Dediche: Lucy, sei un’infame! Ma il giorno stesso me lo dici che compi gli anni?! manco cinque minuti che me l’hai detto e già sono qui, porca di quella triglia impecorita!!! (non era inferocita…?? NdHana)

Cioè, se… se io e mia sorella non avessimo deciso di aprire un uovo di pasqua… se la sorpresa dentro questo uovo non fosse stata incompleta… se io non avessi deciso di lamentarmene via messaggio… se io non avessi mandato a te questo messaggio… non avrei saputo che facevi gli anni oggi!!! Ma che cavolo aspettavi a dirmelo!!! >.< ß procione arrabbiato.

Beh, visto che sei stata tu a non dirmi niente, visto che sono piena di fic da continuare… beccati ‘sta schifezza… zob… mi è venuta male… però l’ho scritta con taaaanto affetto… ç__ç e soprattutto considera che sei la prima a cui la mando in orario…

 

 


Massaggi

di Gyh

 

-         Che male… - si lamentò il rossino, massaggiandosi la schiena dolorante.

Era tornato da poco dal centro di riabilitazione per la schiena, non era più abituato a tanti sforzi! Il Gori era proprio un sadico crudele, anche se gli diceva che gli faceva male se ne fregava! Gli diceva che tanto non era dannoso per la sua salute, lo avevano confermato i dottori e quindi non c’era motivo di non tartassarlo come al solito, anzi, anche di più, visto che era stato assente per tanto tempo!

-         Maledetto primate… - ringhiò Sakuragi, stiracchiandosi.

Ogni singolo osso gli doleva, li sentiva scricchiolare sinistramente, i muscoli, poi… il giorno dopo alzarsi dal letto sarebbe stata una tortura!

-         Che hai, do’aho?

Una domanda fatta con tono quasi indifferente, se non fosse stato per una punta di curiosità mista a preoccupazione – ma molto poca. Hanamichi si voltò lentamente per via dei dolori e incontrò, ovviamente, lo sguardo inespressivo che gli era consono e una palla da basket tra le mani, anche quella decisamente consueta.

-         Ho che sto morendo, baka kitsune… - sbottò il rossino, con un’espressione insofferente – E vedi di non provocarmi, non posso picchiarti, oggi…

-         Do’aho. – replicò la volpe, calma, facendo roteare la palla sul proprio indice.

-         Ti ho detto di non provocarmi! – ringhiò Hanamichi.

Si mosse improvvisamente, con troppa forza e poca prudenza, abbassando le braccia di scatto e non poté trattenersi dal gemere dal dolore.

-         Do’aho… - ripeté sospirando il volpino, lasciando cadere la palla sul pavimento della palestra.

-         Hai finito di insultarmi, maledetta volpaccia?! – gli abbaiò contro il rossino, furente.

Oltre il danno la beffa… ci mancavano solo le prese in giro del volpino!

-         Dai, vieni… - sbuffò il moro, tendendogli una mano e facendogli un cenno verso i materassini ammonticchiati in un angolo della palestra.

-         Nh? – fece Sakuragi, inclinando leggermente la testa di lato, non capendo.

Rukawa prese un materassino dall’alta pila e lo posò a terra, facendogli cenno di avvicinarsi.

-         Perché?

-         Do’aho… - sbuffò Rukawa – vuoi che il dolore svanisca o no?

-         Non chiamarmi do’aho… - borbottò Hanamichi, facendo comunque come diceva l’altro.

Si avvicinò a passi lenti al compagno di squadra, inginocchiato accanto al materassino.

-         Stenditi a pancia in sotto. – gli ordinò il moro, picchiettando sul materiale morbido.

 

Hana: AAAARGH!!! Lo sapevo, vuoi farmi violentare di nuovo! ç_ç

Gyh: per una volta che non ho intenzioni malvagie… --.--

Ru: *__*

Gyh: Ru… ho detto che non ho intenzioni malvagie…

Ru: *__*

Gyh: non ascolta… cavoli suoi…

 

Hanamichi osservò il compagno di squadra con espressione riluttante per qualche secondo, prima di decidersi a fare come gli veniva chiesto. Lentamente si stese sull’addome, lasciandosi andare ad un sospiro quando le sue membra furono finalmente stese.

-         Adesso non rompere e stai fermo. – gli disse “affettuosamente” il volpino, prima di salirgli sopra a cavalcioni sulla vita, stando ben attento a non gravargli addosso col proprio peso e reggendosi sulle proprie gambe.

Lentamente allungò le braccia e posò delicatamente le mani sulle spalle calde e sudate del rossino, cominciando a massaggiarle con attenzione e dolcezza, in movimenti ritmici e circolari.

-         Cos…? – fece Hanamichi, facendo per tirarsi su, prontamente bloccato dal moro.

-         Fermo, do’aho. – gli intimò Rukawa – Ti sto facendo un massaggio.

-         Mh. – mugugnò incerto Hanamichi, appoggiando il capo sulle braccia incrociate.

-         Perché… - gli chiese l’altro in un leggero mormorio, chinandosi leggermente su di lui, fino a sfiorare con le labbra la pelle del collo, lambendola col respiro, facendolo rabbrividire palesemente – Cosa credevi?

-         Che diavolo…?

Hanamichi fece per ribattere qualcosa, ma un dolore improvviso e tremendo lo fece ricadere con un gemito sul materassino, mordendosi le labbra per non urlare.

-         Oh… ti ho fatto male? – gli chiese Rukawa, con un tono così falsamente innocente che il rossino avrebbe tanto voluto spaccargli il muso da volpe che si ritrovava.

-         Certo che mi hai fatto male, volpe deficiente! Potresti almeno fare più piano?! – gli urlò Sakuragi, trattenendosi a stento e solo per il dolore dal buttare giù il compagno e prenderlo a testate.

-         Nh… se la scimmietta è così delicata… - sbuffò il moro, ironico, riprendendo a massaggiarlo con delicatezza.

Hanamichi arrossì, sentendosi chiamare in quel modo e ancora di più arrossì dalla rabbia, imponendosi di calmarsi… prima o poi, a forza di massaggi, il dolore ai muscoli sarebbe svanito e a quel punto avrebbe riempito di botte la volpaccia!

-         Com’è che sai fare i massaggi? – chiese il rossino all’altro, nel tentativo di fare un minimo di conversazione.

-         Mio padre… è il suo mestiere. – rispose il moro, togliendosi una ciocca di capelli da davanti agli occhi con un soffio.

-         Ti ha fatto fare dei corsi o ti ha insegnato lui? – gli chiese ancora Hanamichi, in vena di chiacchiere.

-         In realtà ho imparato osservando. – rispose Rukawa.

Si spostò un poco indietro e tenne fermo il compagno di squadra con una mano mentre con l’altra, medio e indice, percorreva la spina dorsale, premendo con decisione.

-         Ahi… - si lamentò il rossino, mordendosi le labbra per trattenersi.

-         Mh… - mugugnò l’altro, riprendendo con più delicatezza.

-         E come mai hai deciso di aiutarmi? – domandò il rossino, mentre le mani di Rukawa riprendevano a rilassare i suoi muscoli.

-         Nh… mi serviva una cavia con i muscoli tesi… - spiegò il moro, prendendo a colpire ripetutamente le spalle dell’altro col taglio della mano, piano.

-         Cioè sarei una specie di animaletto da laboratorio? – chiese il rossino, con tono leggermente offeso.

-         Beh… - commentò Rukawa, con un’alzata di spalle.

Fece scorrere lo sguardo dalle spalle ai glutei dell’altro, sui quali ancora stava – quasi – seduto, fasciati dai calzoncini rossi e sudati, praticamente aderenti. Assaporò immobile il calore emanato dal corpo di Hanamichi per qualche secondo, beandosene,  prima di sbuffare con non-chalance.

-         Diciamo di sì…

-         Baka kitsune… - sbottò il rossino, strusciando il volto sulle proprie braccia incrociate, reprimendo un mugolio soddisfatto quando il moro riprese a massaggiarlo.

-         Fa male qui? – chiese Rukawa, premendo leggermente su un punto del collo teso del rossino.

-         Mhh… sì… - gemette Hanamichi a denti stretti.

Il moro si rinchiuse in un assorto silenzio, concentrandosi sul collo del rossino, aumentando la pressione man mano che lo sentiva rilassarsi un poco.

-         Va meglio? – gli chiese, quasi dolcemente, pochi minuti dopo.

-         Mhh? – mugolò il rossino, che si era quasi assopito, oggetto di quelle carezze gentili.

Ripresosi dal torpore, mosse la testa da un lato e dall’altro.

-         Sì… decisamente… grazie! – sorrise, contento, voltandosi verso il compagno.

-         Guarda che non ho ancora finito… - sbuffò il volpino, senza potersi trattenere dal dare un tono soddisfatto alla propria voce.

-         Qui fa male?

-         Ahi!

-         Bene, stai fermo…

Continuarono per più di mezz’ora, fino a che, dopo aver massaggiato a lungo le belle gambe del rossino, il moro non si alzò in piedi, stiracchiandosi.

-         Ok, do’aho… finito. Andiamo a casa… - sospirò, aiutando l’altro ad alzarsi in piedi.

-         Mh… grazie. Non mi fa più male niente. – lo ringraziò il rossino, i propositi di ucciderlo svaniti dalla gioia di stare bene.

-         Lo so. – annuì il moro, congratulandosi con sé stesso.

Se fosse stato una persona più espressiva, probabilmente avrebbe sfoggiato un sorriso gongolante. Ma era pur sempre Kaede Rukawa e si concesse un semplice segno del capo.

-         Beh, io vado. – salutò Rukawa, voltandosi.

-         Non fai la doccia? – gli chiese il rossino, inclinando un poco il capo.

-         No, la faccio a casa… - rispose il moro.

-         Ah… allora ciao. – lo salutò Hanamichi.

Probabilmente se avesse saputo il motivo per cui il volpino sarebbe andato a fare la doccia a casa propria, si sarebbe allontanato fuggendo, ma visto che il moro era ormai un esperto nel nascondere la propria eccitazione quando lo vedeva, non si accorse di niente e andò a lavarsi quasi saltellando.

 

Il giorno dopo, finiti gli allenamenti, Hanamichi stava quasi peggio del giorno prima. Rukawa, in silenzio, l’osservò mentre tentava di massaggiarsi le spalle da solo, incapace perfino di fare un passo senza provare fitte fortissime. Sospirò deliziato al pensiero di poter toccare di nuovo quella bella pelle e stese il materassino, per poi chiamarlo con un “Do’aho” e fargli segno di stendersi. Nonostante l’epiteto non troppo carino, Hanamichi gli sorrise riconoscente, prima di sdraiarsi.

-         Togliti la maglietta. – gli disse Rukawa.

-         Eh? – avvampò il rossino.

-         I massaggi riescono meglio senza. – spiegò il moro, sbuffando – Avanti, toglila.

Il rossino lentamente – e impacciato da Rukawa sopra di sé – cominciò a sollevarsi la maglia. Dopo aver sussurrato un “Do’aho” carico di malizia il moro afferrò la maglietta con decisione, togliendogliela con un solo gesto.

-         Ci voleva tanto? – gli chiese, lanciandola poco lontano.

-         Oh. – fu tutto ciò che il rossino ebbe la forza di commentare.

Come il giorno prima, il moro cominciò a massaggiarlo dalle spalle, fantasticando assorto su come sarebbe stato poter assaporare la sua pelle anche con la lingua e le labbra… chissà come sarebbe diventata rossa per un succhiotto! Nonostante fosse abbronzato, gli rimanevano sempre i segni delle dita.

-         Domani porto una crema per massaggi che ho a casa… vuoi? – gli chiedeva intanto il rossino, con la voce leggermente impastata.

-         Mh… va bene. – accordò il moro.

Di nuovo la serata passò tra rare chiacchiere e battute, fino a che Rukawa non annunciò con uno sbuffo di aver terminato, salutando il rossino che andava a farsi una doccia negli spogliatoi, mentre lui, visibilmente eccitato – fortunatamente il do’aho non abbassava mai lo sguardo – andava a casa in bicicletta.

 

-         Nh… profuma… - commentò Rukawa, stappando la bottiglietta di crema per massaggi che aveva portato il rossino da casa.

-         Mhm. Vaniglia. La usava mia madre. – annuì il rossino, inebriandosi di quel dolce profumo.

-         Usava?

-         È morta. – rispose evasivo l’altro, accoccolandosi meglio tra le proprie braccia – Beh? Non cominci?

-         Mh… sì…

Il moro fece vagare lo sguardo sulla sua schiena… quella crema poteva anche essere usata come lubrificante…? Non se lo chiese a lungo, si limitò a spargerne una buona dose sulla schiena del rossino, cominciando poi a spargerla con mani abili. Dopodiché, si abbassò leggermente, respirando proprio sopra la pelle di Hanamichi, soffiandoci il fiato caldo.

-         Ru… Rukawa? – balbettò il rossino.

Doveva chiedergli di spostarsi… quel soffio sulla sua pelle sensibile gli trasmetteva un calore così intenso che rischiava di farlo impazzire… gli piaceva. Troppo.

-         Profuma proprio… - commentò il moro, rialzandosi e ricominciando a massaggiare.

Quella volta, il massaggio fu più silenzioso del solito, il moro perso nelle fantasticherie con protagonista il ragazzo sotto di lui e questo a chiedersi che cosa esattamente aveva provato quando il moro si era abbassato su di lui.

 

-         Profumi ancora di vaniglia… - osservò il moro, quando qualche giorno dopo il rossino si tolse la maglietta.

-         Si sente tanto? – gongolò il rossino, inebriandosi del proprio profumo – In realtà sono andato a comprare altre creme per massaggi e anche shampoo e bagnoschiuma alla vaniglia…

-         Come mai? – domandò il volpino.

-         Beh, non è un buon profumo? – chiese il rossino, inclinando un poco la testa da un lato, un gesto che faceva sempre impazzire il ragazzo sopra di lui.

-         Sì, ma… non è un po’ per bambini? – obiettò il moro – Beh, ma forse ti si addice proprio per questo…

-         Come sarebbe a dire?! – gli abbaiò contro il rossino, offeso.

-         Do’aho, ti toglieresti anche i pantaloni?

-         Cosa?! – esclamò incredulo il rossino.

-         Ieri sera ho visto mio padre massaggiare anche glutei e cosce, voglio provarci. – gli spiegò Rukawa, sperando disperatamente che il do’aho si bevesse quella cavolata immensa.

-         Ma… ma… - tentò di protestare il rossino, paonazzo dalla vergogna.

-         Non metterti a fare storie. – sbuffò Rukawa – Ti ricordò che dovresti essermi riconoscente, visto che da una settimana a questa parte se muovi un passo è solo merito mio…

-         E va bene, va bene! – sbottò il rossino.

-         Nh.

Il moro esultò interiormente. Era così commosso e felice che per poco non si mise a piangere. Finalmente… toccare quei glutei… assaporarli con la vista e con le dita quanto voleva…

Afferrò l’elastico dei pantaloncini del rossino, cominciando a spogliarlo, tra le proteste del rossino.

-         Se entrasse qualcuno penserebbe che ti sto violentando… - commentò il moro, alle urla di protesta del rossino.

-         Rimane il fatto che dovrei spogliarmi da solo!

-         Mi stupisco già del fatto che sei in grado di vestirti…

-         Cosa?! Maledetta volpe…

-         Silenzio, ora. – lo zittì Rukawa, premendogli una mano su una scapola dolorante a mò di punizione.

Lentamente, si portò sopra di lui e cominciò a massaggiargli le spalle, poi il collo, scendendo sulla schiena e finalmente… verso la mèta agognata.

-         Mh… - mugugnò il rossino, quando sentì due mani posarsi sui suoi glutei.

-         Ti ho fatto male? – gli chiese il moro, accarezzandoli lentamente, premendo sui pollici, quasi al centro.

-         No… - rispose mormorando il rossino.

Di nuovo quel calore… mentre lo toccava in quel modo, a volte il rossino provava quella sensazione stranissima, quel… quel? Sembrava quasi piacere… avrebbe potuto anche esserlo, le sue mani forti e gentili sul suo corpo erano così gradevoli… ma perché avrebbe dovuto provare piacere nel farsi toccare da quella volpaccia?!

-         Ah! – sussultò.

-         Sshh… - gli soffiò il moro sulla pelle (ondata di calore).

Il moro aveva infilato le dita sotto gli slip del rossino e li aveva spostati, accartocciati, infilandoli tra le due natiche, in quella linea sinuosa che li separava, per impedirgli di muoversi, la stoffa bloccata tra le due rotondità.

Di nuovo riprese a far vagare le mani sulla sua pelle morbida… vellutata.

-         Sei morbido… - sfuggì dalle labbra al moro, una considerazione tutt’altro che priva di malizia.

-         E… e allora?! – buttò fuori Hanamichi, alla disperata ricerca di un insulto.

-         Niente… - sussurrò il moro, troppo concentrato nella contemplazione di quel bel corpo.

-         Mh…

Il silenzio tornò a regnare nella palestra. Alla fine, a malincuore, Rukawa fu costretto ad alzarsi in piedi, aiutando l’altro a fare lo stesso e a mettere fine a quel massaggio più che piacevole.

 

Una volta a casa il rossino si chiuse la porta alle spalle con un tonfo. Perché provava quelle cose? Non se lo spiegava, non ci riusciva, anche se se lo chiedeva da giorni, tutte le notti, non riuscendo nemmeno a dormire… ormai i muscoli non gli facevano

Più tanto male, eppure non riusciva a rifiutarsi… non poteva.

C’era una sola cosa che poteva fare, una sola persona che poteva chiamare… l’unica al mondo che lo conosceva meglio di sé stesso.

Afferrò il telefono e compose a memoria il numero.

-         Pronto?

-         Maria, mi devi aiutare!

 

Gyh: non conosco nessuna Maria, ma non sapevo che nome metterci… in realtà l’ho preso dalla colomba del nonno…

 

-         Tesoro, che è successo? – gli chiese l’amica, preoccupata.

-         Io… c’è una persona che mi fa sentire… strano! – sbottò il rossino, una nota quasi di rabbia nella sua stessa voce.

-         Calmo… spiegati meglio. – lo incitò la ragazza.

-         Qualche giorno fa mi facevano male i muscoli… un mio amico mi ha massaggiato e… da quel giorno lo fa ogni sera però mentre lo fa, a volte, mi sento strano… mi fa sentire… strano! – si lamentò Hanamichi, accorgendosi solo in quel momento delle lacrime che premevano per uscire.

Sbatté le palpebre, chiedendosi perché trattenerle e le lasciò uscire, continuando a piangere in silenzio.

-         Che vuol dire “strano”? – gli chiese l’amica, dolcemente – Vuol dire che vorresti che non finisse mai?

-         Sì… - sussurrò il rossino, incredulo.

Quelle sensazioni… era possibile spiegarle?

-         E senti… uno strano calore spandersi in tutto il corpo?

-         Sì…

-         E rabbrividisci, speri che non se ne accorga…

-         Sì…

-         E ti senti arrossire, sei imbarazzato…

-         Sì…

-         E non sai cosa fare, se non abbandonarti a quelle mani…

-         Sì… l’hai provato anche tu? – chiese il rossino, con un mezzo sorriso, asciugandosi le guance.

-         Sì, beh… capita, quando si è innamorati.

-        

-         Hana?

-         Innamorati? – bisbigliò il rossino, piano. Attonito.

-         Sì, Hana… credo proprio che tu sia innamorato del ragazzo che ti massaggia tutte le sere… - gli disse l’amica, con voce carezzevole e dolce.

-         … Maria?

-         Dimmi.

-         Ti faccio schifo?

-         Chiedimi ancora una cavolata del genere e vengo a prenderti a calci finché non svieni. – lo minacciò la ragazza, seria, per poi riprendere, offesa – Da quando hai una simile idea di me?!

-         Scusa… sono confuso… - sussurrò l’atro, dispiaciuto.

-         Perdonato. Ma parlami meglio di questo ragazzo…

Dapprima riluttante e poi più sicuro, Hanamichi cominciò a parlare all’amica di Rukawa, della prima volta che l’aveva visto, del loro rapporto l’anno prima, cambiato quando lui era tornato dal centro di riabilitazione ed erano quasi diventati amici, anche se ancora si prendevano a botte. Poi della prima sera in cui gli aveva fatto un massaggio.

-         Cioè, ha detto con tono malizioso “Se la scimmietta è così delicata”?! – ripeté stupita Maria.

Già credeva di dover consolare a forza di nutella e carezze il suo amico del cuore, per l’ennesima delusione d’amore – la prima vera delusione – ma adesso… se Hanamichi la metteva così…

-         E ti ha soffiato sulla pelle? – sussurrò, attonita.

-         Sì… ma… stava solo annusando la crema per massaggi alla vaniglia… - si schernì il rossino.

-         DO’AHO!!! – sbottò la ragazza – Secondo te perché non ha annusato dalla bottiglietta?

-        

-         credo che tu abbia molte possibilità, su questa volpe… - sorrise Maria, felice.

-         Non m’illudere… - sospirò Hanamichi, tristemente.

-         Hana… ti spoglia… ti tocca… soffia sulla tua pelle… e ogni tanto fa battute a sfondo malizioso… e poi va a farsi la doccia a casa, giusto? – chiese la ragazza, ironica.

-         Beh… sì… - pigolò il rossino.

-         Ma è ovvio che è eccitato come… - disse Maria, come se fosse una cosa ovvia.

-         MARIA!!! – la interruppe Hanamichi, imbarazzato.

-         Oh, povero il mio cuccioletto vergognoso… - lo prese in giro la ragazza – Attento, la volpe ti mangia…

-         Se non la smetti finisco per arrabbiarmi… - sbuffò il rossino.

-         Che paura… - sbuffò la ragazza, con tono indifferente.

Rimasero al telefono ancora qualche minuto, dopodiché Hanamichi mangiò una confezione di ramen precotti e andò a letto subito, riuscendo finalmente a dormire.

 

-         Che ti prende, do’aho? – gli chiese il moro, incuriosito dal comportamento inconsueto dell’amico.

-         N… niente… - balbettò l’altro, sfuggendo al suo sguardo.

Quando gli aveva chiesto di spogliarsi, Hanamichi era arrossito come un gambero e aveva voltato lo sguardo, togliendosi maglia e pantaloni velocemente e con scatti meccanici… l’occhio attento di una volpe riusciva a vedere il tremore dei suoi arti.

-         Sei sicuro di stare bene? – gli chiese il moro, allungando una mano a sfiorargli la fronte – Sei bollente.

-         No, sto… sto bene… - balbettò l’altro, abbassando il viso.

-         Se lo dici tu… - sbuffò il moro – Stenditi.

Lentamente, il rossino fece come gli veniva chiesto. Attese con ansia il corpo dell’altro sul suo, quel calore che di certo l’avrebbe riscaldato, ma non arrivò.

-         Vuoi spiegarmi perché stai tremando? – gli chiese il moro, preoccupato, posandogli una mano sulla schiena.

A quel contatto inaspettato il rossino sobbalzò, colto di sorpresa.

-         No, io non… sto bene, non sto tremando… - borbottò Hanamichi, nascondendo il volto tra le proprie braccia.

Il volpino sbuffò, non capendo lo strano comportamento del rossino e si mise come al solito a cavalcioni su di lui, prendendo a massaggiarlo con la crema per massaggi, arrivando finalmente agli agognati glutei del rossino.

Cominciò a massaggiarli come sempre.

Strano, il rossino era più silenzioso del solito…

Beh, ma aveva un modo per farlo reagire…

Sorridendo malizioso, fece scivolare una mano, come casualmente, tra le due natiche, ad accarezzare l’apertura, scostando la biancheria.

Lo sentì sussultare e irrigidirsi.

Ma non scostarsi… o protestare.

Mosse la mano con più decisione, cercando il piccolo foro, deciso a farlo reagire, ma…

Hanamichi rimase in silenzio, senza una parola.

Tremava, semplicemente. Ma non si scostava.

Innervosito dal suo silenzio, Rukawa si spremette della crema per massaggi sulle dita di una mano, portandola al posto dell’altra e cominciando a fare pressione attorno ai muscoli dell’ano dell’altro.

-         Ah… - lo sentì ansimare, piano.

Ma non si ritrasse.

Cominciò a fare entrare l’indice, lentamente. Era così stretto… fortunatamente aveva con sé quel meraviglioso lubrificante alla vaniglia, che usò per lubrificare ulteriormente l’apertura, abbassando gli slip del rossino con l’altra mano.

Quando il dito arrivò in fondo, il rossino s’inarcò, cercandolo, mugolando piano.

-         Hana… - lo chiamò il moro, stendendosi sulla sua schiena – Hana, capisci quello che ti sto facendo?

-         Ah… mi stai… infilando… Kitsune… - balbettò piano il rossino, tentando disperatamente di spingersi verso quel dito.

-         Sai perché lo sto facendo? – gli chiese di nuovo il moro, baciandogli una gota con dolcezza.

-         No… - sussurrò il rossino, voltando il viso per guardarlo negli occhi.

-         Do’aho… - sbuffò la volpe, con un sorriso divertito – Mi piaci…

-         Kitsune… - mormorò il rossino, sbarrando gli occhi, una lacrima di gioia che faceva capolino all’angolo di un suo occhio – Mi piaci tanto…

Kaede sorrise ancora, a quella dichiarazione così dolce e posò le labbra su quelle dell’altro, cominciando a baciarlo.

Lappate sulle labbra, morsetti scherzosi, fino a che il rossino non le aprì per lui, lasciandolo entrare.

-         Mmmhh… - un mugolio intenso, dovuto non solo alla lingua nella sua bocca, ma ad un secondo dito nel suo corpo.

-         Rilassati, piccolo… - lo incitò il moro, separandosi dalle sue labbra, per passare a mordergli il collo, mentre la mano libera scivolava su un fianco del rossino, poi sul suo sesso – Alza un po’ il bacino.

Il rossino obbedì, permettendo a quella mano di muoversi meglio sul suo sesso eccitato.

La sentì accarezzarlo con dolcezza, dalla base alla punta, premendo su quest’ultima, delicatamente.

Nel frattempo, nel suo corpo, si muovevano all’unisono già tre dita… aveva sentito una fitta nel sentire entrare la terza, ma poi si era spinto in fondo e aveva lanciato un urlo, spingendosi indietro.

Il moro cominciò a roteare le dita proprio in quel punto che aveva fatto impazzire il suo do’aho. Com’era strano vederlo così perso, così docile… così dolce… una dolcezza che rischiava di farlo impazzire…

-         Kaede… ti prego… ora… devo… ora… - lo supplicava, con le lacrime agli occhi.

Non ce la faceva più, aveva bisogno di fare l’amore con lui… l’amore…

Il moro sospirò e tolse le dita da lui, portandole su un fianco, per sostenerlo. Si rialzò in ginocchio, una mano sempre stretta sul membro del rossino, a tenerlo distratto dal dolore con carezze leggere.

Piano, cominciò ad entrare. Immediatamente, il rossino s’irrigidì, mugolando sommessamente. Si fermò. Poi ricominciò, arrivando quasi a metà.

-         Ti fa male? – gli chiese, ansimando.

-         Un po’… - rispose piano Hanamichi – Ma non… non tanto…

-         Sei strettissimo… - gemette il moro, spingendosi ancora un poco dentro di lui.

Hanamichi non rispose, si irrigidì e affondò di più il capo tra le proprie braccia.

-         Sei così… dolce… tenero… sei morbido e… ahh… - continuò a blandirlo Rukawa, soffiandogli dentro l’orecchio, continuando ad affondare lentamente.

-         Baka kitsune… - mugugnò Hanamichi, imbarazzato.

-         Mh… rilassati, piccolo… - lo avvertì Rukawa.

Entrò completamente, con una piccola spinta che fece emettere un lungo mugolio di dolore al rossino.

-         Scusa… - sussurrò, baciandogli una spalla che sapeva di vaniglia.

-         Non è colpa tua… - ansimò il rossino a mezza voce.

Faceva male.

Ma c’era anche calore.

Tanto calore.

Quello che aveva sempre cercato senza trovare…

Tutto il calore del mondo…

Racchiuso in lui…

-         Ti amo… - sussurrò Hanamichi, lasciando cadere una lacrima di commozione.

-         Anch’io… do’aho… - gli soffiò la volpe all’orecchio.

Piano, assestò la prima spinta.

Un urlo dalla scimmietta sotto di lui.

Ma non di dolore.

Ricominciò a spingere con costanza, ma piano, dolcemente. Non voleva fargli male. Era la prima volta, dopotutto… il sesso estremo lo avrebbe rimandato a dopo…. Poco dopo, si ripromise, mentre continuava a spingere. La visione del viso del suo rossino, visto di profilo, appoggiato su un braccio, mentre gemeva, perso, arrossato… era meraviglioso…

Poco dopo, si riversò dentro il piccolo do’aho, che s’inarcò, con un ennesimo urlo, più alto dei precedenti, macchiando il materassino col proprio sperma candido.

 

-         Tutto bene? – gli chiese Rukawa, ansimando.

-         Sì… sto bene… - rispose sorridendo Hanamichi.

Si misero seduti, per poi abbracciarsi dolcemente.

-         Mi dispiace… - si scusò il moro, dopo poco.

-         Mh? – chiese il rossino, inclinando leggermente la testa da un lato, non capendo a cosa il ragazzo si riferisse.

-         La posizione… non era una bella posizione per fare l’amore la prima volta… - si spiegò il moro, arrossendo leggermente.

-         Non fa niente… - rispose il compagno, arrossendo, ma con un sorriso rassicurante.

-        

-        

Il moro osservò il compagno nudo, le gocce di sudore sulla sua pelle… sorrise sinistramente.

-         Che… che c’è? – chiese il rossino, ritraendosi leggermente, per nulla rassicurato da quello sguardo.

-         Do’aho… - sussurrò la volpe.

Con una spinta, fece ricadere il rossino sdraiato sulla schiena e gli si posizionò tra le gambe, infilando due dita insieme nella piccola apertura, facendolo inarcare e ansimare.

-         … Sei sicuro di non avere bisogno di un massaggio anche qui??

 

Fine.

Fa schifo. È orrenda!!! Scusami, Lucy… avrei voluto farti una fic decente… ma il tempo non mi è stato amico… ç__ç

Beh, auguri! (vecchiaccia!)