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Autrice: Petra
Serie: Saint Seiya (con la voce di Claudio Bisio: fissaaaata)
Parte: 1/1
Paring: IkkiXArles
Rating: forse NC17, sicuramente PWP
Disclamer: tutti i personaggi di Saint Seiya, tranne Ikki, appartengono ai loro
legittimi proprietari. Invece, lui è mio, anzi dovrei citare Kurumada per
essersene
impadronito senza pagarmi una lira. (Coscienza di Petra:--- Annuncio: AAAAAA
coscienza
quasi nuova, perché quasi mai usata, offresi. Servizio di lavanderia e di
cucina
incluso. Astenersi maniaci e perditempo.)
Note: questa storia non me la sono inventata. Non vi siete mai chiesti cos'è
realmente
successo tra Ikki ed Arles laggiù al grande tempio? Non vi è mai sembrato
strano che il
grande Ikki venisse sottomesso (in ogni senso) da quell'amebina di Arles? Bene,
ho
deciso di raccontarvi come si sono svolti veramente i fatti, tali e quali come
me li ha
personalmente confidati Ikki. Di mio ci ho aggiunto solo uno stile un po'
gotico.
L'intenzione era di imitare il tono di quei racconti d'appendice tanto foschi e
magniloquenti. Non so se ci sono riuscita, soprattutto perché ogni tanto mi
scappa
qualche espressione un po' terra terra (tutta colpa di Ikki, parla in un modo
quel
ragazzo! Scusate se offende anche il vostro senso estetico, oltre quello
di Arles).
Comunque io mi sono divertita da pazzi a scriverla e spero che chiunque abbia
avuto la
pazienza di leggerla si sia divertito altrettanto. Sbaciuzs
Il resto è noto
di
Petra
Ikki se ne stava inginocchiato a testa bassa e dall'abbandono
del suo corpo era evidente che solo il suo spaventoso orgoglio gli aveva impedito di crollare disteso
a terra dolorante. Arles si avvicinò e con la punta delle dita gli sollevò il mento.
Aveva dovuto punirlo per l'ennesima volta, da quando era arrivato al
Tempio Sacro, dopo l'investitura sull'Isola della Regina Nera. E quella volta il castigo era
stato piuttosto pesante.
Il ragazzo teneva gli occhi serrati e sul viso gli si era dipinta una smorfia di dolore appena trattenuto. Ma le sue guance erano asciutte.
Peccato che non piangesse, si disse, la cosa lo avrebbe reso tremendamente
desiderabile
ai suoi occhi. O meglio, molto più di quanto non lo fosse già.
Ancora una volta si stupì per l'attrazione che avvertiva per quel giovane
cavaliere, lui
che era attirato esclusivamente da efebi angelici, agili come ballerini.
Non che Ikki fosse esattamente un bruto, ma a solo quindici anni possedeva
già un
fascino decisamente virile e prometteva di diventare un uomo solido come
una roccia.
Solitamente tipi così il Grande Sacerdote li degnava appena di
un'occhiata, a meno che,
naturalmente, non servissero ai suoi scopi.
Invece, il ragazzo inginocchiato davanti a lui gli aveva comunicato, fin
dal primo
sguardo, un'eccitazione che non era solo sessuale. Sembrava piuttosto la
promessa di una
battaglia cruenta, il cui esito era tutt'altro che stabilito in partenza.
E tutto a causa di quell'incredibile cosmo, che emanava dalla sua persona.
Avvertirlo
era come affacciarsi su un abisso oscuro, in fondo al quale vigilava
acquattato qualcosa
di primordiale, più remoto dello stesso universo e altrettanto crudele,
nella sua
tirannica indifferenza.
Era un potere immenso e Arles lo voleva, ad ogni costo e con tutti i
mezzi.
Lasciò andare il volto del ragazzo e appena vide la testa ricadergli
pesantemente sul
petto, sbuffò d'impazienza.
"Alzati, signorina," disse brusco, "Ricordati che sei un
cavaliere d'Atena."
Ikki sollevò il viso di scatto e aprì gli occhi. Le sue iridi azzurre si
fissarono su Arles, lampeggianti d'ira.
Il Grande Sacerdote annuì soddisfatto, dopodiché gli voltò le spalle e
si allontanò.
Lentamente tornò a sedersi sul suo seggio, dal quale poteva dominare
tutta la sala.
Da là osservò il cavaliere di Phoenix, che appoggiava entrambe le mani a
terra e si
tirava su, incerto sulle gambe, ma con i pugni e la mascella serrati.
"Bene," disse Arles, "Ora, almeno sarai consapevole di
quanto sono più forte di te."
"Sì," rispose l'altro con un ghigno, "Adesso sono
consapevole di quanto tu lo sia... per
ora."
Che folle impudente! Arles sentì l'ira montargli dentro, insieme ad una
strana
sensazione, una specie di oppressione, che assomigliava ad un
presentimento. Per un
attimo ebbe l'impulso di espandere il suo cosmo fino all'estremo limite e
di farla
finita una volta per tutte con quella specie di iena.
Dovette fare uno sforzo enorme per dominarsi. No, il ragazzino gli
serviva, perché se
c'era una persona al mondo che aveva il potere e abbastanza rabbia dentro
per seguirlo
nel suo progetto, era appunto quel serpente velenoso. Non poteva certo
ammazzarlo solo
perché era esattamente come aveva bisogno che fosse.
E poi... e poi, se lo avesse ucciso ne avrebbe certo tratto un'enorme
soddisfazione, sul
momento, ma ci sarebbero state notti solitarie in cui lo avrebbe
rimpianto.
Profondamente.
Incrociò le mani intorno al petto e rimase a riflettere per qualche
minuto. Ciò che
stava per fare era pericoloso. Forse la cosa più pericolosa da quando
aveva assunto il
potere al Tempio Sacro. Ma non aveva più intenzione di rimandare oltre.
Anzi, forse
finora era stato fin troppo prudente. Aveva lasciato passare tredici anni
ad osservare
da lontano che i piani subdoli di quel vecchio rimbambito di Kido si
realizzassero, per
ritrovarsi alla fine con dei nuovi cavalieri, cresciuti lontano dalla sua
influenza, ed
imbevuti di stupidi ideali umanitari. Era stato un errore ed un errore che
poteva
costargli caro.
Almeno Ikki era lì a portata di mano, gonfio d'odio come una sanguisuga e
pronto per
essere usato a suo piacimento, se solo fosse stato capace di spingere sui
tasti giusti.
E se fosse andata male... be', voleva dire che invece di un complice
avrebbe avuto al
suo fianco un altro schiavo.
"Che cosa vuoi Ikki?" sussurrò, rompendo il silenzio,
"Intendo dire, a parte
accapigliarti con i miei cavalieri e mettermi a soqquadro l'intero
tempio."
Il ragazzo si strinse nelle spalle e il Grande Sacerdote ridacchiò.
"Credi di essere molto forte con addosso quella strana armatura, non
è vero?" continuò
con sarcasmo, "Ed invece sei solo un animale in gabbia, pieno di un
rancore impotente."
Ikki gli voltò le spalle e fece per andarsene.
"Non ti ho ancora congedato, cavaliere di Phoenix" sibilò Arles,
alzandosi in piedi.
"Sì, ma io sono stanco di sentire le tue stronzate, Sacerdote
d'Atena, perciò col tuo
permesso..."
"Ad odiare sono bravi tutti, anche i deboli. Ma avere il potere di
farla pagare a chi ci
ha ferito, quella invece è tutta un'altra questione."
Ikki si fermò senza girarsi ed Arles vide la sua schiena rigida, i pugni
serrati, e
quasi indovinò l'espressione di rabbia sul suo viso.
"Io posso darti quel potere..."
Il ragazzo si voltò e gli puntò addosso la fessura tagliente dei suoi
occhi.
"... per vendicarti." concluse.
Ad Arles sembrò d'udire il battito accelerato del cuore di Ikki
rimbombare nel silenzio
della sala. Ma il ragazzo assunse un'aria di noncuranza.
"Guarda che io quel potere ce l'ho già. La Fenice potrebbe
incenerire questo mondo dalle
fondamenta se solo lo volesse."
Il Grande Sacerdote ridacchiò di nuovo.
"Oh, sì certo! E dopo che lo avrà incenerito cosa farà? Si siederà
sulla cima di un'alta
montagna a contemplare la sua opera?"
Ikki sbuffò vistosamente.
"Ma insomma, che cosa vuoi da me, si può sapere?"
In un lampo Arles vide quel corpo muscoloso torcersi per il piacere sotto
di lui,
mentre... Calma! Non era il momento quello di lasciarsi distrarre da certe
cose. Non ancora. Si rimise seduto e respirò profondamente.
"E' vero, tu hai il potere di distruggere il corpo di qualsiasi
avversario. Ma questo chiunque può farlo. Basta che un'idiota possieda un'arma efficiente
e subito si sente una specie di dio. Io, però, posso renderti capace di distruggere lo
spirito... lo capisci cosa significa?"
Ikki aggrottò la fronte, ma i suoi occhi sembravano improvvisamente smarriti.
"Entrare nella mente di un uomo e rovinarla a tuo piacimento. Ridurre chiunque ad
un ammasso di terrore urlante. Lo spirito, Ikki, la parte più nobile di ogni individuo.
Io ti posso dare il potere di spezzare un essere umano e trasformarlo in qualcosa di
meno di un animale."
Ikki aveva cominciato a respirare affannosamente e il Grande Sacerdote
sorrise dietro la maschera. Lo vide fare un enorme sforzo per riprendere padronanza dei
propri muscoli facciali, ma alla fine il volto del ragazzo riprese l'espressione
sarcastica di sempre.
"Molto generoso da parte tua, ma immagino che vorrai qualcosa in
cambio."
"Voglio te," rispose l'uomo, "La tua fedeltà assoluta ed incondizionata." Lo vide sussultare vistosamente, ma ancora una volta riuscì a controllarsi.
"Che significa questo?" disse con una smorfia di disgusto, "La mia fedeltà ce l'hai già. Sono un cavaliere d'Atena, che mi piaccia o no, e tu sei il suo primo
sacerdote, quindi..."
"Atena non centra," disse tranquillamente Arles, "La dea non è al tempio. Sono anni che non è più qui."
Lo osservò, mentre diventava immobile come una statua, con il viso che
non rivelava
nessuna emozione. Solo gli occhi si fecero torbidi, come nel tentativo di
afferrare una
visione oscura.
Il Grande Sacerdote attese pazientemente che cessasse il
primo shock. Lentamente, infatti, Ikki si rilassò e il suo voltò si aprì
in un assurdo
sorriso.
"E' vero," disse con voce eccitata, "E' la pura verità.
Ecco cos'era... E' da quando ho
messo piede in Grecia che sento qualcosa di strano. Non c'è traccia di...
giustizia, o
di... amore, o di qualsiasi altra idiozia simile, in questo posto." e
cominciò a ridere,
di una risata stridula, quasi isterica.
Arles lo guardò stupefatto. Possibile, che quel ragazzino fosse sensitivo
fino a quel
punto? E se era vero che aveva avvertito qualcosa, quanti altri come lui
sospettavano?
Rabbrividì e tentò di controllare l'impulso di guardarsi attorno, nella
sala immensa,
come un animale braccato. E pensare che dietro ognuna di quelle ombre
poteva nascondersi
un nemico, uno di quei fanatici di Atena, pronto a balzargli alla gola.
No..., basta
così! Non doveva lasciarsi prendere dal panico. Gli amici della dea erano
lontani,
fuggiaschi ed impotenti, e i difensori di Atena erano solo un branco di
bambini, dai
poteri ridicoli. Egli era l'unico imperatore di quel luogo e presto
avrebbe avuto il
mondo intero nelle sue mani...
Si riscosse, accorgendosi che Ikki aveva ripreso a parlare.
"Quando ho lasciato l'Isola della Regina Nera ero convinto vicino
alla dea, tutto
sarebbe stato diverso. Mi ero immaginato questo posto come una specie di
schifoso
paradiso. Oh, diverso lo è, eccome! Con tutti questi fiori esotici e gli
uccelli che
cantano dentro le gabbie dei vostri templi lussuosi. Ma è solo apparenza,
non c'è un
briciolo di calore in nessun luogo e dentro questo palazzo meno che
altrove."
Arles continuò a tacere, aspettava che Ikki si calmasse e che iniziasse a
comprendere le
conseguenze di ciò che gli aveva rivelato.
Ed infatti, all'improvviso il ragazzo si bloccò e avvolse l'uomo
con uno sguardo
sbalordito.
"Tu... l'hai uccisa... è così, vero? Hai ucciso Atena per prendere
il suo posto..."
"Cosa faresti se ti dicessi che è vero?" disse Arles con voce
piatta.
Ikki si irrigidì di nuovo, ogni ombra di sorriso era scomparsa dal suo
volto. Per
parecchi secondi sembrò combattuto da una ridda di emozioni. Poi un nuovo
sorriso, di
crudele strafottenza, gli tirò le labbra livide.
"Che vuoi che me ne importi? Se è viva o morta per me non cambia
niente. Mi dispiace
solo d'aver sprecato tutto questo tempo dietro i sogni di qualche pazzo. E
comunque l'ho
sempre saputo che non era altro che un'illusione. Io non ho mai sentito
alcuna traccia
della dea della giustizia dentro la mia vita, e non ho mai creduto che ce
ne fosse una.
Per lo meno mi resterà la soddisfazione di sapere che ho sempre avuto
ragione."
Arles si rilassò impercettibilmente. Bene, era proprio di quell'amarezza
che aveva
bisogno, non c'è niente di più manovrabile di un uomo privo di speranza.
Ma c'erano
ancora altri nodi da sciogliere, se voleva essere sicuri di potersi
fidare.
"I tuoi amici non la penserebbero così, loro tenterebbero di
vendicare la morte di
Atena."
Un lampo di ira attraversò gli occhi di Ikki.
"Figurarsi! Proprio quei pezzenti. E' da quando sono nati che
spasimano di mettersi in
ginocchio di fronte a chiunque. L'importante che gli si riempia la testa
di belle parole
e loro cominciano a strisciare."
"La pensi così anche di tuo fratello?"
Ikki non rispose subito. Un'ombra cupa era apparsa sul suo volto. Poi una
smorfia di
disprezzo gli contorse i lineamenti.
"Lui è il peggiore di tutti. Un illuso nato. Non nominarmi
quell'idiota se non vuoi che
ti vomiti sul tappeto."
"Eppure un tempo lo amavi. Lo hai amato fino al punto di sacrificarti
per lui."
Il ragazzo fece una smorfia, come se avesse assaggiato qualcosa di amaro.
"Mi sentivo in colpa, perché pensavo di essere io nel torto. Credevo
che tutti fossero
buoni ed io la mela bacata, per questo ho cercato di riscattarmi con quel
gesto cretino.
Meno male che l'Isola della Regina Nera ti guarisce definitivamente da
ogni ombra di..."
S'interruppe.
"... amore?" continuò per lui il Grande Sacerdote, "E'
questo che stavi per dire,
cavaliere? Stavi per dire che non c'è ombra di amore in te?"
Ikki ci pensò su, poi si strinse di strinse nelle spalle.
"Sì," disse, "Niente amore e nemmeno pietà o rispetto.
Non c'è niente del genere, niente
di niente. Non sono più uno stupido idealista sentimentale. Sono solo un
cavaliere
d'Atena, che poi sarebbe come dire il migliore assassino sulla
piazza."
Nascosto dietro la maschera il Grande Sacerdote sorrise di soddisfazione.
Il maestro di Ikki, laggiù su quell'isola d'inferno, aveva fatto davvero un buon
lavoro. Aveva
estirpato ogni traccia di sentimento umano in quel ragazzo e per giunta lo
aveva reso
capace di ammetterlo senza battere ciglio.
"Bene," Ikki stava ancora parlando, e ora aveva ripreso il suo
tono strafottente,
"Comunque sono contento che tu abbia deciso di confidarti con me.
Adesso, per lo meno,
sono libero. Di quello che hai fatto non me ne importa niente, perché tu
capisci che da
questo momento in poi proprio non puoi pretendere la mia fedeltà. Perciò
se permetti
vado a fare i bagagli..."
Era il momento di scoprire l'ultima carta.
"E se ti dicessi che Atena è viva e che è lady Saori Kido?"
Gli occhi di Ikki si spalancarono e le sue labbra formarono un no, senza
suono.
"Capisci, Ikki, tutta quella sofferenza solo per il piacere di una
ragazzina viziata.
Non lo trovi comico?"
Il ragazzo scoprì i denti ed istintivamente si mise in posizione
d'attacco, col busto
piegato in avanti e i pugni alzati. La sua aura s'incendiò di un odio
talmente
tangibile, che la stessa aria intorno a lui sembrò gemere.
Il Grande Sacerdote capì di aver vinto.
***********
L'ombra della notte scendeva lentamente su uno sperduto villaggio tra le
montagne della
Grecia. Un ragazzo ed una ragazza si attardava lungo la strada principale,
tenendosi per
mano e chiacchierando. Di tanto in tanto i due giovani si fermavano per
scambiarsi delle
tenerezze, e allora si udivano brevi scoppi di risa argentine e sussurrate
proteste.
Sul limitare della via, tra due gruppi di case, si apriva una viuzza buia
e sporca,
solitamente solitaria. Quella sera, invece due ombre erano acquattate
nell'oscurità.
"Quel ragazzo." disse una delle due, l'alto corpo avvolto in un
lungo mantello e il
volto nascosto da una maschera.
L'altro uomo, leggermente più basso, ma anche più robusto, lanciò una
rapida occhiata
verso la strada illuminata da rari lampioni.
"Perché proprio lui?" chiese con voce indifferente.
"Perché è giovane ed innamorato. Si sente invincibile e crede che
al mondo conti solo la
sua felicità. Vediamo cosa sai tirare fuori da tutta
quest'innocenza."
Ikki annuì e uscì fuori dal nascondiglio. Il Grande Sacerdote lo vide
camminare
tranquillamente incontro ai due. Quando fu alla loro altezza si fermò e
si rivolse al
ragazzo. Quello alzò il braccio e si guardò il polso. Un istante dopo
cadde in ginocchio
di schianto, senza emettere alcun suono. La sua compagna si chinò sul
corpo accasciato e
la notte cominciò a riempirsi di grida isteriche. Arles si guardò
intorno nervosamente,
poi vide Ikki posarle una mano sulla spalla. Lei alzò il viso e le urla
cessarono di
colpo, mentre il suo corpo si afflosciava come quello di una bambola
rotta. Ikki tornò
nel vicolo senza voltarsi indietro neanche una volta.
********
Qualche ora più tardi il giovane cavaliere cenava in silenzio negli
appartamenti del
Grande Sacerdote d'Atena. Portava il cibo alla bocca con calma
indifferenza, ma sul suo
viso era dipinta un'ombra cupa. Arles, seduto accanto, lo guardava
pensieroso. Ikki
poteva ostentare una freddezza ad oltranza, ma lui sapeva bene che il
primo vero delitto
segna per sempre la vita di un uomo. Tutto si sarebbe giocato nei minuti
successivi,
nella capacità di Ikki di fronteggiare il proprio disgusto. Era pur vero
che il
cavaliere di Phoenix aveva già ucciso, ma una cosa è togliere la vita a
degli avversari
su un campo aperto, o ad un uomo crudele, e un'altra far del male a
freddo, ad un
innocente. Quello era il momento in cui avrebbe potuto perdere Ikki per
sempre. E
sarebbe stato un vero peccato, perché, sebbene Arles avesse sempre avuto
fiducia nelle
capacità del ragazzo, mai si sarebbe aspettato un'esecuzione tanto
impeccabile. Aveva
colpito rapido come la lama del destino e non si era nemmeno guardato
intorno per un
momento, non aveva nemmeno sudato. Freddo ed efficiente. Un sicario
perfetto.
Anche adesso, mentre sbucciava una mela, le sue mani non erano agitate dal
minimo
fremito. Solo quell'aria cupa e la piega amara della bocca, facevano
sospettare che
fosse avvenuto qualcosa di anormale.
Era il momento di dire qualcosa che confermasse Ikki nel suo orgoglio e
rinfocolasse il
suo odio.
"Hai fatto bene a colpire anche la ragazza" disse
tranquillamente, "Meglio non lasciare
testimoni in certi casi."
Ikki non rispose, ma la sua mano si bloccò per una frazione di secondo.
Poi si mosse di
nuovo, per portare un pezzo di mela alla bocca.
"E poi," continuò Arles imperterrito, "Certi esercizi
fanno bene al morale. Per così
dire aiutano superare la pietà."
Ikki voltò lo sguardo aggrondato sull'uomo.
"Se pensi che mi abbia fatto pena, ti sbagli. Peggio per lei che si
è messa ad urlare in
quel modo."
"Mi fa un enorme piacere sentirtelo dire, non c'è niente al mondo
che renda deboli come
la pietà."
"Ieri mi hai detto che era l'amore a rendere deboli. Le tue lezioni
sono un po'
contraddittorie, Arles."
"Sei tu che non presti attenzione," sorrise l'uomo, " Io ti
ho detto che l'amore rende
deboli, ma che può anche avere un volto oscuro e spietato. La pietà
invece ti disarma
sempre."
Ikki si limitò ad prendere un grappolo d'uva dalla fruttiera d'argento
massiccio.
"Sei stato bravo," disse il Grande Sacerdote," Non avevo
mai visto nessuno usare
l'illusione diabolica in maniera così sicura, la prima volta."
Non era un complimento, ma la verità pura e semplice. Ikki aveva appreso
la tecnica con
una velocità sorprendente. Arles ancora una volta non aveva potuto far a
meno di
ammirare l'enorme potere che nascondeva il cosmo di quel ragazzo. Una
forza di cui Ikki
era a malapena consapevole e che usava solo in minima parte. Forse stava
diventando
pazzo, ma aveva il sospetto che la Fenice nel pieno del suo splendore
potesse travolgere
persino i mitici cavalieri d'oro, o addirittura lo stesso Grande
Sacerdote. Era un
pensiero che lo inquietava ma nello stesso tempo lo affascinava.
Guardò il profilo di Ikki illuminato dalla luce di candelabro d'argento
posto sulla
tavola apparecchiata. Il ragazzo aveva terminato di cenare e con aria
pensierosa aveva
incrociato le braccia sul petto, e chinato la testa. Arles scorse la carne
abbronzata
della sua nuca luccicare sotto la luce tremolante delle candele e non
riuscì a
trattenersi oltre. Alzò la mano e la posò sul collo di Ikki, proprio
lungo l'attaccatura
dei capelli ribelli.
Ikki istintivamente balzò in piedi di scatto. Lanciò all'uomo accanto a
lui un'occhiata
stupita, poi, il sangue gli montò sul viso e una smorfia di disgusto gli
torse la bocca.
"E' meglio che tieni le tue mani lontane da me, pervertito."
Sibilò, "Se mi tocchi di
nuovo io ti.."
Non riuscì a finire la frase perché in quel preciso istante la stanza
esplose. La
pesante tavola di ebano si sollevò in aria e andò a schiantarsi con
tutte le sue
preziose suppellettili dall'altra parte della sala. La stessa forza immane
afferrò Ikki
e lo mandò a sbattere contro la parete, inchiodandolo al muro. Il Grande
Sacerdote si
alzò tranquillamente e si avvicinò al giovane cavaliere, che tentava
spasmodicamente di
liberarsi dalla stretta che lo bloccava lungo tutto il corpo. Si fermò ad
un passo da
lui e lo guardò contorcersi stravolto dalla sorpresa e dall'ira.
"Bastardo, figlio di puttana, che stai cercando di fare? Schifoso
rottinculo.."
Arles alzò la mano e lo schiaffeggiò pesantemente. Il ragazzo tacque, più
per la rabbia
che lo soffocava che per il dolore.
"Non mi piace il turpiloquio," disse il Grande Sacerdote con un
sorriso sulle labbra,
"Offende il mio senso estetico."
Ikki smise di agitarsi e chiuse gli occhi. Il suo cosmo cominciò ad
espandersi.
"Lascia perdere" disse l'uomo, "Se solo ti azzardi ad usare
la forza di Phoenix ti
riduco ad una larva strisciante. Non sei molto intelligente a tentare di
contrastarmi, Ikki, proprio tu che sai cosa sono capace di farti."
"Se non mi lasci andare immediatamente farò altrettanto con te,
bastardo." Urlò Ikki
fuori di sé. Arles rise forte.
"Ma cosa stai dicendo? Credi davvero che ti avrei insegnato una
tecnica che potessi
ritorcere contro di me? Ma per chi mi hai preso?" Si avvicinò fino
ad appoggiare le mani
contro la parete su cui era inchiodato Ikki, il suo viso ad un centimetro
da quello del
ragazzo.
"Mi dispiace, ma non c'è niente che tu possa fare contro di me. Tu
sei mio, ricordati
che lo hai giurato."
"Non ho fatto niente del genere" disse Ikki, digrignando i
denti, "Ho solo promesso che
ti avrei aiutato ad ottenere quello che vuoi. Almeno fino a quando i tuoi
scopi sarebbero coincisi con i miei."
Il Grande Sacerdote sbuffò d'impazienza. Cominciava ad essere stanco di
tutte quelle
storie. Non era abituato ad essere respinto e lo irritava sempre che
qualcuno tentasse
di contraddirlo.
Fece un passo indietro e con un gesto deciso si tolse la maschera dal
volto. Vide gli
occhi di Ikki spalancarsi per lo shock e rise divertito.
"Cosa c'è, cavaliere? Cosa ti aspettavi, che facessi l'amore con
questa roba sulla
faccia?"
Ikki arrossì e ricominciò a divincolarsi con un'ira spaventosa.
"Calma, piccolo, non c'è niente di cui aver paura. Rilassati e
vedrai che piacerà anche
a te."
Si avvicinò di nuovo, finché il suo corpo aderì a quello del ragazzo.
Ikki voltò di lato la faccia con aria disgustata. Allora l'uomo lo afferrò per i capelli,
sollevandogli la
testa e schiacciandola contro il muro. Subito si chinò sulla gola del
giovane cavaliere
e iniziò a succhiarla con forza. Sentì il corpo di Ikki irrigidirsi e un
lungo brivido
scuoterlo. Continuò, appoggiando la mano libera sul petto del ragazzo, e
lentamente
scese lungo quel corpo muscoloso, giù fino all'inguine. Lì si fermò ad
accarezzarlo
attraverso la tela dura dei pantaloni. Dalla gola di Ikki uscì un suono
soffocato, come
quello di un animale in agonia. Intanto la bocca di Arles aveva lasciato
la gola e si
era spostata lungo la mascella, tracciandone i contorni forti con la
lingua. Arrivato
all'orecchio vi appoggiò sopra le labbra.
"Quando ho detto che ti volevo," sussurrò, "Intendevo in
tutti i sensi, Phoenix. Ma in
verità tu mi appartieni già. C'è un vincolo tra noi che va oltre ogni
ragione, oltre la
vita stessa. L'ho saputo dalla prima volta che ho incrociato i tuoi occhi
e credo che
anche tu lo sappia, non è vero? Adesso dobbiamo solo sancire il nostro
legame, e che sia
per sempre."
Allontanò la testa per guardarlo in viso. Ikki aveva chiuso gli occhi e
se ne stava con
la testa abbandonata all'indietro, appoggiandosi oramai spontaneamente
alla parete. Il
suo torace si alzava e si abbassava al ritmo del respiro affannoso. Il
Grande Sacerdote
allentò la stretta del suo cosmo intorno al corpo del ragazzo, ma Ikki
non reagì in
alcun modo. Un sorriso si disegnò sui lineamenti di Arles, si chinò in
avanti cercando
le labbra dell'altro e.. improvvisamente si ritrovò lungo disteso sul
pavimento, con la
pressione del corpo di Ikki su di sé e le loro bocche incollate.
Fu un bacio rabbioso, come il morso di una belva affamata. Le labbra di
Ikki si mossero
come se volesse dilaniarlo, con la lingua e i denti trasformati in
strumenti di tortura.
Arles gemette di dolore e di piacere insieme, mentre ogni cellula del suo
corpo reagiva
impazzita. Tutta la sua coscienza era concentrata sulle sensazioni di
quella bocca, che
si muoveva con furia contro la sua, quando improvvisamente il ragazzo
sollevò la testa.
Arles urlò per la frustrazione, alzò le braccia e lo afferrò per la
nuca, attirandolo
con forza contro di sé. Ma la resistenza di Ikki fu decisa.
"Aspetta un momento, eminenza, bisogna che mettiamo in chiaro una
cosa noi due," la sua voce risuonò rauca ed affannata, ma il tono era di un feroce sarcasmo.
Il Grande Sacerdote lo guardò stupito.
"Va bene, lo ammetto," riprese il ragazzo, "C'è un legame
e l'ho sentito anch'io. In
fondo l'ho sempre saputo che sarebbe finita così tra noi due. Ma sarò io
a farlo a te,
sia ben chiaro."
"Che diavolo vuoi dire?"
"Hai capito benissimo, non fare lo stronzo. Sono io che scopo te. Se
mi vuoi questo è
l'unico modo. Prendere o lasciare."
Il Grande Sacerdote rimase a guardarlo a bocca spalancata, poi cominciò a
ridere forte.
Ikki lo lasciò andare ed entrambi si misero seduti sul pavimento, uno
squassato dalle
risate e l'altro serio in attesa.
"Per gli dei, questa è bellissima," disse Arles asciugandosi
gli occhi lacrimanti, "Ma
tu credi sul serio che mi farei fare una cosa del genere da un ragazzino?
Ma allora non
hai capito niente. Guarda che tu non sei nella posizione di poter dettare
condizioni. Ti
ho già dimostrato che posso.."
"Lo so quello che puoi." Lo interruppe Ikki, "Ma se mi
scopi con la forza, dopo dovrai
uccidermi, perché io te la farò pagare. Magari non subito, ma prima o
poi lo farò. Sarà
solo questione di tempo. Passerai tutta la tua vita a guardarti le spalle
e ti assicuro
che non ti resteranno molte forze per realizzare il tuo piano."
Arles divenne serio di colpo e lo guardò in faccia. Non aveva mai visto
niente di simile
negli occhi di nessun altro uomo prima d'allora e ne fu turbato suo
malgrado. Qualcosa
dentro di sé si ritrasse e gli suggerì di far cessare tutta quella
commedia. In fondo
ciò che veramente voleva era un alleato forte e senza scrupoli ed in
questo Ikki era
perfetto. Cosa gliene importava del resto? Certo, non gli mancavano le
occasioni per
sollazzarsi a letto. C'erano molte persone che non chiedevano di meglio e
che dopo lo
ringraziavano pure. Era meglio mandare all'infero quella vipera velenosa e
nel futuro
tenerlo molto a bada e molto più a distanza.
Adesso si sarebbe alzato e con una delle sue risate sprezzanti lo avrebbe
messo alla
porta, umiliandolo come si meritava.
Ma proprio in quel momento Ikki cominciò a sbottonarsi i pantaloni e
afferratolo per la
nuca se lo attirò contro l'addome.
"Avanti, Arles" disse, "Fammi godere, adesso."
******
La luce della luna illuminava i due corpi nudi sull'enorme letto. Arles
era steso supino
sull'orlo del materasso, mentre Ikki lo inchiodava a braccia alzate sopra
la testa. Il
giovane cavaliere affondò il volto nel collo dell'uomo e Arles soffocò
un urlo tra i
denti. Quel bastardo di un moccioso lo stava mordendo con una violenza
selvaggia. Il
Grande Sacerdote si contorse tra il dolore e il piacere, mentre la bocca
di Phoenix
scendeva lungo il suo torace. Si fermò su di un capezzolo e si avvinghiò
ad esso,
succhiandolo così forte che Arles temette volesse strapparne la carne a
brani. Con uno
strattone si liberò le braccia e afferrò Ikki per i capelli, cercando di
sollevargli la
testa. Ma il cavaliere rispose con un mormorio rauco e con un movimento
brusco gli
artigliò i polsi, bloccandolo a braccia aperte a croce sul letto.
Una volta sazio dei suoi capezzoli continuò a scendere lungo il corpo
dell'uomo,
mordendo ogni centimetro della sua carne. Arles si chiese allarmato se
l'intenzione di
Ikki non fosse di dilaniarlo a morte. In quanto a lui la sensazione di
terrore di fronte
a quegli assalti furiosi lo avevano reso incapace di opporre la minima
resistenza. Tutto
il suo corpo era attraversato da innumerevoli brividi che si propagavano
su per i nervi
fino al cervello, togliendogli ogni volontà.
Urlò quando sentì la lingua di Ikki leccargli il pene e bastò quella
carezza per farlo
venire in un orgasmo inarrestabile.
Poi giacque ad occhi chiusi esausto, le braccia ancora spalancate, i
singulti che si
calmavano lentamente.
Si accorse solo parecchi secondi dopo della strana calma che era piombata
nella stanza.
Continuava a sentire la stretta di Ikki intorno ai polsi e il suo
alito caldo sul viso,
ma il ragazzo aveva smesso di tormentarlo. Aprì gli occhi e si ritrovò
sotto il raggio
ironico dei suoi occhi.
"Troppo presto." Disse il ragazzo, "Non crederai che abbia
finito, vero?"
"Ikki.." disse il Grande Sacerdote con voce roca.
"Sì, vostra eccellentissima grazia?"
"Sta' zitto, almeno sta' zitto."
Ikki rise, poi lasciò i polsi dell'uomo e si spostò, afferrandogli le
gambe. Arles si
divincolò.
"Aspetta, maledizione, aspetta un momento."
Si sollevò sulle ginocchia e scivolò fuori dal letto. Ikki lo vide
sparire nell'ombra
della stanza e dopo qualche secondo lo udì rovistare qualcosa. Poi tornò
e si sedette
sull'orlo del letto, mettendogli una bottiglietta nelle mani.
"Che cos'è?" chiese Ikki.
"Olio minerale."
"---"
Arles sbuffò. "Serve per facilitare la penetrazione, per renderla
meno dolorosa."
"Oh!" disse l'altro, sul volto illuminato dalla luna riluceva un
sorriso beffardo. "Ma
noi siamo Santi d'Atena. Noi non abbiamo paura del dolore, anzi è proprio
la sofferenza
a forgiare la nostra forza. Come potrebbero degli esseri superiori come
noi scegliere la
via più facile?" E strinse le dita intorno alla boccetta, che si
spezzò in mille
frantumi.
Poi alzò la mano insanguinata e la strofinò ruvidamente sul volto di
Arles, mentre con
l'altra lo afferrava per la gola e lo spingeva con violenza sul letto.
Arles gemette forte appena sentì le schegge di vetro, infitte nel palmo
di Ikki,
sfregiargli il volto. Ebbe la sensazione angosciante della pelle che si
apriva, come
sotto minuscoli bisturi e fu preso da un panico cieco. Il suo cosmo iniziò
istintivamente ad espandersi.
"Calma!" disse Ikki, "Sei stato tu a cominciare questo
gioco. Ed adesso noi lo
giocheremo fino in fondo, anche se con le mie regole." Chinò il
volto sull'orecchio
dell'altro, "Da morto non ti servo ad un bel niente, Arles,
ricordatelo." Gli sussurrò e
prima di allontanarsi gli leccò il lobo, indugiando con una carezza di
sensualità
estenuante.
Poi afferrò uno dei cuscini e lo buttò sul pavimento ai piedi del Grande
Sacerdote e si
inginocchiò sopra di esso.
"Vedi mi sono anche prostrato davanti a te." Disse ridendo. Lo
attirò a sé con forza
fino a che il bacino dell'uomo non sporse oltre la sponda del letto e si
avvinghiò le
sue gambe intorno la vita. Subito lo penetrò, senza complimenti, con
un'unica spinta
profonda.
Arles urlò, stavolta senza trattenersi. Tentò di sollevare il busto e di
respingerlo, ma
scoprì che bastava quel movimento per aumentare il suo strazio. Perciò
si abbandonò di
nuovo sul letto, mentre dagli occhi cominciavano a scorrergli lacrime
bollenti.
"Ti ho fatto male?" disse Ikki con una nota di crudele
divertimento nella voce, "Oh, non
sai quanto mi dispiace. Ma coraggio che adesso ti faccio godere sul serio.
In fondo
siamo amici, no?"
Arles avrebbe volentieri imprecato con tutta la sua forza, se non fosse
stato impegnato
a controllare le ondate di dolore che gli squassavano il cervello. La
stanza aveva
cominciato a girare davanti ai suoi occhi e un ronzio alle orecchie lo
avvertì che stava
per svenire. Ma poi sentì una mano posarsi sul suo membro e massaggiarlo
con abilità.
Quel tocco gli diede un leggero sollievo e così si concentrò su di esso,
accantonando il
dolore in una parte della sua mente.
La sofferenza ricominciò appena Ikki riprese a muoversi spingendo
lentamente il bacino
indietro e poi di nuovo in avanti, anche se stavolta con cautela. Il
Grande Sacerdote
gemette e i denti gli si serrarono intorno alle labbra, mordendole a
sangue. Lo sentì
fermarsi nuovamente ed aumentare il ritmo della mano. Poi un altro colpo
di bacino
rinnovò lo spasimo.
Arles credeva di stare per impazzire, mentre non c'era fibra del suo corpo
che non
urlasse ossessivamente dentro il suo cervello. Eppure, lentamente, cominciò
ad avvertire
qualcosa di diverso. Per un momento la sua percezione disorientata
classificò la nuova
sensazione come una diversa forma di dolore. Ma presto fu consapevole che
il pene di
Ikki stava risvegliando nel punto più profondo del suo corpo un piacere
talmente
intenso, quale non ricordava d'aver mai provato. Inarcò la schiena e
spinse la gola
verso la luce della luna, che entrava dalla finestra aperta. Ogni pensiero
cosciente si
annullò e la sua mente vagò alla deriva in un mare scintillante. Anche
il suo corpo
esplose e si spezzò in milioni di frantumi di schegge.
*******
Arles si svegliò all'alba, disturbato dai primi raggi del sole che
entravano dalla
finestra. Aprì gli occhi, ma dovette richiuderli immediatamente, con un
gemito di
dolore. La sua testa era un inferno rovente.
Rimase qualche minuto disteso ad occhi chiusi, cercando di recuperare le
forze. Ma ciò
servì solo a renderlo più cosciente del proprio corpo dolorante.
Cautamente si mise seduto sull'orlo del letto e bastarono quei pochi
movimenti a
causargli delle fitte lancinanti all'addome e alla testa. Restò seduto
qualche istante,
aspettando che la stanza smettesse di girare intorno, poi si alzò in
piedi. Schermandosi
gli occhi con un braccio, andò a chiudere le tende. E finalmente in
quella confortante
penombra riuscì ad aprire gli occhi e a mettere a fuoco gli oggetti
davanti a sé.
Sdraiato sul letto vide il corpo di Ikki, ancora immerso in un sonno
profondo, e rimase
a fissare per parecchi secondi, come ipnotizzato, il suo torace muscoloso
che si alzava
e si abbassava al ritmo del respiro. Il ragazzo aveva in tutto l'aspetto
soddisfatto di
un animale sazio, che si riposa dopo un abbondante pasto.
Lui al contrario si sentiva davvero a pezzi, con ogni parte del corpo
pesta e dolente.
Ciò che maggiormente lo disorientava, però, era l'intenso bruciore che
avvertiva sul
volto.
Si diresse verso il grande specchio di fronte al letto e quasi urlò di
spavento. Sulla
lucida superficie vide apparire un corpo la cui pelle bianchissima era
ricoperta di
ecchimosi e lividi violacei.
Soprattutto intorno ai capezzoli notò, orlate di sangue rappreso, tracce
di denti che
avevano lacerato la carne. Ma la cosa più impressionante era proprio il
viso, ridotto ad
una maschera di sangue.
Improvvisamente ricordò la mano insanguinata di Ikki sulla sua pelle e un
brivido lo
scosse. Si avvicinò per osservare meglio e si accorse con sollievo che,
sotto la
sporcizia, le escoriazione, sebbene numerose, non erano profonde.
Quello di cui aveva bisogno, decise, era di fare un bagno caldo e poi di
disinfettare
ogni ferita, soprattutto quelle inferte dai denti e dalle unghie.
Cominciò a cercare la sua maschera e il suo mantello, ma si accorse con
meraviglia che
nonostante la stanza fosse un disastro non c'era traccia di vestiti, né
suoi, né di Ikki
sul pavimento o altrove.
Si fermò un attimo a riflettere, cercando di ricordare (ah, se solo la
testa avesse
cessato di fargli tanto male). In un lampo vide le mani di Ikki che lo
spogliavano,
senza molti complimenti, dei paramenti sacri, e finalmente gli tornò in
mente come tutto
fosse iniziato nella sala da pranzo.
Vi si recò e scorse nel mezzo di un bailamme spaventoso una macchia scura
vicino ad un
oggetto rilucente. La sua maschera e il suo mantello.
Indossò entrambi e chiamò un servitore. Se l'uomo si meravigliò della
confusione a cui
era ridotta la stanza non lo diede minimamente a vedere. Semplicemente
s'inchinò, con
volto privo d'espressione, in attesa di ordini.
"Preparami il bagno, e avvertimi quando è pronto" disse Arles a
disagio per la voce roca che gli uscì dalla gola. "Poi manda qualcuno a rassettare qui
dentro, ma raccomanda che
nessuno entri nella stanza da letto, fino a che non ve lo dico io."
L'uomo assentì senza profferire parola e andò via. Arles tornò nella
stanza accanto.
Si avvicinò di nuovo al letto, si tolse la maschera che già
bruciava e prudeva sulla
pelle straziata, e si sedette sulla sponda del materasso a contemplare il
sonno profondo
del cavaliere di Phoenix.
Il ragazzo era steso supino con un braccio sul petto e l'altro abbandonato
lungo la
coscia. Il corpo nudo era illuminato dai raggi del sole che filtravano
attraverso i
tendaggi. Il suo volto disteso, con la bocca lievemente socchiusa, pareva
il ritratto
stesso dell'innocenza e della forza.
"Una forza che tu non avrai mai."
La voce cantilenò beffarda dentro la sua testa.
"Non è più forte di me," mormorò il Grande Sacerdote, "E
non lo sarà, io non gli
permetterò di diventarlo.."
"Menti con me, Grande Sacerdote? Io ti ho visto in balia di questo
ragazzino. Che
spettacolo edificante! Gli hai lasciato fare tutto quello che voleva.
Anche se avesse
avuto voglia ucciderti tu non ti saresti opposto. Non avresti
potuto."
La voce rise stridula assordandolo.
"NON E' Più FORTE DI ME E NON GLI PERMETTERO' DI DIVENTARLO",
urlò l'uomo e alzatosi in
piedi si voltò di scatto verso il grande specchio alle sue spalle. Con un
unico
movimento lanciò contro di esso la pesante maschera di metallo. Lo
specchiò andò in
mille frantumi, e le schegge, illuminate dai fasci di luce, disegnarono
miriadi di
arcobaleni nell'aria, prima di precipitare a terra a confondersi col
pulviscolo del
pavimento.
Ikki si svegliò di colpo a quel fracasso. Con un balzo fu subito in piedi
a fianco del
letto, il suo cosmo sul procinto di esplodere, ma Arles non gliene diede
il tempo.
Sollevò una mano e con essa sfiorò la fronte del giovane cavaliere.
All'improvviso un
raggio di pura luce si materializzò dal nulla, centrando il cranio di
Ikki.
Un'espressione di indicibile angoscia si disegnò sui lineamenti del
ragazzo, mentre i
suoi occhi si spalancarono nel vuoto.
Finisce qui e.. il resto è noto.
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