La fonte dei desideri negati

The Changeling

di Sadako


«Hakkai, spiegami ancora una volta perché abbiamo preso questa strada,» il tono della voce di Sanzo era calmo e tranquillo. Solo una piccola nota di fondo, una stonatura quasi impercettibile, poteva far notare il nervosismo del bonzo al suo compagno di viaggio.

Hakkai si voltò verso di lui, esibendo un sorriso calmo e divertito. «Perché è la via più breve e perché, appena fuori dal villaggio, alla prima curva della strada principale, un gruppo di banditi ci stava aspettando.»

Un colpo secco e preciso del ventaglio di Sanzo aveva rispedito Goku sul sedile posteriore, nell’esatto istante in cui il piccolo demone si era slanciato in avanti per porre una delle sue solite domande petulanti.

«Ma insomma, Sanzo!» Goku stava tenendosi la testa, sfregandosi con fin troppa forza il punto colpito. «Cosa ho fatto? Non ho detto nulla stavolta!»

«Non ancora!» ribatté il bonzo, le braccia incrociate sul petto, lo sguardo fisso sulla strada dissestata che si srotolava davanti alla jeep.

«Cosa ti fa pensare che ci stessero aspettando?» chiese Gojyo al demone, lanciando subito dopo un sorriso a trentadue denti a Sanzo che, di scatto, si era voltato puntandogli contro la pistola. «Abbiamo dormito male stanotte, Sanzo?» chiese al bonzo, alzando le mani in segno di resa. «Qualcosa di quello che hai mangiato ieri sera ti ha dato gli incubi? Oppure la scimmia ti ha impedito di prendere sonno?»

«Sai benissimo cosa mi ha tenuto sveglio per quasi tutta la notte,» la voce di Sanzo si era fatta ancora più bassa e fredda, la prossima risposta sarebbe stata urlata e accompagnata da minacce più concrete.

«Ho fame… quando troviamo un posto dove mangiare, Sanzo?» l’immancabile richiesta di Goku fece condensare una nuvola scura e pericolosa sulle loro teste.

«Adesso basta!» Sanzo si era alzato in piedi, voltandosi verso di loro puntando la pistola prima contro uno, poi contro l’altro, indeciso su chi per primo svuotare  il caricatore.

Hakkai sterzò leggermente, , inchiodando subito dopo, facendo così perdere l’equilibrio a Sanzo che, senza mollare la sua arma, crollò a sedere, afferrandosi ai capelli di Goku per non essere sbalzato fuori dall’abitacolo.

«Ahia!»

«Scusami, Goku,» Hakkai si era rivolto al demone ma, di sottecchi, controllava i movimenti di Sanzo. «Ma sembra che abbiamo un problema.»

Davanti a loro la foresta, divenuta all’apparenza impenetrabile, bloccava completamente la strada. Dietro di loro, come approfittando della loro distrazione, fitti alberi si erano radunati a coprire anche la strada che avevano seguito fino a quel momento,  quasi a farli dubitare della sua stessa esistenza.

Gojyo si era sporto in avanti, abbracciando Hakkai e posando il mento sulla sua spalla. «Spiegaci,» disse piano, quasi sussurrando all’orecchio del demone, «che pericolo ci aspettava sulla strada principale? Cerca di essere convincente…»

Le mani di Hakkai si strinsero per un istante sul volante, sbiancando le nocche per lo sforzo. «Il padrone della locanda si era accordato con alcuni banditi per attaccarci appena fuori della città,» spiegò piano, « erano solo umani, non potevamo rischiare con loro… ho pensato che fosse meglio…»

«Cosa ci facevi in giro stanotte?» Goku interruppe la spiegazione, saltando in piedi e raggiungendo la prima fila di alberi alle loro spalle. «Hai per caso preso qualcosa da mangiare?»

«No, avevo sete dopo…» Hakkai si sentì il volto in fiamme, ma gli altri due si erano distratti ad osservare Goku e non prestavano più attenzione a lui.

«Cosa hai intenzione di fare, stupida scimmia?»

«Non sono una scimmia, pervertito di un kappa!» ribatte come al solito Goku. «È tutta colpa tua se siamo qui adesso!»

«Come sarebbe a dire che è tutta colpa mia?»

«ADESSO BASTA!»

«Ma Sanzo?!»

«Ho detto di smetterla, non importa per colpa di chi di voi tre siamo bloccati qui!» Sanzo aveva rinfoderato la pistola e troneggiava in piedi sopra la jeep, accanto ad un Hakkai non molto impressionato. «Dobbiamo trovare il modo di uscire, subito!»

«Non credo sarà così semplice,» il demone era sceso dalla jeep, facendo cenno a Sanzo di fare altrettanto. «Non avete ascoltato i racconti di ieri sera? Questa è una foresta stregata.»

Liberato dai suoi passeggeri, Hakuryu aveva  riassunto la sua forma di drago e, elegantemente, si era appollaiato sulla spalla di Hakkai che, soprappensiero , lo stava accarezzando sotto il mento.

«Vorresti dire che, piuttosto che affrontare un gruppo di stupidi briganti, ci ha portato a perderci in una foresta stregata?» il tono di Gojyo era più divertito che altro. «Dormire poco fa male anche a te, Hakkai,» lo informò, accendendosi una sigaretta.

Ancora fermo lungo la linea degli alberi, Goku si stava guardando in giro divertito. Aveva ascoltato con attenzione i racconti della sera precedente, per nulla distratto dal cibo delizioso che aveva davanti, e trovava interessante l’intera faccenda.

«Ci deve essere una fonte da qualche parte, vero Hakkai?» il piccolo demone scrutava nelle profondità della foresta, come se la fonte dovesse apparire all’improvviso nel solo sentirsi nominare. «Una fonte che invece che esaudire i desideri, si limita a farteli sognare realizzati.»

«Più o meno,» Sanzo aveva imitato Gojyo e, con aria più tranquilla, si era seduto su una roccia e aveva acceso l’ultima sigaretta del suo pacchetto.

«La leggenda dice che solo i desideri veramente irrealizzabili vengono esauditi,» spiegò Hakkai, spostandosi fuori dalla traiettoria del fumo incrociato dei due amici. «Ma non sempre ciò accade. A dire il vero, nessuno ha ancora capito come la fonte funzioni, sanno solo che chi si avventura all’interno della foresta, presto cade addormentato e sogna l’avverarsi del suo desiderio più nascosto e, quando si risveglia, la foresta è come scomparsa e la strada che lo condurrà a casa è nuovamente davanti a lui.»

«Tsz! Baggianate!» Sanzo schiacciò con stizza il mozzicone di sigaretta sotto il tacco dello stivale. «Avanti, se restiamo qui non usciremo mai da questo posto!»

«Credo che sarà difficile in ogni modo,» il tono di Goku era estasiato.

Attorno a loro la foresta si era come aperta, creando cinque diversi sentieri che si allontanavano, perdendosi nel folto degli alberi. In lontananza si udiva ora lo scroscio di una fontana, il rumore allegro e invitante di una cascatella di acqua fresca e limpida, pronta a dissetare qualsiasi loro necessità.

«Perché cinque, Sanzo?» chiese Goku, indeciso su quale via prendere. «Noi siamo solo in quattro.»

«Ti sbagli,» lo corresse Hakkai, osservando Hakuryu prendere il volo e allontanarsi verso uno dei sentieri, scomparendo presto alla loro vista. «Siamo in cinque.»

«Sembra che non abbiamo alternative,» commentò Gojyo, spegnendo il mozzicone di sigaretta. «Sono rimaste solo quattro possibilità.»

«Tre,» lo corresse Hakkai, indicando il sentiero che stava chiudendosi alle spalle di Goku.

«Al diavolo!» Sanzo fece per seguire il demone ma Gojyo lo fermò, afferrandolo per un braccio.

«Dobbiamo stare al gioco,» disse, indicandogli uno dei tre sentieri rimasti. «Non ci capiterà nulla di male.»

«Sempre che non sia quello che tu desideri…» la voce di Hakkai si perse nel fitto della foresta, mentre si allontanava rapidamente verso il suono della fonte.

I due soli rimasti si osservarono per un breve istante poi, mandandosi vicendevolmente all’inferno, si allontanarono nelle direzioni rimaste, una opposta all’altra.

 

***

 

Hakkai sapeva che trovare la fonte non sarebbe stato difficile. Faceva parte del gioco: loro avrebbero bevuto e la fonte non avrebbe esaudito il loro desiderio, qualunque esso fosse. Dopotutto, nessuno di loro poteva avere un desiderio così irrealizzabile da essere accolto dalla divinità che presiedeva quel ruscelletto.

Per un istante si chiese come sarebbe stato desiderare che Kanan tornasse al suo fianco. Ma, subito dopo, il pensiero di quello a cui avrebbe dovuto rinunciare se il suo amore perduto fosse tornato in vita gli fece cambiare immediatamente idea. La morte di Kanan era un dolore che aveva imparato ad accettare e la sua nuova vita, per quanto assurda e precaria potesse sembrare persino ai suoi stessi occhi, valeva ormai  troppo per essere abbandonata così a cuor leggero.

Mentre il rumore della cascatella si faceva sempre più vicino, si chiese cosa avrebbero potuto desiderare gli altri tre compagni.

Per Goku era fin troppo facile: cibo, cibo e, probabilmente, cibo. Forse anche una buona seduta di lotta con qualche degno avversario tra una mangiata e l’altra, ma non era detto.

Non riusciva a immaginare cosa potesse desiderare Sanzo e, una volta terminata questa avventura, il bonzo non avrebbe di certo rivelato cosa gli era accaduto nelle poche ore trascorse da solo, nel fitto della foresta incantata.

Gojyo… non osava pensare ai desideri del   mezzo demone. Ogni cosa che gli veniva in mente lo faceva sentire male. Sapeva che non avrebbe mai posseduto realmente l’animo di Gojyo, così come non sarebbe mai riuscito a dominarne il corpo, e, sicuramente, non era lui il soggetto dei desideri inconfessati del rosso. Non più almeno.

«Kyu…»

Hakuryu! Il piccolo drago era volato per primo incontro al suo sogno irrealizzabile. Indovinare cosa il draghetto potesse desiderare era ancora più difficile che per Sanzo.

Hakkai percorse gli ultimi metri che lo separavano dalla piccola radura dove sgorgava la fonte, guardandosi intorno incuriosito. La voce di Hakuryu non gli era sembrata distante ed era strano che l’avesse potuta udire. Stando alle storie ascoltate la sera prima, nessuno di loro sarebbe stato in grado di trovare uno degli altri prima che i loro desideri venissero esauditi.

Al centro della radura deserta sorgeva un piccolo altare in pietra dalla cui sommità sgorgava un copioso zampillo di acqua. Il solo rumore fece venire al demone una sete incredibile e, senza pensare ai possibili rischi, si chinò sulla fonte, bevendo lunghi sorsi di quell’acqua fredda e pulita.

Una sensazione di vertigine, provocata forse dalla bassa temperatura dell’acqua, costrinse Hakkai a sedersi ai piedi del piccolo altare. La testa sembrava girargli ma, forse, era così che la fonte funzionava: chi beveva l’acqua veniva colto prima da una profonda vertigine, per poi svenire, lasciando così libero sfogo ai sogni incatenanti nel subconscio.

Hakkai restò seduto a fissare le fronde degli alberi, come in attesa.

Nessun senso di intorpidimento dopo la vertigine, scomparsa quasi immediatamente. Anzi, aveva quasi la sensazione che le sue capacità uditive si fossero come acuite. Era certo di riuscire ad udire quello che stava accadendo agli altri del gruppo… o forse era solo la sua immaginazione?

Una leggera brezza aveva portato verso di lui le grida eccitate di Goku e i commenti di Sanzo. Gojyo, così come Hakuryu, sembravano invece tacere, solo strani rumori, come di battaglia, provenivano dal lato della foresta che li nascondeva alla sua vista.

Si sdraiò a terra, il volto rivolto verso la base dell’altare. “Basterebbe un nulla per prendermi di sorpresa adesso,” pensò tra sé il demone, senza fare neppure un tentativo di rigirarsi verso la foresta. “Chiunque potrebbe attaccarmi ed averla vinta…”

Come evocato dai suo pensieri, un rumore alle sue spalle lo fece sobbalzare. Un passo strascicato, come se qualcuno stesse tentando di coglierlo di sorpresa, ma come se questo qualcuno fosse certo del fatto che non servisse poi così tanto impegno nel portare a termine l’azione.

I muscoli di Hakkai si tesero quasi istintivamente. La cascatella d’acqua, pur essendo in costante movimento, gli forniva una certa prospettiva del suo aggressore: un uomo alto, dai lunghi capelli rossi, che si stava avvicinando tenendo un braccio saldamente stretto alla vita.

«Gojyo!» non fece neppure in tempo a pronunciare il suo nome, che il mezzo demone crollò al suolo, a pochi passi da lui. «Gojyo,» la voce di Hakkai era poco più di un sussurro. «Cosa ti è accaduto?»

Il volto del mezzo demone si contrasse in una specie di sorriso, più simile ad una smorfia di dolore. La sua bocca si aprì più volte ma, neppure sforzandosi, il rosso sembrava in grado di parlare.

Hakkai  si sentì ancora più preoccupato da questa mancanza di voce che non dalle ferite sull’addome. «Ti hanno attaccato?» un cenno positivo. «Demoni?» Gojyo scosse la testa negativamente, stringendosi nelle spalle. «Non hai visto chi era?» il tono era stupito. «Come hanno potuto coglierti di sorpresa?» Gojyo alzò un sopracciglio, indicando la fonte con un cenno del capo. Hakkai arrossì leggermente. «Hai ragione,» ammise, «anch’io potevo correre quel rischio. Fammi vedere le ferite.»

Gojyo si appoggiò contro la base dell’altare, lasciando che l’altro gli aprisse la camicia e liberasse il suo ventre dai vestiti. Un lungo taglio, superficiale ma che ancora si ostinava a sanguinare, percorreva il suo addome. Il mezzo demone trattenne a stento un gemito quando Hakkai passò una pezza bagnata sulla ferita, prima di focalizzare su di essa la luce guaritrice del suo potere spirituale.

«È strano,»  commentò tra sé  il demone, sedendosi accanto al compagno. «La ferita non è profonda e l’acqua della fonte sembra aver fermato la fuoriuscita del sangue ma, nonostante tutto, non riesco a curarla con il mio ki… è la prima volta che mi capita…»

Gojyo afferrò la mano che il demone aveva lasciato posata sul suo ventre. Hakkai lo guardò, trattenendo il fiato, mentre il rosso se la avvicinava alle  labbra baciando le lunghe dita, un polpastrello dopo l’altro, senza staccare gli occhi dai suoi.

«Gojyo…» le labbra calde che si posarono sulle sue interruppero qualsiasi domanda sul nascere.

Fu un bacio avido, come quello di un assetato che dopo un lungo periodo nel deserto incontri finalmente una polla di acqua limpida. La lingua del mezzo demone si era insinuata tra le labbra di Hakkai dopo una piccola esitazione, quasi come temesse un contatto più profondo. Ma poi, non appena sembrò sentirsi più sicuro, Gojyo penetrò a fondo tra le labbra socchiuse del demone, cercando la sua lingua e coinvolgendolo in un bacio sempre più profondo.

Hakkai corrugò leggermente la fronte: anche se il sapore e l’odore erano quelli giusti, quello non era lo stile del suo Gojyo. In cerca di conferme posò le mani sul torace nudo di Gojyo, facendo attenzione a non riaprire la ferita più in basso. Con tocco leggero percorse il disegno dei pettorali, fermandosi a stuzzicare i capezzoli già inturgiditi, prima di risalire dietro, lungo la schiena, fino a raggiungere la base della nuca.

Si afferrò alle spalle del rosso, quando le sue labbra si staccarono  per scendere lungo la guancia, baciando e mordendo la pelle morbida del collo e stuzzicando il lobo dell’orecchio recante il dispositivo di controllo.

Hakkai si strinse ancora di più al compagno, conficcandogli le unghie nella  schiena quando Gojyo iniziò slacciare i suoi indumenti, mordendo avidamente la pelle delle spalle e del torace, mano a mano che veniva scoperta.

 Seguendo un copione già imparato a memoria, Hakkai si sedette sulle gambe di Gojyo, trattenendo un gemito quando il suo inguine sfregò contro quello del rosso. Ma Gojyo non sembrò soddisfatto dalla cosa. Staccandosi con riluttanza dalla pelle candida del demone, lo costrinse in ginocchio davanti a lui, facendogli cenno di tacere quando, con pochi gesti impazienti, iniziò ad aprirgli i pantaloni.

Qualsiasi protesta potesse avere in mente  Hakkai, venne immediatamente dimenticata quando il rosso riuscì a liberare la sua erezione dal tessuto che la tratteneva e iniziò a far scorrere la lingua lungo tutta la lunghezza del pene.

Il demone si appoggiò all’altare cercando un sostegno mentre, tra le sue gambe, Gojyo continuava a leccare e strofinare il suo membro, portandolo al limite della sopportazione.

Hakkai sapeva cosa sarebbe venuto ora. Gojyo avrebbe continuato fino a quando lui non fosse stato sul punto di venire poi, ribaltando le posizioni, lo avrebbe stimolato e preparato fino a quando non fosse stato pronto per essere penetrato. La sola aspettativa bastava ad eccitarlo ulteriormente e il rosso lo sapeva benissimo. Come al solito, Gojyo si fermò pochi istanti prima del suo orgasmo e, lasciando che Hakkai crollasse sui talloni per riprendere fiato e controllo su se stesso, iniziò a spogliarsi.

Bastò una leggera spinta per far cadere lungo disteso Hakkai. Il demone attese con gli occhi chiusi che l’altro si sdraiasse su di lui e lo penetrasse con una o due dita… invece non accadde nulla.

Hakkai aprì gli occhi preoccupato. Gojyo era a cavalcioni su di lui e attendeva con malcelata impazienza che lui gli dedicasse un po’ di attenzione.

«Cosa non va, Gojyo?» chiese il demone, accarezzando i fianchi del mezzo demone e lasciando scivolare la mano fino alle cosce, per poi scendere verso l’inguine e il membro eretto e umido che sfregava contro il suo.

Per tutta risposta il rosso si chinò a baciarlo. Un bacio lungo e disperato come il primo che si erano scambiati. Pochi minuti dopo Gojyo prese una delle mani di Hakkai e se la portò alla bocca, leccando con cura l’indice e il medio. Nel contempo portò l’altra mano sulla propria schiena, facendola scivolare fino alle natiche. Anche se non poteva credere a quello che stava accadendo, Hakkai non aveva dubbi su quello che il compagno gli stava chiedendo.

Gojyo si sollevò dalla sua posizione e attese che Hakkai portasse le dita in posizione e iniziasse piano a penetrarlo. Si inarcò leggermente quando il secondo dito seguì il primo e, gemendo silenziosamente, si morse le labbra quando Hakkai iniziò a muoverle al suo interno.

Ben presto però non fu più sufficiente. Gojyo afferrò il polso del compagno, costringendolo a estrarre le dita e, sistemandosi sopra di lui, riuscì a fargli capire che la sola cosa che doveva fare ora era aiutarlo, posizionandolo sopra il proprio pene e lasciando che si impalasse su di esso.

Le unghie di Hakkai penetrarono nel morbido muscolo dei glutei quando Gojyo si spinse contro di lui. Poteva vedere l’espressione estatica  e insieme sofferente del rosso mentre il suo pene forzava l’apertura, facendosi strada a fatica. Hakkai si tirò a sedere, spingendo a terra Gojyo. Le gambe del rosso si avvinghiarono alla sua schiena mentre si inarcava per permettergli di penetrarlo più in profondità.

Il demone iniziò a muoversi con più forza, eccitato dalle spinte del bacino di Gojyo, ma, ben presto, la posizione non fu più soddisfacente. Hakkai rallentò le spinte e, senza uscire completamente, costrinse il rosso a girarsi di schiena, il volto affondato nell’erba profumata che circondava la fonte.

Hakkai riprese con più intensità, afferrando il membro eretto e turgido di Gojyo e iniziando a sfregarlo, mantenendo lo stesso ritmo del suo bacino. Il  mezzo demone si afferrò all’erba, spingendosi indietro, invitando Hakkai ad aumentare le spinte.

Dopo un tempo che sembrò interminabile, Gojyo affondò il volto nell’erba, inarcandosi e spingendosi con forza contro Hakkai. Pochi istanti dopo un fiotto di seme caldo inondò la mano di Hakkai che, quasi in risposta, venne dentro il corpo del compagno.

Nei confusi istanti che seguirono l’orgasmo, Hakkai credette di sentire un lamento di Hakuryu, soffocato e vicino a loro. Fu questione di un attimo: ben presto la stanchezza prese il sopravvento e, crollando accanto a Gojyo, il demone sprofondò immediatamente in un sonno profondo.

 

***

 

«Sanzo, è qui!» la voce di Goku risuonò nelle orecchie di Hakkai come una sirena. «Sta dormendo! C’è anche Hakuryu!»

Il draghetto bianco, sentendosi nominare, alzò il lungo collo dalla spalla di Hakkai e fissò intensamente i tre amici che si stavano dirigendo verso di loro.

«Kyu!» li salutò un po’ arruffato, allargando le ali come per stiracchiarsi dopo una lunga dormita.

«Buongiorno, Hakuryu,» lo salutò Goku, inginocchiandosi accanto ad Hakkai. «Tutto bene?» chiese al demone che, alzatosi a sedere, si guardava attorno frastornato.

«Goku, Sanzo,» Hakkai  si guardò in giro perplesso. Gojyo si stava avvicinando dal limitare della foresta, Braccia incrociate dietro la testa e sigaretta tra le labbra. «Gojyo…» mormorò piano.

Si alzò lentamente, controllando il proprio abbigliamento. Era completamente vestito e sui vestiti non sembrava esserci alcuna traccia anomala. Hakuryu, a pochi passi da lui, lo fissava con aria incuriosita, studiando con attenzione ogni suo movimento.

«Tutto bene, Hakkai?» Gojyo lo aveva raggiunto e si era inginocchiato accanto a lui, guardandolo preoccupato.

Hakkai si passò una mano tra i capelli, sorridendo. «Benissimo,» disse alla fine. «Credo che la fonte abbia esaurito il suo compito con tutti.»

«Ma io ho ancora fame!» il lamento di Goku lasciò intendere chiaramente il tenore dei sogni procuratigli dalla fonte magica.

Sanzo sospirò pericolosamente, allontanandosi verso la strada che, come predetto da Hakkai, era ricomparsa davanti a loro.

«Dobbiamo aspettare ancora molto?» il tono era meno irritato del solito. «Andiamo!»

«Kyu!» La jeep si materializzò accanto a lui, pronta per la partenza.

Goku fece un rapido giro attorno alla vettura, studiandola con attenzione. «Hey, Hakkai!» esclamò dopo un attimo, indicando una delle fiancate. «Come ha fatto Hakuryu a farsi questo?»

I due demoni si avvicinarono. Un lungo  graffio percorreva la portiera destra, come se una punta affilata avesse tagliato il metallo.

«Hakuryu,» Hakkai allungò un braccio e il draghetto riprese la sua forma originale, posandosi su di esso. Il demone studiò con cura la ferita che percorreva l’addome del loro compagno alato. Non era molto profonda e sembrava ben pulita, ma era stranamente refrattaria al suo potere di guarigione.

«Kyu…» il drago volteggiò in aria e si riposò al suolo, trasformato nuovamente in jeep.

Gojyo salì sulla vettura, seguito da Goku e da Sanzo. Solo Hakkai rimase immobile davanti al suo drago, con un’espressione indecifrabile sul volto.

«Cos’hai Hakkai?» la voce petulante di Goku distrasse il demone dai suoi pensieri. «Andiamo… ho fame!»

Sanzo sprofondò nella lettura del giornale di due giorni prima. «Muoviamoci!» esclamò, vedendo che Hakkai non sembrava intenzionato a   salire sulla jeep.

«Sembri l’unico a cui la permanenza nella foresta abbia fatto male,» commentò divertito Gojyo, tirando un calcio a Goku. «Persino la scimmia sembrava molto più in forma di te quando lo abbiamo trovato.»

Hakkai salì sulla vettura, avviando il motore e dirigendosi verso la strada. «Non ho nulla, sono solo un po’ frastornato… per un attimo ho pensato che con me,  alla fonte… ma non è possibile…»

«Che cosa, Hakkai?» Goku sembrava elettrizzato. «Chi hai pensato che ci fosse? Gojyo per caso?»

«Stupida scimmia!» il mezzo demone gli mollò un pugno nello stomaco, senza troppi complimenti. «Ma come ti permetti!?»

«E chi allora?» piagnucolo Goku. «Se non eri tu, pervertito di un kappa, chi poteva essere? Hakuryu, forse?»

«Forse…» il tono sommesso di Hakkai non fu sentito da nessuno anche se, nello stesso istante, il motore della jeep perse un colpo, facendo fuoriuscire uno sbuffo di fumo nero che sporcò dalla testa ai piedi i due litiganti sul sedile posteriore.





Fictions Vai all'Archivio Fan Fictions Vai all'Archivio Original Fictions Original Fictions