AUTORE: Gojyina-chan

SERIE: Slam Dunk

RATING: R

DISCLAMER: T. Inoue li fa e io li accoppio ^___^

DEDICHE: a Seika per la sua gentilezza e disponibilità! ^***^

 


 


 

 

Vampire Family

 

di Gojyina-chan

 


 

Kyosuke sistemò i fili per l'accensione della sua invenzione, stando attento a non fare saltare di nuovo la corrente.

Quella sera, l'apparecchiatura che controllava i campi magnetici della zona dava segni di grande instabilità.

A conferma di quell'anomalia, i cellulari di tutta la famiglia non avevano segnale.

Se, oltre ad essere isolati dal resto del mondo, fossero anche rimasti al buio, sarebbe stato inondato di proteste da parte della sua numerosissima famiglia.

 

'Lo specchio cortese', quello che riempiva di complimenti, era sistemato; ma, memore del piccolo e insignificante problemino accorso l'ultima volta, quando erano comparsi ben cinque Hanamichi, decise di rimandare il suo collaudo e andare a farsi una buona dormita.

Ormai non aveva più la resistenza di un tempo!

 

L'uomo spense tutte le luci dello studio, tra uno sbadiglio e l'altro.

Non prestò minimamente attenzione al sinistro tremolio di alcune lampade alogene poste sopra alla sua invenzione, rimaste accese per impedire agli animali di casa di avvicinarsi troppo e combinare disastri.

Quando avvene il cortocircuito, Kyosuke ormai dormiva profondamente, accanto alla sua bella consorte.

 

 

Anzai etichettò anche le ultime pozioni e finì di dare una pulita veloce agli ampi specchi che addobbavano le pareti del laboratorio.

Molti di essi non erano solo un abbellimento, ma portali che conducevano ad altre dimensioni, conducendo i viaggiatori dal presente al passato, fino ai vari futuri possibili.

C'era instabilità nell'aria, notò immediatamente, decidendo quindi di interrompere il suo lavoro.

Meglio rimandare all'indomani e permettere ai campi energetici di stabilizzarsi.

Con la magia non c'era da scherzare.

Spense la luce e andò a dormire.

Pochi istanti dopo, uno degli specchi si illuminò improvvisamente, lanciando un potente raggio che andò a colpire la finestra più vicina, senza creare danni apparenti.

 

 

 

 

 

Hanamichi socchiuse gli occhi, inalando il profumo dei capelli della sua volpetta addormentata.

Sollevò una mano per stropicciarsi un occhio, mentre con quella libera accarezzava la schiena del suo consorte.

Quello era il momento della giornata che amava di più.

Quando tutt'intorno a lui c'era quiete e serenità e Kanagawa iniziava a svegliarsi piano.

 

Facendo attenzione a non destare il suo compagno, scese giù dal letto per andare a farsi una doccia veloce.

Lungo il corridoio, si affacciò nella cameretta dei bambini, per un rapido controllo.

Tigro e Puma, accucciati ai piedi delle culle, sollevarono le teste di scatto.

I suoi ragazzi si erano auto-proclamati guardie del corpo dei gemelli e vegliavano sui piccoli ogni volta che i genitori non c'erano.

Avendo immediatamente riconosciuto il loro padrone, tornarono a ronfare tranquilli e beati.

 

Sakuragi si appoggiò con la spalla allo stipite della porta, osservando i suoi bambini dormire serenamente.

Kyle aveva lo stesso, identico, musetto di volpe di Kaede.

Era stranissimo vedere la sua Kitsune in miniatura!

Kalea era invece abbarbicata alla sua bambola preferita, tanto da non riusciva a capire dove finisse lei ed iniziasse il giocattolo.

 

Sorridendo tra sé, il Vampiro del Fuoco si preparò ad affrontare una nuova giornata in casa Rukawa.

 

Sceso in cucina, si concesse un bicchiere di plasma e andò poi a controllare il calendario per ricordare le visite mediche dei bambini.

Anzai teneva sempre sotto controllo i bambini, vista la loro particolarità.

Erano gli unici gemelli della Stirpe del Ghiaccio e avevano delle peculiarità tipiche della razza del Fuoco, come la lentezza nella crescita.

I piccoli Rukawa, infatti, avrebbero avuto bisogno di cento anni per svilupparsi.

Bene, si disse il rossino, ne mancavano altri novantotto.

 

Ma, in fondo, non poteva certo lamentarsi.

Era felice.

Avere due esserini che dipendevano totalmente da lui gli scaldava il cuore.

Tre, se considerava anche la sua Kitsune.

Mmm... certo, doveva contare anche i suoi ragazzi e le piante del giardino...

Ok: era circondato da 'creature' che dipendevano da lui.

Punto.

 

Ridendo sommessamente, ricordò i primi giorni di vita dei suoi bambini.

Kami, che spavento che si era preso!

Appena nati avevano dormito venti ore di fila, si erano svegliati per tre-quattro ore e poi ancora altre ventiquattro di sonno.

Temeva avessero qualcosa di strano, ma poi si era ricordato a chi appartenesse l'altra metà dei loro geni.

Passavano i secoli, ma Kaede e Morfeo mantenevano intatta la loro relazione.

 

Finito di rassettare la cucina e il soggiorno, Sakuragi si recò in giardino a salutare la bella Cleo, più forte e rigogliosa che mai.

Il corvo e Sissy, invece, erano stati sistemati in una piccola dependance accanto al garage.

Il fumo nuoceva ai bambini, ma quei due non ne volevano sapere di perdere quella pessima abitudine.

Ancora non aveva capito come Pennuto si procurasse quei sigari puzzolenti, ma prima o poi lo avrebbe scoperto: parola del Tensai.

Tornato in casa mise al loro posto i giocattoli colorati dei gemelli, sparsi un po' ovunque e finalmente si concesse due minuti di riposo.

 

Tenendo in mano un peluche a forma di gatto, il rossino ricominciò a pensare ai due bambini.

Per i primi mesi, avevano messo le loro culle nella loro camera da letto e Hanamichi aveva passato intere notti a guardarli dormire a pochi centimetri da loro, mentre Kaede gli ronfava addosso, a mo' di coperta, come di consueto.

 

Immerso in quella felicità totale, al bel rossino si erano riempiti gli occhi di lacrime silenziose.

Tutto il dolore che aveva provato e le persone che aveva perduto, gli intrighi di Prometheus e i tradimenti, erano ricordi che appartenevano ad un'altra vita.

 

Quel flusso di pensieri fu interrotto dall'arrivo di Tigro, che scese giù per le scale alla ricerca del padrone.

 

“Mmm? Kalea è già sveglia?! Ma è impossibile!” esclamò il Vampiro del Fuoco, accigliandosi interdetto.

Dormiva meno del fratello, quello sì, ma quindici ore di sonno erano troppo poche per lei!

Forse aveva avuto un incubo, si preoccupò il rossino, entrando nella camera dei suoi figli.

La bambina, in piedi nel lettino, allungò subito le braccia verso di lui.

La prima cosa che colpì Sakuragi fu l'insolito pallore di quella pelle, solitamente di un caldo color ambra, identico al proprio.

 

La piccola, appena lo vide, gli sorrise felice.

“In braccio mamma!” trillò, lasciando il povero vampiro a dir poco sgomento.

 

 

 

 

Hanamichi e Yohei erano seduti a un tavolo del bar di Asami quando il rossino iniziò a contorcersi, mentre un'allegra musichetta si levava nell'aria.

Senza scomporsi, Mito sospirò sconsolato, guardando l'amico con grande tenerezza.

“Kyosuke-san ha regalato anche a te il cellulare che ti fa il solletico quando squilla, vero?”

Sakuragi annuì, cerando quell'aggeggio infernale nelle tasche.

Dopo averlo afferrato con forza, si affrettò a premere il pulsante rosso che fermava le due manine ai lati dell'apparecchio e poter finalmente rispondere.

“Ciao Ru! Cosa succede?! – chiese allarmato – Chi è che è morto?! Ah. Mi spiace. – sbottò con voce incolore – Lo so, lo conoscevi da anni. Non ci pensare nemmeno: non farai la veglia funebre in casa mia! No, nemmeno il funerale! Geloso io?! Come no! – sbuffò ironicamente – Cosa!? No che non è andato in paradiso! PERCHÈ È UN PALLONE DA BASKET, ECCO PERCHÈ, BAKA! Kitsune: sei pazzo come il resto della tua famiglia! Sì, stiamo arrivando! A dopo!” sospirò affranto, chiudendo l'assurda conversazione.

 

“Un pallone?!” domandò Mito, alzandosi in piedi, imitato dall'amico.

“Micky, il suo primo pallone... Deve essere un fattore genetico!” guaì Hanamichi, prendendo le buste della spesa adagiate in terra, accanto al loro tavolino, prima di allontanarsi per tornare in quel covo di pazzi psicopatici.

 

Sfruttando il fatto che Kikyo-chan, quella mattina, stava dormendo più del solito, aveva pensato di andare a fare un paio di compere insieme a Yohei, certo di non dover interrompere il giro con telefonate disperate...

... Non aveva considerato la sua Kitsune psicopatica.

 

“Anche Kaede si è rivelato fulminato come il resto del suo parentado, eh?” gli sorrise il suo migliore amico, dandogli una pacca sulla spalla.

 

“Lo è a momenti! O forse è solo una giustificazione?” rise il rosso, scuotendo il capo.

 

Tra la sua paura delle siringhe che lo trasformavano in gatto, lo scattare in piedi al nome Michael Jordan e il maniacale attaccamento ai suoi palloni preferiti, non c'era di che stare sereni nemmeno con lui!

 

“Peccato, però! Sembrava quello più sano!” si rammaricò Mito, continuando a ridere senza sosta.

 

 

 

Anzai osservò attentamente la piccola tra le braccia di Sakuragi.

Assomigliava molto a Kalea, fatta eccezione per il colore della sua pelle, nivea come quella di Rukawa.

 

“Mmm... Vi conosce. Non può essere un caso.” borbottò lo stregone, grattandosi il doppio mento.

 

“Nonno, dacci notizie meno ovvie!” ringhiò il Vampiro del Fuoco, lottando disperatamente contro il gelido terrore che lo aveva invaso.

Rivoleva sua figlia e SUBITO!

 

“Hn.” mugugnò Kaede, ancora intontito.

Essere svegliato dal suo Do'hao, che balbettava qualcosa su Kalea con una sconosciuta tra le braccia, era stato uno shock.

 

DANNAZIONE! RIVOGLIO MIA FIGLIA! – tuonò Sakuragi, facendo inavvertitamente spaventare la bambina che aveva in braccio, che scoppiò in un pianto a dirotto – Scusami, piccola! Non è colpa tua!” le disse prontamente, cullandola per farla calmare.

Era così simile alla sua Kalea e conosceva anche la ninna nanna che lui le canticchiava sempre e...

 

UN MOMENTO! – sobbalzò il Vampiro del Fuoco – Sta cantando la canzone della mamma. Questa nenia l'ha inventata mia madre, da piccolo me la cantava sempre! Come fa a...?!” si chiese il rossino mentre la piccola, di nuovo sorridente, continuava i versi della melodia.

 

“Temo che, la notte scorsa, ci sia stato un contatto extra-dimensionale che ha collegato il nostro universo e quello accanto. – disse loro il mago, sospirando gravemente – Kalea e questa bimba sono state scambiate. Lei viene da un universo parallelo.”

 

“Ma... sono infiniti!” sussurrò il Tensai, sbiancando paurosamente.

Vedendolo barcollare, Kaede lo cinse prontamente con un braccio, stringendolo stretto a sé, mentre con l'altro era impegnato a tenere Kyle, che continuava a sonnecchiare, ignaro della scomparsa della gemella.

 

“Via tu, butto! Mamma mio!” tentò di allontanarlo la piccola imbronciatissima, abbarbicandosi meglio sul suo mamma.

“H-Hn!?”

Va bene che non era sua figlia, ma essere guardato in quel modo da una creaturina che le somigliava così tanto, era davvero traumatico.

Che diamine le aveva fatto il Rukawa che lei conosceva, per essere trattato in quel modo?!

 

“Oh, no! – si affrettò a rispondere Anzai, avvicinandosi ad un ampio specchio che adornava un'intera parete del suo studio – Di universi ne esistono solo due: uno con la magia e l'altro senza!”

 

“Andiamo a riprendere Kalea e a riportare questa bambina a sua madre!” esclamò Hanamichi, guardando sia Rukawa che Yohei, accorso insieme a Mitsui, alla coppia Jin-Sendoh e a Byron e Shun, non appena saputo dell'accaduto.

 

I vampiri avevano chiesto a Nobunaga di tenere i loro bambini per poter aiutare il rossino.

 

“L'unica persona che ha un legame tale da aiutarci a ritrovarla è Kyle.” spiegò loro il mago, indicando il piccolo che si stava svegliando.

 

“Veniamo con voi! – si propose Mito, mentre Anzai attivava il grande specchio che si illuminò immediatamente – I bambini stravedono per Kiyota, perciò possiamo andare e tornare senza problemi!”

“Esatto! Vi aiuteremo a riprendere Kalea!” esclamò il porcospino, sorridendo come suo solito.

 

“Va bene, grazie!” annuì Hanamichi, profondamente grato per il loro aiuto.

“Bene: non appena Kyle toccherà il vetro, saremo teletrasportati nel luogo in cui si trova Kalea. Siete pronti?” domandò loro Ryu, mentre l'attenzione del piccolo veniva catturata da quella grande luce.

 

“Ovvio!” mugugnarono Kaede e Hanamichi, pronti a tutto pur di riavere la loro bambina.

 

 

 

Un battito di ciglia dopo, il gruppo di vampiri si ritrovò in un giardino molto, molto familiare.

“Nonno, siamo a casa di Orpheus e Madoka ! CHE CAVOLO...?!” sbraitò Hanamichi, adirato e deluso al tempo stesso.

“Hn... Do'hao, è diversa! – borbottò la volpe, guardandosi attorno – I miei non hanno l'auto.” gli fece notare, osservando la macchina nera in garage, a pochi metri da loro.

Anche la dependance era diversa.

Sembrava abitata, mentre i suoi non la usavano praticamente mai.

 

“Ma allora cosa...?” si chiese il rossino, interrotto da una voce femminile alle loro spalle.

“Hana, Yohei! Già di ritorno?! Ma non dovevate fare compere?” domandò loro Hiki, sorridendo al fratello maggiore.

 

“Hanya?!” balbettò il Vampiro del Fuoco, trovandosi con la gemella.

“Hikaru, grazie! Dai, non prendermi in giro! – rise la ragazza, osservandolo più attentamente – Ma che hai combinato ai capelli? Oh, Kami! Ti sei fatto mettere le extension?! – gli chiese allibita, guardando quelle lunghe ciocche che arrivavano fino a metà schiena – Non dirmi che hai ancora un servizio fotografico per lo spot sullo shampoo! Ne hai fatti due la settimana scorsa, ma quanto lo fai lavorare?” si accigliò, puntando su Yohei uno sguardo di profondo rimprovero.

 

“Lo faccio... lavorare?” le fece eco lo Sposo, tergiversando per capirci qualcosa.

“Sei il suo manager, no? Devi stare attento a non affaticare il mio fratellone! E tu Kaede? Non dici niente?! Mmm... Ma chi è quel bambino?” domandò Hikaru, accorgendosi finalmente di Kyle.

 

“Hn.”

“Bimba!” esclamò Kikyo-chan, salutando la rossina con una mano.

“Ciao Kikky! Ma quando ti sei svegliata? Due minuti fa sono salita in camera e stavi addirittura russando!” si chiese la ragazza, scompigliando i suoi capelli scuri, mentre il Vampiro del Fuoco tratteneva un profondo sospiro di sollievo.

 

“Sta bene! Sta bene...” sussurrò, cercando il suo volpino con lo sguardo.

“Hn. – annuì quest'ultimo, decisamente sollevato – Prendiamola e andiamo via!” sentenziò accigliato.

Si sentiva a disagio in quel posto tanto simile quanto diverso alla casa in cui era cresciuto.

 

“Hana, sei sicuro di stare bene? Mi sembri... strano.” mormorò Hikaru, scrutando con attenzione il fratello maggiore.

Le sembrava più... grande e anche gli altri erano diversi.

 

“Hiki? È tornato Yohei?” trillò Kurumi, uscendo di casa per correre ad abbracciare il proprio ragazzo.

 

“EHI! Giù le mani dal mio Sposo!” ringhiò Mitsui, attirandosi contro le ire funeste degli altri vampiri.

“Il tuo... che?! – esclamò la giovane Rukawa, prima di scoppiare in una fragorosa risata – Non ti basta più Akira? Guarda che è geloso!” gli rispose, credendo che scherzasse.

 

Tornò di colpo seria, quando vide Sendoh e Hisashi guardarsi l'un l'altro con occhi sbarrati, per poi accasciarsi al suolo privi di sensi.

“Idioti al cubo!” sospirò il Vampiro del Ghiaccio, posando la fronte su quella di suo figlio Kyle.

 

“Aron, Shane?! Vi siete fatti mettere le extension come Hanamichi?! – domandò la giovane Rukawa, osservando i suoi amici allibita – Cavolo! Me lo potevate dire che andavate in centro! Volevo fare compere anche io!” s'imbroncio poi, fulminando con lo sguardo Byron e Shun che si limitarono a guardarsi l'un l'altro, sempre più imbarazzati.

 

 

“OH, KAMI SAMA!” tuonò d'improvviso Hikaru voltandosi verso il cancello, appena varcato da Hanamichi e Yohei con le mani piene di sacchetti e buste colorate.

 

 

 

 

Sakuragi scese le scale non Kalea tra le braccia.

Somigliava davvero molto alla sua Kikyo, si rese conto vagamente.

Era talmente scioccato dall'incontro con l'altro se stesso che faticava persino a camminare.

 

Kitsune invece si era limitato a sgranare gli occhi azzurri alla vista dei due rossini fianco a fianco, ma poi aveva liquidato la faccenda con un'alzata di spalle.

Per quel Baka era più importante la perdita di una vecchia palla che non l'incontro con i loro alter ego di chissà quale dimensione...  e poi era LUI il Do'hao!

 

Trovandosi faccia a faccia con l'altro rosso, non seppe bene cosa fare.

 

“Mmm... dunque...” balbettò, guardando le due bambine.

“Ecco... sì!” borbottò il Vampiro del Fuoco, imbarazzato come non mai.

 

In loro soccorso, giunsero le creaturine che avevano tra le mani.

 

“Mamma mio!” esclamò Kikyo, riconoscendo il suo Hanamichi.

“Na-na!” sentenziò Kalea, puntando le manine verso il suo papà caldo.

 

“Tsk! Do'hao! – sospirarono le due volpi, per poi sobbalzare e guardarsi infastidite – Hn?” ... era davvero strano avere l'eco.

 

“Baka Kitsune!” tuonarono d'istinto i due Tensai, scoppiando poi a ridere.

 

“Anche tu hai una Kitsune da sopportare, eh?” sospirò il vampiro, sedendosi accanto al consorte sull'ampio divano della sala.

“Già! – ammise l'altro rossino, prendendo posto vicino alla sua volpaccia – Musona e insana di mente!”

“Hn...”

 

“Taci o ti prendo a testate!” gli intimò il compagno, ancora irritato per l'assurda telefonata di pochi minuti prima.

“Butto tu!” sentenziò Kikyo, sorridendo soddisfatta nel vedere il suo mamma sgridare Kaede.

 

“Hn... Capito.” borbottò il Vampiro del Ghiaccio, trovando una risposta per lo strano comportamento di quella bambina.

Erano rivali in amore, si disse Rukawa sorridendo tra sé.

 

“Bene! Cioè, mica tanto! – si corresse Katy, guardando le due coppie sedute sul divano – Mi spieghi cos'hai combinato questa volta?!” domandò al marito, più affranta che incavolata.

“Perché affermi drasticamente che abbia necessariamente fatto qualcosa?!” volle sapere l'inventore, imbronciandosi come un bambino.

“I cinque Hanamichi!” gli ricordò la pittrice, senza né scomporsi, né provare il minimo rimorso per quelle accuse.

“Giusto. Però stavolta non ho fatto nulla! Credo.” aggiunse l'uomo, cercando di ricordare la sera precedente.

 

“Sniff, sniff! Ucci ucci, sento odor di Hana-pucci! – trillò Kikyo-san, scendendo le scale – PARADISO!” esclamò estasiata, alla vista dei due rossini.

 

“Yakko-san!” sussurrò il Vampiro del Fuoco, rendendosi poi conto che era una cosa impossibile... o forse no?

Lo sguardo famelico di quella strana vecchietta era identico a quello che la maga gli rivolgeva spesso.

 

“Figliolo, mi hai regalato un clone di Culetto d'oro tutto per me! Allora ti sei ricordato del mio compleanno!” gongolò la scrittrice di romanzi erotici, sorridendo all'inventore.

 

“Perché date la colpa a me!? Non ho fatto niente!” sbottò Kyosuke, esasperato da quella totale mancanza di fiducia da parte del malefico parentado.

 

“Come mi ha chiamato?! Culetto d'oro?!” domandò il vampiro dalla chioma scarlatta, sgranando gli occhi come un cartone animato giapponese.

“Benvenuto nel mio mondo!” sospirò il suo giovane alter ego, arrossendo miseramente.

 

 

 

 

“... Quindi, nel vostro universo, io e Hana siamo gemelli e IO SONO LA MAGGIORE!” esclamò Hikaru, lanciando una significativa occhiata al suo Hanamichi.

“Ma NEL NOSTRO, IO sono il fratello maggiore e TU, se vuoi uscire la sera con Kazuya, devi tornare a casa alle undici, non un minuto di più!” replicò il rosso, incrociando le braccia al petto.

 

“Ma così, io e Yayu, non potremo mai andare al cinema a vedere uno spettacolo! Ora che torniamo indietro si farebbero le undici e mezza!” sbottò la ragazza, chiedendo muto soccorso al fidanzato.

 

“Yayu... Yuri! – sospirò il Vampiro del Fuoco, scuotendo mestamente il capo – Allora è proprio destino!”

 

Il fotografo si avvicinò con calma al fratello maggiore, sussurrandogli una frase all'orecchio.

“Fatta eccezione per Hana, l'unica persona con cui Kikyo sta volentieri è proprio Hikaru.  Fossi in te intercederei per noi, se vuoi stare da solo con il tuo ragazzo il più possibile...”

“Hn... – mugugnò la volpetta, iniziando seriamente a riflettere su tutte le possibile conseguenze di quell'accordo. Tanto tempo con il Do'hao uguale molto sesso – Si può fare!” accettò subito, sapendo già come fare ad intavolare il discorso con il suo rossino.

A letto, ovviamente.

 

“Cosa confabulate voi due?” volle sapere il diretto interessato, lanciando un'occhiataccia ai due fratelli.

 

“EHILA'! SIAMO TORNATI!”

La voce di Akira, di ritorno dall'università insieme a Mitsui, stroncò sul nascere il probabile litigio.

 

“Kami! Loro non sanno che...!” sobbalzò Katy, guardando i loro ospiti.

“OPS!” esclamarono i vampiri in coro, non appena la giovane coppia entrò in casa.

 

“OH, KAMI SAMA!” urlò il porcospino-adolescente, perdendo conoscenza tra le braccia di un pallidissimo Hisashi.

 

“Va bene, adesso che abbiamo ritrovato Kalea, direi di andare via!” sospirò il Vampiro del Fuoco, stringendo a sé sua figlia.

“E-ehm... C'è solo un piccolissimo problema!” disse Anzai, asciugandosi con il fazzoletto un goccia di sudore dalla fronte.

“Cioè?!” chiesero in coro gli Immortali, fiutando odore di guai.

“Siamo bloccati qui!” trillò lo stregone, sorridendo bonario.

 

 

 

 

 

“Mmm... Lui è Aron, giusto? – domandò Frey, osservando le foto sul camino che ritraevano lo Shohoku di quella dimensione – In effetti mi somiglia parecchio. Lui è Shane, invece. Sì, è identico a te, soprattutto con quella sua aria truce!” scherzò il vampiro, ottenendo un'occhiataccia dal suo Sposo.

Shun osservò i due ragazzi e si limitò ad un'alzata di spalle.

“Quindi ti sopporto anche qui. Povero me!” borbottò, tornando a sedersi insieme agli altri.

 

“Sì, sì! Vi somigliate proprio! – rise Hanamichi-adolescente, ripensando ai suoi due amici – Vero, Kei? Shane è il tuo più caro amico, chi può saperlo meglio di te!”

 

Michael e Kei, rimasti seduti in disparte per tutto il tempo, passavano lo sguardo sconvolto dai loro stranissimi ospiti ai propri familiari, limitandosi a scuotere il capo.

 

“Quando ho deciso di stare con te, sapevo di dover convivere anche con la tua assurda famiglia... ma questo è troppo!” esclamò il biondo, sempre più scioccato.

“Ehi! Non dare la colpa a me per questo casino o ti prendo a pugni! Ti ricordo che sei stato TU a venirmi dietro, quindi adesso non lamentarti!” s'imbronciò il ragazzo dai lunghi capelli neri.

 

“Kami, Kae! Sai chi mi ricordano?!” sussurrò il Vampiro del Fuoco, lanciando un'occhiata a metà tra lo stupito e il divertito alla sua (poco) dolce metà.

 

“Hn!” annuì la volpetta-immortale, trattenendo un sorriso.

Quei due gli ricordavano tantissimo sua cugina Kindra e il marito Arthemius, con qualche piccola differenza, ovviamente...

 

“Meglio non dirgli che nel nostro mondo è una donna o ci dovremo fare a botte!” sentenziò il rossino, rendendosi conto che quel Rukawa aveva lo stesso caratterino della bella strega.

 

“Hn!” annuì la volpetta, accarezzando la testolina scura di suo figlio, sotto lo sguardo malinconico del giovane Hanamichi.

 

Il ragazzo si era intristito al pensiero che il 'suo' Kaede non avrebbe mai potuto avere un figlio e questa verità gli spezzò il cuore.

“Ti ama immensamente. – gli sussurrò all'orecchio il suo alter-ego, sorridendogli comprensivo – Noi abbiamo passato... 'secoli', prima di pensare di averne. Lui vuole solo te, non dubitare mai!”

“Sì! – sorrise il giovane, rendendosi conto che aveva perfettamente ragione – Però è strano che nel nostro mondo manchi Kyle, non trovate?” borbottò poi, colto da una folgorazione.

 

In effetti, stando ai racconti dei loro strani ospiti, nel loro universo magico c'erano tutte le persone che conosceva lui, però...

 

“Mmm... Forse quel bambino... Forse è Kim. – sussurrò il giovane Rukawa, adombrandosi al ricordo del fratello defunto – Era il mio gemello... si è suicidato tempo fa...” borbottò, dando poche e lapidarie spiegazioni a quegli strani ragazzi.

 

“Kami Sama!” esclamò il Vampiro del Fuoco, stringendosi il figlioletto contro il petto.

“Tranquillo, Hanamichi! – lo rincuorò prontamente Anzai – Non è detto che anime e destini coincidano sempre. Nel nostro mondo i due Yamane sono gemelli e Yuri è scomparso in giovane età. Ma in questo mondo è vivo e vegeto! – gli fece notare, indicando il fotografo che teneva Hikaru per mano – Le anime tendono sempre a circondarsi delle persone conosciute nelle vite precedenti, ma il destino di ognuno è sempre diverso!”

“Meno male! Che paura mi sono preso!” ammise il Tensai, tirando un profondo sospiro di sollievo, mentre si stringeva contro il suo compagno.

 

 

Rukawa-adolescente si ritrovò scioccamente a pensare che, tutto sommato, lui e il suo Do'hao erano davvero molto belli insieme.

Pregò solo di apparire meno innamorato, rispetto all'uomo dai capelli corvini seduto a pochi centimetri da lui.

Vedere se stesso con quell'espressione così innamorata era sconvolgente.

Un conto è sapere di amare, un altro è vederlo con i propri occhi.

 

Comunque quella gente aveva qualcosa di molto strano.

Quando suo fratello Kazuya aveva chiesto dei loro compagni di scuola, per vedere se anche nell'altro mondo si conoscevano tutti, mentre il suo rossino aveva accennato ai fratelli Akagi, la loro espressione si era fatta inspiegabilmente triste.

Soprattutto l'Hanamichi-adulto aveva cambiato repentinamente espressione, per poi sussurrare 'Hanno avuto una vita lunga e felice.' con un sorriso dolce e malinconico al tempo stesso.

Quelli avevano molti, ma molti più anni di quanti ne dimostravano.

 

 

 

“Io non ci capisco niente!” ammise Akira, che aveva da poco ripreso conoscenza.

“Nemmeno io, dannazione! – sbottò Kikyo-san, guardando tutta quella gente attorno a sé – Insomma, facciamo un po' di ordine qui! Gli alieni a destra e i miei nipoti a sinistra!” sentenziò, agitando il suo bastone.

“Signora, non siamo alieni... – le fece notare Sendoh-vampiro – E poi, scusi... alla sua destra o alla nostra?!”

 

“Alla destra di 'sto ca...!”

NONNA! – la interruppero i familiari – Sono ospiti, un po' di educazione!”

“Mpf! Vivete nell'anarchia allora!” s'imbronciò la vecchietta, decidendo di sedersi sul divano, tra i due bei rossini.

 

“Attento che palpa!” sussurrò Sakuragi-umano, all'indirizzo del suo omonimo.

“Ah, ok... Gra...Grazie!” balbettò quest'ultimo, avvicinandosi ancora si più al proprio consorte.

 

“Quei due laggiù stanno ancora litigando?” domandò Yohei-Sposo, indicando con un cenno del capo lo studio dello strano inventore, dove lui e Anzai si erano chiusi dentro da quasi mezz'ora.

 

“Già! Ancora non trovano un punto di incontro. Uno dice che la scienza porta alla verità e l'altro che la magia è l'unica strada verso la conoscenza assoluta! – sospirò Jin, scuotendo mestamente il capo – Intanto noi siamo bloccati in un universo che non ci appartiene. Voglio tornare a casa da Sara!” gemette l'immortale, avvertendo la mancanza di sua figlia.

“Torneremo da lei, non temere piccolo!” gli sorrise  il compagno, diventando oggetto dello sguardo allibito del suo giovane alter ego.

 

“Ma è assurdo! Non l'ho mai neppure guardato per sbaglio, com'è possibile che ci stia insieme!? Non giocherò mai più contro il Kainan!” sentenziò il giovane porcospino.

“Siamo all'università, è ovvio che non ci giocherai più contro!” gli fece notare il ragazzo, sollevando un sopracciglio.

“Ok, ok! Volevo solo dire una frase teatrale!” arrossì il giovane dai capelli a punta.

 

“Ehi, voi due! Staccatevi! Mi fa senso vedervi così vicini!” sbraitò Mitsui-vampiro, guardando storto la coppietta a pochi passi da lui.

“Ehi, tu! – replicò il giovane Hisashi, affrontandolo a muso duro – Questo è il MIO universo e IO sto con il MIO ragazzo dove e quando mi pare, ok?”

 

“Ma sono così insopportabile?!” domandò l'altro allibito, chiedendo al proprio Sposo.

“Benvenuto nel mio mondo!” sospirò Mito, evitando di provare disagio nell'essere osservato con estrema insistenza da Kurumi e dall'altro Yohei.

 

Quella situazione era imbarazzante per tutti.

 

“Però non è giusto! Perché le uniche due coppie che non esistono sono proprio le nostre!? – si chiese Sendoh, imbronciandosi come un bimbo – Aya e Miyagi stanno insieme, Maki e Nobu pure... ci sono tutti, tranne noi!” si lamentò stringendosi al petto il suo Sposo.

“Beh, sai... forse una spiegazione c'è! – ammise Mito, guardando di sottecchi il proprio consorte – Io e Soichiro siamo bisessuali... Probabilmente, in questo universo, è prevalso il nostro lato etero...”

 

“Beh! Però è una cosa positiva!” trillarono i due rossini all'unisono, dispiaciuti per loro.

“Ah sì e perché?” domandarono i due vampiri, incrociando le braccia al petto e prestando loro la massima attenzione.

 

“Perché... Perché siete...” balbettò Sakuragi adolescente, cercando una risposta sensata.

“Unici! – esclamò trionfante il Vampiro del Fuoco – Nessuno è come voi! Siete speciali!”

 

“Mmm... È vero! Siamo unici e speciali!” annuirono i due immortali, ritrovando subito il buon umore.

 

“Tsk! Do'hao! – sospirarono le due volpi, sobbalzando nel sentire l'eco nel pronunciare il loro insulto preferito – Hn...”

 

“Baka Kitsune!” inveirono i due rossini, ridendo tra loro.

 

 

 

 

“Come fa De-de quando tu starnutisci?” domandò il Vampiro del Fuoco alla sua figlioletta.

La bimba assunse il cipiglio tipico del suo papà dai capelli neri e incrociò le braccia al petto.

“Gnu! Gnu!” scimmiottò, costringendo i presenti a ridere di gusto.

“E quando gli dico che non è necessario chiamare il dottore?” continuò il rosso.

“Gnu, gnu! Do-da-do! Gnu, gnu!”

“Hn!” mugugnò invece Kaede, per nulla divertito da quell'imitazione troppo realistica.

“Che avevo detto?” sogghignò il suo compagno, ottenendo in cambio il solito, immancabile: “Do'hao!” sibilò l'altro, cercando disperatamente di non arrossire.

 

Quello era un argomento ancora tabù per il Vampiro del Ghiaccio.

Non aveva mai apprezzato l'idea di esporre le proprie debolezze in privato, figuriamoci in mezzo a una ressa immane di gente.

Ok, magari era leggermente apprensivo, ma solo un po'.

Come tutti i genitori, del resto.

Non c'era nulla di male.

Ok: lui si agitava immediatamente appena sentiva un colpo di tosse o uno starnuto... ma che ci poteva fare se amava la sua famiglia più di se stesso?

 

Aveva però iniziato a smussare quel lato del suo carattere per amore di Hanamichi.

Pensandoci bene, era sempre stato questo la causa di tutti i suoi piccoli e grandi mutamenti.

 

Quando ai gemelli era venuta per la prima volta la febbre, il rossino aveva cercato di nascondere la propria agitazione per non farlo preoccupare ancora di più, ma l'attenta volpe se n'era accorta immediatamente.

Vederlo seduto sul loro letto, con i piccoli in braccio e quell'espressione sul viso confusa e frustrata, gli aveva straziato il cuore.

Era la prima volta che sentivano il pianto dei loro bambini e quel suono aveva gettato nel panico il povero rossino.

 

Kaede gli era andato vicino e aveva avvolto i suoi tre grandi amori con le lunghe braccia, iniziando a comprendere che, per diventare grandi e forti, i loro figli doveva affrontare quelle prime difficoltà e imparare a combatterle.

 

Sorridendo tra sé, il Vampiro del Ghiaccio si rese conto di quanto fosse decisamente bella la sua vita.

Non che non fosse stato felice di vivere con il suo Do'hao, ma con l'arrivo dei gemelli si sentiva decisamente più completo.

I due bambini erano la prova tangibile del suo amore per il bel rossino.

 

A volte, mentre sonnecchiava sul divano, si scopriva ad osservare il suo Do'hao, steso su un fianco  con le ginocchia appena piegate davanti alla televisione, con i gemelli seduti davanti a lui, con le schiene poggiate sul suo corpo.

Kaede si sentiva rinascere ogni volta che ascoltava le loro risate alla vista delle improbabili imprese di Scooby-Doo.

 

Certo, inizialmente era stato strano vedere le culle e i giocattoli sparsi per casa.

Mentre Sakuragi aveva immediatamente accettato i bambini, lui, seppur inconsciamente, aveva passato i primi giorni aspettandosi l'arrivo dei genitori dei piccoli che se li venivano a riprendere.

La certezza di essere diventato davvero genitore e non un semplice baby-sitter, gli fu data proprio dal suo Do'hao... o, per meglio dire, da una delle sue idee da Do'hao.

 

Un pomeriggio d'inverno, Hanamichi era tornato a casa con due orrendi cappotti: uno a forma di stella e l'altro di fragola.

 

“DO'HAO! – aveva tuonato immediatamente, smosso dallo sguardo angosciato dei gemellini – Non ti permetterò di mandare in giro i miei figli conciati come due Pokemon!!!”

 

I suoi figli.

 

In quel preciso istante, Kaede Rukawa aveva compreso di essere padre.

Ma nonostante questo, non si era mai sentito messo in disparte o dimenticato dal suo consorte, anzi!

Nonostante le sue idee assurde, Hanamichi restava sempre e comunque il suo dolce compagno, capace di grandi slanci d'amore e milioni di piccole attenzioni giornaliere.

Per paura che cadessero sbattendo la testa durante i loro colpi di sonno, lo sguardo del rossino era sempre puntato sui gemelli, ma quando dormivano tutta la sua attenzione era per la Kitsune.

Kaede non si era mai sentito più amato.

Decisamente, la sua vita non poteva essere migliore.

 

 

 

 

Kalea si sollevò in piedi, con le mani sui fianchi e il petto gonfio d'orgoglio, felice di ricevere tutti quegli applausi ed essere al centro dell'attenzione.

Mentre assumeva la postura tipica del Tensai, si ricordò di fare attenzione a non cadere all'indietro come l'ultima volta.

Meno male che era caduta su Tigro, altrimenti si sarebbe fatta male.

Pensandoci bene, il gattone non le era sembrato particolarmente contento, mentre si leccava la coda che accidentalmente gli aveva pestato...

 

Anche gli altri due bimbi si stavano sbellicando ma, nel bel mezzo di una fragorosa risata, Kyle si accasciò in terra privo di sensi.

“OH, KAMI! È SVENUTO!” gridò Kurumi allarmata.

“No, no! Tranquilla! Si è solo addormentato!” le sorrise il Vampiro del Fuoco, andando a recuperare suo figlio, per poi tornare a sedersi accanto al consorte.

 

“Ma... così?!” chiese la ragazza, profondamente allibita.

“Già! La cosa mi preoccupa un po', in effetti!” ammise Sakuragi, accarezzando la testolina del piccolo.

 

“Ma sai che, adesso che ci penso, anche Kae lo faceva sempre, da piccolo!” rise Katy, suscitando l'imbarazzo della giovane volpetta, che nascose il viso contro la spalla del suo rossino.

 

“Hn...” mugugnò disperato, pregando che sua madre non si mettesse a raccontare qualche assurdo aneddoto su di lui.

 

“Ma quando è cresciuto ha imparato ad addormentarsi in luoghi precisi: bici, scuola, poltrona. Beh, in bicicletta è pericoloso... ma rimane sempre vigile!” disse la pittrice, riuscendo a tranquillizzare il Vampiro del Fuoco.

 

“È sempre colpa tua, Kitsune!” sentenziò l'Immortale, guardando di sottecchi il proprio compagno.

“Hn! E Kalea che si addormenta in tre secondi netti, allora?” lo provocò Rukawa, soddisfatto di essere riuscito a togliergli dalla faccia quell'espressione trionfante e vederlo arrossire furiosamente.

 

“C'è di buono che la notte dormono senza problemi. Non si svegliano nemmeno con le cannonate! – proseguì il vampiro del Fuoco, rivolgendosi all'altro se stesso – Nel senso più completo del termine, dato che la Kitsune che devo sopportare IO, mi fa esplodere la caffettiera ogni mattina!” borbottò con fare accusatorio.

Il caffè era l'unico vezzo umano che aveva mantenuto ed erano più le volte lo scrostava dal soffitto, che quelle in cui lo poteva bere.

“Tu stai lontano dalla mia cucina!” sibilò istintivamente l'altro rossino, verso la propria volpetta malefica.

 

 

 

Kyle e Kalea avevano preso tutto da loro: soprattutto i difetti, si ritrovò a pensare il Vampiro del Ghiaccio con un mezzo sorriso.

 

Il bimbo, oltre ad addormentarsi di botto, aveva anche una fame vorace, degna del migliore dei Tensai.

Fortunatamente riusciva a mangiare anche nel sonno, quindi problemi non ne aveva.

 

Sorridendo tra sé, Rukawa abbassò lo sguardo per guardare suo figlio che aveva posato il viso sulla spalla di Hanamichi, il quale stava sfregando delicatamente la propria guancia contro la sua.

 

Kyle aveva afferrato il vestito del babbo e sollevato le ginocchia al petto, in quella sua posa tipica che lo faceva somigliare a una piccola ventosa.

Non c'era verso di staccarselo di dosso.

Rukawa aveva perso il conto dei maglioni che aveva strappato nel tentativo di posarlo nella culla, quando capitava che si addormentasse tra le sue braccia.

Meno male che avevano scoperto, seppure da poco, un ottimo diversivo per salvare il loro guardaroba: il biberon.

Appena sentiva l'odore del cibo, nonostante dormisse profondamente, il bimbo sollevava il musetto da volpe per poi aggrapparsi alla bottiglietta piena di latte, così i due vampiri potevano depositarlo nella culla senza problemi.

 

 

Kalea, invece, nonostante fosse molto più attiva del fratello e dormisse relativamente di meno, mangiava molto poco.

Bisognava distrarla con giochi sempre diversi per riuscire a darle il biberon, come se mangiare la annoiasse.

Certo, ronfava anche lei, ma almeno aveva la decenza di farlo capire.

Rimaneva immobile con gli occhi fissi in un punto imprecisato per tre secondi e poi crollava.

Ma il momento peggiore in assoluto era quando stava ferma, dato che significava solo una cosa: stava pensando seriamente. E quando pensava seriamente, c'era solo una conseguenza possibile: stava per avere un'idea alla Tensai... e quando aveva un'idea alla Tensai, c'era solo un risultato possibile: guai, grossi, grossissimi guai.

 

Come quando aveva deciso di appiattire i capelli a punta di Sendoh.

Peccato che ci aveva provato con la sua paletta da spiaggia rosa, tirandola violentemente sul cranio di Akira che era quasi svenuto per l'impatto.

 

Non che Rukawa si lamentasse, ovviamente: dato l'incidente il porcospino non si era fatto più vedere per mesi... ma tant'è che la piccola di casa una ne pensava e cinque milioni ne faceva.

 

 

Le due bimbe, intanto, intuito che il gioco era finito con l'abbandono di Kyle, corsero ognuna verso il rispettivo rossino.

 

“In braccio mamma!” trillò Kikyo, sollevando le braccine verso l'Hanamichi-adolescente.

“Mi innoio!” sentenziò Kalea, imbronciatissima, facendosi prendere in braccio dal suo papà caldo.

Finiva sempre così: nel bel mezzo di un gioco divertente, suo fratello si addormentava e lei restava con un palmo di naso.

 

“Mmm... Mamma mia e mamma mio. Due!” disse la piccola di casa, indicando prima Katy e poi il suo Hanamichi.

“Mmm... Na-na e De-de. Due! Uguali uguali! – rise la futura vampira, riferendosi ai suoi papà – Lui dorme sempre!” aggiunse poi, guardando il gemello.

“Anche lui! Uguali uguali!” le fece eco l'altra bimba, lanciando un'occhiataccia a suo fratello Kaede, che non gradì il paragone con il moccioso.

 

“Però è vero.” sussurrò il giovane modello, cercando di non ridergli in faccia.

“Hn... Do'hao!” arrossì la volpe, non trovando purtroppo nulla da obiettare.

Kalea, mentre si accoccolava meglio sul petto del suo papà, incrociò lo sguardo con il vampiro dai capelli a punta, seduto di fronte a loro accanto al suo Sposo.

“TI-VOGLIO-MORDARE!” ringhiò inspiegabilmente la bambina, mostrando i dentini al povero Sendoh che sospirò affranto.

“Hn?!” mugugnò Kaede perplesso, voltandosi verso sua figlia con un sopracciglio corvino sollevato.

“Ma perché mi odia così tanto!? Non le è bastata la paletta sulla testa?!” si chiese il porcospino disperato.

KALEA RUKAWA! – sbottò Hanamichi, guardandola con grande serietà – A parte il fatto che si dice mordere e non 'mordare',  chi ti ha insegnato a fare questa cosa?!”

“Lui!” rispose la piccola, indicando con un dito il vampiro che stava tentando una (poco) dignitosa fuga verso il giardino.

 

“Hisashi? – lo chiamò Yohei, afferrandolo per un orecchio – Smettila di istigare la bambina contro Akira o ti gonfio di botte!”

“Ma è divertente! AHI! Va bene, va bene! Non lo farò mai più!” capitolò il Vampiro del Vento.

 

“Stai lontano da mia figlia o ti disintegro!” sibilò il Tensai, con aria parecchio minacciosa.

“Non avete senso dell'umorismo! AHI! Va bene, ho capito!” gemette ancora Mitsui, messo all'angolo dal suo (poco) delicato sposino.

 

 

 

Hanamichi ripulì la bocca di Kikyo, completamente sporca di cioccolato.

La piccola lo guardò con gli occhioni supplichevoli, ma 'il suo mamma' fu irremovibile.

“Basta così. Hai già mangiato due budini!” le ricordò, accarezzandole una guanciotta rosea.

La bambina si accigliò per pochi istanti, sospirò profondamente e si abbarbicò meglio sul petto del ragazzo, limitandosi a sospirare un rassegnatissimo “Uffa, però!”

 

“Caspita se sono voraci!” commentò il suo alter ego dai lunghissimi capelli scarlatti, trovatosi di fronte alla golosità dei Rukawa di quell'universo.

Sakuragi gli sorrise, per nulla spaventato da lui, nonostante la sua natura di vampiro.

I loro ospiti, quando erano stati invitati a cena, erano stati costretti a spiegare ai padroni di casa la loro vera natura.

Colta la palla al balzo, i Rukawa si erano fatti raccontare della loro vita in un universo dominato dalla magia.

Avevano così saputo tutto, comprese le lotte, gli omicidi e le sfere di Prometheus.

 

L'adolescente si intristì pensando alla mamma del Vampiro del Fuoco, Eileen.

Sua madre Hélène, invece, era viva e vegeta...

Avrebbe dovuta chiamarla più spesso, si ripromise il giovane, poco prima di essere distratto da un borbottio sommesso che proseguiva da quasi un'ora.

 

“Hn...”

“Hn?”

“Hn.”

“Hn?!”

“Hn.”

“Hn.”

“Hn?”

“Hn!”

“Hn?!”

“Hn!”

“Hn.”

“Hn.”

“Hn?”

“Hn!”

“Hn?!”

“Hn!”

“Hn?!”

“Hn!”

“Hn...”

“Hn...”

 

“LA VOLETE PIANTARE, O NO?!” tuonarono i due rossi, all'indirizzo di quelle due stranissime volpi che dialogavano in modo tanto anomalo.

“Ma si capiranno davvero?” domandò Hanamichi-adolescente, sollevando un sopracciglio.

“Lo spero bene! È una lingua che hanno inventato loro!” replicò Sakuragi-vampiro, ridendo divertito.

 

 

“Ragazzi, l'anomalia atmosferica si è spostata a nord. Posso finalmente aprire un varco. Si torna a casa!” annunciò Anzai, cominciando a salutare i padroni di casa, persone assurde, è vero, ma dotate di grandissima generosità.

 

“Allora... ciao! – sorrise il vampiro del Fuoco – Abbi cura sia di te stesso che della tua volpe!”

“Anche tu!” ricambiò il rossino più giovane, salutando i loro straordinari ospiti con gli occhi un po' lucidi.

 

Incamminandosi in giardino, verso la fontana, Mitsui si accigliò piuttosto perplesso.

 

“Non ho ancora capito cos'è successo. Perché Kalea è stata portata qui?” domandò allo stregone.

“La curiosa anomalia che è avvenuta qui stanotte, è coincisa con la stessa che ha colpito il nostro universo. Sia io che Rukawa-san possediamo degli specchi particolari che hanno fatto da ponte tra i nostri due mondi. Il suo laboratorio è proprio sotto la camera di Kikyo, lei e Kalea si sono scambiate di posto perché posseggono la stessa identica bambola. È stata lei a creare l'ennesimo legame che ha permesso loro di passare da un universo all'altro. Insomma, è stato un semplice caso!” spiegò loro l'uomo, con una alzata di spalle.

 

“Oppure destino! – esclamò il Tensai – È stato così strano vederci così giovani e... mortali...”sussurrò, stingendo tra le braccia i gemelli.

“Hn...” Kaede gli accarezzo una guancia, comprendendo perfettamente la ragione della sua tristezza.

 

Anzai si avvicinò a Sakuragi, senza perdere il suo buon umore.

“Avranno tutti una vita molto lunga e immensamente felice!” gli assicurò, facendogli l'occhiolino.

“Nonno!” esclamò il vampiro, sorridendo commosso.

“I miei incantesimi di protezione sono imbattibili!” gongolò l'anziano mago, attraversando il portale, in compagnia delle quattro coppie.

 

 

 

Una volta a casa, Kaede si avvicinò al suo Do'hao, per aiutarlo a mettere Kyle nella culla.

“Kitsune? È aggrappato ai miei capelli.” lo avvertì il Vampiro del Fuoco, sorridendogli sconsolato.

“Diversivo?” gli chiese Rukawa, pur conoscendo già la sua risposta.

“Diversivo!” rise Hanamichi, attendendo che il consorte tornasse con il biberon.

 

Appena annusò l'odore del latte caldo, Kyle sollevò il musetto da volpe e si abbarbicò alla bottiglietta, permettendo al suo papà di portarlo al piano di sopra.

 

Rimasto con sua figlia, il rossino provò a farla cenare, nonostante l'agitazione della bimba.

Aveva vissuto una giornata molto intensa e conosciuto tantissime persone e faticava ad assopirsi, anche se aveva gli occhietti assonnati.

 

Dopo una buona mezz'ora, Sakuragi riuscì a convincerla a stendersi nel suo lettino.

Tra uno sbadiglio e l'altro, Kalea continuava a parlargli della sua nuova amica e dei giochi che avevano fatto insieme.

“Io rivedo bimba?” volle sapere ad un certo punto, posando una guancia su quella del babbo caldo.

“Non lo so, piccola. – gli rispose il rossino, con grande sincerità – Forse: Ma nel frattempo la puoi sognare!”

“Allora sogno!” sentenziò la bambina abbracciando la sua bambola, per poi sprofondare tra le braccia di Morfeo.

 

Dopo un ultimo sguardo ai gemelli, Hanamichi andò in camera sua, dove trovò Rukawa già sdraiato, intento a leggere una rivista sportiva.

 

Una volta pronto, il rossino si sedette sul letto, fissando un punto imprecisato del pavimento.

“Kami Sama!” sospirò all'improvviso, scoppiando inspiegabilmente a piangere.

“HN?!”

Kaede lo guardò immobile per un istante, prima di allungare le braccia per stringerselo al petto con un sospiro rassegnato.

 

Eccola lì: le reazioni a scoppio ritardato del suo Do'hao.

 

“Quando ho visto quella bambina... e non era lei... Kami! Se non l'avessimo più ritrovata, io...” stava dicendo il suo compagno, nascondendo il viso contro il petto della volpe.

“Ma è andato tutto bene, hai visto? Abbiamo ritrovato Kalea e ci siamo anche ricordati di com'eravamo! Forse era destino!” lo tranquillizzò Rukawa, accarezzandogli i lunghi capelli scarlatti.

“Mmm... forse è vero...” ammise Sakuragi, riuscendo a calmarsi.

 

“Eri molto carino da piccolo. Beh, lo sei anche adesso.” concesse la volpaccia malefica, prendendolo spudoratamente in giro.

“Il Tensai è sempre bello! – borbottò il Vampiro del Fuoco, stando però al gioco – Vorrei dire lo stesso di te ma, quando ti ho incontrato, eri già anziano!”

“Do'hao!”

“Baka Kitsune!”

 

I due Immortali rimasero a fissarsi in cagnesco per alcuni istanti, prima di sorridersi e unire le loro labbra in un dolcissimo bacio.

“Questo non cambierà mai!” mugugnò la volpe, rimboccando le coperte al suo grande amore.

“Sempre e per sempre!” rise il Tensai, crogiolandosi nel suo abbraccio.

 

 

 

 

 

“Kami Sama! Non riuscirò mai più a guardare Yohei negli occhi!” sospirò Mitsui, ancora sconvolto dall'incontro con i vampiri.

“Dovrei essere io quello sconvolto!” gli fece notare Akira, sorridendo al suo compagno.

“Non fare il geloso! – lo avvertì l'ex teppista – Cosa dovrei dire di Jin, allora?” borbottò Hisashi, infilandosi sotto le coperte con un sospiro soddisfatto.

“Buonanotte Hisa!”

“Notte, Aki!”

“...”

“...”

“Hisa?”

“Dimmi!”

“Sono così scemo?!”

“Ma no! Cosa vai a pensare!?”

“Ah! Meno male!”

“...”

“ Mmm... Hisa?”

“Dimmi!”

“Sono così hentai?!”

“Un po' sì!”

“Ah! Ok!”

 

“Aki?”

“Dimmi!”

“Sono così scemo?!”

“Ma no! Cosa vai a pensare!?”

“Ah! Meno male!”

“...”

“ Mmm... Aki?”

“Dimmi!”

“Sono così hentai?!”

“Un po' sì!”

“E MENO MALE!” esclamarono i due ragazzi ridendo sonoramente, poco prima di unire le loro labbra in bacio selvaggio, lanciando i loro boxer sul pavimento.

 

 

 

 

 

Rukawa uscì dal bagno con solo un asciugamano attorno alla vita.

Entrando in camera da letto, trovò il suo Do'hao seduto vicino alla finestra, intento a scrutare le stelle.

“Hn?! Come mai non sei ancora a letto?” gli domandò, sfiorandogli una gota con le labbra.

“Adesso arrivo!” gli sorrise il ragazzo, sospirando profondamente.

La sua espressione così dolce e serena, stupì la volpetta curiosa.

“Cosa c'è?” chiese, assurdamente geloso.

Doveva essere solo lui l'artefice di quell'espressione sul viso del suo compagno.

“Sai, Kitsune, stavo pensando che, indipendentemente da cosa ci accadrà in futuro, in un posto non molto lontano da noi, io e te staremo insieme per sempre!” gli spiegò Sakuragi, inclinando il capo per lasciarsi baciare ancora un po'.

“Non ti facevo così romantico, Do'hao!” lo prese in giro Rukawa, più per nascondere il proprio imbarazzo che per altro.

“Baka Kitsune! – replicò Hanamichi, fingendosi indignato – Tsk! E io che avevo voglia di uno one-on-one!” sussurrò, guardandolo di sottecchi.

“Magia o no, Kaede Rukawa non rinuncia mai ad una sfida!” gli ricordò la volpetta innamorata, fiondandosi sul suo bel rossino, felice di 'giocare' con lui.

Insieme.

Per sempre.

 

FINE

 

 

Questa stramba avventura, mi è venuta in mente mentre scrivevo Strange family, tant'è che i nomi dei personaggi della fic li ho scelti per assonanza con quelli di Vampyre Story:

 

Byron e Shane – Aron e Shun

Hikaru e Kazuya (Yayu) – Hanya e Yuri

Arthemius e Kindra – Michael e Kei (questa è meno immediata, ma l'ho fatto per variare)

Eileen e Hélène (la mamma dei rossini nelle due serie)

 

... E così via.

 

Mi sembrava un modo simpatico per dire addio a queste due storie che rappresentano un pezzetto importante della mia vita.

Un bacio a tutti e GRAZIE per l'affetto che avete dimostrato nei confronti di questi personaggi così assurdi e strampalati!

(_O_)