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Disclaimers:
Mettiamolo in chiaro: lo so che Hana nei film porno è di Najka. Perciò
le ho chiesto il permesso di scrivere questa fic e lei ha detto che
l’idea le piaceva e che non era un plagio, perché la trama è
completamente diversa. Quindi perdonate questa mia mancanza d’inventiva,
ma mentre si parla di film porno possono emergere idee che è difficile
mandare via! Specie quando si è hentai come la sottoscritta… =___=
Allora, io non so
niente dell’ambiente dei film porno, quindi sono andata a caso
avvalendomi della mia ignoranza! ^__^
Tanto per cambiare
Hana è ooc come pochi… zob! ç__ç
Dediche: per
Hymekuccia in ritardo di più di venti giorni dal suo compleanno… e per
Mel con un ritardo di qualche mese… ^^’’ questa fate a metà in
quanto ad auguri perché è lunga… ok, non regge, però… ç_ç
Shadows of my minddi
Gyh
Kaede Rukawa era incredulo. E anche incredibilmente eccitato. Erano quattro anni che lavorava come attore di film porno. Avrebbe dovuto essere abituato a qualsiasi cosa, a qualsiasi ragazzo, per quanto seducente e bello, gli capitasse davanti. Aveva cominciato quando aveva appena diciotto anni, non perché avesse bisogno di soldi, ma per fare qualcosa che innervosisse davvero, fino in fondo, la sua famiglia, che lo facesse mandare al diavolo senza farlo finire sotto un ponte. E adesso eccolo. Uno degli attori porno più famosi di tutto il Giappone. Guadagnava due milioni di yen per ogni film che girava e ne girava almeno sette o otto al mese. Era ricco. Era bello. Poteva dire di avere tutto, no? Di recente si era comprato una mercedes, da parcheggiare nell’ampio garage della propria villa. Già, aveva tutto… o forse no.
Perché ogni volta che tornava a casa era di nuovo solo. Perché ogni volta che girava un film si chiedeva dov’era quella famosa persona con la quale passare la vita a far l’amore. Perché aveva ammiratori e fan a fiotti, ma nessuno che avrebbe pianto la sua morte, a parte, forse, alcuni registi con cui aveva più o meno fatto amicizia.
Ma quella volta… quella volta no.
Non appena aveva visto il ragazzo con cui avrebbe dovuto lavorare il suo cuore aveva perso un battito. Farsi pagare per fare l’amore con quell’angelo? Avrebbe pagato lui per poterlo anche solo baciare! Era troppo bello per essere vero… lui e il fatto che se lo sarebbe portato a letto. E poteva anche rivedere la scena…
E pensare che era solo un sostituto! In realtà era con un certo Mitsui che avrebbe dovuto lavorare, ma questo aveva avuto un infortunio ad un ginocchio ed era segregato in ospedale.
- Sono Hanamichi Sakuragi – si presentò il rossino, porgendo la mano a Rukawa – Piacere.
Ma Rukawa non rispose, limitandosi ad osservare la mano di Hanamichi con un sopracciglio alzato.
Gli avevano detto che lavorava lì da non più di tre mesi circa, ma aveva la sua stessa età. Strano che non avesse cominciato a lavorare prima.
Poteva sfruttare quell’occasione per i propri interessi, però. Se Hanamichi lavorava da poco, di certo non aveva incontrato molti colleghi… e visto che era dall’esatto istante in cui lo aveva visto che Rukawa bramava di assaggiare quelle labbra… e poi erano soli, nello spogliatoio. Certo i costumi di scena erano piuttosto banali, potevano anche restare con i vestiti di tutti i giorni. Ma il regista era stato categorico. Dovevano girare delle scene che parlano della vita di una coppia, ma le personalità dei due personaggi dovevano trasparire anche dai vestiti. Infatti lui doveva indossare una camicia nera e un paio di jeans e il rossino un maglione largo e bianco e, sotto, una camicia bianca che sarebbe stata sbottonata e dei jeans larghi.
Che idiozia, pensò Rukawa.
Ma smise di pensare non appena ebbe spinto il rossino contro la parete dello spogliatoio, premendo le proprie labbra su quelle dell’altro. Vista la bocca aperta per lo stupore non fu difficile infilarvi la lingua, sfiorarla, strofinarla con la propria. Aveva un buon sapore. Era caldo. E sarebbe stato suo di lì a poco.
- Che cavolo…?! – ansimò il rossino, quando il moro si separò da lui.
- Perché non abbiamo mai lavorato insieme e questo è il metodo più efficace per conoscerci. – spiegò sbrigativamente Rukawa, ansioso di baciare ancora quel ragazzo.
Era incredibile! Faceva l’attore di film porno, quel rossino, eppure le sue guance erano deliziosamente arrossate per l’imbarazzo, mentre corrugava le sopracciglia. Il moro lo osservò, rapito, mentre abbassava lo sguardo, decidendo che forse non aveva torto.
Rukawa lo baciò di nuovo, voracemente. Non capiva che cosa fosse, ma qualcosa gli urlava che quel ragazzo non era una persona comune… e che doveva averlo assolutamente. Gli piacque da impazzire, ogni movimento incerto di quella lingua, quasi inesperta… avrebbe continuato a baciarlo per ore intere, senza mai smettere, se non che un bussare alla porta li avvisò che dovevano sbrigarsi.
Si staccarono lentamente, guardandosi negli occhi. Si sondarono, si conobbero in uno sguardo.
Ma di nuovo furono interrotti dal bussare alla porta e dalla voce del regista che li esortava ad uscire.
Uscirono.
- Bene! Senti, Sakuragi, so che sei nuovo del mestiere, devi solo fingere di essere fidanzato con Rukawa, chiamarlo Kaede e comportarti come si comporterebbe un ragazzo molto dolce… all’inizio dovrete solo baciarvi, ma quando Rukawa fa scendere le mani tu scostati. In breve dovreste essere una coppia che non ha ancora consumato perché tu non sei ancora pronto, ok? Per il resto non è difficile, farà tutto Rukawa e mi raccomando, devi continuare a cercare di opporti…
Ma Dopo le prime frasi Hanamichi già non stava più ascoltando. Si era perso ad osservare quel letto, al centro della stanza e quel divano poco vicino. Sì, gli avevano detto che la scena sarebbe cominciata lì, era uno dei loro mesiversari e dovevano fingere di stare insieme, baciarsi… era quasi tutta improvvisazione…
Hanamichi aveva cominciato a lavorare come attore porno pochi mesi prima e aveva avuto come partner solo Sendo e Maki, nessun altro. Però aveva già fatto diversi filmini e sembrava avere già un discreto numero di fan, anche se non leggeva neanche le lettere che gli arrivavano. Odiava il fatto che il Giappone fosse pieno di uomini che pensavano a lui mentre… mentre…
Arrossì furiosamente, al solo pensarlo. Non gli piaceva. Se non fosse stato che lo avevano sfrattato col cavolo che avrebbe mai intrapreso quella “carriera”. Ma aveva ancora qualcosa a cui aggrapparsi. Non aveva mai preso né era stato preso da nessuno, ancora. Era vergine. Certo alla produzione non faceva piacere che continuasse a rifiutarsi e anche i suoi due partner gli facevano spesso pressione. Ma lui non se la sentiva. Forse non sarebbe stato poi così difficile interpretare un ragazzo che si rifiutava di far sesso…
- … fino a che Rukawa non ti avrà preso, allora ti piacerà, dormirete abbracciati eccetera. È tutto chiaro?
Nessuna risposta.
Il regista era davvero furibondo. Era il più rinomato regista di film porno su scala nazionale e prima uno dei suo attori non veniva perché infortunato e gli mandavano un novellino che, per quanto bello e bravo a recitare, d’accordo, riusciva anche a piangere a comando, restava un novellino… e questo non lo ascoltava?!
- Mi stai ascoltando o no?! – ringhiò ad Hanamichi, che sussultò, facendo un salto all’indietro dallo spavento.
- Sì… tutto… tutto chiaro! – si affrettò a rispondere il rossino, spaventato dall’ira del regista.
In realtà non aveva capito proprio niente! Solo qualche frase… dovevano fingersi fidanzatini, baciarsi, lui doveva rifiutarsi quando Rukawa ci provava e… poi? Beh, tanto aveva detto che avrebbe pensato a tutto Rukawa… lui doveva solo opporsi, no? Tanto l’agente della sua agenzia aveva sicuramente spiegato al regista che lui non aveva e non avrebbe mai fatto sesso completamente e fino in fondo, no? E poi il regista gli aveva spiegato a grandi linee cosa fare e come comportarsi prima di spedirlo a cambiarsi!
- Allora… sedetevi sul divano. – sbuffò il regista.
Il rossino arrossì, andandosi a sedere sull’ampio divano di pelle nera. Le luci soffuse e le candele rendevano tutto così romantico… eppure quella situazione – specie le telecamere - non la era per niente. Anche se il suo partner era bellissimo e baciava divinamente…
- Allora, Sakuragi, tu dovresti stenderti un po’ su Rukawa… come un fidanzatino molto dolce e innamorato… così, splendido! Rukawa, tu accarezzagli i capelli e la schiena… ok, si gira!
La telecamera cominciò a riprendere.
Hanamichi era mezzo steso su Rukawa, ancora seduto e appoggiato allo schienale, la testa sul suo petto, le mani del moro che vagavano tra i suoi capelli e sulla sua schiena.
- Buon mesiversario, amore… - gli sussurrò Rukawa, posandogli un bacio tra i capelli.
Al rossino mancò un battito. Si alzò un poco per poter posare un casto bacio sulle labbra del moro.
- Anche a te, Kaede… - gli disse, con un sorriso dolce.
Il moro gli portò una mano dietro la nuca, tirandolo di nuovo a sé per un altro bacio, più profondo.
Era il paradiso. Le labbra del rossino di nuovo sue… e lui si lasciava invadere così docilmente dalla sua lingua, si lasciava esplorare e accarezzare. Era l’ora dello show…
Portò una mano su una natica di Hanamichi, tentando di farla entrare nei boxer di quest’ultimo, lasciati scoperti dai jeans larghi che il rossino indossava.
Immediatamente Sakuragi si irrigidì e si scostò, allontanandosi un poco, guardandolo con degli occhi da cucciolo così grandi e lucidi che fu davvero tentato di prenderlo seduta stante. Ma doveva rispettare il copione…
- Eravamo d’accordo di aspettare… - pigolò il rossino, guardando altrove. Una telecamera si avvicinò a riprendere il suo corpo, i boxer neri lasciati scoperti in parte e poi si spostò, sull’erezione svettante del moro.
- Tu eri d’accordo… - replicò Rukawa – io voglio farlo.
- Lo so… - sussurrò Hanamichi, abbassando la testa, stringendo tra le mani il maglione – Non sono ancora pronto…
- So che è la tua prima volta. Non ti farei del male… - disse Rukawa.
Zoom della telecamera sull’espressione famelica di Rukawa e su Hanamichi, sulle sue guance arrossate.
- Lo so… - ripeté Hanamichi – ma non sono pronto ugualmente…
Il moro sospirò, porgendogli una mano.
- Vieni qui… - sussurrò, con voce dolce e rassicurante.
Gli occhi di Hanamichi s’illuminarono di sollievo e amore, mentre gattonava di nuovo verso il suo ragazzo, allacciandogli le braccia dietro il collo e affondando il volto nell’incavo della sua spalla.
- Ti amo… - mormorò il rossino, stringendolo più forte.
- Nh… - mugugnò Rukawa, portando le mani sui suoi fianchi.
Aveva una voglia incredibile di far scendere le mani. Lo aveva toccato solo per pochi secondi, solo un minuto prima… lo rivoleva, per sé, quei glutei perfetti… lo voleva completamente…
Fece risalire le mani alla vita, sulla schiena, accarezzandolo solo lì. Con gli occhi chiusi, intento a baciarlo, sentì qualcuno che si avvicinava. Evidentemente li stavano filmando molto da vicino.
Si staccarono ansimanti e si guardarono negli occhi. Il rossino li abbassò quasi subito.
- Ho sete… - mormorò.
Gli avevano detto sbrigativamente, poco prima di farlo cambiare, che dovevano bere ancora un po’. Lanciò un’occhiata al tavolino basso davanti al divano, dove faceva bella mostra una bottiglia di champagne immerso nel ghiaccio. Probabilmente non era affatto champagne, almeno non alcolico. Forse era solo acqua frizzante. Non aveva molto tempo per chiederselo.
Afferrò la bottiglia, la aprì e se ne versò un bicchiere, bevendone poi fino a metà. Era proprio champagne, ma probabilmente era analcolico. Il resto lo porse al collega, che lo fissava con occhi scintillanti e bramosi.
Si sentiva bruciare, sotto quello sguardo. Tutto in quel ragazzo faceva pensare a qualcosa di gelido. La pelle pallida e nivea, i capelli scuri come il cielo notturno e quei modi regali, non altezzosi, ma davvero maestosi… quella fredda indifferenza che aveva osservato tanto ammirato e sconcertato prima di entrare nel camerino a cambiarsi…
Ma lì era stato sorpreso, molto sorpreso, dal bacio violento e improvviso di Rukawa. E quegli occhi… erano gli stessi, adesso, gli stessi di prima…
Stava davvero fingendo? Era davvero un bravo attore, doveva esserlo, nel settore era praticamente il più famoso! Ma perché aveva finto di desiderarlo, guardandolo in quel modo anche prima che fossero cominciate le riprese?
- Vuoi? – chiese il rossino a Rukawa, porgendogli il bicchiere mezzo pieno di champagne, asciugandosi le labbra con la mano libera.
Il moro si limitò ad allungare lentamente, suadentemente la mano e ad afferrare con delicatezza quella del rossino, portandola verso di sé per bere lo champagne direttamente dalla sua mano. Hanamichi arrossì, sorpreso, seguendo il movimento di Rukawa fino ad adagiarsi di nuovo sul suo petto, osservandolo mentre reclinava il capo per bere.
Quando il bicchiere fu vuoto si guardarono negli occhi. Di nuovo quello sguardo. Hanamichi non riusciva a reggerlo e abbassò il volto, affondandolo nel petto dell’altro, stringendolo forte, in cerca di un appiglio solido, a cui aggrapparsi per non essere trascinato via dalla corrente impetuosa di emozioni che lo avvincevano, lo torturavano da quando aveva visto Rukawa.
- Beh? – sussurrò il moro, accarezzandogli i capelli – non hai più sete?
Il rossino alzò la testa, con un sorriso timido.
- Un po’… - bisbigliò, a voce abbastanza alta da essere sentito anche dai futuri spettatori.
Il moro non rispose e si alzò un poco, allungandosi fino ad afferrare la bottiglia.
- Stenditi un po’… - sussurrò al rossino, premendogli entrambe le mani sul petto per farlo sdraiare leggermente sulla schiena.
- … cosa…? – mormorò il rossino, obbedendo però al moro.
Non era ancora tempo di opporsi, gliel’aveva assicurato lo sguardo di Rukawa.
Kaede portò la bottiglia alle labbra del rossino, che aprì lentamente la bocca, appoggiandola sulla superficie fredda.
Il moro inclinò la bottiglia, facendo bere al rossino grandi sorsi di liquido. Presto questo non ce la fece più e scostò il viso, ansimando.
Lo champagne gli si versò addosso, macchiando il maglione.
- Scusa… - sussurrò Kaede, posando la bottiglia sul tavolino e cominciando a togliergli il maglione.
- Cavolo… è freddissimo… - bisbigliò il rossino, senza potersi trattenere però dal pensare che aveva capito il motivo della camicia slacciata sotto.
Si lasciò spogliare docilmente. Si sentiva un poco accaldato e languido. E se fosse stato vero champagne? Alcolico? Il moro non sembrava affatto provato, ma dopotutto lui ne aveva bevuto solo mezzo bicchiere. Lui invece si era scolato quasi una bottiglia intera!
Sentì le labbra del moro che gli si posavano sul mento, a ripulirlo dallo champagne.
- Scusa… - lo sentì sussurrare di nuovo e il suo respiro caldo gli solleticò la pelle bagnata.
- Non c’è bisogno di scusarsi tanto… - lo rassicurò, passandogli le mani tra i capelli morbidi e setosi – Non fa niente…
La telecamera si avvicinò. Riprese la lingua di Rukawa che cominciava a leccargli il mento e poi scendeva sul collo, poi il petto del rossino, il punto in cui la camicia aperta lasciava scoperto un capezzolo teso e la mano di Rukawa che saliva a pizzicarlo.
Hanamichi lo capì. Doveva cominciare a resistere, gliel’aveva detto una stretta della mano del collega sul fianco.
- Mmh… - mugolò, scostandolo da sé – dai, Kaede…
Il moro sbuffò, impaziente. Quella visione di Hanamichi era fantastica.
La camicia slacciata, le guance rosse per l’imbarazzo e per l’alcol, gli occhi scintillanti e un succhiotto sul collo. Sì, un marchio del suo possesso. Lui era stato lì, le sue labbra si erano posate su quella pelle e l’avevano succhiata. Perché quella pelle era sua.
Il rossino finse di sbadigliare, stiracchiandosi languidamente, lasciando che la camicia salisse un po’ lasciando scoperti il suo addome e di nuovo quei boxer, i pantaloni erano scesi fino all’inguine.
- Ho un po’ di sonno… - disse il rossino, con la voce impastata dall’alcol.
Si distese un po’ sul divano, appoggiando la testa sulle gambe di Rukawa, nascondendo parte del volto tra le proprie braccia e mugolò, soddisfatto per la posizione comoda che aveva trovato. Sospirò profondamente e cominciò a fingere di dormire.
Il moro sentiva il proprio cuore battere velocemente nella cassa toracica. Forse gliel’avrebbe sfondata. La camicia era scivolata sulla pelle del rossino, lasciandogli scoperta una spalla. E il viso dall’espressione innocente, mentre fingeva di dormire sulle sue gambe, una mano chiusa a pugno davanti al volto.
Abbassò una mano ad accarezzarlo.
Passò una mano sul suo viso, accarezzando le labbra a lungo, studiandole, poi le sue dita bramose si erano spostate su una guancia morbida, sulla sua pelle vellutata. Poi sui capelli setosi.
Il rossino non si muoveva ancora.
- Hana…? – lo chiamò, piano.
Nessuna risposta.
Sì, Rukawa aveva sentito il regista, poco prima che li mandasse negli spogliatoi, parlare di una scena in cui Hanamichi avrebbe potuto fingere di dormire, per aver bevuto un po’ troppo. Sì, sarebbe stata una scena molto carina, specialmente considerando l’espressione abbandonata che il rossino avrebbe assunto in un finto sonno. Era così incredibilmente dolce e insieme tremendamente sensuale, con la spalla scoperta e la camicia slacciata. Notò con la coda dell’occhio una telecamera che scendeva ad osservare il corpo di Hanamichi, lentamente, una visione completa e poi i particolari, come un capezzolo nudo e il modo in cui la stoffa candida accarezzava sinuosamente la spalla nuda del rossino.
Il moro fece scendere ancora la mano. Accarezzò il rossino e il suo petto, si divertì a strappargli flebili ansiti accarezzandogli il capezzolo roseo.
La mano scese a sollevargli la camicia e a scoprirgli l’addome. Le dita scivolarono ad accarezzare la sua pelle morbida e calda, poi risalirono verso i fianchi e la vita. Gli piaceva la curva sinuosa che aveva quel punto.
Il rossino mugolò e si mosse un poco e il moro abbassò lo sguardo sul suo viso. Aveva aperto gli occhi e lo osservava con un’espressione confusa.
Davanti a quegli occhi caldi e innocenti il moro si sentì invadere da una colata di miele dolce e bollente, che ammaliava il sangue nelle sue vene, denso e bruciante.
Doveva averlo.
Lo fece alzare in piedi, accompagnandolo fino al letto.
- Mmh… ho sonno… - mugolò Hanamichi, affondando il capo nell’incavo della spalla del moro.
L’altro non rispose e l’aiutò a distendersi sulle lenzuola.
Gli tolse la camicia e il rossino si girò di fianco, raggomitolandosi su sé stesso in cerca di calore.
La telecamera inquadrò i suoi jeans, il modo malizioso in cui racchiudevano i suoi glutei tondi. Il moro non dovette certo sforzarsi, per immaginarsi la salivazione azzerata degli avventori della cassetta e quanto sarebbero stati bramosi di vedere finalmente quei jeans tolti, fatti a brandelli.
Aprì il cassetto del comodino lì accanto e ne prese un nastro di seta scuro. Ne saggiò, davanti ad una telecamera, la resistenza, tirandolo più volte con forza. Notò l’obiettivo che si spostava sul rigonfiamento tra le sue gambe e si voltò verso il rossino che strusciava il viso contro il cuscino morbido. Sentì un brivido che gli scendeva per la schiena, nel vederlo così abbandonato e svestito.
Lo prese sotto le braccia e lo tirò un poco su, girandolo sulla schiena. Gli alzò le braccia e legò entrambi i polsi in una presa ferrea con il nastro, girandolo attorno a entrambi più volte. Doveva essere almeno un paio di metri, visto che un buon metro del nastro scendeva ancora. Afferrò quel pezzo di seta e lo legò saldamente alla testiera del letto, mentre il rossino cominciava ad agitarsi.
Quando i loro visi furono l’uno di fronte all’altro il rossino piantò due occhioni spaventati e spalancati in quelli dell’altro.
- Che vuoi fare…? – gli chiese, con la voce acuta e tremante per la paura.
Il moro non rispose e si chinò a prendergli il lobo dell’orecchio tra i denti, mordicchiandolo piano, lasciandolo andare solo per tornare a leccarlo con dedizione.
- Cosa… no! Kaede! Smettila! – cominciò ad urlare il rossino, scalciando e dimenandosi sotto di lui.
Non era la prima volta che lo legavano mentre lavorava. Chissà perché tutti continuavano a vederlo bene con le manette ai polsi o, nel caso specifico, con dei nastri. Proprio non se lo spiegava. La prima volta non aveva nemmeno dovuto fingere di piangere, visto che, spaventato, le lacrime gli erano uscite da sole, avevano cominciato a sgorgare senza sosta quando il suo collega aveva cominciato a toccarlo più intimamente. Era stato con Sendo il suo primo lavoro e anche il suo primo bacio. Quando poi lo aveva preso con le dita… non voleva nemmeno ricordarlo. Oltre il dolore c’era stato un senso di umiliazione che l’aveva distrutto. Aveva pensato che avrebbe continuato a lavorare lì, ma che dopotutto i suoi incarichi non sarebbero stati molti. Giusto un paio al mese, forse. E invece gli avevano detto che la videocassetta aveva venduto moltissimo e che aveva ricevuto moltissime richieste di lavoro. Si era sentito cadere il mondo addosso. Non poteva rifiutare di lavorare, aveva potuto solo scegliere di avere pochi colleghi. Ma con quei due, Maki e Sendo, non poteva rifiutarsi di girare.
Il moro si alzò da lui e cominciò a frugare di nuovo nel cassetto.
- Kaede… slegami, dai… - mormorò Hanamichi.
Ma tra le mani di Kaede c’era un altro pezzo di stoffa, bianco, che usò per imbavagliarlo. Il rossino si limitò a scuotere un poco la testa. Presto le lacrime cominciarono a salirgli agli occhi. Era diventato un vero professionista.
- Sei bellissimo… - commentò Rukawa, ammirato, posandogli un bacio sulla fronte.
Hanamichi chiuse gli occhi, voltando la testa, non riuscendo a reggere quello sguardo.
Sentì le mani del moro che gli tiravano giù i pantaloni. Sospirò, alzando impercettibilmente il bacino per aiutarlo.
- Meraviglioso… - sentì la voce di Rukawa che sussurrava.
Poi le sue labbra. Sul collo. Sul petto. Solo baci leggeri e superficiali. E poi la sua lingua. Di nuovo il suo lobo, il suo collo e i suoi capezzoli. Lì non poté trattenersi dal mugolare, inarcandosi.
- Vedo che non ti dispiace… - commentò il moro, con un sorriso malizioso, leccandogli nuovamente un capezzolo.
Hanamichi ricominciò ad agitarsi, sotto di lui, facendo per dargli una ginocchiata al fianco, ma questo non fece altro che produrre una risatina divertita nel moro.
- Rilassati, amore… - sussurrò Kaede, posizionandosi tra le sue gambe per bloccargli ogni movimento e facendo scendere una mano dentro i suoi boxer.
Hanamichi ansimò, inarcandosi verso la sua mano e Rukawa, che ritrasse l’arto, sorridendo divertito per la reazione tanto sincera dell’altro.
- Ma allora ti piace… - sussurrò suadente, portando la mano tra i capelli del rossino.
Le carezze sul sesso di Hanamichi gli avevano abbassato un po’ i boxer neri, adesso accarezzati da una soffice peluria rossa. Rukawa rimase molto colpito da quel colore, pensava che fosse impossibile che quel ragazzo avesse del rosso anche… lì… eppure era logico, si capiva subito che il rossino non era tinto. Chissà perché era convinto che i peli pubici fossero neri o castano scuro…
Li accarezzò con dita leggere, pettinandoli affettuosamente, come se stesse coccolando un cucciolo. Sorrise, al pensiero.
Hanamichi aveva voltato la testa, stava mordendo il lembo di stoffa che gli impediva di parlare… un po’ lo intimoriva, quel bavaglio, quella totale impossibilità di comunicare. Non era mai stato imbavagliato. La sua bocca serviva, nei filmini…
Questo pensiero gliene portò un altro, più inquietante.
Se le sue mani e la sua bocca erano bloccati… come avrebbe fatto Rukawa a venire? Scartò immediatamente l’idea che facesse da solo, no, non si addiceva al personaggio né alla “trama”, se così poteva chiamarsi, del filmino. Forse strusciandosi contro di lui?
Un dubbio gli passò per la mente. Magari il suo manager – se così si poteva chiamare – si era spiegato male…
E se avesse dovuto prenderlo? Dopotutto lui non aveva seguito quasi per niente le spiegazioni e le parole del regista, forse non l’aveva ascoltato mentre lo diceva… e poi il modo in cui, anche sul divano, Rukawa continuava ad accarezzargli i glutei, come un tesoro che presto sarebbe stato scoperto…
Dubbio, paura. Quasi certezza, ormai.
Cominciò a dimenarsi con ancora più convinzione, strattonando il nastro che lo ancorava con i polsi al letto.
Aveva ancora i boxer. Solo quelli. Ed erano anche parecchio abbassati…
“Ma perché non ho ascoltato il regista…” si rimproverò mentalmente, sospirando angosciato, continuando a strattonare il nastro. Non cedeva di un millimetro e faceva pure male.
- Ehi, ehi… - lo richiamò dolcemente Rukawa, afferrandogli i polsi con entrambe le mani, immobilizzandoli fino a che non smisero di fare forza.
Hanamichi perse un battito, di fronte al sorriso gentile che il moro gli aveva rivolto.
- Così ti fai male… - sussurrò il moro, accarezzandogli dolcemente i polsi solcati ormai da strisce rosse.
Le baciò piano, dolcemente.
- Non farti male… non voglio che tu ne provi… - gli disse il moretto, abbassandosi sul suo viso, per posare un bacio sulla sua guancia morbida.
Il rossino voltò la testa, serrando le palpebre, cercando una soluzione. Come faceva a far capire che non voleva essere preso?
- Calmati, tesoro… ti piacerà, vedrai. – gli promise Rukawa, posandogli un altro tenero bacio sulla guancia.
Sorrise dolcemente, intenerito, notando le lacrime che cominciavano ad affacciarsi e poi a scendere da quegli occhi color cioccolato, che sembravano davvero disperati. Era davvero un bravo attore, quel Sakuragi! Ma perché aveva strattonato quel nastro con tanta forza, prima? Non gli faceva male?
Decise di non pensarci.
Si abbassò sul collo del rossino e lo morse delicatamente. Non gli era mai successo di sentirsi in quel modo con i colleghi… così intenerito da loro… con quel rossino voleva essere dolce. Voleva davvero che gli piacesse, per poterlo conoscere, magari, anche al di fuori del lavoro… sembrava un ragazzo così perfetto, così dolce…
Ma Hanamichi non provava le stesse cose. Lui aveva paura. Una paura dannata. Dio, non voleva essere preso. Non voleva perdere la verginità, era tutto ciò che gli rimaneva di veramente suo…
“Non toglietemi anche questo…”
Si sentiva come una bambola. Vezzeggiato da dolci parole e complimenti, adorato con carezze e viziato con i baci… ma inascoltato. Non poteva muoversi né parlare. Non poteva fare niente.
Si arrese sotto il corpo dell’altro, limitandosi a piangere in silenzio. Forse i suoi sospetti erano infondati, no? Forse il manager si era spiegato bene, forse…
Avvertì le mani di Rukawa che scendevano lungo la sua schiena, fino ad arrivare ai glutei, che accarezzò ed esplorò con decisione, stringendo più volte, senza fargli male.
- Chissà quanto sei stretto… - soffiò Rukawa al suo orecchio, con tono estatico – Non vedo l’ora di sentirlo…
Un tuffo al cuore. I sospetti erano totalmente fondati.
Terrore.
Cominciò a dimenarsi di nuovo, tentando di calciare via il moro, piangendo…
Ma era inutile…
Voltando lo sguardo si accorse che il regista lo stava osservando sorridendo soddisfatto per la perfetta recitazione.
- Smettila, dai… non voglio farti male… - lo rassicurò il moro.
Il rossino non poté che sorridere cinicamente, dentro di sé. Alla faccia del non fargli male, stava per violentarlo!
- … ma tu non costringermi a fartene. – il tono era duro, adesso, quasi cattivo.
Il rossino si fermò di colpo. Forse se non fosse stato più docile Rukawa gli avrebbe fatto più male… deglutì, per poi sospirare, disperato. Si abbandonò sulle lenzuola, continuando a piangere, mentre avvertiva le mani del moro scendere, togliendogli i boxer, che vennero abbandonati in fondo al letto.
- Bravo, così, cucciolo… - sussurrò Rukawa, soddisfatto dal suo abbandono, accarezzandogli dolcemente una guancia, costringendolo a voltare il viso verso di lui.
Cominciava ad avere dei dubbi anche lui. Quella recitazione era troppo perfetta… che stesse facendo sul serio? Dopotutto poco prima aveva osservato divertito come il rossino non avesse ascoltato neanche una parola del regista… e quelle lacrime… sembravano proprio sincere e disperate.
Ma cosa poteva fare? Non poteva certo fermarsi e chiedere al rossino se stava fingendo sul serio! Sospirò, perdendosi negli occhi lucidi e profondi del ragazzo sotto di lui… scrollò via i dubbi dalla propria mente, era troppo bello perché potesse rimuginare ancora a lungo su che cosa fare… sapeva benissimo cosa doveva fare.
Il rossino mugolò per attirare la sua attenzione. Il moro osservò il suo volto.
Hanamichi scosse la testa, lentamente, puntando i propri occhi dritti in quelli dell’altro.
Rukawa sorrise.
- Mi dispiace… - sussurrò, quasi fosse davvero dispiaciuto – Ma ti voglio troppo…
Il rossino sospirò, angosciato. Non poteva fare più niente. Si limitò a piangere e a voltare la testa.
Se avesse alzato lo sguardo avrebbe visto le telecamere che pendevano dal soffitto o il cameraman. Preferiva ignorare tutto quello…
Sobbalzò, incredulo, mugolando. Non l’aveva avvertita prima, quella lingua… non si era accorto di come la testa di Rukawa si fosse abbassata tra le sue gambe, cominciando a leccarlo lentamente, con metodica calma.
- Fai proprio tanto rumore, sai? – lo punzecchiò il moro, posando un bacio sulla punta umida del sesso del rossino.
Hanamichi non rispose, inarcandosi di nuovo per il contatto.
Ma Rukawa si abbassò ancora, mentre le sue mani gli sollevavano le natiche per portarle all’altezza della sua bocca.
No, non poteva farlo… nessuno gliel’aveva mai fatto…
Lo fece.
Il rossino avvertì la lingua di Rukawa serpeggiare su un suo gluteo, prima di giungere alla sua apertura, inumidendola lentamente, dolcemente, facendolo rabbrividire e fremere.
- Non ti preoccupare… - lo rassicurò Rukawa, rialzandosi su di lui fino a che i loro occhi non si specchiarono gli uni negli altri – Ho intenzione di prepararti per bene, prima.
Il rossino scosse di nuovo la testa, con forza, mentre il moro apriva il cassetto del comodino dal quale aveva estratto nastro e bavaglio. Ne prese un tubetto di vaselina.
Chiuse gli occhi mentre Rukawa spargeva sul proprio sesso una buona dose di lubrificante, per poi spargerne sulle proprie dita.
Prima lubrificò l’esterno dell’apertura di Hanamichi, passandovi intorno, rilassando i muscoli, sotto gli occhi bramosi di una telecamera, poi fece entrare lentamente la prima falange.
Era stretto, strettissimo. Gli faceva male perfino un dito, questo si capiva dal modo in cui serrava i muscoli… possibile che fosse vergine?
Allora… forse non fingeva, forse c’era stato un errore…
Rukawa alzò uno sguardo esitante sul volto di Hanamichi, che ricambiò, con un’espressione di terrore con una punta di speranza.
“Ha capito… ha capito che sono vergine… ora mi libererà… ora mi slegherà e spiegherò tutto al regista…”
- Piccolo… - sussurrò Rukawa, al suo orecchio.
Si stava rivolgendo a lui, non al suo personaggio. Si era chinato su di lui come se gli stesse leccando un orecchio, mentre la telecamera era ancora intenta a riprendere il primo dito in parte affondato nella sua apertura. Gli stava parlando a voce bassissima, un bisbiglio rassicurante. Nessun altro avrebbe sentito, né il regista, né il cameraman… stava parlando a lui, non al personaggio, a lui.
- Non preoccuparti, farò piano… avresti dovuto dirmelo prima, che sei vergine…
No, non aveva capito un tubo!
Ma secondo quel cretino uno vergine si faceva sodomizzare tranquillamente per un filmino?! Allora era proprio stupido!
In realtà Rukawa era diviso… voleva prenderlo, assolutamente. Ma ormai ne era quasi certo… stava per violentarlo sul serio. Non gli piaceva questo pensiero. Stava per macchiare la persona più pura che avesse visto da anni, un ragazzo che arrossiva pudicamente mentre si lasciava baciare da lui, che rispondeva impacciatamente alle carezze voraci della sua lingua. Stava per sporcarlo, prendendolo con la forza, contro la sua volontà… ma non l’avrebbe fatto con violenza, facendogli male… sarebbe stato attento e dolce e delicato. Voleva che gli piacesse, voleva che continuasse anche oltre…
Oltre quel lavoro…
Insinuò lentamente, fino in fondo, l’indice dentro l’apertura strettissima del ragazzo. Aspettò immobile dentro di lui, leccandogli amorevolmente un capezzolo, massaggiandogli il sesso con la mano libera, per rilassarlo, per eccitarlo, per non fargli male quando l’avrebbe preso.
- Rilassati, piccolo… - gli sussurrò, suadente, continuando a seviziargli il petto con tanti baci delicati.
Hanamichi non sapeva più cosa fare, non capiva più niente. Le carezze sul suo membro erano meravigliose, quei baci a fior di pelle fantastici e quel dito affondato dentro di lui stava cominciando già a spandergli dentro quei brividi elettrici che presto sarebbero cresciuti d’intensità, facendolo impazzire.
Un altro dito cominciò ad entrare, lentamente, mentre di nuovo la testa del moro si abbassava tra le sue gambe, prendendo completamente in bocca il sesso del rossino, cominciando a pompare e a prepararlo nello stesso momento.
Hanamichi ricominciò a dimenarsi, quasi più di prima, per il piacere.
Lo faceva impazzire, non riusciva più a pensare, nemmeno a respirare. Si sentiva morire e resuscitare ad ogni affondo di quelle dita, ad ogni tocco di quella lingua. Nemmeno si era accorto di come il numero delle dita fosse aumentato, non vedeva la telecamera che lo filmava da vicino, davanti a lui c’era solo una luce grandiosa, quasi divina…
Poi tutto finì. Le dita uscirono, la bocca si spostò. Il rossino alzò il bacino, con un gemito supplicante, perché doveva venire assolutamente…
Poi di nuovo il terrore. Se ne rese conto di nuovo, dopo quell’emozione terribile e meravigliosa che gli aveva tolto la capacità di pensare.
Stava per prenderlo.
Stava davvero per farlo…
Serrò immediatamente le gambe, tentando di nuovo un disperato tentativo di strappare il nastro che gli ancorava i polsi.
Non servì a niente. Sentì le mani di Rukawa che gli sollevavano i glutei, poi il suo sesso contro le natiche e contro la sua apertura.
“No… non può farlo… non può farlo davvero…”
Serrò le palpebre e sentì le labbra del collega baciargli teneramente la fronte e gli occhi chiusi, le guance.
- Rilassati, amore… - gli consigliò Rukawa, prima di spingere.
La punta entrò.
Il rossino s’inarcò, tremando, irrigidendosi per il dolore.
Il moro s’inarcò contro di lui. Era incredibile quanto fosse stretto… ma doveva resistere, non poteva prenderlo troppo forte… per distrarsi voltò lentamente la testa, tanto in quel punto avrebbero certamente ripreso il rossino e il suo volto contratto dal dolore. Scorse un cartello del regista, che gli diceva di muoversi, di cominciare a spingere.
Scosse piano la testa in risposta e il regista lo osservò sorpreso e un po’ irritato. Era la prima volta che Rukawa rifiutava un ordine, di solito seguiva tutte le indicazioni alla lettera… ma decise di fidarsi, in fondo Rukawa la sapeva lunga sul lavoro, ogni volta che faceva un piccolo cambiamento in un video tutto riusciva decisamente meglio.
- Fa male? – chiese Rukawa al rossino, riportando tutta la sua attenzione su di lui.
Gli occhi lo fissavano imploranti. Lo stava pregando con lo sguardo di uscire, perché gli faceva male, troppo male…
- Rilassati, amore… rilassati… - gli sussurrò piano.
Allungò una mano a massaggiargli il sesso. Poco a poco il rossino cominciò a mugolare dal piacere. Ogni volta che Rukawa lo sentiva rilassarsi affondava un poco di più.
Arrivò fino in fondo. Hanamichi continuava a piangere.
- Non spingo finché non sei pronto… - lo rassicurò, appoggiandosi con la testa al suo petto, ansimando.
Nonostante le sue parole sapeva che non avrebbe resistito ancora per molto. Maledizione, era troppo stretto, accogliente… era bollente da bruciarlo…
Il rossino si limitò a voltare la testa continuando a piangere e a gemere per le carezze leggere delle mani di Rukawa su di lui.
Prima spinta, leggera, lenta.
Già non gli faceva più male, avvertiva uno strano sfrigolio di piacere, un qualcosa che lo spingeva a rilassarsi, a desiderare un’altra spinta, di quel corpo caldo sopra il suo…
Seconda spinta. S’inarcò gemendo, spingendosi contro il proprio amante.
Il resto non riuscì a viverlo del tutto, perché una parte di lui era persa, non sapeva dove, ma non poteva essere lì, doveva essere volata via, chissà dove, perché non riusciva più a pensare né a fare niente, a parte mugolare, quel maledetto bavaglio che gli impediva di urlare per sfogare il suo piacere, spingersi contro Rukawa…
E poi la luce. Strana, bianca, che quasi lo accecava.
Il sole che nasce.
Qualcosa di bollente era schizzato dentro di lui e lui… era venuto.
Rimase ansimante, sotto Rukawa, ansimava anche lui.
Si guardarono negli occhi, increduli.
“Ti ho trovato” pensarono entrambi. Non sapevano neanche cosa volesse dire, eppure l’avevano pensato…
- Stop!
La voce altisonante del regista li interruppe.
Si voltarono verso di lui, che sorrideva soddisfatto.
- Un capolavoro, un capolavoro! Siete stati fantastici, tutti e due! Sakuragi, sei un attore nato! Potrei anche fare un’intera serie di vostri filmini, scommetto che avrebbero un successo incredibile! La parte in cui andate a dormire la faremo più tardi, ma siete stati fantastici!
Nel frattempo Rukawa era ancora dentro Hanamichi.
Si guardarono di nuovo negli occhi, il rossino non riusciva a pensare a niente.
L’aveva violentato. Era stato violentato. Preso contro la sua volontà. Era stato costretto a…
Rukawa cominciò a slegare i polsi del rossino, lentamente.
Erano così arrossati… doveva avergli fatto malissimo… si sentì in colpa, inesorabilmente in colpa.
Le braccia di Hanamichi scivolarono verso il basso, sul copriletto, inerti.
Il moro gli tolse il bavaglio, guardandolo negli occhi.
- Davvero, non avevo mai visto un… cos’è quel sangue? – chiese stupito il regista.
Il moro si sentì morire. L’aveva preso troppo forte, lo sapeva, lo aveva fatto sanguinare.
- Sa… Sakuragi, che succede…? – domandò il regista, stupito.
Hanamichi aveva ricominciato a piangere in silenzio, con gli occhi spalancati a fissare Rukawa.
Fu proprio in quel momento che entrò la risposta.
- Fermi tutti!
Yohei Mito. Amico e collega di Sakuragi. Era stato lui a farlo entrare nell’agenzia… era entrato nella stanza ansimante, sbattendo la porta, con la camicia slacciata e i jeans mezzi aperti.
Tutti lo osservarono strabiliati, che cavolo ci faceva lì?! Ma gli occhi di Yohei si puntarono su Hanamichi, che ancora piangeva.
- Hana…? – sussurrò Yohei, sbiancando.
Era arrivato troppo tardi…?
Si avvicinò a grandi passi al letto, vide il bavaglio, il nastro, le macchie di sperma e il sangue.
- Hana… - sussurrò, posando lentamente una mano tra i capelli del rossino.
- Yo… - mormorò piano Hanamichi.
- Uscite. – disse Yohei – Uscite tutti.
- Ma… - tentò di parlare il regista.
- Vi ho detto di uscire, maledizione! Non so se ve ne siete accorti, ma questo ragazzo è appena stato violentato!
Il regista pareva avere ancora qualcosa da protestare, ma quando udì il singhiozzo disperato del rossino che si portava le ginocchia al petto parve capire che cos’era successo e fece cenno a tutti di uscire.
Prima di farlo uscire diedero a Rukawa un accappatoio candido, per coprirsi.
Yohei e Hanamichi rimasero soli nella stanza.
- Yohei… - implorò il rossino, fissando l’amico con gli occhi spalancati.
- Hana… - sussurrò Yohei.
Circondò le spalle dell’amico con le braccia, lasciandolo singhiozzare e sfogare. Veniva da piangere anche a lui. Hanamichi avrebbe dovuto rimanere innocente e puro per sempre… e invece adesso era stato preso con la violenza, per lavoro... si chiese come avesse fatto quel cretino del suo collega a non capire che era vergine e che faceva sul serio… o forse l’aveva capito… aveva visto lo sguardo pieno di rimorso e dolcezza negli occhi di Rukawa, mentre guardava Hanamichi. Forse quando l’aveva capito era troppo tardi. O forse semplicemente lo desiderava troppo per resistere.
- Non ti preoccupare… è tutto finito, non succederà più niente… - lo rassicurò Yohei, accarezzandogli i capelli.
Il rossino scosse la testa.
- Aveva capito che non l’avevo mai fatto…- sussurrò Hanamichi, stringendo forte la camicia dell’amico – ma pensava ancora che stessi fingendo…
- Hana…
- Non ascoltavo il regista… è stata colpa mia perché non ero attento… però…
- Calmati, stai tranquillo, va tutto bene…
- Non va bene per niente, Yohei! – urlò il rossino.
- Lo so… - sospirò Yohei, accarezzandogli i capelli – Adesso ti aiuto a vestirti e ti accompagno a casa…
- HANA!!! – dalla porta entrarono due persone.
L’agente di Hana, un uomo sui trent’anni dall’aria preoccupata e trafelata, Masahiko Fujimura e Akira Sendo.
- Oddio… Hana, piccolo… come stai? – gli chiese Akira, sedendosi sul letto accanto a lui, accarezzandogli piano una guancia.
- P… per favore… - tentò di mormorare Hanamichi.
- Stai calmo, ci siamo noi con te… - continuò Sendo, passandogli le mani tra i capelli e sul viso.
- Non ti preoccupare, ho spiegato tutto al regista… adesso ti facciamo accompagnare a casa, piccolo… - lo rassicurò Masahiko, accarezzandogli i capelli.
- Per favore, non… - sussurrò Hanamichi, respingendo le mani, nascondendo il viso contro il petto di Yohei – non toccatemi…
I due lo fissarono preoccupati. Povero piccolo, doveva essere stato terribile… e dire che, nonostante il suo lavoro, era così timido e dolce… infatti Masahiko e Akira lo stuzzicavano e ci provavano sempre con lui. Ma adesso non avrebbero mai più osato farlo.
- Per favore, non potreste uscire? Lo aiuto a vestirsi e lo accompagno a casa. – li pregò Yohei.
- Ah… Yohei, veramente non credo che ti manderanno a casa… dicono che se non torni immediatamente sul set ti fanno pagare la penale… - gli spiegò dispiaciuto Masahiko.
- Cosa?! Ma sono impazziti?! – esplose Yohei, indignato.
- Vai pure, Yo… - mormorò Hanamichi, uscendo dal nascondiglio che era il petto dell’amico – Posso anche andare da solo…
Tentò di sorridere come al solito, per rassicurarlo, ma riuscì a malapena a frenare le lacrime, asciugandosi le guance velocemente.
- Sto… sto bene, adesso… - disse, tentando di alzarsi in piedi – Davvero, sto bene.
Un dolore acuto gli trafisse la schiena e gemette, sedendosi sul letto.
- Voi due tornate al lavoro, lo faccio vestire e cerco qualcuno per portarlo a casa… - sospirò il manager.
Si sentiva maledettamente in colpa. Era colpa sua, solo sua, se il piccolo Hanamichi – l’avevano ribattezzato così da quando era arrossito cominciando a balbettare, quando Masahiko gli aveva dato una palpatina ad un gluteo – era stato violentato…
- Non puoi portarlo tu? – gli chiese Yohei.
- Vorrei, ma non posso… - sospirò sconsolato Masahiko.
- Non fa niente, sto bene… - tentò di nuovo il rossino.
- Vado a chiedere a qualcun altro. – sospirò Masahiko.
- Ehi! Ho detto che vado da solo! – fece notare Hanamichi.
- Piccolo, è inutile che fingi, non siamo così deficienti… - gli fece notare Sendo.
- Su, su, ora andate al lavoro, voi due! Filare! – li esortò Masahiko.
I due attori dovettero uscire dalla stanza, seppure a malincuore, per tornare sui loro set e scontrarsi con dei registi arrabbiati neri.
Masahiko, invece, aiutò Hanamichi a vestirsi. Il rossino era così stanco, sembrava depresso e affaticato. Come biasimarlo?
- Adesso ti cerco un passaggio… - gli promise, prima di uscire dalla stanza, dopo averlo accompagnato negli spogliatoi.
Si lasciò ricadere su una sedia, esausto.
L’aveva violentato. Ancora non riusciva a crederci. Era strano pensarlo…
Nel frattempo Masahiko non riusciva a trovare nessuno libero per scortare Hanamichi a casa, nessuno! Era un momentaccio per tutti, tutti dovevano lavorare e sgobbare… nessuno aveva tempo, tranne una persona.
Rukawa.
Sapeva che non c’era niente di peggio per il rossino che essere accompagnato a casa proprio dall’uomo che l’aveva violentato, ma era impensabile lasciarlo andare da solo in quelle condizioni. E poi Rukawa sembrava così dispiaciuto e preoccupato…
- Hana? – lo chiamò piano, rientrando nello spogliatoio.
- Nh… - mugugnò il rossino, in risposta, senza alzare lo sguardo.
- Ehm… c’è una sola persona libera, in questo momento… - cominciò – ed è solo da lui che puoi farti portare a casa…
- Sarebbe? – chiese Hanamichi.
- Rukawa.
Un gelido silenzio cadde sulla stanza. Il rossino stava per rifiutare, per mandare a quel paese anche Masahiko, ma poi lo vide.
Era entrato nella stanza, con i suoi occhi di ghiaccio e il suo portamento regale. E adesso lo stava osservando, con una dolcezza negli occhi che lo fece sciogliere. Non riuscì a rifiutare, non ne aveva la forza né la volontà. Ma non riusciva a capire perché.
- Posso anche andare da solo… - bisbigliò – Non sei obbligato a portarmi.
- Non lo sono. Sono io che ti voglio accompagnare. – rispose Rukawa, tranquillamente, con voce tanto suadente e dolce che Hanamichi arrossì.
Rukawa si avvicinò alla sedia sulla quale era seduto Hanamichi, ancora con lo sguardo basso e gli si inginocchiò davanti.
- Fujimura… potresti lasciarci soli, per favore? – chiese Rukawa al manager, che annuì, salutò sbrigativamente e fuggì dall’atmosfera di quella stanza.
Il rossino e il moro rimasero soli. Rukawa afferrò gentilmente una mano di Hanamichi e se la portò alle labbra, baciandola delicatamente.
- Perdonami… - sussurrò piano, accarezzando la mano del rossino.
- Non… non è stata colpa tua… - balbettò Hanamichi.
Il moro vide una lacrima cadere sui jeans del rossino e si maledisse. Perché l’aveva preso? Sapeva che stava per violentarlo, eppure l’aveva fatto lo stesso. Perché l’aveva fatto, se adesso si sentiva così male?
- Sì, invece… - continuò, accarezzando con le labbra e con le mani le dita tremanti di Hanamichi – Avrei dovuto capirlo da solo quando ti ho visto piangere in quel modo e quando ho capito che eri vergine…
- No… pensavi che stessi recitando… - scosse la testa piano, il rossino.
Rukawa sospirò. Era incredibile. Era convinto che quel rossino gli avrebbe urlato contro, l’avrebbe picchiato, allontanato gridando, piangendo, l’avrebbe – giustamente – accusato. E invece gli toglieva ogni colpa, si prendeva ogni responsabilità sulle spalle… si alzò, aiutando il rossino a fare lo stesso.
- Andiamo.
Aprirono la porta, uscirono da quella stanza maledetta. I corridoi erano quasi vuoti, quasi tutti erano sul set o negli uffici. Forse era meglio così, Hanamichi si sarebbe sentito in imbarazzo con gli occhi rossi e gonfi tipici di chi ha pianto, infatti teneva il volto costantemente chino. Rukawa si accorse di come l’altro camminasse lentamente, sforzandosi per seguirlo e rallentò l’andatura.
Scesero con l’ascensore fino al parcheggio sotterraneo, un luogo tetro e buio. Eppure Hanamichi si sentiva quasi a suo agio, lì, per la prima volta. Accarezzò con lo sguardo i muri grigi e la pittura che si scrostava, qualche vecchio cartone abbandonato in un angolo, un paio di lattine vuote per terra. Faceva freddo, lì sotto. Non c’erano riscaldamenti, dopotutto.
Rukawa cercò la propria auto. Finiva sempre per perderla. E dire che aveva appena comprato la mercedes nera che gli piaceva tanto… solo che non riusciva mai a distinguerla dalle altre macchine in fila! Hanamichi osservò divertito la sua incertezza e la sua mancanza di orientamento, prima che sul volto di Rukawa si dipingesse un’espressione vittoriosa e determinata: aveva trovato la macchina!
Hanamichi arrossì furiosamente, quando il moro gli aprì la portiera, facendogli cenno di salire. Borbottò un ringraziamento e si sedette, lentamente per non farsi male.
Il moro sorrise del suo rossore, prima di girare attorno alla macchina per sedersi.
- Dove abiti? – gli chiese, mettendo in moto la macchina.
- A XXXXXX – rispose Hanamichi, in un mugugno stentato, appoggiando la fronte al vetro gelido del finestrino.
Il moro si accorse che tremava ed accese il riscaldamento, prima di fare retromarcia.
- A XXXXXX?! – si stupì quando ebbe elaborato la risposta del rossino – Come mai non vieni in macchina?
- Non ce l’ho. – rispose semplicemente Hanamichi – prendo la metropolitana.
- Nh. – commentò Rukawa. Non era il caso di indagare oltre.
Per un paio di chilometri rimasero in silenzio, un silenzio pieno di disagio e sensi di colpa. Ogni tanto Rukawa gettava un’occhiata al ragazzo al suo fianco, che continuava a fissare il mondo oltre il finestrino, senza degnarlo di uno sguardo. In realtà anche Hanamichi lo osservava, ogni tanto, non visto. Ma lo faceva dal riflesso sul finestrino.
- Ti fa ancora male? – gli chiese ad un certo punto Rukawa.
Hanamichi impiegò qualche secondo per capire a cosa si riferisse e a quel punto diventò bordeaux.
- Un… un po’… - balbettò.
- Mi dispiace… - sussurrò Rukawa, contrito.
- Non è colpa tua. Smettila di scusarti. – gli ripeté Hanamichi, tentando di abbozzare un sorriso.
Tornò a regnare il silenzio per qualche minuto.
- Come mai hai cominciato così tardi a fare questo lavoro? – gli chiese il moro, dopo un po’.
- Mi hanno sfrattato. – rispose tranquillamente Hanamichi.
- Cosa?! – si stupì Rukawa, inchiodando per un semaforo rosso.
- Non si potevano tenere animali, nel mio vecchio appartamento, però ho trovato dei gatti abbandonati… non sono riuscito a darli via tutti, ma non potevo abbandonarli… e il padrone mi ha sfrattato. Sono andato da Yohei e lui mi ha aiutato. – spiegò Hanamichi.
Poi i suoi occhi si spalancarono improvvisamente, mentre sobbalzava.
- I gatti! – urlò, incredulo, schiaffeggiandosi una mano sulla fronte.
- Cosa c’è? – chiese Rukawa, preoccupato.
- Lasciami pure qui, devo prendere le scatolette per i gatti. – disse Hanamichi.
- Dove?
- C’è un negozio d’animali lì in fondo. – disse Hanamichi, indicando un incrocio poco più avanti.
Rukawa annuì, prima di voltare e parcheggiare.
- Grazie per il passaggio. – lo ringraziò il rossino, con un sorriso che finalmente poteva chiamarsi tale.
- Nh… vengo con te. – replicò il moro, slacciandosi la cintura e mettendo il freno a mano.
- Eh?
- Vengo con te e poi ti porto a casa. – rispose il moro, uscendo dalla macchina.
- Ma non c’è problema, davvero… non posso accettare… - tentò di rifiutare il rossino.
- Non posso lasciarti andare da solo… - sussurrò il moro, contrito, abbassando il capo.
Il rossino osservò l’altro, che non osava alzare gli occhi dal suolo. Doveva sentirsi così in colpa… forse accompagnandolo si sarebbe sentito meglio. Sospirò, annuendo.
Gyh: cioè… uno ti violenta e tu gli togli i sensi di colpa??
Hana: no! Se tu non mi facessi così ooc avrei pestato Rukawa a sangue, avrei riempito di testate il regista…
Ru: do’aho…
Hana: baka kitsune! >.<
Presero in fretta le scatolette e i croccantini per i gatti, la sabbia per i bisognini e tornarono nella macchina con una borsa per uno – decisamente pesanti. Rukawa non poté fare a meno di intenerirsi, pensando a quanto quel do’aho dovesse amare gli animali. Certo che farsi sfrattare… ma forse anche lui l’avrebbe fatto. A morte quelli che abbandonano i gatti! Però la quantità di scatolette e croccantini era esagerata…
- Quanti gatti hai? – chiese Rukawa.
- Cinque… - sospirò Hanamichi – Pensa che sono riuscito a darne via solo sei… e Yohei ne ha presi due. Sono riuscito a rifilarne uno persino a Fujimura e a Sendo…
- Quanti mesi hanno?
- Dovrebbero averne due e mezzo, adesso… - rifletté Hanamichi – O forse di più…
- Di che colore sono?
- Allora, due sono neri e bianchi, uno è nero e gli altri due sono grigi. – rispose Hanamichi, contando sulle dita.
- Se li devi dare via ne posso prendere uno… - si offrì Rukawa.
- Davvero? – gioì il rossino, con un sorrisone che gli si dipingeva sul bel viso.
Rukawa annuì.
- Sono due maschi e tre femmine… come lo vuoi?
- Non fa differenza…
- Forse è meglio se te ne do uno calmo, no? Troppo vivace poi da fastidio… - rifletté il rossino.
- Nh… no, adoro i caratteri vivaci. – sorrise il moro, con un tono volutamente eloquente.
Il rossino non rispose e si limitò ad arrossire, ricominciando a guardare fuori dal finestrino.
“Accidenti a me e a quella battuta, adesso ha smesso di parlare! Sono un cretino…” si lapidò mentalmente il moro, sospirando tristemente.
Poco dopo arrivarono davanti al palazzo di Hanamichi. Presero l’ascensore in silenzio. Il rossino stava ricominciando ad avere paura… dopotutto, anche se non sembrava cattivo, quello era l’uomo che l’aveva… però non lo sapeva… girò la chiave nella serratura e si sforzò di apparire a proprio agio, mentre si chinava ad accarezzare i gattini che gli venivano incontro a salutarlo.
Il moro osservò con quanta dolcezza il rossino accarezzava i piccoli, grattando le loro testoline.
- Allora? Hai già un’idea di quale vuoi? – gli chiese Hanamichi.
- Nh… - mugugnò il moro, scotendo la testa.
Si chinò accanto ad Hanamichi, allungando una mano verso un gattino bianco e nero, che gli fece le fusa, strofinandosi contro la sua mano.
- Ti piace? È una femmina, non le ho ancora dato un nome.
- Mmh… - rifletté Rukawa – Mi piace.
- Perfetto, allora è tutta tua. – gioì Hanamichi – Lasciamela salutare, però.
Prese la micetta tra le mani, stringendosela al petto per qualche secondo, sussurrandole un “Ci vediamo” nell’orecchio, prima di restituirla al nuovo proprietario.
- Vuoi qualche scatoletta? – gli chiese il rossino.
- No, li compro adesso… - rispose Rukawa, accarezzando piano la gattina.
- Ok… - sussurrò Hanamichi, abbassando lo sguardo.
- Nh… ci vediamo. – lo salutò Rukawa.
- Mh… ciao. – rispose Hanamichi, piano.
Il moro lo osservò per qualche secondo. Non voleva lasciarlo in quel modo.
Gli si avvicinò e gli posò un bacio leggero sulle labbra. Solo un attimo, un tocco delicato. Poi uscì con la gattina, lasciando l’altro solo a chiedersi il motivo di quel bacio e della sua gioia.
Mattina. Piove, un pochino. Ma non è una pioggia fitta, è delicata e fine. Di quella che sa di tanti baci freschi sulla propria pelle, rassicuranti. Il cielo era bianco, candido, con qualche sfumatura grigia. Perlacea. Di notte sì che aveva piovuto, più forte, le gocce che cadevano sui vetri delle finestre facevano rumore, faceva anche molto freddo e il rossino aveva acceso i riscaldamenti.
Ma non era riuscito a dormire. Si ricordava perfettamente tutte le sensazioni che aveva provato.
Le sue mani erano passate sulla sua pelle, segnandola come tanti piccoli tatuaggi, tante identiche impronte digitali. Già due persone, Maki e Sendo, l’avevano toccato, per dei filmini, però… non era mai stato così. Gli avevano dato piacere, ma non erano entrati dentro la sua anima, quelle dita non erano state assorbite dalla sua pelle… perché adesso, quelle di Rukawa, non riusciva a mandarle via. Erano penetrate nella sua mente, nel suo cuore, in ogni sua singola cellula e non riusciva a dimenticarle… non poteva dormire…
E poi quelle labbra, quella lingua… era arrivata dappertutto, proprio dappertutto. Nessuno l’aveva mai leccato lì, pensava non sarebbe mai successo… aveva leccato la sua apertura, come se fosse il suo membro, l’aveva fatto dolcemente… gli era perfino piaciuto!
A quel pensiero Hanamichi aveva affondato la testa nel cuscino, sospirando, si era tirato le coperte fin sopra la testa, per nascondersi, forse dai propri pensieri…
E poi era entrato dentro di lui. Dolore, piacere…
Ma anche dolcezza, una dolcezza infinita nell’attendere dentro di lui, per farlo abituare, nello spingere dolcemente, piano… lento, modulato. E quegli occhi, quella voce, quei baci…
Hanamichi sospirò, quasi disperato, stringendo il cuscino tra le dita, non voleva pensare a Rukawa, a quello che gli aveva fatto… voleva solo addormentarsi, dimenticare… ma nonostante ci fosse un dolce tepore a riscaldarlo, delle coperte, dei riscaldamenti, nonostante il suono della pioggia lo cullasse, incitandolo a dormire… non ci riusciva.
Si chiese se sarebbe riuscito ad addormentarsi, se avesse avuto di nuovo le mani di Rukawa tra i capelli.
- Allora, come ti senti?
La voce di Yohei gli giunse quasi lontana, eppure si era svegliato. E anche tardi. Doveva essere almeno mezzogiorno… non aveva dormito per niente, quella notte! E quel maledetto Yohei aveva continuato a suonare al campanello di casa sua fino a che non si era visto aprire. Certo, da un Hanamichi mezzo addormentato e in pigiama, ma almeno gli aveva aperto…
- Nnnhh… - mugugnò il rossino, strofinandosi una mano chiusa a pugno su un occhio.
- Sono venuto per portarti a pranzo fuori! Dai, andiamo a farci un hamburger… - gli sorrise Yohei.
Il rossino lo guardò ancora assonnato.
- O preferisci andare al cinema? – tentò ancora Yohei.
- Mh… caffè… mh? – chiese il rossino, lasciandosi cadere su una sedia.
- Ok, ok… ti faccio un caffè… - sbuffò Yohei.
Appena sveglio Hanamichi non riusciva proprio a connettere… mise su il caffè.
- Mh? Non avevi cinque gatti? – gli chiese il moro, non vedendo la micina bianca e nera. E dire che accoglieva sempre tutti i visitatori facendo le fusa e miagolando…
- Nh… sì, ieri… Rukawa… - Hanamichi sbadigliò, nell’intento di articolare una frase.
- Cosa? Rukawa?! – ripeté Yohei, stupito.
Il rossino annuì.
- Ha preso un gatto… - spiegò Hanamichi.
Il moro lo fissò, incredulo.
- Rukawa è venuto qui? – chiese Yohei.
Il rossino annuì.
- Non… non ti ha fatto niente, vero?
Hanamichi arrossì, al ricordo del giorno prima, stava per scuotere la testa con decisione, quando si era ricordato del bacio… veloce, delicato, dolce… che Kaede gli aveva dato la sera prima…
Scosse la testa piano, lentamente.
- Caffè… - mormorò, indicando la caffettiera che fischiava.
I due si sedettero a bere un po’ di caffè con latte e zucchero – Hanamichi ce ne metteva sempre troppo! – e bevvero in silenzio. Solo dopo qualche minuto, quando fu certo che il rossino fosse abbastanza sveglio, Yohei cominciò a porgli diverse domande.
- Ho saputo che ieri è stato Rukawa ad accompagnarti a casa…
- Mhm… - confermò il rossino.
- Sei sicuro che non ti abbia fatto niente?
- Certo che no… era preoccupato… - borbottò Hanamichi, abbassando lo sguardo, palesemente in imbarazzo.
L’altro sbuffò, esasperato. Ma era possibile che Hanamichi non capisse mai quando qualcuno ci provava con lui? Maledizione, era piuttosto palese che Rukawa fosse attratto da lui… e lui niente! Ma che preoccupato… si era perfino preso una gatta, doveva per forza avere delle mire!
- Allora andiamo al cinema? – gli chiese Hanamichi.
- Sì… ti senti bene?
- Mhm… - annuì Hanamichi.
- Non ti fa… un po’ male?
- … solo… solo un pochino… - sussurrò il rossino.
Voleva smettere di parlarne. Perché nessuno riusciva a capirlo? Gli aveva fatto male, non solo fuori, anche dentro… perché non la smettevano di tartassarlo? Troppe domande, nessuna risposta…
E Yohei capì. Come al solito. Sospirò e cambiò discorso. Gli chiese quale film gli sarebbe piaciuto vedere. E sbuffò esasperato, quando Hanamichi gli rispose: l’ennesimo film dell’orrore.
Si chiese perché volesse proprio continuare a guardarli, se poi non riusciva a dormire per settimane! Ma ogni volta il rossino diceva che dalla trama sembrava non facesse poi paura, sembrava interessante, doveva essere bello… e per le successive due settimane ispezionava ogni singolo anfratto della sua casa, prima di andare a dormire, faceva incubi spaventosi e ogni mattina glieli raccontava per filo e per segno.
Yohei sospirò.
- Te lo scordi… piuttosto un cartone animato… una commedia… ma mi hai stufato con gli horror! Te l’ho già detto l’ultima volta che mi hai raccontato un incubo: basta horror!
- Ma dai, questo dev’essere bello… - lo implorò Hanamichi.
- No, andiamo a mangiare fuori… dai, un hamburger, ok? Niente horror! – lo interruppe perentorio Yohei.
Il rossino sospirò, deluso.
- E va bene… - soffiò.
Mezz’ora dopo erano a gustarsi un hamburger, di quelli che piacevano tanto al rossino. Ma Hanamichi non riusciva a concentrarsi sulle conversazioni con Yohei, sui suoi cibi preferiti, non ci riusciva proprio… continuava a pensare a Rukawa.
Gyh: a proposito di sogni! Ne ho fatto uno assurdo! C’eravamo io, Najka, Enlil, Lucy e altre che non mi ricordo… eravamo in super deformed e vestite alla men in black e dovevamo salvare il mondo da Uozumi!!! Ma che sogno ho fatto?! O__O
Hanamichi si lasciò ricadere stancamente sul divano della propria casa. L’aveva preso anni prima, di seconda mano, quando era andato a vivere da solo. Era soffice, di un morbido color crema. L’aveva scelto di quel colore perché era in tinta con il mobilio del vecchio appartamento. Il rossino sospirò. Un po’ gli mancava, quel posto. Ci aveva abitato per anni…
Era appena tornato a casa dopo essere uscito con Yohei. Era stanco… nonostante tutte le sue preghiere non aveva voluto portarlo al cinema a vedere quel film! Che antipatico! L’aveva portato in giro a far compere, invece che rinfrancarlo con un bel film… cattivo!
Sospirando si alzò in piedi. Doveva farsi da mangiare… si accorse che il dolore alla schiena e al fondo schiena era quasi scomparso… certo non era molto incoraggiante… se pensava che nel giro di pochi giorni avrebbe dovuto tornare al lavoro il cuore smetteva di battergli, i polmoni diventavano di pietra… non voleva fare niente con nessun’altro. Non dopo essere stato con Rukawa, non poteva.
Ma perché?
Il telefono squillò. Il rossino lo fissò. Era raro che qualcuno lo chiamasse. Rispose.
- Pronto? – mormorò.
- Sakuragi? – chiese una voce, prima di correggersi, quasi esitante – Hanamichi?
Il cuore del rossino perse un battito.
- Rukawa? – si stupì.
- Sì… - sussurrò Rukawa – Ti ho chiamato per… sapere come stavi.
- Sto bene… - lo rassicurò Hanamichi, arrossendo per quell’attenzione insperata, ma certamente lusingante.
Silenzio. Il tempo scandito dai respiri dei due ragazzi.
- Ti ho chiamato anche per sapere se stasera… - cominciò Rukawa.
Al rossino si mozzò il respiro in gola.
- … Ti andava di uscire con me. – concluse il moro.
Rukawa era trepidante. Attesa. Ogni secondo una dolce stilettata, in aspettativa soave.
- Potremmo andare a cena o al cinema… - aggiunse il moro.
Non voleva assolutamente che il rossino pensasse che se lo volesse semplicemente scopare.
- Cinema?? – saltò su Hanamichi.
Poi arrossì, esitante.
- Sì, danno un horror, la trama sembra interessante… s’intitola… - rincarò la dose il moro, avendo carpito il tono interessato che aveva assunto la voce del suo rossino.
- The Grudge… - finì per lui il rossino (E questo col cavolo che lo guardo! Manco morta! >.< Ndautrice).
Rifletté per qualche istante.
- Effettivamente era da un po’ che cercavo qualcuno con cui andarci… - mormorò Hanamichi.
- È un sì? – chiese il moro, il cuore che batteva all’impazzata.
Attesa. Attesa.
Secondi.
Indecisione.
- Sì. – rispose infine Hanamichi.
- Perfetto. A che ora ti passo a prendere?
- Non serve, vado in metropolitana… - stava già tentando di rifiutare il rossino.
- Nessun disturbo. È un piacere. – lo interruppe Rukawa, divertito. Stava per aggiungere “Averti con me”, ma si trattenne in tempo.
Con quel ragazzo era difficile sapere come comportarsi. Tutti gli altri erano sempre compiaciuti dalle sue attenzioni, mentre questo strano, timido rossino sembrava sempre in imbarazzo, immerso nel terrore di dare disturbi, anche se, ovviamente, sembrava anche lusingato. Ma nello stesso tempo in soggezione. Come se pensasse che ogni cosa buona ricevuta avrebbe dovuto ripagarla nel tempo.
- Non so… fai tu… a che spettacolo andiamo? – chiese Hanamichi.
- Dipende… potremmo andare a quello delle sette e dopo andiamo a mangiare qualcosa… che ne dici? – lo invitò Rukawa.
- Va bene. – rispose Hanamichi.
- Allora passo a prenderti tra mezz’ora.
- Va bene.
- A tra poco.
- Ciao…
Nella successiva mezz’ora Hanamichi non fece che rovistare nel suo armadio, chiedendosi, senza nemmeno saperne il motivo, che cosa mettersi. Cosa poteva indossare? Andare sull’elegante, sul casual?? Ma poi si capiva che ci era stato a pensare… si accasciò sul letto ormai sepolto dai propri vestiti, chiedendosi disperatamente che cosa indossare. Alla fine optò per un semplice maglione color crema e un paio di jeans. Niente di impegnativo. Ripose tutti i vestiti nell’armadio frettolosamente, appena in tempo, perché non appena ebbe chiuso le ante dell’armadio sentì il suono del campanello fendere l’aria.
Andò ad aprire col volto in fiamme e il cuore che batteva all’impazzata.
Aprì.
Rukawa.
Era vestito con un maglione a collo alto nero e dei jeans e un giubbotto di pelle nero, lungo fino a metà coscia.
- Ciao. – lo salutò il rossino, abbassando lo sguardo.
- Ciao. – ricambiò il moro – Sei pronto?
Hanamichi annuì.
- Andiamo. – lo invitò Rukawa, con un mezzo sorriso.
Lo faceva sorridere sempre, quel ragazzo! Era divertentissima la sua espressione imbarazzata. Ed era anche piuttosto eccitante… sospirò, pensandolo. No, non doveva esserlo affatto! Non l’avrebbe toccato in modo che non fosse casto e platonico, quella sera! Anche se era abbastanza difficile…
Ancora una volta Rukawa aprì la portiera di Hanamichi, che questa volta mormorò un “Grazie”, lanciandogli un’occhiata arrabbiata, sedendosi lentamente. Gli faceva ancora male, si rese conto Rukawa, pieno di sensi di colpa.
- Come mai non trovavi nessuno per accompagnarti a vedere The Grudge? – gli chiese il moro, una volta in macchina.
- Perché Yohei dice che si è stancato di sentirsi raccontare i miei incubi… - rispose il rossino, con un’espressione imbarazzata e divertita.
- Incubi?
- Beh, sono pur sempre film horror… non riesco a dormire per una media di un paio di settimane per gli incubi e ogni mattina li racconto a Yohei. L’ultima volta siamo andati a vedere L’esorcista 2 e al primo incubo che gli ho raccontato ha minacciato di uccidermi! – rise Hanamichi, al ricordo.
- Ma se ti fanno paura perché li guardi? – domandò Rukawa, incuriosito.
- Perché mi piacciono. – rispose il rossino, con un’alzata di spalle.
- E se io non ti avessi invitato con chi saresti andato al cinema? – chiese Rukawa, con finta non-chalance.
- Non ci sarei andato. – rispose semplicemente Hanamichi.
- Neanche da solo?
- Neanche morto! – commentò il rossino, terrorizzato.
Rukawa sorrise della sua paura e pensò, gongolante, che forse si sarebbe aggrappato a lui, durante il film.
- Come sta la gatta? – chiese il rossino.
- Bene. Anche se mi ha distrutto due poltrone… - aggiunse, ricordando le sue amate poltrone di pelle nere e il ghiaccio che gli aveva rivestito il cuore quando aveva trovato la gatta a farsi le unghie.
Il rossino ridacchiò.
- Sì, mi ha totalmente rovinato un piumone e due coperte. Le hai dato un nome?
Rukawa sospirò.
- Non ancora… non ho molta fantasia…
- Beh, nemmeno io. Devo ancora dare i nomi a quelli che mi sono rimasti!
- Perché non vai sul classico? Nerino, pallino… - suggerì Rukawa.
- No, è troppo banale…
Gyh: io devo dare da qualche giorno il nome ad una gatta che ci è entrata in casa… la diamo via, però nel frattempo un nomignolo va trovato… ç__ç
Rukawa si fece pensieroso per qualche attimo, prima di fare un’alzata di spalle.
- E poi il nome di un gatto deve essere un’ispirazione… su un libro (Coraline! *__* Ndautrice) ho letto che non si dovrebbe dare nomi a un gatto, ma… - aggiunse il rossino.
- Ah sì? chi lo diceva? – chiese interessato Rukawa.
- Un gatto… - rispose il rossino, rendendosi conto che in quel modo aveva praticamente ammesso di leggere libri per bambini!
Imbarazzato voltò il viso, mentre Rukawa faceva di tutto per non scoppiare a ridere.
- Siamo arrivati… - notò il moro, entrando nel posteggio sotterraneo del cinema.
- Mh… - mugugnò il rossino.
Non appena la macchina fu ferma Hanamichi si catapultò fuori, temendo che Rukawa decidesse di aprirgli la portiera. Il moro sorrise, divertito.
- Perché ti imbarazza tanto? – gli chiese, mentre si dirigevano verso l’uscita del parcheggio.
- Che cosa? – domandò il rossino, fingendo di non capire.
Rukawa sospirò. Certo, era più che divertente vedere quelle guance tingersi di rosso, sentire quella voce che si incrinava, balbettava in imbarazzo. Ma era ancora troppo presto, doveva evitare di metterlo a disagio se non voleva spaventarlo. Avrebbe ripreso il discorso più avanti, per adesso era meglio rassicurarlo e farlo affezionare.
- Niente. – disse – Dove andiamo a mangiare, dopo?
Hanamichi rifletté per qualche attimo.
- Non so… una pizza? Hamburger? – propose.
- Pensavo a qualcosa di più raffinato… - ammise il moro.
Ad essere sinceri gli sarebbe piaciuto invitarlo a casa sua, mangiare a lume di candela, poi accarezzarlo, spingerlo sul letto… ma no, non ancora! Quella sera avrebbe voluto portarlo in un ristorante carino in cui usava portare sempre i suoi ragazzi, perché era un locale carino, intimo, dove il cibo era buono e i camerieri non erano pomposi.
Hanamichi rimase un po’ interdetto. Non si era portato molti soldi…
- Veramente… non ho con me molti soldi… - ammise, incerto.
- Offro io. – rispose semplicemente Rukawa.
- No, non posso accettare… - rifiutò.
Stava esagerando, quel Rukawa! Ok, era simpatico e molto dolce, ma adesso esagerava…
- Perché? – chiese il moro, sorridendo divertito.
- Perché no. – borbottò Hanamichi, non sapendo cosa rispondere.
- Hana, sono io che ti ho invitato. Ho desiderato la tua compagnia e sono io che voglio andare in un ristorante… quindi non c’è motivo perché… - tentò di convincerlo.
Ma questa volta il rossino aveva le idee ben chiare.
- Rukawa, davvero, voglio pagare io per me.
Deciso, fermo sulla sua decisione. Il moro sospirò tristemente. Avrebbe tanto voluto portarlo in quel bel locale, magari in un tavolo un po’ appartato e magari accarezzargli il viso e le mani, durante la cena, forse ci sarebbe potuto stare anche un piccolo bacio… in una pizzeria di certo non avrebbe potuto sedurlo!
Nel frattempo erano arrivati alla biglietteria, presero due biglietti nelle ultime file – Rukawa perché così avrebbe potuto coccolarlo senza che nessuno li spiasse, Hanamichi perché quelli dietro di loro non avrebbero visto niente – e, dopo aver preso coca cole e pop-corn si andarono a sedere. Mancava ancora qualche minuto, la sala era quasi vuota. Dietro di loro non c’era nessuno, davanti una decina di persone, tutti almeno a otto file di distanza.
“Perfetto” pensò Rukawa, con gli occhi che gli brillavano. Spostò lo sguardo su Hanamichi, il quale fissava lo schermo con sguardo a dir poco terrorizzato, stringendo spasmodicamente la lattina.
- Ehi… - lo richiamò il moro, prendendogli una mano – Ti fa così paura?
- Eh? – il rossino sobbalzò, perso com’era nelle sue elucubrazioni mentali.
Poi arrossì e sorrise timidamente.
- No, è che… ehm… - tentò di negare.
Rukawa gli sorrise dolcemente, quella versione di Hanamichi era davvero troppo tenera!
- Non preoccuparti… ci sono io. – gli sussurrò avvicinandosi a lui con la scusa di farsi sentire.
Hanamichi abbassò lo sguardo, senza sapere cosa rispondere.
- Gli spiriti e i fantasmi li uccido tutti, va bene? – aggiunse il moro.
Poi gli posò un bacio leggero su una guancia morbida. Il rossino non ebbe il tempo né di sussultare né di dire qualcosa; si erano spente le luci.
Gyh: ora. Sia chiaro. Io il film col cadmio che lo guardo. Ho chiesto ad alcune persone di raccontarmi un paio di scene ma non c’ho capito niente, anzi! Per scrivere un paio di scene ho dovuto spendere ben 24 centesimi di traffico telefonico per chiedere aiuto a delle amiche! Quindi…
Terrore.
Paura.
Dopo neanche cinque minuti Rukawa stava tranquillamente abbracciando il rossino, che gli si era rintanato contro quasi con riconoscenza, tremante. Per l’ennesima volta il moro si chiese perché Hanamichi seguitasse a vedere certi film, se poi gli facevano così paura. Allora era proprio un do’aho! Ma dopotutto questo andava a suo favore, visto il modo in cui il ragazzo gli si stringeva contro.
- Hai paura? – sussurrò il moro al rossino.
Il quale ebbe il coraggio di negare ostinatamente, scotendo la testa, senza però rinunciare al rifugio accogliente che era il collo del moro, un suo braccio che gli circondava le spalle, riscaldandolo, rassicurandolo.
- Stai tremando… - gli fece notare il moro, trattenendo una risatina divertita.
- Non è vero… - bofonchiò Hanamichi, offeso, muovendosi a disagio.
Fece per scostarsi da Rukawa, ma questo glielo impedì, stringendolo più forte.
- Nh… resta qui… - lo esortò il moro, trattenendolo.
- Ma… tu… - tentò il rossino, imbarazzato.
Se gli faceva notare di avere paura voleva dire che gli dava fastidio, ancorato a lui com’era, no?
- Stai qui… non lo dico più che ti fa paura… anche se è palese… - sussurrò il moro, dolcemente, accarezzandogli la schiena con mano leggera.
Il rossino mugugnò un assenso, risistemandosi contro di lui, deciso a dimostrare che quel film non gli faceva paura.
Ma l’urlo soffocato di terrore che emise quando la figura di una donna dall’espressione inquietante emerse da una serie di nuvole non poté che tradirlo, facendo ridere sommessamente il moro.
- Che hai da ridere? – ringhiò il rossino, a bassa voce.
- Niente… - negò il moro, posandogli un bacio tra i capelli per distrarlo.
L’altro si limitò a mugugnare un qualcosa d’indefinito, riaccomodandosi nel suo abbraccio, strusciando il viso contro il suo collo. Era da tanto che non si sentiva così bene. Protetto, al sicuro. Sentiva che quella maledetta donna-spirito non poteva fargli niente, solo paura. Anche se quando l’aveva vista spuntare misteriosamente dalla coperta della protagonista per poi trascinarla nel materasso si era lasciato sfuggire un piccolo gemito di paura. Ma quella volta Rukawa non aveva commentato nulla, limitandosi ad abbracciarlo più forte, accarezzandogli la schiena e i capelli, con dolcezza infinita.
“Gli spiriti e i fantasmi li uccido tutti io, va bene?”
Fine del film. Non era stato poi così terrificante come dicevano. In un paio di scene Hanamichi si era quasi messo a ridere, non era filmato proprio benissimo! (Sempre a detta delle mie amiche che si sono messe a ridere nel cinema… NdAutrice) Meglio così.
Le luci si riaccesero, la sala fu inondata di luce. Lentamente Rukawa e Hanamichi si voltarono l’uno verso l’altro, guardandosi negli occhi. Dovevano separarsi, adesso, no? Il film era finito, non c’era più bisogno di rimanere abbracciati.
- Ah… ehm… andiamo? – chiese il rossino in un sussurro incerto.
Non riusciva ad allontanarsi da lui. Si sentiva troppo bene, immerso in quel calore.
Il moro sorrise.
- Andiamo. – annuì.
Gli posò un bacio leggero sulle labbra, assaporando la loro morbidezza per brevissimi istanti, prima di separarsene, alzandosi dalla sedia ed esortando con lo sguardo il rossino a fare lo stesso.
Hanamichi si alzò a sua volta e i due percorsero la sala, riuscendo infine ad uscire. Ci volle più tempo del necessario. Nessuno dei due sopportava l’assenza di contatto con l’altro. Il contatto poteva essere tra braccio e braccio, tra schiena e gomito, spalla e spalla, fianco e fianco, ma doveva esserci assolutamente. Ma non doveva essere qualcosa di esplicito, come un prendersi per mano, no. Doveva essere una cosa solo loro, che solo loro potevano capire, vedere, assaporare. Niente occhiate indiscrete altrui. La loro unione era sottile ma resistente. Per cui ogni volta che uno dei due si allontanava di qualche centimetro, l’altro lo aspettava, rallentava, fino a che non arrivavano di nuovo al traguardo: sfiorarsi.
Cena. Optarono per una via di mezzo. Nessun locale raffinato, nessun fast-food rumoroso e affollato. Una tavola calda gestita da una coppietta di mezza età, marito e moglie sorridenti e gentili, ma non ossequiosi. Ci si sentiva a proprio agio, seduti al bancone di quel locale. Mangiarono ramen e si punzecchiarono a vicenda, divertiti.
- Guarda che sei sporco qui… - fece notare il rossino al moro, picchiettandosi un dito sul mento.
- Da che pulpito, tu lo sei fin sul naso… - mentì il moro.
Il rossino si passò una mano sul naso, velocemente. Rukawa rise: ci era cascato.
- Maledetto volpino… - borbottò Hanamichi, senza riuscire a trattenere un sorriso divertito.
- Volpino?
Hanamichi fece un’alzata di spalle.
- Soprannome. Ti spiace?
- No… do’aho… - sussurrò Rukawa, trattenendo a stento un sorriso.
- Ehi! Non è giusto, il soprannome che ti ho dato è carino, il mio è un insulto! – protestò Hanamichi.
- Va bene, scimmia rossa. – concesse Rukawa.
- Non vale! – continuò Hanamichi.
- Sì che vale. È sempre un animale, no?
- Allora sei una baka kitsune!
- Nh… do’aho.
- Baka kitsune!
- Sarò una volpe scema, ma tu sei sporco qui. – lo avvertì il moro, indicando le guance.
- Tsk! Per chi mi hai preso! Non ci casco più! – sbuffò il rossino, ignaro del fatto che questa volta la volpe scema stesse dicendo la verità.
Anzi, il rossino continuò ad impuntarsi sul fatto di avere il viso lindo e pulito fino a che Rukawa, sbuffando esasperato, non prese un tovagliolo di carta, passandoglielo sul mento, sulle labbra e sulle guance, per poi mostrargli di averlo ripulito.
- Oh… mh… grazie… - mormorò il rossino, imbarazzato.
- Do’aho… - sussurrò il moro.
Ma nel suo tono c’erano tanto affetto e tanta dolcezza che Hanamichi non riuscì neanche a ribattere, limitandosi a concentrarsi di nuovo sui propri ramen.
Uscirono dal locale, stiracchiandosi, immergendosi nell’aria fredda della sera.
- Cavolo, che mangiata… - sospirò il rossino, soddisfatto.
- Non ne dubito, hai mangiato due ciotole gigantesche di ramen. – gli fece notare il moro.
- Ma era così buono… - si difese Hanamichi, arrossendo.
- Nh… scimmia golosa… - mormorò Rukawa.
- Kitsune antipatica… - ribatté Hanamichi.
- Do’aho con le guance sporche di ramen. – gli ricordò il moro, con un ghigno divertito.
- Antipatico! Che ore sono? – gli chiese Hanamichi.
- Mh… le undici… - rispose il moro, gettando un’occhiata al proprio orologio da polso.
Quando lesse l’orario sbarrò gli occhi, incredulo. Non si era accorto di come il tempo fosse passato. Di solito un’ora durava in eterno, per lui, i minuti si susseguivano lentamente, stancamente, portatori di noia e accidia, ma… adesso che era stato con quel rossino gli pareva che non fossero passati che pochi, meravigliosi, minuti.
- Di già?! – si stupì il rossino, incredulo.
- Mh… ti accompagno a casa? – gli chiese Rukawa, con tono un po’ triste.
Voleva passare più tempo possibile con Hanamichi. Non voleva lasciarlo andare…
- Mh… va bene. – rispose il rossino.
Anche la sua delusione era palese. Voleva stare con lui ancora per un po’. Immergersi nei suoi abbracci, nelle sue frasi provocatorie, nella dolcezza dei suoi sguardi…
Camminarono verso la macchina, lentamente. Nonostante fosse poco distante impiegarono più di dieci minuti a raggiungerla. Per l’andata ce n’erano voluti due o tre. Salirono. Rukawa mise in moto.
- Ti sei divertito? – gli chiese Rukawa.
Voleva esserne sicuro.
- Sì… tanto. E tu? – domandò il rossino, arrossendo.
- Moltissimo. – annuì il moro.
- Domani… ehm… ci vediamo, domani? – lo invitò il rossino, abbassando lo sguardo.
Rukawa rifletté. Era libero di mattina e di sera, lavorava solo nel pomeriggio. Anche se non riusciva neanche a ricordarsi con chi…
- Domani mattina e domani sera sono libero. Dove vuoi andare? – gli chiese.
- E di pomeriggio? – domandò Hanamichi, curioso.
- Lavoro. – rispose Rukawa, a bassa voce.
Non avrebbe voluto dirglielo. Non era una cosa carina, dopotutto, avvertire il ragazzo che ti piace che il giorno dopo andrai a letto con un altro.
- Ah… - commentò Hanamichi.
Lavoro. Ovvero sesso. Sarebbe andato a letto con un ragazzo. Chissà chi era… uno sconosciuto? L’avrebbe portato a cena fuori, anche lui?
Lavoro. Già. Erano colleghi… anche lui sarebbe dovuto tornare al lavoro… prima o poi…
- Hanno detto che puoi prenderti tutto il tempo che vuoi, per… riprenderti… - lo rassicurò Rukawa.
- No, non… - scosse la testa il rossino.
Non voleva parlarne. Voleva solo dimenticare.
- Vorrei che tu capissi una cosa. – lo interruppe Rukawa.
Fermò la macchina. Erano arrivati davanti a casa di Hanamichi.
Gli mise un braccio attorno alle spalle, fissandolo negli occhi.
- Il lavoro è solo lavoro. Tu non rientri in questa categoria. Va bene?
Sincero. Deciso. Nessuna incertezza né menzogna in quegli occhi.
- Perché? – chiese il rossino, senza riuscire a trattenersi.
- Non lo so… - ammise il moro – è da quando ti ho visto che continuo a pensarti… non mi era mai capitato prima.
- Mai? – domandò Hanamichi.
Bisognoso di sicurezze.
- Neanche una volta. Sei la prima persona che mi fa provare qualcosa del genere… - sussurrò il moro.
- Io… - il rossino s’interruppe.
Abbassò lo sguardo, prese fiato e tentò di parlare.
Avvertì la mano del moro che gli accarezzava delicatamente una guancia.
- Non c’è bisogno di dirmi niente… non ti preoccupare… non sei obbligato a…
Hanamichi lo interruppe, alzando il viso di scatto.
- No! Anche io… da quando ti ho visto… non riesco a scacciarti dalla mia mente!
Lo aveva detto a voce alta, decisa, quasi con isteria. Ma quando si rese conto di quanto aveva appena detto, abbassò lo sguardo, arrossendo fino alla punta delle orecchie.
- Ci sei… sempre. Non me lo spiego, però ogni cosa faccia ti ci trovo… non so perché… - bisbigliò, piano, prima di aggiungere, con voce tremante – Però… quello che mi hai… che è successo, io…
- Non devi cancellarlo. Ti ho fatto male. Lo so. Mi dispiace. Se potessi tornare indietro mi ucciderei, piuttosto… ma è troppo tardi… non devi sforzarti di fare niente… - lo tranquillizzò Rukawa, portandogli una mano tra i capelli.
Fuoco di seta, sangue morbido di fili lisci. Gli erano mancati. La consistenza di quei capelli era tutto ciò che le sue dita avevano agognato, in quelle ore.
- Se quello che dici è vero… tu per me provi qualcosa… e io… provo molto per te… sei la persona più importante del mondo… ma quello che ti ho fatto è terribile e ci vorrà molto tempo perché la ferita guarisca. Io aspetterò in eterno, hai capito? – lo rassicurò.
Lo costrinse dolcemente ad alzare il viso, ad incontrare i suoi occhi.
Amore. Amore.
Quattro occhi, quattro dichiarazioni, quattro certezze…
- Posso… baciarti? – gli chiese, in un sussurro delicato.
Hanamichi non rispose. Si limitò a socchiudere le palpebre, tendendo il viso, in attesa.
Bacio. Dolce.
Un incontro tra le labbra. Hanamichi sospirò. Gli era mancato così tanto. Rukawa lo aveva baciato sulle labbra giusto un paio di volte, in tutte quelle ore, ma erano stati dei contatti così lievi, appena accennati, delicati. Non erano riusciti a saziarlo, a reprimere quel bisogno che aveva di lui. Erano dei tocchi così brevi che, non appena se ne rendeva conto, svanivano, lasciandolo al freddo. Adesso, finalmente… ritorno.
Hanamichi sentì un balzo al cuore, quando avvertì la punta bagnata della lingua di Rukawa accarezzargli le labbra, la linea che le separava, senza forzarlo. A lui la scelta.
Il rossino aprì piano le labbra. Gemette.
Calore. Passione. Sentimenti… tanti sentimenti…
Un vorticare incessante, la lingua di Rukawa nella sua bocca, le loro anime che si toccavano, si abbracciavano, finalmente…
“Mi sei mancato”
Amore.
Si separarono, ansimanti. Si guardarono negli occhi.
- Vuoi… salire da me? – gli chiese Hanamichi.
Il moro sbarrò gli occhi, incredulo.
Il rossino avvampò, cominciando a balbettare frasi sconnesse.
- Cioè, no! Non volevo dire… non in quel senso, volevo solo… non quello!
- Vuoi che dorma con te? – gli chiese il moro, sorridendo, intenerito.
- Dormire… - pigolò piano il rossino, abbassando lo sguardo.
- Va bene… - accettò il moro, posandogli un bacio tra i capelli – Vai su, io vado a posteggiare.
Il rossino gli sorrise, contento, uscendo dalla macchina, aprendo il portone del palazzo, lasciandolo aperto per il suo volpino dolce, facendo lo stesso col portone dell’appartamento.
Non appena il moro fece capolino nel suo appartamento, ebbe a malapena il tempo di chiudersi la porta alle spalle, perché un rossino tutto rosso gli si fiondò tra le braccia, stringendolo all’altezza della vita.
- Ti sono mancato così tanto? – chiese divertito, alzando una mano ad accarezzargli i capelli.
Il rossino annuì, il viso premuto sul collo dell’altro.
- Anche tu mi sei mancato… - sussurrò Rukawa, alzandogli il viso per baciarlo.
Di nuovo. Ancora. Baci. Sul viso, sul collo.
Un gesto dolcissimo, quando Rukawa gli stava accarezzando dolcemente il volto, le labbra e il rossino gli aveva bloccato la mano, per posarvi una serie di piccoli baci, sulle dita, sul palmo, sulle nocche.
- Sei così dolce che potrebbe venirmi il diabete… - commentò il volpino, ironico.
- Ti… ti da noia? – aveva chiesto Hanamichi, mal interpretando quelle parole.
- Per niente. Sei adorabile… - sussurrò il moro, posandogli un bacio sulle labbra.
Ne seguirono a migliaia, di baci. Sfioramenti leggeri e quasi casuali, o intense esplorazioni passionali. Ma mai oltre. Il moro aveva promesso di dargli tempo, Hanamichi aveva ammesso di averne bisogno.
Alla fine, dovevano essere quasi le due, erano seduti al tavolo di cucina, avevano bevuto un po’ di latte caldo e avevano chiacchierato a lungo. Sbadigliarono nello stesso momento.
- Vuoi un pigiama? – gli chiese Hanamichi.
- Veramente dormo sempre in boxer… ti da fastidio? – gli chiese Rukawa.
- N… no, fai pure… io vado… a cambiarmi… vai pure a letto… - disse l’altro, arrossendo.
Lo lasciò solo. Il moro prese le tazze e le mise nel lavello, poi andò in camera da letto, si spogliò e s’infilò sotto le coperte, prima che il rossino tornasse. L’avrebbe imbarazzato troppo e, probabilmente, anche impaurito.
Hanamichi entrò. Rosso come un peperone.
Le sue forme perfette, così sensuali, coperte da un pigiama largo e probabilmente molto vecchio, con dei disegni di orologi blu e rossi che sorridevano sullo sfondo azzurro. Rukawa fece del suo meglio per trattenersi dal ridere, ma non riuscì ad impedire che un sorriso divertito gli facesse capolino sulle labbra.
- Cosa ridi, volpaccia? – si offese l’altro, piantando le mani sui fianchi. Era il suo pigiama preferito, come osava quel volpino maledetto deriderlo?!
- Niente… stai bene con quel pigiama… - commentò Rukawa, senza abbandonare il sorriso, limitandosi a raddolcirlo.
- Guarda che ti do una testata… - minacciò il rossino, andandosi a sedere accanto a lui, arrossendo.
- No, davvero… sei molto tenero, così… - sussurrò il moro, con tono altamente malizioso – Mi viene voglia di coccolarti un po’…
- Guarda che non sono un cagnolino… - protestò Hanamichi, tentando invano di nascondere il proprio imbarazzo dietro un’espressione fintamente offesa.
- Infatti sei una scimmia… una scimmietta di zucchero… un cucciolo di scimmietta… vieni qui… - sussurrò Rukawa.
Allargò le braccia e le gambe, facendogli cenno di posizionarvisi in mezzo. Era troppo tenero e dolce, così! Aveva una voglia incredibile di divorarlo di baci, di abbracci, di farlo arrossire… e anche di seviziarlo un po’… più avanti lo avrebbe fatto di sicuro, ma adesso le sue mani dovevano starsene buone, dovevano assolutamente resistere alla tentazione di palparlo! Per quanto questo fosse difficile.
Il rossino si accoccolò contro di lui, allacciandogli le braccia al collo e nascondendo il volto paonazzo contro il suo collo. Lo faceva sempre, quando era imbarazzato… il moro fece scivolare le mani fino ai suoi fianchi, poi sulla sua schiena, accarezzandolo dolcemente, una delle mani salì ad accarezzargli i capelli. Il rossino strusciò il viso contro il collo dell’altro, mugolando il proprio apprezzamento.
- Scimmia con tendenze feline… sempre più tenero… - sussurrò Rukawa.
La tentazione di far scendere le mani era quasi irresistibile… ancora un po’ e si sarebbe eccitato… e questo era da evitare, senza dubbio il rossino avrebbe trovato a dir poco imbarazzante la sua erezione contro di lui. E di certo l’avrebbe spaventato.
Hanamichi era un po’ imbarazzato. Si sentiva così incredibilmente dolce. Non gli era mai capitato. Gli sembrava così strano che quella volpe potesse desiderare di accarezzarlo, coccolarlo… e quelle sue battutine, quelle frasi… lo facevano vergognare un po’, ma non lo infastidivano né lo impaurivano, affatto. Gli veniva solo voglia di farsi stringere, ancora e ancora.
- Baka Kitsune… - mugugnò, piano.
- Do’aho… - replicò la volpe.
Il volpino alzò una mano e lo obbligò delicatamente ad alzare il viso. Era davvero rosso! Lentamente le loro labbra si unirono. Un bacio così dolce, ma profondo, passionale.
Troppo tardi. Rukawa imprecò, staccandosi dal rossino. Si era eccitato. E nonostante le coperte che lo coprivano e lo separavano dal suo do’aho, era ben difficile nascondere la propria erezione, visto che erano appiccicati come colla.
Il rossino lo guardò un po’ offeso. Voleva ancora baciarlo.
Ma il moro lo allontanò da sé, contro voglia.
- Cosa c’è? – gli chiese, un pigolio triste.
Rivoleva il suo rifugio, il suo abbraccio…
- Nh… - mugugnò il moro, tentando di placare la propria erezione.
Ma se gli faceva quel faccino come poteva riuscirci!
Il rossino tornò gattonando verso di lui, riportando il viso contro il suo collo, le braccia che circondavano la schiena della volpe, mugolando soddisfatto solo quando si ritrovò di nuovo attaccato a lui. Ma perché la volpe non lo coccolava più?
Il rossino mosse una gamba, per mettersi più comodo.
Il moro non poté trattenere un gemito e il rossino impiegò qualche secondo per capire che cosa aveva sfiorato.
Fece un balzo indietro, arrossendo fino alla punta delle orecchie, notando solo allora quel rigonfiamento più che evidente sotto le coperte.
- Do’aho… - sospirò Rukawa, con un tono tra il divertito e la scusa – Forse è meglio se dormiamo, no?
- Nh… va bene… - sussurrò Hanamichi.
Si mise sotto le coperte anche lui, rannicchiandosi vicino al volpino ma senza toccarlo. Come poteva essersi eccitato per così poco? Era vestito e non aveva fatto niente di così provocante!
- Do’aho… guarda che non ti faccio niente… - lo rassicurò il moro.
- Lo so… - bisbigliò Hanamichi – Spegni la luce? L’interruttore è…
Non fece in tempo a finire la frase che la luce si spense. Rukawa l’aveva già trovato.
Silenzio.
Due braccia condussero la testa del rossino sul petto del moro e una mano gli accarezzò dolcemente il viso e i capelli.
- Oyasumi nasai, do’aho…
- Oyasumi, kitsune…
Gyh: oyasumi è buonanotte, nasai è un accrescitivo di cortesia che si usa anche quando si chiede scusa (gomen nasai). Lezioni di giapponese! *__* potrei anche fare un piccolo dizionario di frasi utili, visto che lo sto studiando da autodidatta… se qualcuno vuole un chiarimento di giapponese può chiedere. ^__^ ß orgoglio. Wow, come mi è riuscita sta freccia strana!? Nooo, che bello!!! ^o^
Ru: suicidati… è_é
Hana: O\\\\\\O
Mattino. Raggi del sole che filtravano dalla finestra semi-oscurata dalle tende pesanti davanti alle finestre. Il moro aprì gli occhi, trovandosi sul petto un dolce peso. Paradiso. Il suo Hanamichi che dormiva su di lui, con una mano infantilmente chiusa a pugno davanti al viso e un’espressione così rilassata da far tenerezza. Il moro sorrise e gettò un’occhiata alla sveglia sul comodino. Erano le dieci! Come poteva essersi svegliato così presto? Si era addormentato che ormai erano le tre di notte! Beh, non era poi un male, visto che aveva l’occasione di godersi il bel visino del suo Hana addormentato… com’era carino…
Un rumore fastidioso interruppe la contemplazione. Qualcuno stava suonando alla porta. Chi era quel maledetto guastafeste! Lentamente scivolò dall’abbraccio di Hanamichi e delle coperte e s’infilò i jeans che indossava la sera prima, velocemente. Guai a chi svegliava la sua scimmietta!
Corse alla porta e la aprì.
Yohei Mito, l’amico di Hanamichi, lo fissava basito, con la bocca spalancata.
- Non gli ho fatto niente, sta dormendo e ha sonno. Se vuoi dirgli qualcosa glielo riferisco io. – lo anticipò Rukawa.
- Non ti credo… - s’impuntò Yohei, fissandolo con rabbia.
- Controlla. Ma non svegliarlo. – l’ultima frase era velata di minaccia.
L’altro lo sorpassò e s’infilò nella stanza da letto del rossino, che dormiva beatamente, abbracciato al cuscino che Rukawa gli aveva messo tra le braccia. Yohei controllò per bene. Il letto era a posto, niente tracce di lotta, né sangue né sperma, il viso di Hanamichi era rilassato, nessuna traccia di lacrime. Tutto a posto. Era piuttosto stupito.
Tornò in cucina, dove Rukawa lo attendeva a braccia conserte.
- Sono venuto a dirgli che non ha molto tempo… dicono che se non torna al lavoro entro tre giorni al massimo… - cominciò Yohei, con tono grave.
- Cosa?! – si stupì Rukawa, sbarrando gli occhi, incredulo.
Yohei annuì.
- Fujimura ha fatto di tutto, ma Hana è molto richiesto… e il video che ha fatto con te manca ancora di un finale, non possono finire il montaggio… tre giorni è il tempo massimo che siamo riusciti ad ottenere. Hanno dato due possibilità: se non torna a lavorare come prima, ovvero con più attori e credo che vogliano dargliene anche degli altri, deve… - Yohei prese fiato - … deve lavorare solo con te.
Il cuore di Rukawa fece un balzo.
- … ma deve andare fino in fondo in tutti i video. Il regista dell’altro video ha detto che era entusiasta e che vuole fare un’intera serie di vostri filmini…
Concluse Yohei.
- Dì ad Hana che molti di noi sono disposti a fare una colletta e pagare penale eccetera, se ce lo lascia fare… convincilo, è troppo orgoglioso… ma non può riprendere così presto… - gemette sconsolato, passandosi una mano tra i capelli.
Rukawa sospirò, abbassando il capo. Maledetti bastardi…
- Cercherò di convincerlo. – promise, serio.
- Va bene… salutamelo quando si sveglia. – sospirò Yohei.
Mito uscì e Rukawa tornò a letto con Hanamichi, accarezzandogli delicatamente il viso. Era così innocente, così candido… sentì una fitta al cuore. Per colpa sua, adesso… sospirò. Non era giusto. Come potevano fare una cosa del genere a quel ragazzo? Era troppo crudele.
Pochi minuti dopo il rossino cominciò a mugugnare nel sonno, movendo le palpebre, fino ad aprirle. Le sue gote si arrossarono delicatamente, mentre sorrideva, con le labbra e con gli occhi.
- Buongiorno… - mormorò.
- Ben svegliato… - sussurrò Rukawa, posandogli un bacio su una guancia.
- Sei sveglio da tanto? – gli chiese Hanamichi, alzandosi a sedere.
- Un po’… - annuì Rukawa – Sai che sei un amore quando dormi?
- Baka kitsune! – sbottò il rossino, diventando paonazzo.
- Davvero! Fai un faccino troppo tenero… è stata dura resistere alla tentazione di coccolarti, sai? – gli sorrise Rukawa.
- Stupida volpe…
- Quindi adesso mi devo rifare. – concluse il moro, bloccandolo in un abbraccio stretto.
Lo trascino di nuovo giù, sulle coperte e gli posò la testa sul petto, ascoltando il suo cuore che batteva ritmicamente, sempre più veloce. Sorrise, alzando una mano ad accarezzargli i capelli.
- Prima è venuto Mito. – cominciò, grave.
- Ah… - il rossino divenne paonazzo. Chissà cosa gli avrebbe detto adesso! – cosa… cosa dice?
- Non sono buone notizie… - lo avvertì Rukawa.
Silenzio.
- Devo tornare a lavorare…? – un bisbiglio.
Rukawa annuì.
- Dice che se solo tu lo volessi farebbero una colletta per pagare penale e tutto il resto… Hana, è pieno di gente che ti vuole bene e che farebbe qualsiasi cosa, per te… mi ha detto di pregarti di convincerti ad accettare. – gli disse, continuando ad accarezzargli i capelli.
Il moro si alzò a sedere, mentre il rossino rimaneva sdraiato, con lo sguardo assente e le guance arrossate.
- No. – sussurrò Hanamichi, voltando il viso.
- Se torni a lavorare hai due possibilità.
Hanamichi tornò a guardarlo negli occhi.
- Uno: ricominci a lavorare come prima, ma i partner aumenteranno di numero.
Il rossino voltò di nuovo il viso. Aveva le lacrime agli occhi.
- Due: lavori solo con me… ma dovremmo… andare fino in fondo. – aggiunse, accarezzandogli una guancia, piano.
Il rossino non rispose.
- Posso pagare io la penale, Hana… lasciamelo fare, ti prego… non pensare che sia pietà o compassione… io voglio… io devo vederti felice… puoi anche smettere di lavorare… vieni a vivere da me… ti manterrò io e…
Il tono di Rukawa era quasi supplichevole, ma Hanamichi lo interruppe quasi rabbioso.
- No. Riprenderò… a lavorare… - mormorò il rossino, con voce tremante.
- Hana, non puoi farlo… solo a parlarne ti metti a tremare… - tentò Rukawa, accarezzandogli una guancia.
Due lacrime scesero dagli occhi lucidi del rossino.
- Non piangere… non devi farlo per forza… ci sono vie d’uscita… non ti preoccupare… sistemerò tutto… - lo rassicurò Rukawa, baciandogli le guance dolcemente.
- No! – ringhiò Hanamichi, rabbioso – Cosa credi, posso anche cavarmela da solo! Non sono un bambino!
- Non sono solo i bambini ad aver bisogno degli altri… lasciati aiutare… fallo per me… - lo pregò Rukawa.
Il rossino scosse la testa con forza, ostinato.
- Ti hanno dato tre giorni al massimo per riprenderti. Fujimura ha lottato, ma questo è il massimo che hanno ottenuto. – lo avvertì Rukawa.
- Tre… giorni…? – sussurrò Hanamichi.
Si aspettava almeno due settimane! Ma erano pazzi a dargli così poco tempo?!
- Ti prego, lasciati aiutare… - lo implorò Rukawa.
Lo strinse con forza. Non voleva lasciarlo soffrire, ma era impossibile. Non c’era modo.
- Ritornerò a lavorare… - sussurrò Hanamichi.
La voce tremava, come tutto il suo corpo. Ma non poteva… non poteva lasciarsi aiutare fino a quel punto. La sua vita doveva dipendere solo da lui. Non poteva affidarsi così totalmente a qualcun altro.
Rukawa sospirò.
- Hai idea di cosa vuol dire? – chiese, duro, severo – O vai a letto con un casino di ragazzi diversi o dovrai fare sesso con me totalmente! Qualunque cosa tu scelga soffrirai!
- Non è una mia scelta. – sbottò Hanamichi.
- Sì, invece! Basta una tua parola e potresti evitarlo, senza problemi! Basterebbe un sì e non dovresti mai più farlo!
- Vorrebbe dire diventare una specie di mantenuto, di bambolina nullafacente! Non ho alcuna intenzione di diventarlo, non voglio avere debiti con nessuno!
Hanamichi aveva cominciato ad urlare.
- Credi che te lo rinfaccerei? Che vorrei qualcosa in cambio?
Anche Rukawa aveva alzato la voce.
- Non ho detto questo…!
- Maledizione, se tu soffrirai credi che qualcuno ne sarà felice?! C’è Mito che stava per mettersi a piangere, quando me l’ha detto! Perché devi scegliere la soluzione più stupida e dolorosa per tutti?!
- Si chiama dignità, Kaede! E smettila di urlare!
L’ultima frase fu urlata con tanta isteria che il moro si zittì immediatamente.
- Non credere che mi faccia piacere… il solo pensiero di farmi toccare da qualcuno che non sia tu mi da la nausea… ma non voglio… non posso dipendere da qualcun altro… cerca di capirmi… - mormorò, lo sguardo implorante, rivolto a Rukawa.
Il moro sospirò, abbracciando dolcemente il suo rossino, che aveva ricominciato a piangere sommessamente. Eppure non poteva fare a meno di sentirsi in parte soddisfatto, perché il suo Hana aveva detto che non voleva farsi toccare da nessun altro. Ma questo voleva dire che l’avrebbe fatto?
- Hai deciso, allora? – gli chiese Rukawa, accarezzandogli dolcemente i capelli.
- No… - mormorò Hanamichi, tirando su col naso.
- Qualunque cosa tu faccia, ricordati che ci sono anch’io… ti basterà una parola e io farò di tutto per esaudirti, va bene?
- Nh… chiamerò Fujimura e ne discuterò con lui… - mormorò il rossino.
Il moro si separò un poco da lui, asciugandogli le guance con tanti teneri baci.
- Vuoi chiamarlo ora? – gli chiese, dolcemente.
- Sì, ma… non voglio che tu… - borbottò Hanamichi, abbassando lo sguardo.
- Aspetterò in un’altra stanza. – lo rassicurò Kaede.
Gli portò il cord-less che aveva adocchiato poco prima e uscì dalla stanza, andandosi a fare un caffè in cucina.
Hanamichi, lasciato solo, compose velocemente il numero di Fujimura. Qualche secondo e rispose.
- Sono Hanamichi… - disse.
- Piccolo, come stai? – gli chiese immediatamente l’altro, con tono preoccupato.
- Bene, io… mi hanno detto che… fra tre giorni… - s’interruppe, sospirando.
- Mi dispiace, ho fatto di tutto per convincerli a darti tempo, ma… non vogliono sentire ragioni… la cassetta è appena comparsa sui cataloghi e già si sta esaurendo… ti hanno detto tutto?
- Sì.
- Anche della colletta che vogliamo fare?
- Non accetterò mai, lo sai.
- Sei cocciuto e troppo orgoglioso… - sbuffò Fujimura, senza neanche tentare una lotta – Cosa credi che farai?
- Non lo so…
- Yohei mi ha detto che è venuto da te un paio di ore fa e ti ha trovato in compagnia…
- Dormivo… - borbottò Hanamichi – ma se stai per chiederlo, non abbiamo fatto niente…
- Lo immaginavo. Vuoi un consiglio?
- Te ne sarei grato.
- Allora, è palese che Rukawa ha una cotta per te… e credo che per te sia lo stesso, no?
- Sì…
- Allora, o andate a vivere insieme e smetti di lavorare…
- No!
- … oppure cominci con la serie di voi due. Guadagnereste moltissimo e dovresti fare l’amore solo con lui.
Pausa. Riflessione.
- Ci devo pensare… - sospirò infine il rossino.
- Fallo con attenzione.
- Ciao.
- Ciao.
Chiuse la comunicazione, sospirando. Forse quella di fare l’amore solo con Kaede era la soluzione migliore. Ma era così difficile… aveva paura… non voleva, era troppo presto… dolore, paura… rabbrividì e si alzò.
Aveva bisogno di lui…
Lo trovò seduto al tavolo di cucina a sorseggiare un po’ di caffè. Quando il moro lo vide comparire gli indicò la tazza di caffelatte che gli aveva preparato, con tanto zucchero. Hanamichi sorrise di quella premura.
- Grazie. – sussurrò, posandogli un bacio sulla guancia, sedendosi accanto a lui.
- Avete parlato? – gli chiese il moro.
- Dice che dovrei fare l’amore con te… - mormorò Hanamichi, arrossendo – Credo anch’io che sia la soluzione migliore, però…
- È presto, vero? – sussurrò il moro.
Alzò una mano e la passò tra i capelli morbidi e spettinati della sua scimmietta che avvicinò la sedia alla sua e gli si accoccolò contro, in cerca di conforto.
- Se può aiutarti… se lo scegli… sappi che farei piano… starei attento… non ti farei male… - lo rassicurò, posandogli un bacio sulla guancia.
Hanamichi sospirò. Lo sapeva. Però era così… così difficile. Ci voleva del tempo… tanto tempo… e invece…
- Posso fare una doccia? – gli chiese Rukawa – Dopo possiamo andare a mangiare fuori… poi quando torno dal lavoro usciamo… o stiamo qui e guardiamo un film… fai tu.
- Va bene. – annuì Hanamichi, un po’ rincuorato. Almeno avrebbe avuto il suo volpino, accanto.
- Cercherò di intercedere col regista… va bene? Forse ti darà più tempo, se gli parlo… - tentò di consolarlo l’altro, portandogli dolcemente una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
- Va bene. – ripeté Hanamichi – solo una cosa…
- Dimmi… - annuì Rukawa, pronto ad esaudire qualsiasi richiesta.
- Abbracciami un po’. – sospirò Hanamichi.
Rukawa e Hanamichi si fecero una doccia veloce – prima l’uno e poi l’altro – e passarono il resto della mattinata a coccolarsi e stringersi, seduti sul divano. Non guardavano televisione, passavano mezzore intere senza aprire bocca. Si immergevano semplicemente l’uno nel calore dell’altro, si stringevano forte. Si accarezzavano con dolcezza. Per Hanamichi era una sensazione così bella, essere riverito e vezzeggiato in quel modo… lo rassicurava, lo faceva sentire bene, protetto. Ma Rukawa non stava poi così bene. Avrebbe dovuto fare male ad Hanamichi, anche se non voleva. Dubitava che sarebbe riuscito a fare molto, anche parlando col regista. Forse avrebbe potuto fare in modo di essere occupato per tutta la settimana, così anche se Hana accettava di fare l’amore con lui, non avrebbero potuto per via del tempo… poteva essere una soluzione… dopotutto non potevano certo farlo andare a letto con troppi ragazzi ogni giorno! E Hana sarebbe stato al sicuro… ma anche facendo così, prima o poi… sospirò, posando un bacio tra le ciocche infuocate del suo amore.
- Allora andiamo a mangiare fuori? – gli chiese, piano.
- Dove? – chiese il rossino, con un sorriso, abbracciandolo più forte.
- Non so… ma niente fast-food. – lo avvertì.
- Come mai? – chiese il rossino.
- Non so… non mi piacciono molto, come posto. Troppo rumore, non si riesce a parlare, troppo affollato… - sbuffò.
- Capito. Andiamo dove vuoi tu. Ma pago io, per me. – aggiunse immediatamente.
Il volpino sbuffò, improvvisando un’espressione scocciata ed entrambi uscirono di casa, per immettersi nel resto del mondo.
Hanamichi fissò corrucciato la porta del proprio appartamento, poi il telefono che teneva sul tavolo di cucina. Attesa. Chissà, Rukawa sarebbe andato subito da lui, oppure prima l’avrebbe avvisato al telefono… ormai erano le cinque… era andato al lavoro alle tre… beh, due ore forse non bastavano… sospirò, sconsolato. Il pensiero del suo volpacchiotto a letto con un altro lo stava devastando. Ok, gli aveva detto che quello era solo lavoro e che lui, invece, era… importante. Arrossì, al pensiero. Però non poteva che infastidirlo il pensiero della persona che amava con un altro. Amore. Sì. Lo amava. Si chiese come potesse essere possibile, visto che lo conosceva solo da pochi giorni… non lo sapeva. Mistero. L’amore quando ci si mette… e adesso aspettava. Aspettava. Aspettava.
Si alzò. Andò in camera, dove il letto era rifatto in ordine e prese tra le braccia il cuscino sul quale aveva dormito Kaede. Il suo profumo. Lo inspirò a fondo.
Dopo pochi minuti, si addormentò.
Quel do’aho aveva lasciato la porta aperta! Ma non pensava che era pericoloso? Adesso l’avrebbe sentito… Kaede si richiuse la porta dell’appartamento di Hanamichi alle spalle. Erano le sei e mezza, si era liberato prima che poteva. L’atmosfera silenziosa che regnava nell’appartamento lo fece desistere dal tentativo di chiamare la scimmietta ad alta voce. Lo cercò e lo trovò dopo poco, in camera da letto, abbracciato ad un cuscino. Le volpi sono buone osservatrici. Era il cuscino sul quale aveva dormito lui. Sorrise. Si sedette sul letto accanto a lui, attento a non svegliarlo e si stese al suo fianco. Lo abbracciò all’altezza della vita e chiuse gli occhi. Qualche minuto e lo seguì nel sonno.
Hanamichi mugolò nel sonno. Sentiva… il suo profumo… no, doveva essere il cuscino… però… quel dolce peso sul fianco… sollevò le palpebre lentamente. C’era il suo volpino. Era arrivato, finalmente. Sorrise. Era bello, quando dormiva. Col volto rilassato. Che bella volpe. Lentamente si sistemò meglio contro di lui, godendo del suo calore. Com’era bello dormire col suo Kaede vicino…
- Nh… do’aho? – mugugnò Kaede.
- Sempre gentile, eh? Baka kitsune… - replicò Hanamichi, fingendosi offeso.
- Nh… ti ho svegliato? – gli chiese il moro, alzando una mano ad accarezzargli i capelli, ad avvicinarlo a sé.
- Semmai sono io che ho svegliato te… da quanto sei qui? – gli chiese Hanamichi, alzando il viso per baciargli una guancia.
- Sei e mezza… più o meno…
Hanamichi continuò a crogiolarsi nel suo tepore, soddisfatto, fino a che non lo sentì irrigidirsi.
- Che c’è? – gli chiese.
- Hai lasciato la porta aperta. – lo rimproverò, con tono severo.
- Lo so. Così potevi entrare. – annuì Hanamichi.
- Do’aho! Poteva entrare chiunque! – replicò Rukawa, arrabbiato, tirandogli un po’ i capelli, per ripicca.
- Ite! – si lamentò Hanamichi. Aveva una cute sensibile.
- Ah… gomen… - sussurrò Rukawa, un po’ pentito – la prossima volta chiudi a chiave.
- Preoccupato? – gli chiese il rossino, alzando su di lui uno sguardo divertito.
- Da morire. – sospirò Rukawa, chinandosi a baciarlo sulle labbra.
Gli era mancato il suo sapore. L’attore con cui aveva lavorato… come cavolo si chiamava? Insipidi capelli castano scuro… insipida espressione, insipida pelle, insipido… completamente. Lui aveva desiderato tutto il tempo che ci fosse Hanamichi, lì con lui.
Si separarono e si guardarono negli occhi, dolcemente, prima che il rossino affondasse il volto nel suo rifugio prediletto, l’incavo del collo dell’altro.
- Allora, cosa vuoi fare, stasera? – gli chiese Rukawa, accarezzandogli piano la schiena.
- Non so… fai tu. Mi basta stare insieme. – sussurrò Hanamichi.
- Mh… - Rukawa arrossì lievemente a quelle parole. Era così dolce, il suo Hana! – allora, mia zuccherosa scimmietta, che ne diresti di noleggiare un film e guardarlo comodamente sul tuo divano?
- Perfetto. – concordò Hanamichi, annuendo soddisfatto.
Quella sera aveva proprio voglia di farsi coccolare dal suo volpino!
- Che ore sono? – chiese Hanamichi, strusciando il viso contro il collo di Kaede.
- Mh… un attimo che controllo… sono le otto e mezza! – si stupì il moretto.
- Così tardi? – si sorprese l’altro.
- Dio… dormito bene, eh? – commentò il moro.
Solo che adesso che aveva dormito così a lungo – due ore! – aveva recuperato le energie… e visto che a fare quel video al lavoro era venuto una sola maledettissima volta… il pensiero di dormire di nuovo col suo Hana, che adesso gli si stava strusciando contro tutto dolce… che gli diceva frasi zuccherose… che arrossiva alle sue frasi… oddio…
Gli posò un bacio tra le ciocche carminio.
- Ci alziamo? – propose, senza però accennare a muoversi.
Hanamichi emise un mugolio di protesta, stringendolo più forte, alzando il volto per piantargli addosso due occhioni spalancati e una bocca dolcemente imbronciata.
- Voglio restare ancora un po’ così… - sussurrò, con tono implorante, allungandosi per posargli un piccolo bacio sulle labbra.
- Scimmietta pigra… da quant’è che dormi? – gli chiese Rukawa, tentando di distrarre la mente dai propositi poco casti esaminando il contrasto tra le proprie dita candide e i capelli infuocati del suo Hana.
- Uhm… erano quasi le cinque… - gli sorrise il rossino, strusciandosi contro la mano che gli accarezzava i capelli.
- Dormiglione d’un do’aho! – commentò Rukawa.
- Non chiamarmi do’aho, baka kitsune! – lo rimbeccò Hanamichi, voltando il viso per dare un morsetto alla mano di Rukawa – Anche tu ti sei addormentato.
- Ma io mi sono addormentato perché dormivi tu… non potevo mica lasciarti tutto solo nel mondo dei sogni… - si giustificò Rukawa, con un sorriso dolce, accarezzando una guancia del rossino con la mano che questo gli aveva morso.
- Tutte scuse… - borbottò Hanamichi, arrossendo e abbassando il volto.
- Sei bellissimo quando arrossisci… - sussurrò il moro, estasiato, obbligandolo ad alzare il volto per farsi osservare.
Lo baciò lentamente e dolcemente, prima di lasciarlo andare, più rosso di prima. Immediatamente Hanamichi nascose il proprio volto nell’incavo del collo dell’altro.
- Ma ti piace proprio, stare lì! – commentò il moro, fintamente esasperato – Perché non vuoi che ti veda quando arrossisci?
- Non c’è niente da vedere! – biascicò il rossino, stringendo forte i pugni sulla maglia dell’altro.
- Sì, invece… il tuo bel musetto tenero… tanto ti guardo mentre dormi… - gli fece notare Rukawa, accarezzandogli la schiena, stringendo più forte.
Hanamichi era tutto suo.
- Smettila… - sussurrò il rossino.
Lo strinse più forte, nascondendosi meglio. Non gli piaceva, quel discorso. Lo lusingava, ma lo faceva sentire così… esposto…
- Ti vergogni così tanto? – gli chiese il moro, dolcemente, allentando la presa su di lui, per permettergli di ritrarsi.
Hanamichi annuì.
- Ok, ho capito. Scusami. Ma non appena ti abitui sappi che passerò giornate intere a farti tanti commenti imbarazzanti per farti arrossire. – lo avvertì scherzosamente, baciandogli i capelli.
Il suo Hana… così timido… così candido…
I minuti passarono, si susseguirono languidamente, tra le carezze di Rukawa e i baci che si scambiavano. Dolce. Quando furono le nove e un quarto dovettero alzarsi, però, perché avevano decisamente fame.
- Stanotte ti rimetti quel pigiama? – chiese Rukawa al rossino, mentre si alzavano.
- Ma sei fissato, con quel pigiama! – esclamò Hanamichi.
- Ti fa troppo carino… - sorrise Rukawa – Allora? Te lo metti?
- Forse… - borbottò il rossino, abbassando lo sguardo.
Memore di poco prima, Rukawa evitò il commento malizioso che gli era salito alle labbra e si limitò ad andare in cucina, seguito dall’amante.
- Allora andiamo a noleggiare un film? – chiese Rukawa al rossino.
- Mhm. – annuì questo – Che si mangia?
- Non so… riso? – propose Rukawa.
- Ok. Cosa noleggiamo? – domandò Hanamichi.
- Allora… se prendiamo qualcosa di paura ti stringi a me come ieri? – gli chiese, con un sorriso.
- Lo farei anche con un cartone animato. – replicò il rossino, con un sorriso più dolce del miele.
- Allora prendiamo quello che vuoi. – sorrise Rukawa, intenerito dalla risposta dell’altro.
Cenarono velocemente, per poi uscire. A pochi chilometri c’era una gigantesca videoteca. Entrarono, scorsero un paio di titoli. Non c’era niente d’interessante… proprio non riuscivano a trovarlo! Hanamichi scoprì con stupore che Rukawa odiava i film di guerra e troppo sanguinosi, a meno che non fossero horror. Chissà perché!
- Ma tu… - un ragazzo dietro Hanamichi, una voce stupita e sconosciuta.
Il rossino sussultò, sentendo una mano che gli afferrava con forza la spalla e lo faceva voltare con forza.
Chi era? Non lo conosceva… un gorillone gigantesco che lo superava di un bel po’ di centimetri e adesso lo guardava sognante.
- Tu sei… quello della videocassetta… - constatò il gorilla, sognante, senza accennare a togliere la mano dalla sua spalla.
Il rossino divenne paonazzo. Maledizione! Doveva proprio incontrare un suo ammiratore?! Era una cosa che odiava!
- Ah… scusa, io sono… Takenori Akagi…
Hana: sei un mostro!!! Come puoi farmi seviziare da quel gorilla!!! >\\\\\<
Gyh: si chiama sadismo, tesoro… ah ah ah!!! ^o^
- Sai, lavoro qui e… ho visto tutti i tuoi video… sei meraviglioso… - continuava il gorilla, imperterrito.
- No… io non… - il rossino continuava a balbettare, senza riuscire a fare niente per defilarsi da quella situazione orribile.
Tentò di allontanarsi. La mano di quel ragazzo lo artigliava con tanta forza da fargli male, oltre ad impedirgli di scostarsi.
- Ti prego, esci con me! Prometto che non ti deluderò… - tentò il gorilla.
- No, senti, c’è un equivoco… - mormorò Hanamichi. Non si era mai trovato in una situazione del genere…
Fortunatamente Rukawa spuntò da uno degli scaffali, con uno sguardo a dir poco omicida.
- Non so per chi l’hai preso, ma di certo non è un gigolo, uno squillo o che altro. Quindi adesso lascialo andare. – sibilò freddo Rukawa, con gli occhi che sprizzavano odio.
Akagi osservò prima l’uno poi l’altro, confuso. Ma se l’aveva visto in quella videocassetta… era proprio lui, non poteva essersi sbagliato…
- La… lasciami, per favore… - mormorò Hanamichi, raccogliendo ogni briciola di autocontrollo rimasto.
Senza aggiungere una parola, il gorilla lo lasciò andare e si allontanò, confuso come non mai.
Silenzio. Pesante, viscido, strisciava su di loro, entrava nelle braccia, raggiungeva le vene, gelandole.
- Per favore… andiamo via… - sussurrò il rossino, afferrando un braccio del moro con entrambe le mani.
Il moro nemmeno gli rispose. Si liberò dalla sua stretta, lo prese per mano, lo condusse fuori da quella fottuta videoteca quasi correndo e continuò a camminare velocemente, trascinandoselo dietro fino a che non arrivarono all’auto. Lo fece salire, aprendogli la portiera – Hanamichi non aveva la forza per protestare – sbattendola con forza, sali anche lui, mise in moto, partì velocemente, schiacciando l’acceleratore quasi con rabbia.
- Scusa… - sussurrò Hanamichi, poco dopo – Volevi prendere un film, ma…
- Do’aho… - lo interruppe immediatamente l’altro – Non sono arrabbiato con te… sono incazzato nero con quel deficiente di prima. Ok? Possiamo anche guardare una cassetta che hai tu o passiamo a prenderne una delle mie o giochiamo con i tuoi gatti. Non c’è problema.
Il rossino sospirò, sollevato, appoggiandosi alla portiera. Rukawa rallentò, stava andando troppo veloce… ci mancava solo una multa! Restarono in silenzio fino a che non arrivarono nel palazzo di Hanamichi. Salirono le scale immersi nel silenzio, non aprirono bocca fino a che non si furono chiusi la porta dell’appartamento alle spalle.
Immediatamente si abbracciarono, stringendosi forte.
Non si dissero niente. Non una parola. Non era il momento di comunicare a voce. Era meglio farlo con i gesti.
Rukawa condusse Hanamichi sul divano, lo fece distendere e gli si stese sopra, cominciando a baciargli piano il viso, a pettinargli i capelli, a stringerlo forte, per fargli sentire che era lì, era lì anche lui, per stargli accanto, per rassicurarlo, per dividere la sua sofferenza, avvalendosene in parte, perché la sua felicità era vedere il rossino sorridere e se il rossino sorrideva… la tristezza scompariva…
- Va meglio? – chiese Rukawa, in un bisbiglio lieve.
La morte, piuttosto che interrompere quell’idillio, spezzare quell’atmosfera di dolce calore e vicinanza, con un tono di voce troppo alto.
Hanamichi annuì, sospirando, come se da lui stesse uscendo, insieme all’aria, anche tutta l’ansia, la rabbia, l’umiliazione provate… depurandosi di tutto quello che era cattivo dentro di sé…
- Vuoi guardare un film? – gli chiese Kaede, col solito tono basso.
- Sì… ma non ne ho molti… - rispose il rossino, seguendo l’altro nella crociata per i sussurri lievi.
- Vuoi venire da me a vederlo? Ne ho tanti… - propose Rukawa.
Negli occhi di Hanamichi si lesse un’improvvisa curiosità, una brama che si era svegliata solo in quel momento, ma che attendeva con trepidazione crescente di essere soddisfatta.
Com’era la casa del suo Kaede? Voleva vederla… voleva studiarla… e imprimere la propria presenza ovunque… così ogni volta che il suo volpino fosse entrato in casa, l’avrebbe trovato… lì. E avrebbe sorriso, forse, felice di vederlo, anche se era solo un’illusione. E forse, desiderando di vederlo, l’avrebbe chiamato… oppure sarebbe andato direttamente a casa sua, l’avrebbe abbracciato, coccolato come continuava a fare ancora…
Passava le dita tra i capelli, forse districando nodi immaginari, che non c’erano, quei capelli rossi erano così morbidi. E ogni tanto il moro si abbassava un po’, in attesa della risposta dell’altro e posava un lieve bacio sulla guancia o sulle labbra che ormai erano diventate anche sue.
- Sì… - sussurrò Hanamichi, accarezzando con una mano la spalla dell’amante, poi sorrise – Così rivedo la gatta…
- Mi sento in colpa… l’ho trascurata in questi due giorni… - mormorò Rukawa.
- Anch’io ho trascurato i miei… ma io almeno l’ho fatto perché… pensavo a te…
La mano del rossino si alzò, arrivò alle ciocche corvine di Rukawa, ne tirò una indietro, dietro l’orecchio, forse lo infastidiva, davanti agli occhi.
- Anch’io pensavo a te… - sussurrò il volpino.
- Andiamo a casa tua? – chiese Hanamichi, trepidante.
- Mhm… - annuì Rukawa.
Si alzò dal divano, tendendo una mano all’altro per aiutarlo a fare lo stesso.
Si alzò il rossino, afferrando la mano dell’amato, per poi appoggiarsi a lui, inebriandosi della sua vicinanza. Gli premette il viso contro l’incavo della spalla e lì strusciò piano la guancia, felice.
- Si sta bene, qui… - sussurrò, con tono morbido.
- Non ne dubito, ci stai sempre… - commentò Rukawa, ricominciando con le mani il vagabondaggio sulla schiena del rossino.
Silenzio.
- Andiamo? – chiese Hanamichi.
- Prima dovremmo staccarci… non credo che potremmo passare dalla porta, altrimenti… - gli fece notare il moro, divertito.
Hanamichi sbuffò, separandosi lentamente dall’altro, con uno sguardo contrariato e seccato.
- Credo che le leggi della fisica siano piuttosto rompiscatole… - sospirò il rossino, puntando le mani sui fianchi.
- Allora le cambieremo. – sorrise Rukawa, prendendo la mano di Hanamichi.
Indossarono velocemente le giacche ed uscirono, sempre tenendosi per mano, senza mai allentare la presa, perché neanche la fisica, la chimica, potevano separarli. Stupide formule distorte scribacchiate non possono neanche avvicinarsi all’alchimia dell’amore.
- Quanto manca? – chiese Hanamichi, passando una mano sul finestrino, per accarezzare il panorama che il suo Kaede vedeva per andare a casa sua.
- Siamo quasi arrivati. – sospirò Rukawa per l’ennesima volta.
Non erano passati neanche cinque minuti da quando erano saliti in macchina che la sua scimmietta rossa aveva cominciato ad agitarsi e a chiedere quanto mancava ad arrivare. Il moro proprio non capiva. Perché Hanamichi era così impaziente di vedere il suo appartamento? Non era niente di speciale.
- … ma precisamente, tra quanto…? – stava già chiedendo di nuovo il do’aho impaziente, quando l’indice della mano di Rukawa che non era impegnata a guidare gli si posò dolcemente sulle labbra, zittendolo.
- Abbi un po’ di pazienza. Manca poco. – soffiò il moro, lanciandogli una veloce occhiata che era un misto di malizia e ironia.
- Mh… ok… - mugugnò il rossino, consapevole di aver (di nuovo) fatto la figura del bambino petulante.
Il rossino si risistemò sul sedile. Ma dopo neanche trenta secondi era impegnato a dimenarsi sul sedile e lanciare occhiate veloci ovunque, mordendosi le labbra con forza per trattenere la domanda che premeva.
- Svolta al prossimo incrocio e siamo arrivati, do’aho… - sussurrò suadente e sarcastico il moro.
- Mh… e non chiamarmi così, baka kitsune! – protestò il rossino.
- Ti chiamo come voglio… do’aho. – replicò tranquillo il moro.
Il rossino era indeciso: doveva saltargli addosso e minacciarlo oppure doveva aspettare di scendere dalla macchina? Se avessero fatto un incidente non avrebbe mai visto l’abitazione del suo Kaede…
- Farò finta di non aver sentito… ma non appena scendiamo ti polverizzo! – lo avvertì, con un’occhiata raggelante.
- Se mi polverizzi poi chi viene a coccolarti come faccio io? – lo punzecchiò l’altro.
- Cosa credi, il tensai è pieno di ammiratori! – si vantò Hanamichi, gonfiando il petto con orgoglio.
- Una cosa è un ammiratore… ma io sono un amante. – gli fece notare il moro, suadente.
Approfittando di un semaforo rosso il moro allungò una mano dietro la nuca dell’altro e lo tirò verso di sé, per scoccargli un bacio veloce sulle labbra.
Come aveva previsto, il rossino arrossì e non aggiunse più niente, dandogli vinta anche quella battaglia verbale. Era facile vincere, se cominciava con la malizia.
Svoltarono all’incrocio e dopo pochi metri Rukawa entrò nel parcheggio di un palazzo. Fermarono la macchina e scesero – questa volta Hanamichi fu abbastanza veloce da scendere dalla macchina prima che Rukawa gli aprisse la portiera. Nel buio del parcheggio le loro mani si trovarono in una stretta calda e dolce e insieme presero l’ascensore fino al terzo piano. Anche lì, in quel piccolo spazio di due metri per due, si strinsero forte, si baciarono dolcemente, assaporarono l’uno la dolcezza dell’altro, prima che le porte si aprissero, permettendo loro di uscire nel corridoio. Rukawa prese una chiave dalla tasca e aprì la porta del proprio appartamento. Non fece in tempo a dire niente che Hanamichi era già schizzato in avanti, entrando finalmente nella sua abitazione.
- Wow! È gigantesco… - osservò il rossino, ammirato, di fronte ad un salotto gigantesco.
Un lampadario di ferro battuto capeggiava al centro del soffitto, proprio sopra ad un divano di – finta – pelle nera, con tre poltrone abbinate, su una delle quali stava appollaiata la gattina. Il rossino la prese in braccio, portandosela dietro mentre andava ad esplorare il resto della casa. Da una parte del salotto stava la cucina, poi dall’altra parte della sala c’era una porta che dava su un corridoio con altre cinque stanze, ovvero due camere da letto, due bagni e una specie di piccolo studio. Tutto l’appartamento aveva la stessa pavimentazione, un parquet lucido e scuro, tranne i due bagni che vantavano delle mattonelle blu. In tutta l’abitazione si potevano trovare candele decorative e mobili che potevano sembrare d’epoca – in realtà erano dei falsi – in mogano scuro. Era una bella casa, pensò Hanamichi. Di certo era arredata con gusto. Grattò dolcemente la testa della micia, mentre tornava tra le braccia di Rukawa, a pochi metri da lui.
- Cos’è, hai paura che rompa qualcosa? – gli chiese scherzosamente il rossino.
- Non si può mai sapere cosa aspettarsi da una scimmia… - replicò il moro.
- Baka kitsune… - ribatté il rossino, offeso – Spero che la gatta ti sfasci i mobili.
- Ha già provveduto a farmi fuori le poltrone. Sono tutte graffiate. – sospirò tristemente il moro.
- Ben ti sta! – esultò Hanamichi, facendogli la linguaccia.
- Do’aho… - commentò il moro, stentando a trattenere un lieve sorriso.
Kaede decise di non lasciare all’amante il tempo di replicare e posò velocemente le proprie labbra su quelle dell’altro, unendole in un dolce bacio. Quando si separarono Hanamichi, con gli occhi lucidi, le labbra umide e le labbra in fiamme, si abbandonò dolcemente contro l’altro.
- Dov’è che dormi? – gli chiese in un bisbiglio appena udibile.
Il moro fece un cenno con la testa verso la camera lì accanto, che Hanamichi aveva già osservato di sfuggita, prima di correre ad ammirare il piccolo studio/biblioteca/videoteca dall’altra parte del corridoio.
Il rossino si separò lentamente dall’altro e, con reverenziale calma, si diresse di nuovo in quella che aveva appena scoperto essere la sua stanza da letto. Aprì piano la porta, che cigolò lievemente e si immerse in quella camera che sapeva di Kaede. Scivolò silenziosamente verso il comodino accanto al letto, sfiorando con dolcezza la sveglia e il telefono che vi stazionavano. C’era un po’ di polvere sopra una rubrica telefonica sotto il telefono. Lentamente, passò ad accarezzare le ante dell’armadio di legno scuro e rossiccio, poi la poltrona rivestita di velluto rosso in un angolo della camera, la televisione su un mobile scuro, quindi le tende bordeaux. Infine si voltò verso il letto. Una coperta rossa, di lana, lo copriva completamente, un materasso matrimoniale, spalliere di ferro battuto con decorazioni di rami sottili e foglie. Il rossino osservò attentamente i cuscini e le coperte e capì da quale lato dormiva il suo amore. Si chinò lentamente e posò un dolce bacio sul cuscino, sul quale trovò, meraviglioso, il profumo di Kaede.
Deliziato e commosso da quel gesto, il moro gli si avvicinò e lo abbracciò da dietro, posandogli un bacio sulla guancia.
- Ti amo… - gli sussurrò piano all’orecchio, prima di spingerlo sul letto.
Il rossino cadde sul copriletto con l’amante sopra sdraiato sulla schiena, che subito si spostò al suo fianco e lo abbracciò con forza.
- Kitsune…? – bisbigliò, piano.
Timore. Un letto… era su un letto come quello che… solo due giorni prima… solo due…
- Kaede? – lo chiamò, di nuovo, tentando di districarsi da quella stretta troppo forte.
Paura.
- Cosa c’è, Hana? – gli chiese il moro, dolcemente, allentando la stretta e scostandogli qualche ciocca di capelli dalla fronte.
- … niente. – sospirò il rossino, rassicurato da tanta premura. Il suo volpino non era mica un maniaco… beh, non poi così tanto.
- Hai paura di me? – gli chiese il moro, in un sussurro leggero, posandogli un bacio sulla guancia.
Il rossino stava per negare con veemenza, ma poi si fermò a riflettere. Non poteva mentire a Rukawa.
- Non ho paura di te… - disse, con voce seria e calma – Ma sono passati solo un paio di giorni da quando… beh… e su un letto così… se mi stringi troppo forte… io…
Ma Kaede non lo lasciò terminare. Gli posò due dita sulle labbra, sulle quali ricevette un bacio e poi parlò, con voce bassa e suadente.
- Non devi temermi, Hana… non ti farei mai del male… non devi temere mai che io ti forzi a fare qualcosa che non desideri, capito? – gli giurò, deciso.
- Lo so… ma è difficile dimenticare… - mormorò Hanamichi, distogliendo lo sguardo dal viso del suo amore.
Il rossino amava quella volpe. Lo amava così tanto che avrebbe voluto donargli tutto sé stesso, baciarlo in continuazione, riceverlo dentro di sé ogni volta che avesse voluto. Voleva stringerlo costantemente, esistere nella sua pelle… ma non ci riusciva. Era troppo grande la ferita, il taglio bruciava… e se lo avesse allargato ancora, sarebbe andato in cancrena. Non poteva fare l’amore con lui. Non ancora. E Rukawa capiva. Lo rassicurava e lo coccolava. Avrebbe aspettato.
Ma al lavoro non tutti erano così comprensivi… solo pochi giorni… uno dei tre che gli avevano concesso era quasi terminato… due giorni…
- Ssh, amore, non pensarci… non preoccuparti…
Con dolci sussurri e leggeri baci a fior di pelle sulle guance il moro lo strappò dalle trame che la paura aveva tessuto malignamente per il piccolo rossino. Lo strinse a sé, ma non troppo forte. Non voleva spaventarlo. Eppure sembrava inevitabile.
- Guardiamo un film? – chiese il rossino, in un lieve sussurro.
Non tentò di liberarsi dalla stretta di Rukawa. Quel contatto gli piaceva, non era da temere, era delicato, poteva districarsi da quell’abbraccio con un piccolo movimento. Ma non voleva. Si stava così bene…
- Cosa vuoi vedere? – domandò Rukawa.
- Non lo so… - rispose Hanamichi.
Il moro fece per allontanarsi. Forse le parole del rossino erano un modo gentile per fargli capire che quell’abbraccio lo stava spaventando, ma fu presto rassicurato. Hanamichi seguì i suoi movimenti, stringendolo più forte, rifiutandosi di lasciarlo andare.
- C’è un bel film in tivù stasera… - lo informò il rossino, accoccolandosi meglio contro di lui, trattenendolo per la vita.
- Sarebbe? – domandò il moro, riprendendo ad accarezzare i capelli del do’aho.
Il rossino mugolò con un sorriso soddisfatto, accomodandosi sul petto della volpe e strusciando il viso un po’ sul suo maglione, un po’ contro la sua mano.
Gyh_fruga_per_tutta_la_casa_alla_ricerca_di_una_cassetta_adatta: dannazione… non mi viene in mente niente!!!
Hana: o mio dio…
Ru: in che mani…
Gyh: non trovo niente… ç_ç
Ru: e inventatelo, no?!
Gyh: … hai ragione!!! Due ore a rumegare tra le cassette per niente!!!
- Mh… non so… hanno detto che è bello… “Shadows of my mind” (RIGOROSAMENTE INVENTATO!!!! NdGyh)
- Mh... e vada per quello... – accettò Rukawa.
- Ha vinto anche un paio di oscar… - lo informò il rossino.
- Quando comincia? – chiese il moro, facendo vagare la mano tra i capelli di Hanamichi.
- Alle nove, credo…
- Ormai è ora… - sussurrò il moro… allungò il braccio e prese il telecomando lì vicino e accese il televisore – Su che canale è?
- Credo… su rete miao… - rispose il rossino, alzandosi un poco per guardare meglio il film e stringere le braccia attorno al collo del volpino, stringendosi a lui guancia a guancia.
- Mh… - il volpino fece scivolare una mano sulla schiena del rossino per stringerlo a sé, andando sulla rete miao e trovando la pubblicità. (Rete miao è OVVIAMENTE inventata… NdGyh)
Il film cominciò dopo poco. Iniziò con un ragazzo che andava a scuola, sempre schivo e silenzioso, sia con i compagni che con i professori. Hanamichi si voltò verso il rossino con un sorriso ironico, baciandogli una guancia. Poi vennero mostrati i lividi del ragazzo, durante l’ora di educazione fisica. Hanamichi sentì il corpo di Kaede irrigidirsi con forza e se ne chiese il motivo, stringendolo più forte, alzando una mano per accarezzargli i lisci capelli corvini. Un nuovo bacio su una guancia e il moro sembrò calmarsi.
Poi, il ragazzo tornò a casa, nello schermo. E dopo poco, il fratello maggiore lo stava picchiando. Per un barattolo di burro d’arachidi finito. Il fratello maggiore aveva preso la testa del protagonista e l’aveva sbattuta contro la credenza. Gli aveva scheggiato un dente, il naso sanguinava copiosamente. Lo insultava. Lo denigrava. E rideva, mentre lo faceva.
Hanamichi fino a quel momento era troppo preso dalle immagini violente per farci caso, ma alla fine notò il tremore diffuso del corpo dell’amante.
- Kaede…? – lo chiamò, preoccupato – Ti senti bene?
Nessuna risposta.
Kaede aveva lo sguardo incollato al televisore e tremava, sempre più violentemente.
Non sentiva Hanamichi e i suoi richiami.
“Ma guarda un po’, anche un bastardo come te ha il sangue rosso…”
“Spero che ripulirai tu, questo macello… il sangue è tuo, no?”
“Sei così inutile che mi viene da vomitare a guardarti…”
“Perché non ti suicidi?”
“Ma crepa, idiota…”
Kaito… Kaito… fratello… fratello… suo?
“Non sono tuo fratello…”
“Cosa vorresti fare, eh?”
“Credi di farmi paura?”
Sì, era stato così fino alle elementari… poi alle medie… suo fratello aveva cinque anni più di lui… poi aveva frequentato un liceo privato, lontano da quella casa, quella stanza immensa di torture, per lui… lontano dal fratello maggiore, dal sangue che cola, dalle risate, dal dolore… aveva frequentato palestre, corsi di judo, di karate, basket… e tre anni dopo era tornato. Venti centimetri più alto e tre volte più muscoloso… mille volte più forte e desideroso di vendetta.
Aveva visto suo fratello sbiancare, quando l’aveva visto. L’aveva visto farsi più piccolo, il sorrisetto morire su quelle labbra.
E…
“Fermo… Kaede, maledizione!!”
“Mi ammazzi, mi ammazzi!!!”
“Ggh… bast…”
“Mi spezzi il braccio! SmettilaAAAAAAH!!!”
“Muoi… muoio…”
E la sua risposta, lo aveva detto lui, anche se non se n’era accorto… parole uscite dalle sue labbra, senza che lo volesse…
“E’ quello che voglio…”
Avrebbe voluto ucciderlo sul serio. Non l’aveva fatto. L’anno seguente aveva cominciato a lavorare come attore di film porno… non aveva più rivisto suo fratello… mai più… ma ancora si rammaricava di non averlo ucciso.
- Kaede, rispondimi, ti prego… - pigolii lontani, tentavano di entrare nel suo buio, di farsi largo nella sua mente corrotta…
Hana…
- Kitsune, per favore, guardami… va tutto bene…
Hana?
Kaede sbatté gli occhi più volte, guardandosi intorno, smarrito. Era a casa sua, nel suo letto. Accanto a lui c’era il suo angelo dolce, il suo Hanamichi che lo fissava con le lacrime agli occhi. Lanciò un’occhiata terrorizzata al televisore… spento.
- Va tutto bene, amore… - gli sussurrò Hanamichi all’orecchio.
Due labbra calde si posarono sulla sua fronte.
- Sto bene… scusa… è stato solo… - si affrettò a rassicurarlo il moro.
Due dita abbronzate si posarono sulle sue labbra, imponendogli il silenzio.
Vennero sostituite da due labbra dolci e calde.
- Non ti preoccupare… non fingere che non sia niente… niente barriere tra di noi… ci sono io… non c’è niente da temere… ci sono io, con te… - sussurri caldi, sulla pelle, gli accarezzavano l’anima.
Due mani calde lo accompagnarono, appoggiandogli la testa sul grembo del rossino, accarezzandogli i capelli, lentamente, piano. Si sentiva così… bene… così protetto. Non lo era mai stato.
Abbracciato da un padre.
Accarezzato da una madre.
Non lo era mai stato. Neanche una volta.
Ma… riconosceva quella sensazione, conosciuta forse nell’Iperuranio… era quella… di sicuro.
Come se stesse galleggiando nella placenta… non doveva fingersi forte… non aveva bisogno di dimostrare sicurezza e potenza… non ce n’era motivo… Hana lo avrebbe amato comunque, lo avrebbe accarezzato, avrebbe baciato piano le sue debolezze… non lo avrebbe scacciato…
- Sono qui… ci sarò sempre, amore…
Senza nemmeno rendersene conto, cullato da quelle dolci parole, da quella voce che era quasi una ninnananna per lui, Kaede chiuse gli occhi e cadde in un sonno profondo e tranquillo come non lo era da anni.
Hana: … per una volta sei stata più cattiva con Kaede che con me… poverino…
Ru: O__O shock
Gyh: povero patatino volpaccioso… ç__ç
Ru: MA SE L’HAI SCRITTO TU, MALEDETTA SADICA!!!
- Buongiorno… - un bacio sulla fronte, una carezza tra i capelli, un profumo di caffè che gli stuzzicava le narici.
- Nnhh?? – fece Rukawa, sbattendo le palpebre più volte, tentando di fare mente locale.
- Ben svegliato, amore… ti ho fatto il caffè… - lo salutò il rossino, posandogli un bacio sulle labbra e posando un vassoio sul comodino lì accanto.
- Nnhh… ‘giorno… che ore sono? – biascicò il moro, mettendosi faticosamente a sedere.
- Undici e mezza. – rispose il rossino, aiutandolo a sedersi e porgendogli una tazza di caffè bollente.
- ‘azie… - mormorò Rukawa, afferrando riconoscente la tazza.
- Sul calendario è scritto che all’una devi essere al lavoro… - sospirò il rossino, accanto a lui, tentando di mascherare il tono infelice.
- Mmhh… uffa… io volevo stare a casa a coccolarti… - sospirò tristemente Kaede, sorseggiando un po’ di caffè.
- Finisci presto, allora. – rise Hanamichi.
- Torni a casa o resti qui? – gli chiese il moro.
- Vado a casa… devo pur dar da mangiare ai miei gatti, no? – gli fece notare il rossino.
- Certo se vivessimo insieme…
- Beh, sarebbe più comodo. – ammise Hanamichi.
- Mh… vorresti? – gli chiese il moro, titubante.
- Mhh… sì… una volpetta per casa… - sorrise il rossino, abbracciandolo dolcemente.
- Sul serio, do’aho! – sbuffò Rukawa.
- … è una proposta? – chiese il rossino, facendosi improvvisamente serio.
- Certo che la è…
- … quando torni dal lavoro vienimi a prendere in macchina… i gatti non possono stare in metropolitana.
- Ecco fatto! – esultò il volpino, posando l’ultimo scatolone per terra.
Altro che gatti! Quel maledetto rossino aveva portato con sé mezza casa! Vestiti – beh, quelli erano ovvi! – libri, qualche mobile… ci erano voluti due giorni per portare tutto… il giorno prima era andato a casa di Hanamichi per prendere i gatti e si era ritrovato mezzo appartamento impacchettato e un rossino con un sorriso dolcissimo… non poteva ritrarsi, di fronte a quel faccino…
- E se prendessimo una casa più grande? – propose Rukawa, guardando il fidanzato che si lasciava cadere stanco sul divano.
- Ma è già grande questa… - obiettò Hanamichi.
Il moro si abbassò su di lui, baciandogli dolcemente uno zigomo.
- Ma le scimmie hanno bisogno di spazio, no? – gli fece notare dolcemente il moro.
- Baka kitsune… - borbottò Hanamichi, allacciandogli le braccia al collo per ricevere un bacio serio.
Restarono incollati a lungo, prima di separarsi e il rossino guardò il suo amato negli occhi.
- Oggi è il terzo giorno… - sussurrò Hanamichi, sulle labbra dell’amante.
- Mh…
Rukawa non disse niente. Cosa poteva dire?
- Vuoi che paghi la penale? – gli chiese, premuroso.
- No…
Il moro sospirò. Sapeva che avrebbe risposto così, la sua scimmietta testarda…
- Voglio fare l’amore con te… - concluse il rossino.
- Cosa? – esclamò il moro, incredulo.
- Domani dovremo finire il video… e forse farne degli altri… se sei stanco lo faremo domani presto… ma devo fare l’amore con te… e non davanti ad una telecamera. Prima di filmare. – spiegò Hanamichi.
Il volto arrossato, gli occhi leggermente lucidi ma sinceri. Il tono sicuro.
- Hana, io… voglio fare l’amore con te, più di ogni altra cosa al mondo… ma se non sei sicuro… - tentò di protestare, ma ancora una volta venne zittito, prima con due dita, poi con un piccolo bacio.
- Sono sicuro, Kaede. Ti amo. Ti amo da morire. – dichiarò il rossino, deciso – E voglio fare l’amore con te.
Il moro l’osservò per qualche secondo.
Fece scorrere lo sguardo sulle suo ciocche morbide, sulle sopracciglia regolari, sugli occhi color cioccolato, sicuri, così dolci e grandi… poi il suo naso dritto, leggermente all’insù, gli zigomi leggermente pronunciati, le belle labbra carnose e morbide, che adesso si mordeva, in attesa.
Un dolce bacio li unì, di nuovo.
- Lavorerò solo con te… - sussurrò il moro al rossino.
- Eh?
- Voglio fare l’amore solo con te. – sancì Rukawa.
Un silenzio meravigliato accolse quelle parole. Un sorriso.
Rukawa si alzò in piedi e tese una mano al rossino, invitandolo a fare lo stesso. Hanamichi si aggrappò a quell’arto, stringendolo con forza. Una volta in piedi, abbracciò il moro, lo strinse, aspirò il suo buon profumo… voleva che diventasse anche il suo, voleva condividere tutto con lui…
Lentamente, in silenzio, si diressero verso la camera da letto. Si stesero, l’uno accanto all’altro. Si trovarono in uno sguardo. Uno bramoso e dolce, l’altro spaventato e fiducioso.
- Non temere… - sussurrò il moro, baciando una gota all’altro, che abbassò lo sguardo – Sei sicuro…?
- Smettila di chiedermelo… - sbottò il rossino, lanciandogli un’occhiata arrabbiata – Sono sicuro e basta!
Il moro gli posò una mano su una guancia e gli baciò le labbra senza approfondire il contatto.
- Non preoccuparti… non c’è niente di male ad avere paura… - lo rassicurò, piano.
Hanamichi si lasciò andare contro l’amante, premendo il viso contro il suo collo profumato, abbracciandolo strettamente.
Il moro lasciò vagare due mani rassicuranti sulla sua schiena, prima di cominciare ad alzare i lembi del suo maglione. Lo sentì irrigidirsi e trattenere il fiato, violentemente, ma continuò.
- Amore… - gli sussurrò, dolcemente – devo toglierti il maglione…
- No… - pigolò il rossino.
- Ah… va bene… - sospirò il moro, posando un bacio sulla spalla all’amante.
- No! Cioè… volevo solo… non togliermi il maglione… solo i pantaloni… e la biancheria… voglio tenere il maglione… - spiegò imbarazzato Hanamichi.
- Ti rassicura? – gli chiese dolcemente Rukawa e al cenno affermativo del rossino annuì e fece scendere le mani.
Cominciò a slacciargli i jeans, facendoglieli scivolare lentamente dalle gambe, fino a sfilarli del tutto. Lentamente, lo costrinse a sdraiarsi e lo vide stringersi il maglione di lana grezza, serrarlo convulsamente tra le mani all’altezza del petto. Intenerito, Rukawa si chinò a baciare quelle mani contratte dalla paura. Paura che lui gli aveva provocato… non si sarebbe mai perdonato per questo… sentì quelle dita allentare la presa sotto le sue labbra e scese. Alzò un poco i lembi del maglione per accarezzare delicatamente l’addome del rossino, giocare un poco con l’ombelico, facendolo ridacchiare suo malgrado… poi salire… scoprirgli il petto abbronzato, le piccole alture dei capezzoli, che lo chiamavano, lo ammaliavano… così piccoli, duri… incredibilmente sensuali, lo invitavano a baciarli, succhiarli, seviziarli… lentamente, piano, li baciò. Delicatamente, li ricoprì di semplici baci, poi ne racchiuse uno tra le labbra, leccandolo dolcemente, facendo ansimare più forte il rossino, poi lo succhiò. A quel punto cominciò a mordicchiarli, avido… poi scese. Passò sullo sterno, un succhiotto gentile, mentre una mano scendeva dentro i boxer del rossino…
Tolti. Piano, tocchi impalpabili.
Ali di farfalla che lo spogliavano e lo vezzeggiavano.
Poco a poco Hanamichi si rilassò sotto di lui, permettendogli di posizionarsi tra le sue gambe.
Di colpo, Rukawa prese in bocca il sesso del rossino, facendogli lanciare un urlo fortissimo e tendere. Un movimento che gli permise di trovare con facilità l’apertura tra i glutei. Ancora adesso, era così incredibilmente stretto… morbido, dentro.
Si fermò, lasciando un dito dentro di lui si rialzò fino ad essere faccia a faccia col suo rossino.
La fronte imperlata di sudore, le labbra semiaperte per tentare di riprendere fiato, gli occhi socchiusi e lucidi – paura o piacere?…
- Non avere paura… - un sussurro del rossino, mentre tendeva le braccia verso il moro.
- Dovrei dirlo io… - replicò il moro, posandogli un bacio in un angolo delle labbra.
- Ti amo, Kaede… mi fido di te, ciecamente… non avrò mai paura di te… - mormorò Hanamichi, baciando una guancia al ragazzo moro.
- Do’aho… - soffiò il moro.
Incredulo, Hanamichi osservò una lacrima nascere in un occhio del suo volpino, crescere, cadere sul proprio sterno. La raccolse con un dito e la bevve, per poi baciare sulle labbra il suo amore.
Piano, il moro si staccò dalle labbra dell’altro.
E scese. Scese.
Tornò a muovere il dito dentro Hanamichi e a leccare il suo sesso, contemporaneamente.
Tre dita. Tre dita dentro di lui. Tre dita della mano di Kaede.
Kaede tolse le dita. Kaede, il suo amato Kaede, lo baciò, mentre affondava lentamente in lui.
Non c’era dolore. Nemmeno un po’. Perché Kaede lo distraeva masturbandolo, baciandolo, si muoveva così delicatamente… piano, affondava lentamente…
Kaede che aspettava minuti interi prima di cominciare a spingere, a spingere piano, dolcemente, così tanto che gli sembrava quasi di essere amato dal vento… un vento caldo, dolce…
- Kaede… ahh… io… ti… aaaahh… ti amo… - tentava di dirglielo, tra le urla, tra i gemiti, non poteva trattenersi…
E il suo Kaede, non rispondeva a parole, no, ma con i gesti, scostandogli una ciocca di capelli dalla fronte, baciandolo piano mentre lo possedeva, spingendo piano… con lo sguardo, lo amava. Guardandolo con gli occhi pieni di passione e dolcezza. Lo amava.
Fino all’esplosione finale.
L’amore si sciolse, il mondo non poté che liquefarsi…
Rukawa riversò tutte le emozioni dentro il rossino e il rossino fece altrettanto…
Amore…
Caddero l’uno sull’altro, stanchi, felici, appagati.
Si stesero sotto le coperte, si cercarono in un abbraccio strettissimo e con un ultimo Ti amo” si addormentarono.
OWARI
Gyh: beh, non è proprio la fine… ci saranno taaaante continuazioni, ma in capitoli diversi e separati… ma non è proprio una serie, ho deciso di non scriverne più perché finirle è difficile… Video boy Hana è ferma da troppo tempo… e Chikara-puccia-tesora mi uccide se non la continuo! >.< accidenti a me!
Beh… auguri in ritardo, Hymekuccia! E auguri in super-ritardo, Melpuccia!!! Vi voglio un mondo di bene!
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