… Hana… una lettera… - mormorò Kogure al fratellino, che per poco non si nascose sotto il letto a quelle parole. Velocemente il rossino controllò il sigillo sulla busta: sempre il solito cuore rosso. Sospirò e fece a pezzi la busta non appena il fratello maggiore fu uscito dalla stanza.
“Mio angelo riluce di dolcezza ogni tuo gesto, spargi beltà e splendore nell’aere attorno a te e non posso fare a meno di amarti.”
Fino ad allora sembrava una comune poesia d’amore… il rossino arrossì, ricominciando a leggere.
“I tuoi capelli, così neri, così morbidi…”
Neri?! Lui non aveva affatto i capelli neri!
“Che profumano del giglio della tua incontaminata purezza. E i tuoi seni di splendida donna…”
- Come sarebbe a dire?! – esplose il rossino, senza sapere se essere adirato o sorpreso.
“quale senza dubbio sei… tutto questo non fa che infiammarmi l’anima d’amore per te. Il tuo imperituro amante”
- Ma è completamente deficiente…? – borbottò Hanamichi, confuso. Chiuse quella terza lettera insieme alle altre, tentando di capire che cosa fosse accaduto.
- Come sarebbe a dire che hai sbagliato lettera…? – ansimò a mezza voce Akira. - Io… non ho fatto apposta… quella per Hana l’ho spedita ad Ayako… - uggiolò Miyagi, con le lacrime agli occhi. Rukawa l’avrebbe scuoiato di sicuro! Fortunatamente era troppo perso nelle proprie elucubrazioni mentali per averlo udito e, impietosito, Sendo fece in modo di aiutarlo. - Ok, non gli dirò niente… ma adesso scappa! Acqua in bocca, capito? Il piccolo Ryota annuì riconoscente, scappando a gambe levate, prima ancora di sentire la voce estatica di Kaede che mormorava un: - Secondo te gli è piaciuta?
- Hana, non esci, oggi? – gli chiese il fratello maggiore Kogure, vedendolo ancora in pigiama a letto. - No… - pigolò il rossino, coprendosi il volto con le coperte. - Come mai? – gli chiese il fratello, con tono affettuoso. Hanamichi non rispose, tirandosi ancora di più sotto le coperte. - E’ per quelle lettere? – domandò Kogure. Quando il giorno prima era arrivata la quarta busta col sigillo a forma di cuore Hanamichi aveva fatto un salto ed era arrossito completamente. E quando aveva finito di leggerla si era quasi messo a piangere e a urlare di rabbia nello stesso tempo. Che cosa poteva esserci scritto? Il fratellino minore abbassò le coperte fino al mento, annuendo. Kogure non poté fare a meno di sorridere, a quella visione tenera del fratellino. E dire che di solito faceva sempre lo sbruffone! Era incredibile come potesse mostrarsi così spaventato e indifeso, senza barriere né protezioni, solo per delle lettere. - Sono di un tuo spasimante? – gli domandò ancora il moretto, accarezzandogli i capelli. - Non lo so… credo di sì… - bisbigliò incerto il rossino. - Che cosa c’è scritto? – gli chiese ancora Kogure. Se riuscivano a ridurre in quello stato terrorizzato il suo fratellino minore doveva essere qualcosa di non proprio casto e puro. - Cambia sempre… - rispose il rossino, arrossendo fino alla punta delle orecchie. - Posso leggerle? – gli chiese il fratello, con tono comprensivo. - No! – saltò su immediatamente Hanamichi. - Se me le fai leggere forse potremmo riuscire a scoprire chi è il mittente… - gli fece notare il moro. Il rossino rifletté per qualche secondo, prima di indicargli con un cenno del capo il cassetto incriminato della propria scrivania. Il moro lo aprì e prese le quattro lettere. Le lesse tutte e ad ognuna i suoi occhi si fecero più grandi e stupiti. “La prima… è nello stile di Sendo…” “La seconda… mi ricorda la calligrafia di Mitsui!” “Questa dev’essere di Ryota…” Fino a che non arrivò alla quarta. E allora sbiancò completamente.
“Mio piccolo dolce rossino. Con le fiamme dei tuoi capelli hai acceso la passione nel mio cuore. Quante volte ho sognato di legarti con dei lacci di cuoio nero? Quante volte ho sognato di incatenarti ad una parete di roccia dura e frustarti più volte, per farti gridare di dolore? Quante volte ho sognato di percorrere le tue forme con della cera bollente, facendoti guaire? Quante volte ho sognato di affondare nel tuo calore con forza, facendoti sanguinare per la perdita della purezza? Quante volte, mio dolce Hanamichi… E adesso… quei sogni diventeranno realtà… Il tuo futuro castigatore”
- Ci credo che sei spaventato… - commentò Kogure, alla fine della quarta lettera. Proprio non riusciva a capire di chi fosse… ma almeno poteva cominciare con le ricerche. - Facciamo una cosa… io vado a cercare informazioni su quello che ti ha spedito queste lettere… chiamerò qualcuno a farti compagnia, ok? – gli disse il fratello, prima di uscire dalla stanza, portando con sé le poesie incriminate.
- Ma perché proprio tu! – sbraitò il rossino. Sarebbe stato meglio se Kogure non avesse letto quelle lettere! Era stato categorico: non doveva stare da solo. Ma perché doveva chiamare proprio la volpe artica a fargli compagnia?! - Uff… - sospirò Kaede, nascondendo dietro un’espressione falsamente indifferente la tristezza che gli provocavano dentro le parole dell’amato – Allora, perché hai paura di essere lasciato solo? - Non sono affari tuoi… - borbottò Hanamichi, arrossendo e voltando il viso. Kaede sospirò. Voleva saperlo… che cosa spaventava tanto il suo rossino? Se l’avesse saputo avrebbe fatto di tutto per eliminare la fonte di terrore alla radice! Nessuno poteva permettersi di far star male il suo dolce tesoro. - Ecco, sempre silenzioso! Perché non facciamo conversazione, almeno? – sbuffò Hanamichi, lanciando un’occhiataccia al moro. - Nh. Cos’è che ti spaventa? – chiese ancora il volpino. - Non potremmo parlare d’altro? – s’indispettì il rossino. - No. - Perché t’interessa? Il volpino si limitò ad un’alzata di spalle, gettando un’occhiata lunga e interessata per tutta la stanza, studiandone le pareti, gli oggetti sulla scrivania disordinata e infine il letto sul quale ancora stava sdraiato il rossino. Com’era tenero, con quel pigiama con gli orsetti!
Gyh: siamo in età provenzale, ma vedetela come una cosa di un’altra dimensione… i love pigiami con gli orsetti!
Nel tentativo di distogliere la propria attenzione dall’espressione imbarazzata e dal rossore diffuso sul volto del dolce Hanamichi, Rukawa fece scorrere lo sguardo lungo il letto, fino a scorgere un rigonfiamento sospetto dove avrebbero dovuto essere solo i piedi del rossino… effettivamente il tenero angioletto rosso (è la mente malata di Ru che lo chiama così! NdA) aveva sussultato, nascondendo immediatamente qualcosa che non era riuscito a catalogare né a scorgere, quando l’aveva visto entrare… Con un gesto fulmineo il moro sollevò le coperte, scoprendo un… Orsacchiotto. Sembrava piuttosto vecchio, la morbidezza che aveva dovuto avere un tempo era stata sostituita dal tempo con peli ispidi, ma gli occhietti erano sempre luminosi e la boccuccia atteggiata in un sorriso ebete. - Cos…? - Chi ti ha dato il permesso di alzarle! – tuonò il rossino, abbassando immediatamente le coperte. I due si fissarono negli occhi per qualche istante, nel quale Hanamichi capì che Rukawa aveva visto il suo Cippi… maledizione! Era stato uno stupido, avrebbe dovuto nasconderlo meglio! Erano anni che non dormiva più con Cippi, ma all’arrivo della quarta lettera di quel maniaco non aveva potuto fare a meno di tirarlo fuori dall’armadio… che cretino! - Non dirlo… - sussurrò, abbassando lo sguardo, sentendosi a disagio. - Nh… - mugugnò Rukawa, prima di sogghignare perfidamente – Beh… se mi dici il motivo del tuo spavento… - Tu… mi stai ricattando… - boccheggiò il rossino, tra stupore e rabbia. Il moro annuì. Il rossino sospirò. - Non lo dirai a nessuno… - disse il rossino – né dell’orsetto né di questo, ok? Il moro annuì, convinto. Hanamichi abbassò lo sguardo sulle coperte. - Mi sono arrivate delle lettere… Rukawa sobbalzò. Perché mai delle lettere avrebbero dovuto spaventare il suo tesoro? - E… il contenuto… è molto… come dire… inquietante… - Inquietante? – si stupì il moretto. Ma come, era poesie d’amore! Hanamichi annuì. - Sono… ehm… basta, ti ho già detto fin troppo! – sbottò alla fine, incrociando le braccia al petto. Rukawa sbuffò. Perché il suo rossino doveva trovare quelle lettere inquietanti? Sia Sendo che Mitsui, Miyagi e Maki (l’autore della quarta… ce lo vedo così bene…NdA) gli avevano assicurato di aver messo in quella lettera delle poesie d’amore profondo… perché avevano spaventato Hana? - Sono lettere d’amore? – chiese, deciso ad arrivare alla fonte del problema. Il rossino rifletté per qualche istante. - No… - sussurrò – sono dei pozzi di… di perversione… Appena si accorse di aver risposto il rossino si tappò la bocca con una mano. - Hai promesso di non dirlo… - ricordò al moro. - Certo. – lo rassicurò questo.
- Kogure… Il ragazzo, sentendosi chiamare da una voce dal tono tanto grave e serio, si voltò di scatto, incontrando i pozzi profondi e scuri che erano gli occhi di Rukawa. - Dimmi… - disse, con un sorriso conciliante. - Ehm… quando si scrivono poesie a qualcuno… - cominciò Kaede, impacciato. Il cuore di Kogure ebbe un sobbalzo. Possibile che l’autore di quegli abomini fosse proprio Rukawa?! Quello che, sicuro di non correre rischi, aveva lasciato tutto il pomeriggio col fratellino minore?! - è… sbagliato farle scrivere a qualcun altro…? – concluse Kaede. Kogure sospirò di sollievo. Era il mittente, ma le aveva scritte qualcun altro… meno male! - Direi di sì… solo noi possiamo sapere cosa proviamo verso le persone a cui vogliamo mandare la poesia, no? – gli rispose, con un tono comprensivo e dolce da fratello maggiore, o anche da mamma. (Ehi! NdKogure) - Ma se non si è capaci a scriverne… - obiettò il volpino, incerto. - Non c’è bisogno di scrivere capolavori. L’importante è essere sinceri. – lo redarguì immediatamente Kogure, prima di aggiungere, con un sorriso malizioso – Scrivigli chiaramente cosa provi, o non lo capirà mai! Detto questo Kogure salutò Rukawa con un cenno della mano, allontanandosi, premurandosi di trattenere le risate fino a che non aveva passato l’angolo, vista l’espressione da pesce lesso ridicola di Rukawa, quando aveva capito di essere stato scoperto.
Un bussare deciso e veloce distolse il rossino dal libro che stava leggendo e dalle proprie riflessioni. - Chi è? – chiese il rossino. - Nh… io. – rispose il volpino. Hanamichi si stupì. Certamente da quando avevano passato un pomeriggio intero insieme si erano avvicinati l’un l’altro ed erano diventati quasi amici… la sua compagnia gli faceva piacere… anzi, molto di più. Lo sguardo del volpino su di sé lo riempiva di tranquillità e la sua presenza gli infondeva una sicurezza mai provata… con lui si sentiva… sì, protetto. - Entra. La porta della camera del rossino si aprì e Kaede entrò, chiudendosela alle spalle. - Perché sei venuto? Non dovevamo vederci nel parco? – gli chiese il rossino. Ogni giorno si vedevano nel cortile della reggia e lì parlavano, facevano a botte o semplicemente si facevano compagnia reciprocamente in silenzio… perché il volpino era venuto in camera sua a trovarlo? Kaede gli porse una lettera in silenzio, borbottando un “Ci vediamo”, uscendo immediatamente dalla stanza. Hanamichi incurvò un sopracciglio, stupito. Perché quella fretta? - Bah… - sbottò, portando la propria attenzione sulla busta che teneva tra le mani. Sussultò arrossendo, notando quel sigillo a forma di cuore. Allora era lui, il mittente! Ma non era possibile… il suo dolce volpino non poteva essere l’autore di quelle cose orrende! Si stupì di quello che aveva pensato… il suo dolce volpino?! Ricacciando indietro il pensiero aprì la lettera e si accinse a leggere.
“Caro Hana, quelle lettere te le avevo spedite io. Volevo dimostrarti i miei sentimenti, ma non riuscivo a scrivere niente di decente. Allora ho chiesto aiuto ad altri. Loro hanno scritto le poesie. Non pensavo fossero tanto spaventose… so di aver sbagliato, ma non riuscivo a scriverti sinceramente ciò che provo per te. È stato stupido chiedere ad altri di farlo… specie se questi hanno una mente perversa o sbagliano spesso busta. Quello che volevo dirti ormai l’avrai capito. Sono innamorato di te. Di te e della tua dolcezza Dei tuoi capelli rossi E della tua gioia. Adoro il tuo entusiasmo. L’altro giorno sei andato in visibilio per aver visto un cervo. A me non interessava il cervo, per quanto tu me lo indicassi… Ero occupato ad ammirare i tuoi occhi… Se riuscirai a perdonarmi per i miei errori e a ricambiare i miei sentimenti Scendi in giardino. Kitsune”
Hanamichi scorse una seconda volta il contenuto di quella lettera, sospirando di sollievo la prima volta, visto che non doveva temere stupratori sadici e deviati mentali… ma il sospiro gli si era spezzato in un ansito incredulo, quando aveva recepito il secondo messaggio di quella lettera. Rukawa era innamorato di lui! Che stupido, però… poteva evitare tante scene! Perché non gliel’aveva detto subito? Il suo cervello gli diede immediatamente la risposta: perché lui l’avrebbe preso a testate! - Baka kitsune… - sussurrò, con un sorriso dolce sulle labbra. Uscì immediatamente dalla propria camera per raggiungere il volpino nel giardino.
- Kitsune! – chiamò. Il parco era vuoto. Non c’era nessuno, nemmeno un’anima viva. Eppure di solito qualcuno c’era… La sua attenzione fu catturata da un foglio piegato in due, per terra. Lo raccolse e lesse. Arrossì. “Aishiteru” Poco più avanti ce n’era un altro. Lo raccolse e lesse. “Aishiteru” Seguì la pista dei biglietti fino ad arrivare al lago. E davanti a lui c’era… Kaede. - Allora, do’aho? – chiese Rukawa, di fronte a lui. - Eh? - Se sei venuto qui avrai pure un motivo… - sussurrò il moro, lanciandogli un’occhiata penetrante. - Mh… io… ehm… beh, ecco… - balbettò il rossino, grattandosi la testa, in imbarazzo – Credo di… sì, dai, penso che… uhm, beh… ti amo. Le ultime parole scivolarono lungo il corpo di Kaede, accarezzandolo lievemente, facendolo fremere di gioia. - Anche se le prime lettere erano orrende… - non poté esimersi dall’aggiungere il rossino, con un sorriso divertito e imbarazzato. Quelle lettere non erano state solo orrende! - Do’aho… - replicò Rukawa, piccato. Possibile che Hanamichi dovesse avere sempre l’ultima parola anche quando gli si stava dichiarando? Non poté trattenersi dal piegare le labbra in un sorriso felice, pensandolo. Sì, il suo dolce angelo rosso si era dichiarato a lui… lo amava… era suo, tutto suo… Tese una mano bianca e candida verso di lui, facendogli cenno di avvicinarsi, con uno sguardo significativo. Lo voleva tra le sue braccia, il rossino che l’aveva tanto fatto penare. Gli voleva accarezzare i capelli, voleva posargli le labbra su tutto il viso in tanti teneri baci rassicuranti, voleva assaggiare le sue labbra e… si riscosse dai propri pensieri quando Hanamichi arrivò dinnanzi a lui, prendendogli la mano tra le proprie e stringendola per qualche attimo, prima di abbandonarla e appoggiarsi a lui, la testa sulla sua spalla, le braccia attorno alla sua vita. Il resto poteva anche aspettare, aveva il netto sospetto che dopo quelle lettere il rossino non fosse troppo condiscendente nel fare subito l’amore. - Erano anni che non mi chiamavi più così, kitsune… - osservò il rossino, con voce morbida, strofinando la guancia sul collo del moro, che affondò le mani nelle fiamme scarlatte dei suoi capelli. - Nh? – chiese l’altro, in un mugugnò, concentrato nell’intrappolare in sé e nella sua mente il calore del suo rossino, del suo corpo premuto contro il proprio. - Do’aho… - specificò Hanamichi – non mi avevi più chiamato così. - Ah, no? – si stupì Rukawa. - No… mi chiamavi così quando eravamo piccoli… poi ad un certo punto hai smesso anche di considerarmi… ti ho odiato, perché con te mi divertivo tantissimo. – lo rimbeccò il rossino, con voce un po’ offesa. - Ma se mi detestavi… - obiettò il moro. - Non è che ti detestassi… solo che avevo voglia di litigare quando ti vedevo. – specificò Hanamichi, stringendosi di più al suo innamorato, inspirando il profumo dolce che questo emanava – Se ben ricordi l’ultima volta che ci siamo visti avevamo… - Dieci anni. – concluse per lui Rukawa. Gli scostò una ciocca rossa di capelli da una guancia e posò un bacio sulla pelle morbida e vellutata, facendolo arrossire e sorridere. - Sì… e tu… antipatico volpino… io ti sono venuto incontro per salutarti e tu ti sei voltato dall’altra parte! – lo rimbeccò il rossino, mordendogli leggermente la mano che gli accarezzava il viso per ripicca. Continuò a sorridere, ma il suo sguardo si fece più malinconico e abbassò il viso. - C’ero rimasto davvero male… per questo morivo dalla voglia di picchiarti… - mormorò piano, lasciando che quella mano gentile lo consolasse accarezzandogli i capelli. - Non lo sapevo… - ammise Rukawa, in tono di scusa – io invece ti detestavo… eri sempre rumoroso e rompiscatole… tutte le volte che mi addormentavo mi svegliavi… - Ehi! – protestò il rossino, alzando lo sguardo, offeso. - Ma quando ti ho rivisto, pochi mesi fa… ho capito che avrei amato solo te per sempre. – concluse il moro, con un lieve sorriso. Hanamichi arrossì e abbassò lo sguardo, ma sorrise, avvicinando il volto al suo e posando lievemente le labbra su quelle dell’altro.
- C’è qualcosa che non va, Hana? – chiese Kogure ad Hanamichi. Erano due mesi che il rossino passava gioiosamente, tutto sorrisi e risate e arrossamenti di guance. Era felice, col suo fidanzato, si vedeva subito. Erano così carini, insieme! Hanamichi che arrossiva subito per qualsiasi cosa, specie alle allusioni di Sendo e Mitsui e Rukawa, che offriva ogni volta il petto o la spalla come nascondiglio per il volto paonazzo del compagno. Era incredibile vedere come il principe Rukawa, sempre indifferente e freddo, potesse diventare iperprotettivo e geloso nei confronti del suo ragazzo. Era davvero uno spettacolo tenerissimo osservarli quando facevano il bagno nel fiume. Si dimenticavano della presenza degli altri e finivano per abbracciarsi nell’acqua, baciarsi… sempre. E poi l’attenzione morbosa del moro per ogni singolo movimento del compagno. Lo seguiva e lo proteggeva sempre. Se Hanamichi voleva farsi una nuotata dove l’acqua era più alta non c’era verso di convincere il volpino a controllarlo dalla riva: doveva assolutamente seguirlo. Ad Hanamichi non è che dispiacesse molto, dopotutto. Si sentiva lusingato e protetto da tutte quelle premure, si sentiva come racchiudere in un bozzolo di calore e dolcezza. Era bellissimo. Eppure adesso sembrava proprio che qualcosa non andasse. Kogure era davvero preoccupato. Quando era tornato aveva sbattuto la porta con forza, furente ed era corso nella propria camera a prendere a pugni un cuscino sul quale aveva disegnato il volto stilizzato della volpe. Alla domanda del fratello maggiore Hanamichi alzò gli occhi e sospirò, tristemente. La rabbia abbandonò il suo viso, sostituita dalla tristezza. Abbracciò il cuscino-volpe e si sedette sul letto a gambe incrociate. - Io… sono così brutto? – chiese, flebilmente. - Come? – chiese il fratello, stupito. - Secondo te io sono davvero brutto? – chiese ancora Hanamichi, con voce più chiara. - No che non lo sei… sei un bellissimo ragazzo… perché me lo chiedi? – lo rassicurò Kogure, accarezzandogli i capelli, sedendosi accanto a lui. - Non è vero che sono bello… altrimenti… - mormorò il rossino. - Cos’è successo, Hana? Dimmi tutto… - lo esortò il moro, accarezzandogli la testa in maniera tranquillizzante. - Kaede non… non… - s’interruppe, affondando il volto nel cuscino, imbarazzato – Kaede non vuole fare l’amore con me! - Cosa? – si stupì Kogure. Ma se si vedeva benissimo che il volpino desiderava con tutta l’anima unirsi carnalmente col suo fratellino minore! Ogni volta che lo guardava il suo sguardo scivolava sempre più spesso sui glutei, specie negli ultimi tempi! Era palese che non vedesse l’ora di fare l’amore con Hanamichi, infatti era convinto che l’avessero già fatto ma che Hanamichi, troppo timido, gliel’avesse tenuto nascosto. - Raccontami tutto dall’inizio, Hana, d’accordo? – gli chiese Kogure. Il rossino annuì e cominciò.
Gyh: uffi… non riesco più a continuare… maledetta ispirazione che se ne va… ç__ç Ru: stai cercando l’ispirazione? Gyh: sì ç__ç Ru: E ALLORA SMETTILA DI ASCOLTARE I PETER PUNK!!! Gyh: ç__ç ma sono così carini e pucciosi… ok, allora metto the scientist dei coldplay… Ru: ma così viene una death-fic!!! Gyh: come sei pignolo! >.< (prime note della canzone) nnooo non ce la faccio è troppo triste! ç__ç Ru: MALEDIZIONE, DECIDITI!!!
Lui e Kaede erano nella stanza di quest’ultimo e si stavano baciando, sul letto. Ad un certo punto si erano staccati e Hanamichi aveva fatto per baciarlo ancora, quando Kaede aveva spostato il viso e gli aveva detto che era meglio se uscivano un po’. Hanamichi gli aveva chiesto perché e il moro si era rifiutato di rispondere. Hanamichi aveva notato già da qualche tempo che il moro preferiva evitare di rimanere solo con lui nelle loro stanze, ma aveva deciso di non farci molto caso. Ma adesso… Erano due mesi che stavano insieme e… e… Kaede non l’aveva mai sfiorato… perché non voleva fare l’amore con lui? Gli aveva detto che lo amava… - Kaede, senti… - cominciò, deciso a mettere fine a tutti i suoi dubbi. - Usciamo. – lo aveva interrotto immediatamente Rukawa, alzandosi in piedi, scostandolo in malo modo. A quel punto il rossino non era più riuscito a trattenersi: gli aveva dato una testata, gli aveva urlato un “BAKA” che dovevano aver sentito anche all’altro capo del mondo e se n’era andato correndo.
Quando il rossino ebbe finito di raccontare aveva le lacrime agli occhi e il fratello maggiore era sconcertato. Perché, se Rukawa lo voleva così tanto, si rifiutava di fare l’amore con Hanamichi, se lo voleva anche il rossino? Rifletté per qualche istante. O il moro aveva una qualche malattia trasmissibile facendo sesso o forse… Ma sì, era tutto chiaro! - Forse non vuole farlo perché pensa che sia tu a non volerlo… - gli suggerì Kogure, accarezzandogli piano i capelli. - Ma io non ho mai detto di non volerlo… - sussurrò il rossino, mentre la prima lacrima scendeva lungo la sua guancia. - Dovreste parlarne… ma lui evita l’argomento, non è così? Hanamichi annuì, asciugandosi la guancia. Kogure gli sorrise, accarezzandogli il viso con delicatezza. Era così dolce il suo fratellino! Quando erano piccoli un po’ gli dispiaceva pensare che quella tenera furia dai capelli rossi un giorno sarebbe cresciuta… ma adesso sapeva di non dover mai temere una cosa del genere! - Perché non vai a parlargli? – gli consigliò Kogure – Qualunque cosa succeda, devi ricordarti che lui ti ama… - No… non ne sono più così sicuro. – commentò tristemente il rossino, mentre i suoi occhi si rifacevano lucidi. Ma in quel momento la porta si spalancò con forza, improvvisamente e nella stanza fece irruzione un volpino furente. - Come sarebbe a dire che non ne sei più sicuro?! – ringhiò Rukawa, fissando il proprio ragazzo negli occhi. Il rossino non sapeva cosa rispondere. Quanto aveva sentito? - Da quanto sei lì, Rukawa? – gli chiese gentilmente Kogure. Se aveva sentito tutto non avevano nemmeno bisogno di parlare! - Sono arrivato adesso. – rispose il volpino – E ho sentito questa cavolata! Do’aho, lo vuoi capire che è impossibile che io non ti ami?! Hanamichi abbassò lo sguardo, stringendo con più forza il cuscino-volpe. - Vi lascio soli. – annunciò in un sospiro Kogure, chiudendosi la porta della camera del fratellino alle spalle. Rimasti soli il moro si affrettò a raggiungere il proprio ragazzo sul letto, sedendoglisi di fronte. Si sentì morire, vedendo le strisce che le lacrime avevano lasciato sulle sue guance e gli occhi ancora lucidi. Gli accarezzò le guance con i pollici, dolcemente, cancellando le tracce del pianto. - Che cosa c’è, tesoro? – gli chiese, con voce dolce e preoccupata – Perché dubiti di ciò che provo per te? Il rossino abbassò il volto, gli occhi di Rukawa potevano vedere solo i suoi capelli e le sue mani che si serravano con forza sul cuscino. - Perché tu… non vuoi fare… non vuoi fare l’amore con me… - bisbigliò il rossino, in un tono tra il colpevole e l’accusatorio. In pochi istanti il mondo si sgretolò davanti agli occhi di Rukawa. Cioè, lui… lui aveva deciso di aspettare per dar modo al suo rossino di abituarsi all’idea di avere un ragazzo… gli aveva dato del tempo per prepararsi psicologicamente e per legarlo a sé con i baci e le carezze… si era trattenuto nonostante ogni singolo frammento del suo corpo non agognasse altro che unirsi a quello dell’altro… aveva represso i propri istinti, anche quando erano su un letto a baciarsi, perché pensava che Hanamichi fosse troppo timido e ingenuo e che per lui fosse troppo presto… perché forse se ci avesse provato un po’ con lui l’avrebbe fatto spaventare e allontanare… e adesso… adesso quel do’aho… - Ma sei davvero un do’aho! – commentò, senza potersi trattenere. - Baka kitsune! – sibilò Hanamichi, alzando uno sguardo furioso sull’altro. - Siamo due do’aho… - aggiunse Rukawa, in un sospiro stanco – Sai perché non ho mai provato a fare l’amore con te? Il rossino arrossì, scotendo la testa. - Perché pensavo che tu non volessi. Che non fossi ancora pronto. Che forse ti avrei spaventato, specie dopo quelle lettere… ma io ho sempre desiderato… io ti ho sempre desiderato… fare l’amore con te è ciò che voglio di più al mondo. Man mano che parlava le guance di Hanamichi diventavano più rosse e gli occhi più splendenti. Sul suo volto comparve un sorriso dolce. - Che kitsune idiota… - commentò, sporgendosi a baciare il moro. Si baciarono a lungo, dolcemente, senza fretta, un bacio gentile e rassicurante, per incontrarsi e conoscersi ancora una volta nello spazio unico che solo l’unione delle loro bocche poteva formare. Quando si separarono il rossino abbandonò il capo sulla spalla dell’altro. - Hana… - lo chiamò Rukawa, piano, prima di chiedergli, finalmente – Vuoi fare l’amore con me? Il rossino alzò il capo dalla spalla dell’altro, guardandolo con le lacrime agli occhi dalla gioia. - Sì… - rispose, in un soffio flebile, mentre le sue braccia si alzavano a cingere le spalle del moro. Il moro sospirò, quasi sollevato. - Finalmente… - mormorò, con tono quasi estatico. - Hentai… - sussurrò Hanamichi, sorridendo imbarazzato. - Ma sentilo… sei tu quello che si è messo a piangere perché pensavi che non volessi fare sesso. - commentò Rukawa, malizioso – Non pensavo che tu ne avessi tanta voglia… Il rossino si staccò da lui, con un’espressione inorridita e incredula, gli occhi color cioccolato spalancati. Il moro si chiese che cosa avesse, ma non ebbe tempo di domandarlo, perché una fortissima testata lo fece ricadere all’indietro sul letto. - Ahia… ma cosa…? – si lamentò, massaggiandosi la fronte. - Cosa hai detto…? – sussurrò Hanamichi, fissandolo irato. - Eh? - Hai detto che avevo voglia di fare sesso… - bisbigliò il rossino, tremando dalla rabbia. Il moro continuò a fissarlo senza capire. (Sai che novità! Ndautrice) Come mai il suo piccolo angelo rosso si era arrabbiato così tanto? Lui voleva solo vederlo arrossire un po’… ma quella reazione era spropositata anche per un do’aho come lui! - Io non ho “voglia di fare sesso”, Kaede! – urlò irato Hanamichi, battendo un pugno sul letto La sua espressione cambiò, diventò più triste e offesa, ma continuava a urlare. - Quando due persone si amano e se lo dimostrano con il corpo è come se si unissero completamente anche con l’anima! È un atto puro ed etereo, un’unione fisica, non c’è niente di più dolce, quello che io e te dobbiamo fare non è “sesso”! Non usare mai più un termine così riduttivo, perché è come dire che tu non mi ami affatto! Il turbine di parole urlate trascinò Rukawa in uno stato di impossibilità di comprendere che durò per qualche secondo. Quindi riavvolse totalmente il nastro e riascoltò, nella sua mente, le parole del proprio ragazzo, più lentamente e con meno urla. Quando ebbe elaborato completamente il concetto sorrise, intenerito. - Lo so… - sussurrò, mettendosi a sedere e prendendo il volto del suo ragazzo tra le mani, guardandolo negli occhi – avevo solamente voglia di metterti un po’ in imbarazzo… tra me e te non sarà mai sesso… solo amore… - Così va meglio. – borbottò il rossino, arrossendo e abbassando lo sguardo. Il moro fece leggermente pressione sul suo petto per farlo sdraiare e il rossino non oppose alcuna resistenza, si limitò a stendersi all’indietro sulla schiena, lasciando che il moro salisse sopra di lui, fino a sedersi sul suo bacino, divorandolo con lo sguardo. - Non hai idea di quanto ho sognato questo momento… - mormorò incredulo Rukawa, fissandolo commosso. - Hentai… - mormorò incerto il rossino, voltando lo sguardo. Kaede sorrise, chinandosi a baciarlo leggermente sulle labbra imbronciate, senza approfondire il bacio con la lingua. Aveva voglia di giocare ancora un po’. Voleva andarci piano, molto piano, con Hanamichi. Era la prima volta che faceva l’amore con una persona di cui gli importasse davvero, con gli altri si era solo divertito. Ma con Hana… Con Hana era tutto diverso. Non sapeva bene come muoversi, perché forse per certe cose si sarebbe imbarazzato e spaventato… e poi gli avrebbe fatto male, mentre lo prendeva… non gli piaceva questo pensiero, non gli piaceva per niente. - Hai della vaselina? – chiese il moro al rossino, separandosi per un attimo dalle agognate labbra. Il rossino spalancò gli occhi, arrossendo come il peperone. - Sì, guarda, ne tengo sempre un paio di barattoli nel comodino! – rispose ironico. Quando capì che il suo ragazzo non aveva intuito la vena sarcastica delle sue parole continuò, imbronciato – Ma cosa credi, certo che non ho vaselina!
Gyh: e qui mi permetto di fare una sosta per la gioia di aver comperato il CD del mio gruppo locale preferito, una delle quali canzoni s’intitola “C’est ça n’alle”, che come scritto non dice niente, ma se qualcuno prova a leggerlo ad alta voce capirà. La suddetta canzone ad un certo punto contiene la voce del cantante (*__* lo adoro con il boa di piume di struzzo e i vestiti luccicosi! È stato soprannominato “Uomo pepita” per via del suo abitino dorato!) diventa cavernosa mentre dice “Ed ora che lo sai ed io ti ho fatto questo sgarro corri a comperare un etto di burro!” ed è a tale canzone che mi sono ispirata per la risoluzione finale di Ru… La prima volta che l’ho sentita dev’essere stato quando mi sono rotta gli occhiali nel tentativo di palpargli il culo nel pogo… zob… erano pure nuovi… ç__ç Hana: HAI INTENZIONE DI LASCIARCI LI A CHIEDERCI A LUNGO DOV’E’ LA VASELINA?! Gyh: uhm… beh, forse… Ru: non pensarci neanche! è__é Gyh: c’è una canzone dei Flaming Lips che s’intitola Vaseline… Ru: non me ne frega niente!! Gyh: cattiiiivi… ç__ç Ah, una cosa! Tempo fa ho letto una fanfic di Alessia in cui anche lì Kaede trova la “soluzione” nel burro… volevo – se mai dovesse leggere – scusarmi con lei perché in questo modo un po’ sembra che la stia plagiando… mi dispiaceeee!!! ç__ç però giuro che questa scena mi è venuta in mente mentre ascoltavo quella canzone! Davvero!
Il moro assunse un’espressione assorta… maledizione, cosa poteva usare come lubrificante col piccolo angioletto do’aho? Non poteva mica fare senza, e se poi gli faceva male?! Anzi, era meglio togliere il “Se” gli avrebbe fatto sicuramente male! Rimase in uno stato di riflessione assorta fino a che nella sua mente non cominciarono a risuonare le note di una nota canzone di uno strano gruppo che aveva visto suonare tempo addietro… nella sua mente si formò una scritta a lettere cubitali “UN ETTO DI BURRO!” Ecco la soluzione! Si alzò velocemente da Hanamichi e uscì dalla stanza, dopo aver mormorato un veloce “Vado un attimo nelle cucine…”. In fondo la camera di Hanamichi era quella più vicina alle cucine, era stato lui a volerlo perché così sarebbe sempre stato vicino a qualche dolce… il suo do’aho goloso! Il rossino rimase con gli occhi spalancati per qualche istante, incredulo, prima di esplodere in un “Baka kitsuneee!!!!” Ma come gli veniva in mente a quella volpe deficiente di mollarlo lì come uno stoccafisso sul letto proprio adesso che avevano appena deciso di fare l’amore?! Maledetto… Pochi secondi dopo il suo ragazzo ricomparve, ansimante per la corsa e con un vasetto in mano. - Cosa sei andato a fare? – chiese il rossino, osservando preoccupato quella scatola. - Burro… - rispose sbrigativamente l’altro, avvicinandosi velocemente al letto, posando un attimo il barattolo sul pavimento, prima di togliersi giacca e camicia e fiondarsi sopra il suo do’aho, facendolo ricadere sdraiato. - Perché del burro? – chiese il rossino, incuriosito. - Lubrificante… - sospirò il moro, premendo subito dopo le proprie labbra su quelle di Hanamichi. Il rossino rimase basito sul posto. Come lubrificante?! Si lasciò baciare docilmente, ancora sorpreso per il contenuto di quella scatola. Si accorse di essere a petto nudo solo quando Rukawa gli tolse la camicia, lanciandola sul pavimento, a qualche metro di distanza. Elettricità. No, non era elettricità. Doveva essere piacere, sì, doveva essere quello. Eppure gli era proprio sembrato che il suo corpo fosse stato percorso da una scarica elettrica, quando le labbra di Kaede si erano chiuse su un suo capezzolo. - Ah… Kae… - mormorò, stringendogli la testa tra le mani, accarezzandogli i capelli setosi. - Nh? – fece il moro, alzando un poco il viso su quello del do’aho. Sorrise, vedendo sul volto dell’amante quell’espressione confusa e perduta e lo baciò dolcemente sulle labbra. - Non preoccuparti, do’aho… - gli sussurrò all’orecchio, leccandoglielo leggermente, provocandogli un gemito. - Kae… - implorò di nuovo Hanamichi, alzando il bacino per strofinare la propria erezione contro quella dell’amante. Proprio non capiva quello che gli stava succedendo! In fondo Kaede l’aveva solo baciato sul petto e sull’orecchio… perché si sentiva in quel modo? Così dipendente, così in ansia… doveva… doveva venire… - Ti prego, Kae… - implorò, strusciandosi contro l’erezione dell’amante. Si sentì quasi soddisfatto quando al moro sfuggì un ansito di piacere, che andò ad infrangersi contro il suo padiglione auricolare, facendolo tremare. - Kae… davvero… devo… - Ssh… - lo zittì dolcemente Rukawa, premendogli due dita sulle labbra. Hanamichi guardò fiducioso il proprio amante negli occhi. Il suo sorriso non era molto rassicurante, ma… La testa di Kaede si abbassò di nuovo, le sue labbra trovarono di nuovo il piccolo capezzolo duro e lo seviziarono impunemente, provocando ansimi e gemiti nel piccolo do’aho sotto di lui. Le labbra scesero fino all’ombelico, che baciarono dolcemente, poi l’addome e quindi… i pantaloni. Rialzò il viso per guardare Hanamichi negli occhi, per leggere un assenso nel suo sguardo. Si fissarono per qualche istante a vicenda. Rukawa trovò l’assenso e slacciò i pantaloni. Lentamente li fece scivolare lungo le gambe dell’amante, che rimase presto nudo. C’era solo quel sottile strato di biancheria intima a coprirlo. A mascherarlo. Rukawa lo fissò, bramoso, per qualche secondo, lasciando che il ricordo di quell’immagine s’imprimesse nella sua mente, per sempre. Poi allungò lentamente le mani e strinse tra le dita il bordo delle mutande di Hanamichi e le abbassò, delicatamente. Senza più barriere. Ecco cos’era Hanamichi senza vestiti. Passarono alcuni minuti durante i quali Rukawa rimase semplicemente immobile a contemplarlo in tutta la sua bellezza. Voleva imprimerselo bene nella memoria, così tanto da saperlo disegnare anche ad occhi chiusi. Serrò le palpebre. Quell’immagine preziosa era ancora lì. Le riaprì e si abbassò a baciare Hanamichi sull’addome. - Kaeehh… - ansimò il rossino, quando sentì la lingua del suo ragazzo scendere pericolosamente. Scendere. Scendere. Era arrivata lì. Lì! Proprio in quel punto, nascosto, segreto, quello dove nessuno l’aveva mai toccato da quando era diventato più grande… solo lui si era visto, toccato, esplorato, lì. E adesso Rukawa lo stava leccando, lo stava assaporando lentamente, concentrato completamente in quel lavoro. Si accorse di star gemendo. Non se n’era reso conto, prima. Si accorse anche di come i suoi stessi fianchi si alzassero ritmicamente, per implorare una soddisfazione, una via d’uscita da quel tunnel di… di… Pace. Oasi nel deserto. Kaede aveva cominciato a succhiare, a succhiare sul serio, l’aveva preso in bocca. E nel frattempo un suo dito, cosparso di burro, stava massaggiando scrupolosamente la sua apertura, all’esterno, spalmando… si rilassò, sapeva di potersi fidare del suo volpino, anche se aveva sentito dire che fare l’amore in quel modo faceva male. Niente poteva ferirlo, se era Kaede a farlo. Sentì l’indice entrare, lentamente, poi fermarsi, muoversi al suo interno. Gemette più forte, spingendosi contro a quella mano… lo stava facendo impazzire sul serio. Perché si sentiva così? Perché il suo corpo era pieno di punti strani, che appena sfiorati lo facevano rabbrividire, tremare, urlare? Un altro dito entrò, spalmando burro sulle pareti della sua apertura. All’inizio aveva sentito un po’ di fastidio, ma era abbastanza lubrificato da permettere una facile entrata e una veloce uscita. Di nuovo le dita sfiorarono quel punto. Ne entrò un altro, la differenza era minima, anche se all’inizio c’era stato un po’ di dolore. Un urlo, ecco cos’era. Hanamichi ebbe la lucidità per sperare che Kogure avesse detto a tutti di non entrare nella sua stanza per nessun motivo, perché forse qualcuno, attirato dalle urla avrebbe potuto vederli così… così… Gli dava noia, il pensiero. Il suo corpo doveva essere solo di Rukawa, come quello di Rukawa doveva essere solo suo. Nessuno doveva vederli in quel momento, perché in quel momento erano solo loro… solo… Luce. Sentì qualcosa esplodere al suo interno, la sua voce che si alzava, acuta e distorta e qualcosa usciva da lui, si spandeva nella bocca di Kaede… Kaede ingoiò, velocemente, prima di estrarre le dita da Hanamichi, piano, per non fargli male. - Tutto bene? – gli chiese, con voce roca, risalendo fino al suo viso, scostandogli una ciocca di capelli dalla fronte madida di sudore. Il rossino annuì. - Ti ho fatto male? – domandò ancora, preoccupato. Hanamichi gli sorrise dolcemente, rassicurante, scotendo la testa. Rukawa cosparse un abbondante dose di burro sul proprio membro e si posizionò contro Hanamichi, dopo avergli fatto avvolgere le gambe attorno alla sua vita. - Sei pronto? Hanamichi annuì di nuovo. Rukawa afferrò il suo membro in una stretta delicata ma decisa, cominciando a masturbarlo con foga, mentre entrava delicatamente dentro di lui. Non era poi così doloroso. Pensava facesse più male, invece il dolore era stato un po’ di bruciore quando era entrato… poi… c’era uno strano benessere, che partiva dalla sua anima e si spandeva per tutto il corpo… si era rilassato e tutto era andato bene… tranquillo, senza problemi né bruciore… - Va… va tutto bene? – gli chiese Rukawa, affondato nel suo corpo, dolorosamente immobile. Il rossino sorrise. - Benissimo… - sussurrò, baciandogli una guancia, stringendogli le braccia attorno al collo. - Posso… ah…? – stava per chiedere Kaede, ormai allo stremo. - Vai… - accordò Hanamichi – Spingi. E Rukawa spinse. Prima lentamente, perché al suo do’aho era sfuggito un piccolo lamento di dolore, poi più forte, perché era il suo adorato a chiedere di più, di più, di più… La sua mano tornò a serrare il membro di Hanamichi, mentre le sue spinte diventavano più veloci e potenti, mentre il mondo si cristallizzava attorno a loro in un unico dolce suono. Poi il cristallo si spezzò. Con un urlo quasi animalesco Rukawa venne dentro Hanamichi, che si liberò sul suo ventre. Rimasero sprofondati l’uno nello sguardo dell’altro, l’uno dentro l’altro, per qualche secondo. Ma quegli attimi perfetti non potevano durare…
- Hana, tutto bene?! Ho sentito dei rumo… - la voce del padre di Hanamichi si spense lentamente. Era appena tornato da un lungo viaggio nel regno vicino ed era andato a salutare il suo pupillo, il suo adorato bambino! Ma aveva sentito delle urla, degli strani rumori… qualcuno stava maltrattando il suo piccolo! Aveva spalancato la porta e si era ritrovato davanti quel Rukawa… Quel ragazzo freddo, glaciale e antipatico… Quel ghiacciolo altezzoso… Quel presuntuoso che prendeva in giro il suo piccolo Hanamichi quando erano bambini… Si era ritrovato quell’essere immondo… Sopra Hanamichi… Sopra il suo piccolo, tenero cuccioletto… Sopra il suo adorabile bambino… Ma non solo sopra… DENTRO il suo Hanamichi… E adesso il suo dolce bambino dai capelli rossi – presi dalla madre – lo fissava con uno sguardo smarrito e confuso… ma certo! - Tu… tu… - ringhiò, rivolto verso Rukawa – Tu hai violentato il mio bambino!!! - Papà, fermati! – lo interruppe Hanamichi, tendendo una mano verso di lui – Non mi ha violentato! - Non cercare di difendere questa bestia, piccolo mio! Il tuo papà è venuto a salvarti! Il padre di Hanamichi stava già per saltare addosso a Rukawa, strappandolo di dosso al suo tenero, angelico bambino, quando il suo figlio maggiore, il calmo Kiminobu l’aveva afferrato per il colletto della camicia. - Papà… - lo riprese, con voce flautata – Non credi sia il caso di lasciare soli i due fidanzatini? - Fidanzatini… - sussurrò il padre, con le lacrime agli occhi – Il mio piccolo… fidanzato… - Sì, papà… e adesso… andiamo di là, ok? Hanamichi e Kaede non poterono far altro che guardarsi negli occhi basiti, mentre la porta si chiudeva alle spalle di Kogure e di suo padre. Erano ancora l’uno dentro l’altro.
FINE
Gyh: che fine orrenda… a dire il vero non ce la volevo mettere, la lemon, non ci stava per niente! Ma questa fic l’ho scritta per vendicarmi della poesia cortese, quindi platonica… per cui niente di platonico, qui! Via, via! >.< Hana: ma chi è mio padre? Gyh: … boh. Uno a caso, non saprei. Padre di Hana: il mio bambinooo… ç__ç Ru: non è più un bambino… P.D.H: BWAAAAAH!!! il mio piccolo!!! Hana: kitsune, lascia stare mio padre! Akira: ehm… Gyh: NO fratellino mio caro… niente lemon per te, qui. Akira:ç__ç Gyh: neanche tu!
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