Questa è una fic dolciosa che mi è venuta in mente dal nulla. Non è una song-fic, ma fa riferimento a una canzone bellissima!

Naturalmente è dedicata a Enlil-chan il quale computer si è rotto – chissà se l’ha riparato?? – e a Mamma- figlia Najka, nonostante sia in grave ritardo con i miei regali!!! >.< (è inutile, te lo rinfaccio finché non estingui i tuoi debiti!!!)

E volevo anche dedicarla a due certe ragazze rompiscatole e antipatiche, specie a quella della spallata nell’aula audiovisivi, cosicché io possa assicurarmi che NON leggano nulla di ciò che scrivo. Diciamo che è una prova. Scuse a chi non capisce, ma è meglio che io non vada nei particolari! Miao!

 

E finalmente anche Ru copula!!!

 



Una canzone dai capelli rossi

di Gyh


La canzone comincia.

Chitarra. Nient’altro.

Voce.

Le parole si espandono dentro le orecchie di Kaede, raggiungendone i timpani, trasformando le onde in musica.

Il ragazzo sta ascoltando la sua canzone preferita. Più volte i vicini si sono lamentati per come la teneva alta anche a tarda notte, ma non c’era stato verso di fargli cambiare modo di fare. Né le richieste cortesi, né le suppliche, né le minacce. Per Rukawa la musica era una cosa sacra, proprio come il basket e detestava doverla racchiudere, imprigionare in un volume basso che non le si addiceva.

Invece adesso eccolo, con le auricolari nelle orecchie, il lettore CD in funzione.

Questa volta proprio non può permettersi di fare rumore, anche se sono solo le sei di sera e potrebbe farne quanto ne vuole senza che i vicini si lamentino.

Perché se un certo rossino sdraiato sul suo letto si svegliasse allora sì che sarebbero guai.

Si metterebbe ad urlare, a lamentarsi, magari gli romperebbe lettore e CD! Prima di rimettersi a dormire. Cioè, tornare in catalessi.

Sorride, al pensiero, lui che non lo fa mai.

E dire che è lui quello che diventa violento quando si sveglia! Ma lui e il suo do’aho hanno passato tutta la notte a fare l’amore e il giorno a scuola e agli allenamenti. Almeno lui durante le lezioni ha dormito! Hana, invece, non ci riesce quasi mai. Dice che il prof lo sveglia, oppure lo sveglia direttamente Mito. Oppure i compagni fanno troppo rumore, o c’è troppa luce… alla fine non dorme mai. “Ci credo che alla fine torna a casa dagli allenamenti esausto…” pensa Rukawa.

Il sorriso diventa più malizioso, quando pensa a perché è così stanco.

È stata una notte splendida.

E adesso il suo piccolo do’aho sta dormendo, con la testa posata sul cuscino che lui stesso gli ha regalato – in realtà ci dorme sempre lui! – quello coi gattini rossi disegnati.

La mano chiusa a pugno vicino al viso, girato su un fianco, nella sua direzione.

È senza maglia, per dormire indossa solo i boxer, ma Kaede non può vedere il suo corpo, perché la visione gli è preclusa dalla coperta. È molto freddoloso, il suo do’aho. Infatti di notte gli si stringe sempre addosso. Capita a volte che si addormentino non proprio abbracciati, solo vicini, ma al mattino si svegliato sempre appiccicati. Che dolce, il suo do’aho.

 

E la canzone continua.

Il testo è così malinconico che Kaede non può fare a meno di posare una mano tra le ciocche carminio del suo tesoro, perché vuole sentirlo vicino, coccolarlo, accertarsi della sua presenza anche tramite il tatto.

A Kaede non importa di quello che gli altri penseranno di lui. Possono fare un po’ quello che gli pare, dire quello che vogliono – purché non sia nulla di offensivo nei confronti di Hana! – e per il resto non c’è problema.

I suoi genitori non hanno mai saputo chi fosse loro figlio. Forse perché lui non gliel’ha mai mostrato lui. Chissà.

I compagni di scuola… loro non ne hanno proprio idea!

Ma ha estremamente bisogno che Hana lo capisca. Solo questo. Non gli chiede nient’altro.

Solo Hana lo vede, solo Hana lo conosce. E per questo lo ama con tutto sé stesso.

È in Hana che può vivere, che può respirare, esistere. Solo in lui.

 

Quando non lo conosceva si sentiva vuoto. Non aveva rapporti con nessuno.

Si diceva che forse, in qualche strano modo, poteva affermare di non esistere.

Perché se non ci fosse stato non sarebbe cambiato niente per nessuno.

E poi era arrivato Hana.

E per Hana qualcosa sarebbe cambiato.

 

Il rossino mugugnò qualcosa, nel sonno.

Lentamente aprì gli occhi, destandosi.

Rukawa si rimproverò per averlo svegliato accarezzandogli i capelli. Il suo do’aho era stanco!

Spense il lettore CD, abbandonandolo sulla propria scrivania.

-         Mi sono addormentato? – chiese il rossino in un mormorio reso roco dal sonno appena interrotto.

-         Mhm. – mugugnò il moro, con un cenno d’assenso, continuando a far vagare la propria mano sui capelli infuocati di Hanamichi.

-         Da quanto? – domandò l’altro, strusciando la guancia contro il cuscino.

-         Una mezz’ora… continua a dormire. – gli disse il moro.

Si abbassò lentamente e gli posò un bacio sulla fronte, con fare rassicurante.

Era incredibile. Hanamichi riusciva a fargli esplodere dentro una tenerezza infinita anche solo con un sorriso, o un’espressione assonnata o qualche altro particolare dolce.

Attardò un poco le proprie labbra sulla fronte del rossino, prima di staccarsi.

Si guardarono negli occhi per qualche attimo prima che Kaede gli chiedesse, senza nemmeno rendersene conto:

-         Hana… tu sai chi sono, vero?

Non poté non notare la nota quasi supplice, quasi di panico nella propria voce.

Era certo che adesso Hanamichi avrebbe capito, ma avrebbe sfoggiato la risata del tensai e avrebbe replicato un “Certo… sei una volpaccia!”

Invece il rossino gli sorrise dolcemente.

Allungò le braccia e strinse a sé il volpino, portando il suo viso contro l’incavo della propria spalla.

-         Sei la mia kitsune… sei la mia ragione… - sussurrò Hanamichi.

In parte Kaede ci aveva azzeccato con la risposta.

-         Do’aho… - commentò Rukawa, sospirando sul collo del suo amante.

-         Grazie tante… e io che ti dimostravo il mio amore. – sbuffò Hanamichi, passando le dita tra i fili di seta corvina che erano i capelli del suo volpacchiotto.

-         Il mio do’aho… - aggiunse l’altro, strusciando il viso contro il collo del rosso, alzandosi dalla sedia sulla quale si era seduto per osservare il suo amante mentre dormiva beatamente.

Salì sul letto, trascinando in basso Hanamichi, abbracciandolo stretto, sdraiandosi accanto a lui.

-         Hai di nuovo ascoltato quella canzone, vero? – gli chiese Hanamichi.

Kaede diventava così dolce, quando l’ascoltava!

L’avevano sentita prima di fare l’amore per la prima volta.

Era stato così naturale, semplice…

Era tutto venuto da sé.

-         Ecco perché sei così dolce! – constatò il rossino, leggendo una risposta affermativa negli occhi dell’altro.

-         Ringrazia i Goo Goo Dolls. – replicò Rukawa, posandogli un bacio sulla guancia.

Hanamichi sorrise in risposta, prima di perdersi in uno sbadiglio.

-         Dormi, do’aho. Anzi, dormiamo. – propose Rukawa, togliendosi pantaloni e maglia e rimanendo anche lui in boxer, prima di infilarsi sotto le coperte, accanto al suo rossino.

Come al solito la scimmietta gli si rannicchiò contro con un sorriso soddisfatto, prima di scivolare lentamente nel sonno.

 

Rukawa, invece, rimase ad osservarlo. Delicatamente gli accarezzò il viso e i capelli a lungo. Il suo do’aho. Che lo capiva e lo amava. Era lì con lui. Per lui. Per sempre.

Facendo attenzione a non fare rumore né muoversi troppo per non svegliare il proprio amante, Rukawa allungò un braccio fino alla scrivania, riappropriandosi del lettore CD. Si infilò di nuovo gli auricolari e riprese ad ascoltare la canzone che aveva sempre nel cuore quando pensava ad Hana.

 

And I’d give up forever to touch you

‘cause I know that yuo feel me somehow.

You’re the closest to heaven that I’ll ever be

And I don’t wanna go home right now.

And all I can taste is this moment

And all I can breath is your life.

When sooner or later it’s over

I just don’t wanna miss you tonight.

And I don’t want the world to see me

‘cause I don’t think that they’d understand.

When everything’s made to be broken

I just want you to know who I am.

And you can’t fight the tears that ain’t coming

Or the moment of truht in your lies.

When everything feels like the movies

Yeah, you bleed just to know you’re alive.

And I don’t want the world to see me

‘cause I don’t think that they’d understand.

When everything’s made to be broken

I just want you to know who I am.

 

Le parole gli rimbombano nella mente.

Mentre ascolta quella canzone non può fare a meno di rivivere tutti i loro momenti insieme.

Quando si sono baciati.

Al campetto, dopo un one on one. Si erano guardati negli occhi, erano così vicini, il tramonto li illuminava, faceva risplendere ogni singola goccia di sudore che scorreva sui loro corpi. E si erano baciati piano, dolcemente.

Poi si erano separati e si erano guardati.

Si erano capiti. E avevano sorriso.

 

Poi i loro appuntamenti.

L’imbarazzo di Hanamichi al cinema, mentre cercava di sforzarsi di vincere la vergogna, credendosi inosservato, per prendergli la mano e alla fine era stato Kaede ad afferrargliela, perché se aspettava ancora quel do’aho finiva il film!

 

Oppure tutte le loro partite.

Quando Hanamichi gli era caduto addosso ed erano rimasto sdraiati, abbracciati e appiccicati fino a che il rossino non si era accorto con grande imbarazzo di qualcosa di decisamente duro che gli premeva sulla coscia.

 

E come dimenticare il momento in cui la sorellina di Kaede era entrata nella camera del fratello mentre questo si stava baciando con Hanamichi? E il sorriso malizioso di quest’ultima, che aveva augurato loro un “Buon proseguimento!” prima di uscire dalla stanza appena in tempo per evitare il cuscino – non quello coi gatti! – che il moro le aveva lanciato contro.

 

Oppure quando erano a casa del rossino, da soli, a vedere un film di paura e Hanamichi si era spaventato così tanto che si era fatto accompagnare in bagno e aspettare fuori dalla porta.

 

Ma il ricordo migliore era decisamente la loro prima volta.

Hanamichi era sempre stato molto timido e pudico. Quando si parlava di dolci carezze e tenere effusioni, baci, abbracci di certo non si risparmiava. Ma quando Kaede faceva scendere un poco le mani, palpando un po’ troppo, allora si ritraeva imbarazzato.

Per questo il moro pensava che sarebbero occorsi mesi prima di riuscire a fare l’amore col suo tenerissimo ragazzo. Infatti non ci aveva mai provato. Ok, ogni tanto l’aveva toccato un po’ ovunque, ma era più per stuzzicarlo e imbarazzarlo che per altro.

Poi, un giorno, erano a casa di Kaede da soli.

Avevano fatto – a turno – la doccia e poi si erano seduti sul letto a parlare, ascoltare musica, coccolarsi.

E c’era sempre quella canzone.

Si erano baciati, a lungo, dolcemente. Poi il bacio era diventato più appassionato, i tocchi più intensi.

Si erano ritrovati nudi nel letto, uno sopra l’altro, senza neanche sapere come.

E allora avevano continuato.

Ad Hana aveva fatto male. Molto male. Ma la sensazione di avere Rukawa in sé, di custodirlo al proprio interno, di racchiuderlo come una madre col proprio figlio prima di partorirlo lo aveva abilmente distratto dal dolore, fino a farglielo dimenticare. E poi la dolcezza, l’attenzione di Kaede nel muoversi dentro di lui.

-         Ti fa male? – gli aveva chiesto, con voce roca, dopo qualche spinta leggera.

Hanamichi aveva scosso la testa, mentendo spudoratamente. Non gli faceva poi molto male, ma non poteva certo dire che la cosa fosse totalmente indolore.

E Kaede aveva capito, aveva letto nel suo sguardo, lo aveva chiamato “Do’aho” e aveva rallentato ancora l’andatura, fino a che la sofferenza del suo Hana non era scomparsa del tutto.

 

Oppure quella volta… la prima volta che Hanamichi l’aveva baciato… lì.

Stavano baciandosi sul divano e le loro carezze lasciavano presagire che sarebbero andati molto oltre. Il rossino si era staccato per un attimo dal suo volpino, lo sguardo incerto, indeciso, le guance paonazze.

-         Ehm… Kaede… posso fare una cosa? – gli aveva chiesto, esitante.

Rukawa aveva annuito lievemente, anche se con un certo timore. E se gli avesse chiesto di poter fare l’attivo? Era così difficile negare qualcosa al suo rossino… ma lui proprio non se la sentiva di fare il passivo! Però Hana ci sarebbe rimasto male e magari avrebbero perfino litigato…

Era così perso nelle sue elucubrazioni mentali che neanche si era accorto della testa del rossino che si era abbassata fino alla cerniera dei suoi pantaloni, finché non cominciò a slacciarla.

-         Hana…? – mormorò, stupito.

Il rossino non rispose. Lentamente gli tolse i pantaloni e gli abbassò un poco i boxer, osservandolo estasiato.

Era lo sguardo di Hanamichi che impediva a Kaede di muoversi. Sembrava un bambino quando scarta il suo regalo di natale, la stessa incredulità, la stessa gioia, la stessa scintilla negli occhi. Il rossino avvicinò il viso al sesso eretto della sua volpetta, osservandolo, studiandolo, ammirandolo. Respirò a fondo, ne inalò il profumo, prima di alzare gli occhi sul volto di Rukawa, chiedendogli, incerto.

-         Kae… posso?

-         Do’aho… - sussurrò Rukawa, sorridendogli e accarezzandogli i capelli come risposta.

Si sentiva davvero sollevato! Non avrebbe dovuto stare passivo.

Ma il sorriso sulle sue labbra si spense quando una linguetta calda e bagnata si posò rapidamente sulla punta del suo sesso, prima di ritrarsi altrettanto velocemente. Gemette, reclinando il capo.

Il rossino era estasiato. Aveva fatto gemere il suo volpino, gli stava dando piacere.

Posò un bacio sulla punta e vi si strusciò contro con la guancia, affettuosamente. Lo strinse lievemente tra le mani e lo prese completamente in bocca.

Cominciò a succhiare, interrompendosi ogni tanto per baciarlo per tutta la sua lunghezza, accarezzandolo delicatamente con le dita. Scoprì di adorare passare le mani e pettinare i peli che stavano alla base del sesso di Kaede, così scuri e arruffati.

-         Hana… - lo chiamò il moro.

Lo afferrò per i capelli, portandolo verso di sé e lo baciò a lungo, con passione.

Gli tolse i pantaloni e i boxer, la maglia gliela alzò soltanto. Doveva prenderlo subito.

Lo fece posizionare a cavalcioni su di sé. Non l’avevano mai fatto in quella posizione, voleva tanto provarla.

Ma nonostante l’urgenza che sentiva, nonostante il suo sesso pulsasse tanto da dolergli, non accelerò i tempi nel preparare il rossino. Come al solito avvicinò le dita alla sua bocca e il rossino le fece entrare e le leccò, le succhiò, guardandolo in volto, fisso negli occhi. Quando le fece uscire dalla sua bocca il rossino nascose il volto nell’incavo della sua spalla, rimanendo lì, a gemere e a mugolare per tutto il tempo della preparazione.

Quando Kaede entrò in lui fu dolce. Incredibilmente dolce. Rimase fermo a lungo dentro di lui, perfino più del solito, per farlo abituare.

Voleva guardarlo. Studiare i suoi lineamenti, la sua pelle dorata imperlata di mille gocce di sudore, i suoi capelli umidi che gli ricadevano in tante ciocche sul volto, voleva studiare la sua espressione perduta, i suoi occhi languidi, le sue labbra rosse e gonfie, socchiuse per ansimare. Voleva studiare i suoi piccoli capezzoli duri, la peluria rossiccia alla base del suo sesso teso, la vena che lo percorreva, voleva studiarlo completamente mentre lo racchiudeva.

-         Ti amo… - gli sussurrò Hanamichi, chinandosi un poco in avanti, per sfiorargli una guancia con dita riverenti.

-         Anch’io… - rispose Rukawa, prima di assestare la prima spinta.

 

Erano così tanti i loro ricordi. Ognuno più bello dell’altro.

 

Il compleanno di Kaede.

Una festicciola con la squadra, organizzata dal suo rossino, e poi dritti a casa, a finire in bellezza la serata!

Kaede non si sarebbe mai dimenticato del lunghissimo nastro rosso che il rossino aveva indossato per lui, un po’ ironicamente, un po’ dolcemente… ma al moro era piaciuto davvero, quel regalo, specialmente considerando la panna e la nutella che erano rimaste dalla preparazione della torta.

Più in là Hanamichi avrebbe ammesso, col volto in fiamme, che era stato un consiglio di Sendo e Mitsui e che probabilmente era stato davvero scemo a seguirlo, però voleva davvero fare tutto ciò che poteva perché quella serata fosse speciale. Kaede era rimasto a lungo indeciso sul da farsi. Ringraziare Sendo e Mitsui o picchiarli a sangue direttamente?

Poi aveva deciso che era meglio la via di mezzo del non fare niente. Se li avesse picchiati Hanamichi avrebbe pensato che il regalo non era gradito e invece lui quel regalo fantastico lo rivoleva, altroché!

 

Se l’era aspettato per Natale, trepidante. Quando il rossino aveva detto che i regali non si ripetono c’era rimasto così male che per poco non si metteva a piangere. Ma anche quella volta aveva avuto modo di chiedersi se ringraziare o uccidere Sendo e Mitsui, visto che i loro regali consistevano in un paio di manette e tre paia di slip commestibili.

In compenso era il rossino a volerli uccidere.

 

Ricordi, ricordi, ricordi.

Tutti i suoi ricordi più belli, più veri e intensi erano legati al ragazzo dolce e dall’anima indomita che dormiva tranquillamente tra le sue braccia, il volto rilassato. Quando dormiva Hana aveva l’abitudine di muovere le labbra, ogni tanto.

Le apriva leggermente, si passava la lingua sulle labbra, le richiudeva, le mordicchiava.

Era un’abitudine che di solito infiammava i sensi di Kaede, che la notte precedente l’aveva appunto svegliato per potersi soddisfare, per poter chiudere quelle labbra con le proprie – utilizzando, nel frattempo, il regalo più che gradito di Mitsui e Sendo, alias le manette natalizie.

Ma in quel momento proprio non poteva. Hanamichi era troppo stanco! Anzi, lo era anche la notte prima, eppure non l’aveva nemmeno preso a testate quando l’aveva svegliato per renderlo consapevole dei bassi istinti che lo tenevano desto.

 

Ricordi, ricordi, ricordi.

I loro baci, le loro partite, i loro pugni, le loro carezze, i loro pugni che diventavano carezze e corse fino al letto, al divano, al tappeto – e quella volta, che avevano fatto l’amore sotto l’albero di Natale, dopo averlo decorato insieme – e quando…

Basta, doveva distrarsi.

Avvertiva il bisogno pressante di baciare e stringere con tutta la propria forza il suo Hanamichi, ma se lo avesse fatto lo avrebbe svegliato.

 

-         Kaede… - avvertì un bisbiglio leggero e sottile, il fiato caldo del rossino che gli sfiorava il petto.

Il suo Hana aveva aperto gli occhi e lo fissava, dolcemente.

-         Lo sai che ti amo? – gli disse.

-         Sì. – rispose Kaede, con un sorriso dolce.

-         Bene. – approvò il rossino, con un’espressione soddisfatta e determinata, prima di ricadere con la testa sul suo petto e ricominciare a dormire.

Chissà a che cosa stava pensando! Che cosa aveva sognato?

 

Kaede sorrise, accarezzandogli delicatamente i capelli.

 

Ricordi, ricordi, ricordi.

 

Owari ^_^

 

Ru: finalmente… ç__ç finalmente… una lemon… misera, ma una lemon come si deve… ç__ç tra me e Hana… ç_ç

Hana: --\\\\\\\\\-- beh…

Akira: ^__^ bei regali!

Gyh: le manette le ho regalate anch’io a una mia amica!

Cmq il testo della canzone in italiano dice:

 

e mi arrenderò per sempre al toccarti

perché so che in qualche modo mi senti.

Sei più vicino al cielo di quanto non sarò mai

E non voglio perderti stanotte.

E tutto ciò che posso toccare è questo momento

E tutto ciò che posso respirare è la tua vita.

Quando prima o dopo è finito

Io voglio solo che tu sappia chi sono.

E non voglio che il mondo mi veda

Perché non penso che capirebbero.

Quando tutto è creato per essere distrutto

Io voglio solo che tu sappia chi sono.

E non puoi combattere le lacrime che vengono

O i momenti di verità nelle tue bugie

Quando tutto sembra un film

Sanguini per sapere di essere vivo.

 

Forse dovrei scrivere che è una PWP, visto che non fanno altro che dormire, ascoltare musica, copulare e basta. Però credo che sia troppo dolciosa – per quanto orrenda – per essere PWP, quindi… ^^’’’ condoglianze a chi ha letto!

È Iris dei Goo Goo Dolls e penso che molti la conoscano, visto che è una delle colonne sonore di City of Angels.

Il testo è all’incirca questo, ma visto che io non ce l’ho né in inglese né in italiano potrebbe – anzi, di certo – contiene errori.

Miao miao!!!