In love, in you
di Gyh
Akira Sendo era un bel ragazzo, alto,
corteggiato. Andava mediamente bene a scuola, aveva decine di amici, nello
sport non erano molti ad eguagliarlo e in amore non poteva certo
considerarsi sfortunato. Stava con un ragazzo, bellissimo, splendido, dolce…
Hanamichi Sakuragi. Il rossino di fuoco. Dalla prima volta che l’aveva visto
l’aveva desiderato. Nulla di strano, si era detto. Ovvio, era un bellissimo
ragazzo. Poi, nelle docce, si era accorto di non riuscire a calmarsi come
faceva di solito. Anche lì non era poi stranissimo. Di solito riusciva a
mantenere un autocontrollo ferreo sul proprio corpo, ma d’altronde non gli
capitava spesso d’imbattersi in un corpo simile. Poi, una sera l’aveva visto
allenarsi al campetto. Era inverno e faceva un freddo boia, ma quel rossino
pazzo indossava solo i pantaloni della divisa e una felpa. La giacca era
abbandonata su una panchina. Più in là Hanamichi gli avrebbe spiegato che
aveva fatto una scommessa con sé stesso, una specie di patto. Fino a che non
fosse riuscito centrare il canestro almeno venti volte su venti sarebbe
rimasto in felpa. Fatto sta che Sendo non aveva potuto fare a meno di
avvicinarsi, come calamitato, salutando quindi la matricola dello Shohoku.
-
Ehilà, Sakuragi! Come va, non
hai freddo? – gli aveva chiesto, ostentando una tranquillità che non
possedeva.
-
Sendo… non distrarmi, mi sto
allenando! – aveva risposto bruscamente il rossino, arrossendo per
l’imbarazzo di essersi fatto beccare mentre sbagliava un canestro
facilissimo.
-
Capisco. – aveva ribattuto
piccato Sendo, freddamente, facendo per andarsene – ma vestiti che ti
ammali.
-
Grazie. – aveva mormorato il
rossino, piano, con voce lieve.
Sendo si era voltato, stupito per quel
cambiamento di tono, così repentino. E allora aveva capito qualcosa di
Hanamichi. Era brusco, impulsivo e diceva subito tutto quello che gli veniva
in mente, senza pensare alle conseguenze. Ma se trattava male qualcuno senza
rendersene conto, subito dopo si sentiva in colpa e voleva rimediare, ma era
troppo timido od orgoglioso per scusarsi. Col tempo, Akira avrebbe capito
anche che Hanamichi lo faceva per difendersi. Se avesse chiesto scusa,
pensava che lo avrebbero giudicato debole e sensibile e lui voleva fingersi,
nei limiti, piuttosto stronzo, anche se non gli riusciva per niente.
Sendo lo capì osservando lo sguardo del
rossino, che aveva chinato lo sguardo, pieno di imbarazzo e senso di colpa.
Si vedeva subito che desiderava scusarsi o rimediare, ma che non ne trovava
il coraggio e aveva tentato di farsi perdonare con quel flebile “Grazie”.
Di conseguenza, Akira aveva almeno capito di
non stargli antipatico. Aveva esultato interiormente, poi era tornato sui
suoi passi e si era avvicinato al rossino.
-
Sakuragi, che ne diresti di un
aiutino per i tiri? Io non ho niente da fare, mi annoio, tu rischi di
prenderti una polmonite… una mano non si rifiuta mai, no? – gli aveva
proposto, col sorriso più candido del suo repertorio.
-
In cambio di cosa? – aveva
chiesto Hanamichi, stranito e confuso. Come poteva offrirsi di dargli una
mano in cambio di nulla dopo che l’aveva trattato male?
-
Di niente, scemotto! Voglio solo
farti compagnia!
Ed era stato così che avevano cominciato a
conoscersi meglio, dapprima durante i loro allenamenti in quel campetto, poi
uscendo insieme, qualche volta…
Certamente Akira aveva impiegato diverso tempo
per capire di essersi davvero innamorato del rossino. Dapprima era convinto
che la morsa che gli attanagliava lo stomaco non appena lo scorgeva in
lontananza fosse semplice desiderio sessuale, nulla di più. Poi, un giorno,
era andato al campetto per il solito allenamento e il rossino non si era
presentato. Ci era rimasto malissimo, si era sentito tradito. Si sarebbe
messo a piangere, se non avesse avuto un forte autocontrollo sulle proprie
azioni. Piangere! Per che cosa, poi?! Aveva quasi diciotto anni, non avrebbe
pianto. In compenso non aveva chiuso occhio tutta la notte e aveva passato
il giorno nervoso e irritato, ripromettendosi più volte di non tornare più
al campetto. Naturalmente aveva ceduto. Un’ora dopo l’orario abituale del
loro appuntamento si era presentato al campetto e aveva trovato Hanamichi
seduto sulla panchina, lo sguardo basso e triste. Gli si era avvicinato.
Avrebbe voluto consolarlo, stringerlo forte, non sopportava quello sguardo
ferito sul viso del rossino, ma era ancora parecchio arrabbiato per il
giorno prima, per cui era rimasto in piedi davanti a lui, le braccia
incrociate sul petto, lo sguardo freddo. Hanamichi aveva alzato il viso e i
suoi occhi si erano illuminati.
-
Akira! – aveva urlato,
sorridendo, alzandosi in piedi – scusami per ieri! Non me n’ero dimenticato,
ma… mia madre si è sentita male e l’ho dovuta portare in ospedale, solo che
non sapevo come dirtelo… mi dispiace moltissimo!
Sendo era rimasto in silenzio per tutto il
tempo, mentre la sua espressione si addolciva e le braccia gli si
rilassavano lungo i fianchi. Povera scimmietta, era così preoccupata e sua
madre si era sentita male…
-
Non fa niente, Hana, non l’hai
fatto apposta. – sospirò. Quegli occhi caldi erano riusciti a fargli
dimenticare tutto il dispiacere che l’aveva accompagnato dal momento in cui
se n’era andato dal campetto solitario, il giorno prima – ma se vuoi
rimediare, puoi offrirmi un gelato!
-
Opportunista. – aveva commentato
Hanamichi, prima di scoppiare a ridere, sollevato.
Ecco, da allora Akira aveva capito che
Hanamichi, per lui, non era più un semplice oggetto sessuale. Dapprima aveva
creduto di provare per lui qualcosa di molto simile all’affetto. Poi, però,
una sera aveva piovuto fortissimo e i due si erano riparati a casa di Sendo,
la più vicina. E lì Sendo, vedendo Hanamichi tremante e bagnato come un
pulcino, infreddolito, si era accorto di non desiderare spogliarlo, come
avrebbe dovuto. Desiderava invece riscaldarlo. E allora aveva spalancato gli
occhi, rendendosene conto all’improvviso. Come un fulmine, una frase gli
attraversò il cervello, elettrizzandolo “Oh Dio… mi sono innamorato!”.
Fino ad allora non aveva ancora intrapreso un
vero e proprio rapporto. Tutte le sue storie erano solo sesso, nulla di più.
Certo, con Koshino era anche molto amico, ma nient’altro li legava. Lo
stesso valeva per Mitsui. Ma con Hanamichi… no, con Hanamichi era proprio
amore.
Ma non aveva avuto il coraggio di
rivelarglielo. Non voleva spaventarlo, allontanarlo da sé. Era un rischio
troppo grande.
Poi, un giorno, avevano incrociato una coppia
gay alle prese con un gruppo di teppisti omofobi. Hanamichi era arrossito di
rabbia e aveva ringhiato:
-
Io li ammazzo!
Prima di gettarsi su quello che doveva essere
il capo. Sei teppisti contro due ragazzi, che si erano poi scoperti essere
Mitsui e Kogure! Mitsui ne aveva steso uno, ma era messo male, perché aveva
cercato di proteggere l’altro meglio che poteva. Ma adesso che si erano
messi in mezzo anche Hanamichi e Sendo… i teppisti erano fuggiti, alcuni
zoppicando, decisamente messi male!
-
Ehi, state bene? – aveva chiesto
Hanamichi, ansimando, pulendosi con la manica della giacca il sangue che gli
colava da un taglietto sulla fronte e tendendo una mano a Mitsui, a terra.
-
Grazie. – aveva mormorato Mitsui,
lo sguardo basso, completamente assente.
Poi, la sua attenzione era stata riportata al
presente dal singhiozzo di Kiminobu, che si era messo a piangere lacrime di
rassegnazione e mortificazione.
-
Non è giusto… solo perché… solo
perché… - mormorava, tra i singhiozzi.
Mitsui subito lo abbracciò forte, tentando di
consolarlo.
-
Eddai, Kimi! Calmati! –
tartagliava, in imbarazzo.
-
Dai, Senpai! Stai tranquillo che
domani li becchiamo! Ok? Che scuola fanno? – aveva chiesto subito Hanamichi.
-
Non abbiamo bisogno della tua
compassione, grazie. – l’aveva fulminato con lo sguardo Mitsui.
Hanamichi non aveva esitato un attimo: gli
aveva mollato un pugno in testa stile Gorilla.
-
Scusa tanto, sai, ma quelli
hanno osato colpire anche il grande Tensai e Akira, quindi, sai com’è,
vorrei vendicarmi! E poi non mi fate certo pena! Tsè! È solo che mi stanno
sulle palle quelli! – aveva sbraitato, tutto d’un fiato.
-
Inoltre, per ovvi motivi, caro
Mitsui, mi sento preso in causa. Quindi, avrei intenzione di vendicarmi, se
non ti spiace. – aveva aggiunto Sendo, scambiando uno sguardo d’intesa col
teppista, ricordando i bei tempi in cui lui era single e se la spassavano
felicemente.
Interiormente, Sendo stava facendo i salti di
gioia. Tanto per cominciare, ad Hanamichi non avrebbe dato noia il fatto che
lui era gay! E poi aveva ammesso che era importante per lui, dicendo che
avrebbe picchiato quei deficienti anche perché avevano picchiato lui!
-
E va bene! – aveva capitolato
urlando Mitsui, preoccupato. Non credeva che a Kogure avrebbe fatto piacere
sapere che era andato a letto con l’asso del Ryonan.
Il giorno dopo, infatti, avevano beccato quei
teppisti all’uscita da scuola. Si erano aggiunti anche Akagi, Koshino,
stranamente Rukawa, i Guntai, Miyagi… alla fine li avevano lasciati a terra
a leccarsi le ferite. Sendo non si sarebbe mai dimenticato del momento in
cui Hiroaki si era messo a picchiare chiunque gli capitasse a tiro urlando,
come impazzito “Chi è la checca isterica?!”, ricordando come era stato
chiamato prima della rissa da uno di loro.
Ma ancora non aveva avuto il coraggio di
dichiararsi al suo Hana. infatti, l’aveva preceduto il rossino. Il giorno di
San Valentino. Si erano incontrati al campetto, alla solita ora, ma
Hanamichi si comportava in modo strano. Alla fine avevano interrotto
l’allenamento, perché Sendo sosteneva che il rossino aveva qualcosa che non
andava.
-
Che hai, Hana? sei preoccupato
per qualcosa? – gli aveva chiesto.
Hanamichi aveva fatto segno di no, abbassando
la testa, rosso in volto.
-
Hana, siamo amici. A me puoi
dirlo. – aveva cercato di convincerlo, col tono più dolce possibile.
Gli si era avvicinato e gli aveva sfiorato una
guancia con la mano. Hanamichi aveva alzato lo sguardo, poi aveva frugato
tra le proprie tasche e gli aveva messo qualcosa tra le mani, per poi
voltarsi.
-
Lascia stare, ok? – gli aveva
detto, salutandolo con un cenno della mano, apprestandosi ad andarsene – non
mi aspetto niente, stai tranquillo…
Nelle sue mani, Akira teneva un cuore di
cioccolata.
Senza esitare, aveva afferrato Hana per un
braccio, l’aveva costretto a voltarsi e l’aveva baciato con passione,
affondando col la lingua nella sua bocca come non gli era mai stato concesso
di fare. Con violenza, senza nemmeno rendersene conto, lo aveva schiacciato
contro il tronco di un albero, senza mai staccarsi da quelle labbra, da
quella lingua che tentava di rispondere impacciatamene al bacio.
La sua bocca aveva il sapore più dolce e
agognato, le sue labbra erano morbide e tenere, i suoi capelli soffici e la
sua pelle, la sua pelle…
Aveva cominciato a vagare con le mani su quel
corpo perfetto, abbassando il volto per succhiare il lobo dell’orecchio di
Hanamichi e sussurrargli piano un “Ti amo”, passandogli le mani sulla vita,
sui fianchi, prima di artigliargli le natiche, premendolo contro di sé.
-
Akira! Aki…Akira! – aveva
strepitato il rossino, afferrandolo per le spalle e scostandolo da sé.
Sendo aveva riacquistato il lume della
ragione. Maledizione, si era così eccitato…! Aveva rischiato di violentarlo
lì… non che fosse una brutta idea, dopotutto, riflettè, osservando Hanamichi.
Le labbra gonfie e umide, il volto paonazzo, sul collo un succhiotto, gli
occhi spalancati e sorpresi.
-
Ops… scusa, Hana! – aveva
sorriso – mi sa che vado un po’ troppo veloce…
-
Un pochino… - aveva commentato
Hanamichi, abbassando lo sguardo.
-
E allora andiamo piano. – aveva
sospirato Akira, mentre avvicinava di nuovo le labbra a quelle di Hanamichi
– tanto, abbiamo tutto il tempo del mondo.
E così si erano messi insieme.
Il loro rapporto era fantastico. Stare insieme
ad Hanamichi era la cosa più bella che potesse capitargli. Presto aveva
scoperto quanto quel ragazzo sapesse essere dolce e tenero, come sapesse
dire frasi mielose senza scendere nel patetico… era tutto splendido,
perfetto. Si vedevano ogni giorno. Il loro rapporto non era certo un
segreto, anche se non lo ostentavano. Ogni tanto capitava che uscissero
anche con Mitsui e Kogure. Ed era stata proprio durante una di queste uscite
che Sendo aveva avuto l’occasione di parlare in privato con Mitsui per
chiedergli un consiglio sull’argomento che più lo frustrava ultimamente.
Erano passati quasi due mesi da quando lui e
Hanamichi si erano messi insieme. Avevano litigato solo due volte: la prima
per la gelosia reciproca. Sendo non sapeva di essere tanto geloso. Aveva
preso a detestare chiunque si avvicinasse troppo ad Hanamichi e questo lo
innervosiva spesso. E Hanamichi era geloso dei rapporti sessuali passati che
Sendo aveva ammesso di avere avuto con Mitsui, Koshino e altri ragazzi che
non conosceva. Il secondo litigio… beh, perché Hana era troppo timido e non
era ancora pronto per “Il grande passo”. Non avevano ancora avuto un
rapporto sessuale.
Mitsui si era quasi strozzato con la birra
quando Sendo gliel’aveva confidato. Il teppista aveva quindi gettato
un’occhiata veloce ad Hanamichi e a Kogure, che chiacchieravano poco lontano
e gli aveva chiesto stupito:
-
Ma come fai a resistere? Senza
offesa, Akira, ma… personalmente me lo sarei già sbattuto! Col fisico che
ha… - qui si era zittito, fulminato da un’occhiata di Sendo – ne avete già
parlato?
Akira aveva annuito.
-
lui dice che gli dispiace… dice
che non è che non vuole, infatti, spesso i pantaloni gli tirano. Però dice
che è presto, per lui, che non se la sente. È stato mollato da cinquanta
ragazze, è ovvio che è insicuro. – aveva spiegato, tristemente.
-
Beh, effettivamente… però
secondo me dovresti provare a spingerlo un po’ più in là. Ad esempio, se
anche ti dice di smetterla, tu continua. – gli aveva consigliato Mitsui.
-
Non ho intenzione di
violentarlo. – aveva ribattuto irritato Sendo.
-
Ma no, scemo! Allora, tu gli
arrivi a fare mezzo pompino, poi voglio vedere se ti chiede di fermarti
mentre sta per venire. – aveva spiegato ridacchiando Mitsui – e poi usi
tanto bene la lingua!
-
Grazie del complimento. – aveva
detto ironicamente Akira – ma non voglio forzarlo. Lui si fida di me.
-
Prova facendolo sentire in
colpa. Provaci e se ti ferma fagli gli occhioni versione
cucciolo-abbandonato-che-non-desidera-altro-che-te e digli, triste triste,
“Allora non ti fidi di me…”. per farti piacere, magari si convince a
lasciarti fare. – consigliò Mitsui.
-
Mhm… non lo so. sarebbe un po’
come un ricatto, così. – aveva sospirato Akira, indeciso.
-
Ascoltami bene, Akira. Tu ami
Hana?
-
Certo.
-
E vuoi fare sesso con lui?
-
Mi sembra ovvio.
-
E allora, o la va o la spacca,
no?
Akira aveva annuito, finalmente convinto. A
quel punto Hanamichi era spuntato da dietro e l’aveva abbracciato di
slancio, chiedendogli di cosa stessero parlando.
E adesso, Akira Sendo si stava dirigendo a
casa propria, dove avrebbe trovato il suo amore ad aspettarlo – gli aveva
dato una copia delle chiavi – e lo avrebbe finalmente convinto a donarsi
completamente a lui.
Sorrideva distratto, mentre camminava per
strada, pensando.
Il viso arrossato di Hana, le labbra tumide,
semi aperte, gli occhi socchiusi in cerca dei suoi, mentre gemeva perso nel
piacere, sotto di lui…
Decise di calmarsi, altrimenti si sarebbe
eccitato in mezzo alla strada… ed era meglio evitare!
Finalmente giunse a casa. Finalmente l’avrebbe
fatto suo…
Entrando, venne assalito da Hanamichi, che gli
gettò le braccia al collo ridendo.
-
Ci hai messo un casino di tempo,
scemo! – gli disse il rossino, stampandogli un bacio dolce sulla guancia –
mi stavo per preoccupare.
-
Mhm, che bello vederti! – aveva
commentato Akira, stringendolo forte a sé, sollevandolo un po’ da terra.
Rimasero abbracciati, stretti l’uno all’altro
per qualche manciata di secondi, prima di separarsi.
-
Hana, senti… - cominciò Akira,
sospirando, con tono grave – devo parlarti…
Il rossino lo guardò negli occhi per qualche
secondo, sbiancando.
-
cos’è successo? È… è qualcosa di
brutto? – gli chiese, preoccupato.
-
No, no, tranquillo. – lo
tranquillizzò Akira, accarezzandogli una guancia leggermente – solo che
dobbiamo parlare.
Lo prese per mano e andarono a sedersi sul
divano del salotto, Hanamichi sempre più preoccupato. Akira inspirò forte,
poi cominciò.
-
Hana, io ti amo. Non sai quanto.
Ma… tu mi ami?
-
Certo che ti amo! – era saltato
su Hana, abbracciandolo di slancio – come ti viene in mente di chiedermelo?
-
Hana… io voglio fare l’amore con
te. – gli disse Akira, serio.
Hanamichi non rispose, arrossendo e abbassando
la testa. Sendo però lo costrinse a rialzarla, per fissarlo negli occhi.
-
Hana, io devo fare l’amore con
te. ti desidero come non ho mai desiderato nessun altro… ma tu non vuoi e io
non so che fare. Perché non vuoi?
-
Ah… io… non lo so. – sospirò
Hanamichi, dopo qualche secondo – non lo so, perché. Ogni volta che mi
tocchi io ho paura… di deluderti o che tu possa provare ribrezzo per me… e
io non lo sopporterei. Capisci? Se tu dovessi pensare che non sono
all’altezza, io…!
-
Scemo. – lo zittì Sendo,
sorridendo dolcemente, premendogli due dita sulle labbra – vedi, Hana… non
c’è pericolo. Ti ricordo che ho già visto il tuo corpo nudo più volte, nelle
docce, dopo le partite… e credimi, se mi si rizza non è certo per il
ribrezzo.
Hanamichi abbassò lo sguardo, imbarazzato.
Sapeva che non era giusto far aspettare così Akira. Ma aveva così paura di
sbagliare, di deluderlo…
-
Lasciami fare, Hana, ok? – gli
sussurrò Akira all’orecchio – io non potrei mai farti del male.
-
Akira… - mormorò flebilmente
Hanamichi, chiudendo gli occhi, godendo dei mille brividi che gli
percorrevano la schiena per il respiro del suo ragazzo all’orecchio.
Il moro posò un bacio sulla tempia di
Hanamichi, dolcemente, scendendo a baciargli il lobo dell’orecchio.
L’intenso brivido che provò Hanamichi non passò certo inosservato.
“Sensibile, il ragazzo…” pensò divertito Sendo, lasciando che la punta della
lingua andasse a tracciare i contorni del suo orecchio.
-
Ti amo… - sussurrò Hanamichi,
allacciando le braccia al collo del suo ragazzo.
Sendo gli posò un bacio tra i capelli odorosi
di albicocca e ricambiò la stretta.
Hanamichi aveva ceduto. Aveva acconsentito a
fare l’amore con lui. Era contento come una pasqua. Nulla avrebbe potuto
rendere migliore quel momento…
-
Andiamo a farci un bagno, Hana?
– gli chiese Sendo.
Hanamichi annuì in silenzio e lo seguì in
bagno, osservandolo attentamente mentre riempiva la grande vasca di acqua
calda e cominciava a slacciarsi la camicia. Gli occhi nocciola di Hanamichi
non riuscivano a staccarsi dalle dita candide e lunghe di Akira, che
slacciavano, bottone per bottone, la camicia del ragazzo, scoprendo ogni
volta un po’ di pelle bianca.
Akira si tolse la camicia in silenzio, godendo
appieno della consapevolezza di avere lo sguardo del rossino puntato su di
sé. Gli sorrise e gli si avvicinò.
-
Vuoi entrare in acqua vestito,
Hana-chan? – gli chiese, circondandogli la vita con le braccia. Esultò
interiormente percependo chiaramente l’erezione dell’altro contro la
propria.
-
Nh. – mugugnò Hanamichi,
nascondendo il volto paonazzo nell’incavo della sua spalla, stringendolo
forte a sua volta.
Akira ridacchiò, divertito e si apprestò a
spogliare Hanamichi. Gli alzò il viso, cominciando a baciarlo dolcemente,
staccandosi da lui solo per sfilargli la felpa. Sotto, era nudo. Si beò
della vista paradisiaca dei capezzoli mezzi eretti del suo amore, delle sue
forme perfette, prima di riprendere possesso delle sue labbra dolci,
slacciandogli nel contempo la cerniera dei jeans, facendoglieli poi
scivolare dalle gambe.
Si abbassò, sfilandogli i boxer e le calze,
togliendogli le scarpe…
Ecco fatto. Hanamichi era completamente nudo
ed eccitato di fronte a sé.
-
Visto? – gli disse, rialzandosi
e baciandogli gli zigomi – non è difficile… e ti assicuro che sono ben lungi
dall’essere deluso… anzi…
-
Aki! – protestò Hanamichi, per
zittirlo, meritandosi una risata da parte del proprio ragazzo.
Sendo finì di spogliarsi velocemente ma non
troppo, facendo eccitare Hanamichi con movenze feline. Quindi prese per mano
il rossino e lo condusse nella vasca, con sé.
Hana sospirò soddisfatto, seduto nella vasca,
appoggiato con la schiena al bordo. Sendo lo fissava affamato, vorace. Dio,
era così bello…
Optò per il bagnoschiuma al latte e lo shampoo
analogo, li appoggiò sul bordo della vasca e si sporse a baciare Hana. si
mise comodo, inginocchiato tra le sue gambe piegate. Non voleva spaventarlo,
quindi si limitò a baci leggeri, casti, su tutto il viso, prima di chiedere
l’accesso a quella bocca calda. Si baciarono a lungo, prima che Sendo si
staccasse ridacchiando, allungando le mani per prendere la spugna e il
bagnoschiuma. Poi tornò a guardare Hana, che lo fissava un po’ offeso.
-
Hana, non vorrai mica far
raffreddare l’acqua? – gli chiese, ridacchiando.
-
Pignolo. – commentò il rossino,
distogliendo lo sguardo da quella pelle candida che lo distraeva
crudelmente.
Sendo sghignazzò, prima di spremere
un’abbondante dose di bagnoschiuma profumato sulla spugna. Cominciò a
passarla sul collo del rossino, sulle sue spalle, sulle braccia. Prima di
passarla sul petto scese col viso a mordicchiargli un capezzolo roseo,
facendolo ergere dolorosamente e provocando acuti gemiti dell’altro, che non
faceva niente per allontanarlo come al solito.
Akira non era mai stato arrabbiato con
Hanamichi per la sua ritrosia, perché il rossino ce la metteva davvero
tutta. Ogni tanto cercava di rilassarsi, di lasciarsi andare, ma non ce la
faceva mai. Restava calmo quando Sendo gli sollevava la maglia. Quando gli
baciava il viso, il collo, i capezzoli. Ma non appena cominciava a scendere,
allora i timori lo riassalivano tutti insieme, facendolo scostare di scatto,
mormorando una scusa. ma adesso no, era rilassato e pronto, deciso a
lasciarsi andare alle cure dell’amante.
Sendo decise, però, di andare più lentamente.
Un po’ perché temeva sempre che il suo Hana si spaventasse e lo scacciasse e
un po’ per il gusto sadico di torturarlo. Si staccò dal petto di Hanamichi,
risalendo lungo le sue labbra e prendendone possesso per qualche breve
secondo, prima di scostarsi da lui. Non potè trattenere un sorriso malizioso
quando incrociò lo sguardo accusatorio di Hanamichi, che sembrava implorarlo
di continuare a farlo impazzire con i suoi baci, le sue carezze. Poi scorse
un lampo di timore, in quei dolcissimi occhi nocciola. Timore… che Akira non
lo volesse più? Che avesse cambiato idea dopo averlo visto ma non sapesse
come dirglielo?
Il moro si sporse di nuovo, baciandolo sulle
labbra con passione insolita perfino per lui.
Voleva fargli dimenticare tutte quelle galline
cieche che l’avevano snobbato e ferito, tutte le sue paure, le sue
delusioni… per Hanamichi doveva essere importante solo il presente, solo
quel momento magico, solo la felicità che lui era sicuro che gli avrebbe
saputo dare…
Senza esitare gli fece scendere una mano in
mezzo alle gambe, cominciando ad accarezzargli lentamente l’interno coscia.
L’acqua amplificava le sensazioni.
E Hanamichi si trovava in un limbo fatto di
amore e piacere senza uscita.
Sentiva tanti piccoli brividi che gli
percorrevano la schiena, il corpo, che gli attraversavano le vene andando a
finire nel suo bassoventre.
-
Aki… Aki… - continuava a gemere,
implorando, in una litania.
Akira soffocò un sorriso nel collo di
Hanamichi, succhiandolo con forza, facendolo singultare e formandogli un
ematoma rosso.
-
Aakii… - supplicava Hana.
Alla fine, Akira si arrese alle pressanti
preghiere del proprio ragazzo e impugnò completamente il suo pene, senza
però accennare a muovere la mano.
Si staccò da lui, senza togliere né muovere la
mano, fissandolo divertito e malizioso. L’espressione di Hanamichi era
perduta, supplicante ed estremamente sensuale. Le braccia abbandonate lungo
i fianchi, il petto che si alzava e si abbassava velocemente… era perfetto.
-
Sei bellissimo.
Gli disse Akira, posandogli un bacio su uno
zigomo.
-
Fantastico.
Bacio su una palpebra.
-
Splendido.
Sull’altra palpebra.
-
Sei perfetto.
Bacio sul mento.
-
Non ho mai visto niente di così…
Bacio veloce sulla fronte.
-
Magnifico.
Bacio all’orecchio con successivo succhiotto
alla tempia.
-
Non hai idea di quanto mi
ecciti.
Movimento deciso e inaspettato della mano.
Hana sussultò, aggrappandosi alle spalle di
Sendo, nascondendo il viso nel suo petto.
-
Oddio, Aki…
-
Sshh… - lo zittì Sendo – vuoi
fare raffreddare l’acqua?
-
Stronzo… - aveva commentato
Hanamichi, mordendogli una spalla.
Sendo aveva tolto la mano, schioccandogli un
bacio veloce sulle labbra, riprendendo a passargli la spugna sul petto,
sulle braccia, senza fare troppo caso allo sguardo furioso del rossino, che
pareva volerlo incenerire con gli occhi.
-
Alzati in piedi. – gli disse
Akira.
Hanamichi eseguì, seppure con riluttanza.
Sendo rimaneva in ginocchio, lui si alzava in piedi: risultato, il viso di
Akira restava alla stessa altezza della sua erezione. Ed era parecchio
imbarazzante…
-
Voltati. – gli disse Akira.
Hanamichi eseguì di nuovo. Beh, almeno il viso
di Akira non sarebbe stato davanti al suo… beh, ma sarebbe stato invece
all’altezza del suo sedere!
Sentì la spugna che gli veniva passata sulle
spalle – evidentemente si era alzato anche Akira – e percepì chiaramente
qualcosa di molto lungo e duro tra le sue natiche. Fece per scostarsi, ma il
moro lo tenne fermo per la vita, riprendendo a lavargli la schiena, sempre
più in basso, fino ad arrivare alle natiche. E a quel punto lasciò andare la
spugna e prese a massaggiarlo con le dita, palpandolo con decisione ma senza
mai stringere troppo. E mentre con una mano lo accarezzava dietro, l’altra
scivolò su un fianco, accarezzandogli suadentemente la vita e scivolandogli
quasi distrattamente sul sesso. Sendo sapeva essere davvero crudele, quando
voleva: passava solamente le dita dei polpastrelli sull’erezione di
Hanamichi, leggermente, come se gli stesse facendo il solletico alla
schiena. E Hanamichi aveva ormai dimenticato ogni pudore, perché aveva preso
a supplicarlo insistentemente, mormorando il suo nome in preda alla febbre
della passione.
Alla fine, il rossino non ce la fece più e
spinse con decisione la mano di Sendo sul proprio sesso, con la propria.
-
Come sei impaziente, Hana… - gli
sussurrò Akira all’orecchio, prima di tirarglielo dolcemente con i denti.
-
Stronzo… - ribattè il rossino.
Sendo si era staccato improvvisamente da lui,
aveva aperto l’acqua e lo stava risciacquando.
“Dio mio, spero solo di sapermi trattenere”
pregava Akira, Hanamichi abbandonato tra le sue braccia, inerme ed eccitato,
pronto a fare qualsiasi cosa.
Deglutì rumorosamente, mentre lo aiutava ad
uscire dalla vasca per poi avvolgerlo in un accappatoio, asciugandolo come
meglio poteva.
Asciugò anche sé stesso con un asciugamano e
distolse lo sguardo dal proprio ragazzo per trattenersi dal saltargli
improvvisamente addosso. L’accappatoio aperto, la pelle arrossata per il
caldo dell’acqua, i capelli umidi che gli scivolavano sul volto rosso per la
vergogna e per la passione, gli occhi che cercavano disperatamente i suoi,
implorandolo in silenzio, la bocca socchiusa in una taciuta preghiera.
Splendido.
Sendo allungò la mano con un gesto lento e
suadente, facendo cenno ad Hana di afferrarla. Il rossino non se lo fece
ripetere e strinse quella mano grande e calda tra le proprie, aggrappandosi
ad essa con tutte le proprie forze per evitare di perdere il lume della
ragione.
Sendo lo tirò a sé, stringendolo forte, in un
abbraccio dolce e casto. Semplicemente, voleva abbracciarlo.
Era davvero lui? Davvero acconsentiva a fare
l’amore? Akira non poteva crederci… Hana… suo… finalmente.
-
Andiamo. – gli sussurrò
all’orecchio.
Hanamichi annuì velocemente, senza osare
guardarlo negli occhi.
Sembrava aver dimenticato la passione di poco
prima, il modo in cui aveva pregato per un tocco, l’abbandono con cui si era
lasciato toccare ed esplorare senza timore da Akira.
Perché quello, dopotutto, non era una persona
qualsiasi.
Quello era Akira.
Che lo amava e lo desiderava. E che voleva
fare l’amore con lui.
Senza lasciare la mano del rossino, Sendo
condusse Hanamichi nella propria camera da letto.
Era piuttosto impersonale, dopotutto. Lasciava
trasparire un alone di serietà e amore per l’ordine che di certo il
“porcospino” del Ryonan non lasciava trapelare solitamente. L’unico oggetto
che pareva urlare che quella era proprio la stanza del suo possessore era un
pallone da basket abbandonato in un angolo. Per il resto, le pareti erano
bianche e prive di foto, come tutto il resto.
Quando Hanamichi vi aveva messo piede per la
prima volta si era ripromesso, un giorno, di tappezzare le pareti di quella
stanza con decine di foto che li ritraevano insieme durante le loro uscite,
nei momenti in cui erano più felici e, naturalmente, insieme.
Akira spinse delicatamente il rossino sul
letto, per poi sdraiarsi sopra di lui, incorniciandogli il volto tra le
mani, fissandolo negli occhi.
-
Il mio Hana… - bisbigliò,
abbassandogli a baciargli una guancia – il mio Hana… mio, mio Hana…
Hanamichi non riusciva a fare né dire niente,
completamente perso in quelle sensazioni nuove. La pelle nuda di Sendo a
contatto con la propria, mentre il moro lo spogliava completamente
dell’accappatoio, le labbra di Akira sul suo viso, sul suo collo, la lingua
umida e calda sulla sua pelle… il mondo girava, era tutto così
inconsistente…
Hana non c’era più. Non c’era più nemmeno
Akira. C’erano Hana e Akira. C’erano Akira e Hana. l’uno non era più sé
stesso senza l’altro, in quel momento…
Perché era un momento speciale…
Era il momento in cui il mondo sarebbe esploso
per poi rinascere in un apocalisse di colori e forme sanguigne, fatte di
sperma e amore.
Lentamente, le labbra di Akira scendevano.
Prima i capezzoli, poi l’ombelico, l’addome…
Hanamichi pensava che adesso quella lingua
calda avrebbe accarezzato la parte più sensibile di lui, invece…
L’aveva deluso, evitandolo spudoratamente,
scendendo fino alle ginocchia, risalendo lentamente, lasciando lungo il suo
passaggio piccoli, rossi ematomi.
-
Akira… - implorò nuovamente
Hanamichi, allargando le gambe.
Sendo capì che era ora di fargli provare il
primo orgasmo ricevuto da qualcun altro. Era ora, era ora…
Passò il polpastrello dell’indice lungo tutta
la lunghezza del pene di Hanamichi, soffermandosi sulla punta, prima di
ritrarre il dito, osservando con interesse il viso del rossino che si
trasfigurava completamente.
Ogni ombra di dubbio o di paura… dimenticata.
Il rossino era caduto nel baratro
E solo Sendo poteva farlo uscire, facendolo
arrivare fino in fondo.
Facendolo cadere per poi volare insieme fino
all’uscita.
Ed era ciò che si apprestavano a fare.
Akira ripetè la carezza, con più decisione,
questa volta, premendo maggiormente.
Hanamichi non potè trattenersi dallo spingere
il bacino verso quella mano che lo stava facendo impazzire, lentamente e
dolcemente.
-
Stai buono, Hana… abbiamo tempo.
– bisbigliò Akira al suo orecchio, baciandoglielo delicatamente e
scostandogli dalla fronte una ciocca di capelli.
Finalmente, il moro si decise ad accontentare
l’amante.
Senza alcun preavviso, prese completamente in
bocca la virilità di Hanamichi, che si tese con un lamento e cominciò a
succhiare voracemente, accompagnando il tutto con la lingua.
Lo faceva uscire, lo baciava, lo riprendeva in
bocca, succhiava, lo faceva uscire.
Hanamichi stava impazzendo. Non ce la faceva
più.
-
Akiraahh , basta, basta,
fermAAatiiih… - lo avvertì, staccandolo di malavoglia artigliandolo per i
capelli.
-
Cosa c’è, Hana? – chiese Akira,
infastidito per l’interruzione.
-
… sto per… beh… - rispose
tartagliando Hanamichi, arrossendo ancora di più.
Sendo gli sorrise tranquillizzante.
-
Fai pure, non c’è problema. –
gli disse, con un’alzata di spalle, riprendendo il proprio lavoro di
suzione.
Non ci volle molto perché Hanamichi finisse
per riversarsi bollente nella sua bocca.
Sendo ingoiò.
Era lo sperma di Hanamichi, del suo Hanamichi.
Era il frutto del loro amore. Era un po’ vischioso, ma… nulla che
appartenesse al suo rossino poteva disgustarlo. Anzi, in un modo o
nell’altro, lo eccitava ancora di più.
-
Hana… - lo chiamò, scivolando
suadentemente sul corpo accaldato sopra il suo, fino a trovarsi faccia a
faccia col rossino – Hana, sei pronto?
-
Ti amo. – sospirò Hanamichi, gli
occhi chiusi mentre alzava una mano per passarla sul volto del suo amore.
Sendo sorrise, accarezzando il volto del suo
Hana. Gli posò un leggero bacio sulla fronte.
-
Prometto che cercherò di farti
meno male possibile. – gli sussurrò.
Hanamichi annuì, sorridendo.
Dopotutto, non era strano che il rossino fosse
tanto ritroso. Era lui che si offriva, era lui la parte passiva. Ed essendo
molto orgoglioso magari anche la sua autostima ne risentiva. Ma non aveva
mai protestato. Nonostante tutto, il dolore, la vergogna, Hanamichi
acconsentiva a donarsi totalmente ad Akira. Il minimo che il moro potesse
fare era rendere il procedimento il più indolore possibile. Gli aveva detto
che gli avrebbe fatto meno male possibile. Avrebbe voluto potergli giurare
che tutto sarebbe stato indolore. Ma non voleva mentirgli. Hana non se lo
meritava.
Akira tornò ad assaporare la pelle di
Hanamichi. Tornò a leccargli i capezzoli, a succhiargli il collo e, dopo
pochi secondi, il rossino si ritrovò a gemere eccitato.
A quel punto, il moro fece scendere la mano
che prima accarezzava la schiena di Hanamichi tra le sue natiche,
accarezzandogli piano i glutei morbidi e sodi, per poi cominciare a
massaggiare piano, con decisione la piccola apertura. Hanamichi si tese
sotto di lui, allacciandogli le braccia al collo.
- Ssh, amore, rilassati, andrà tutto
bene. – lo tranquillizzò, baciandogli il collo.
Hanamichi mugolò piano, strofinando il volto
nell’incavo della spalla del suo ragazzo. Si fidava di lui. Completamente.
Lentamente, Akira inserì il primo dito. Sentì
la stretta delle braccia di Hanamichi rinforzarsi e rimase col dito immobile
per qualche secondo, prima di cominciare a muoverlo piano, provocando un
intenso brivido nel rossino e il rilassamento dei muscoli di quest’ultimo.
Akira sorrise, cominciando ad inserire anche
il secondo dito. Hanamichi mugolò di dolore, ma ben presto si abituò anche a
quell’intrusione.
Era tempo del terzo dito. E quello poteva fare
male.
Akira abbassò di nuovo la testa tra le gambe
di Hana, cominciando a posare piccoli baci e leggere lappate sulla virilità
del rossino. I rumori che gli sfuggivano adesso erano inconfondibili. Inserì
il terzo dito e, dopo un iniziale irrigidimento, Hanamichi cominciò a
spingersi verso quella mano.
E Sendo capì che era pronto.
Lui stesso non ce la faceva più, era al
limite!
-
Hana… lo chiamò, risalendo lungo
il suo corpo.
-
Mmhh… Aki… ti prego… - lo
implorava il rossino, la voce acuta.
-
Ti amo. – gli disse il moro.
L’asso del Ryonan lo fissò un’ultima volta.
Hanamichi. Quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe visto vergine.
A questo pensiero, afferrò la macchina
fotografica che teneva sul comodino e scattò un paio di foto.
Hanamichi non se ne accorse nemmeno: aveva gli
occhi chiusi e quella macchina aveva il silenziatore! Era splendido,
abbandonato così, sul letto disfatto, umido, un angelo tentatore che
minacciava di trascinarlo dritto all’inferno con la sua dolcezza.
-
Rilassati, amore, d’accordo? –
gli disse ancora Akira, per l’ultima volta.
Hanamichi sospirò profondamente e aprì gli
occhi, cercando con i propri quelli rassicuranti del proprio ragazzo. Lui
gli sorrise incoraggiante, prima di entrare dentro di lui con una profonda e
veloce spinta.
Il rossino non riuscì a trattenere un grido di
dolore e due lacrime gli rigarono il volto.
Si sentiva spaccare in due, il dolore gli
pervadeva il corpo intero partendo dalle viscere.
Faceva male, faceva male!
-
Hana, calmati, se ti rilassi
presto passerà tutto, te lo prometto.
La voce preoccupata e roca del moro riportò
Hanamichi alla realtà, strappandolo dal dolore sordo che lo aveva costretto
a chiudere gli occhi, a serrare le palpebre, imprigionandolo in un mondo di
assoluta sofferenza.
Hanamichi si sforzò di riaprire gli occhi,
lasciando che da essi sgorgassero ancora due cristalli salati.
Davanti a lui, Akira lo guardava. Preoccupato,
dolce, immobile. Non si era mosso. Non aveva compiuto il benché minimo
movimento. Ed era piuttosto palese come questo gli costasse. Ansimava forte,
il suo fiato bollente sul viso di Hanamichi.
Pochi secondi dopo, Hanamichi sospirò e si
concentrò al massimo, per dimenticare il dolore, la sua mente totalmente
immersa nel fantastico ragazzo sopra di lui.
Il rossino sussultò improvvisamente.
Il moro aveva fatto scivolare una mano tra i
loro corpi accaldati e l’aveva stretto con dolcezza.
Il dolore scemava, i muscoli di Hanamichi si
rilassavano…
Sendo spinse leggermente e il rossino mugolò
dal dolore. Sendo spinse di nuovo, questa volta un semplice sospiro
sofferente. Un’altra leggera spinta. Hanamichi aveva dimenticato il dolore.
Un’altra spinta.
Le porte del paradiso si spalancavano.
Akira aumentò il ritmo, incitato dal bacino di
Hanamichi che si spingeva forsennatamente contro il suo, in cerca di quel
calore che pareva volergli sfuggire, per poi invaderlo di nuovo,
completamente, riempiendogli il corpo di scariche elettriche di piacere.
-
Akira… Akira… aah…
Hanamichi ansimava, gemeva, gridava,
implorava.
Non ce la faceva più, era troppo bello per
essere vero, troppo… troppo…
D’improvviso, l’esplosione.
Sincrona, perfetta.
Akira dentro Hanamichi, Hanamichi su entrambi.
Il succo del loro amore si riversò su di loro
come un fiume in piena, in un urlo soddisfatto.
Hanamichi era stremato. Non si era mai sentito
così stanco, nemmeno dopo un allenamento del gorilla. Eppure, non si era mai
sentito così felice.
Akira si sollevò un poco, puntellandosi sui
gomiti, fissandolo con uno sguardo pieno d’amore, che Hanamichi ricambiò
ampiamente.
-
Ti amo, Hana… - gli sussurrò
Akira, baciandolo piano sulle labbra.
-
Ti amo tanto, Aki-chan! –
rispose il rossino, allacciandogli le braccia al collo.
Il moro si staccò, rotolando al suo fianco per
poi stringerlo possessivamente a sé.
Si coccolarono per qualche tempo, ma ci volle
poco prima che entrambi si addormentassero, sul viso l’espressione felice e
appagata di chi ha finalmente trovato ciò che stava cercando da una vita.
-
Ma… maledetto hentai! Cosa
sarebbero queste?! – strepitò il rossino.
Aveva proposto ad Akira di riempire la parete
di quella stanza di foto che li ritraevano insieme, felici. Ma… ma…!
-
Beh? Cosa c’è di male? Sei
venuto benissimo! – sorrise conciliante Akira, divertito dall’imbarazzo del
suo dolce rossino, paonazzo.
-
Togli subito quelle robe dal
muro! – tuonò Hanamichi, indicando le foto alle pareti.
Come biasimarlo? Dopotutto lo ritraevano in
atteggiamenti… beh…
-
Non fare il pudico, scimmietta!
– ribattè Akira, frenando sul momento le proteste del rossino con un sorriso
malizioso e un sussurro all’orecchio – non dopo quello che abbiamo fatto…
-
Hentai! Non puoi attaccarle alla
parete! – continuò Hana, imperterrito.
-
Ma perché? Guarda, questa è la
mia preferita, quella dove hai la bocca un po’ aperta… questo è il
succhiotto che ti hanno rinfacciato l’altro giorno in palestra, no?
-
FINISCILA IMMEDIATAMENTE,
PORCOSPINO!!!
Owari ^___^
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